Le Sex Workers paghino le tasse!

Ieri sera La Gabbia ha mandato in onda un servizio all’interno del quale, tra l’altro, c’era una lunga intervista a una escort milanese. La sex worker dichiarava di guadagnare intorno ai 30mila euro al mese per non più di due incontri al giorno e, addirittura, sperava di raddoppiare a 60mila grazie all’Expo. Non mancava una critica alla normativa che limita l’utilizzo del contante, da lei giudicato un freno per l’economia.
Le escort sono, almeno nominalmente, “accompagnatrici di lusso”, reclutabili per cene, piccole vacanze o eventi particolari, che possono spingersi fino a fare sesso con i loro clienti, ma anche no. Ovviamente va da sé che spesso e volentieri si dice escort ma si legge prostituta, o meglio “sex worker” (il termine “prostituta” porta con sé un retaggio culturale oggetto di distorsioni culturali e pregiudizi che ostacolano una lucida comprensione del fenomeno).

Così, senza farla tanto complicata, ho lanciato un sondaggio lampo tra tutti i frequentatori dei circuiti social di Byoblu. Prevedeva una sola domanda e due risposte possibile: “Alessandra, e le escort in genere, devono pagare le tasse?“.

  1. Sì, è necessaria una legge che regolarizzi la prostituzione e faccia pagare le tasse anche alle escort.
  2. No, la prostituzione non può essere considerata un’attività e quindi non si può tassare.

In sostanza, il sondaggio lampo aveva lo scopo di cogliere il vostro orientamento generale circa due dei tre approcci adottati dai paesi nei confronti della prostituzione: l’abolizionismo, il proibizionismo e il regolamentarismo.

Il modello proibizionista considera illegale l’attività della prostituzione e punisce tutti, dalle sex worker ai clienti. Il modello abolizionista sostanzialmente punisce solo lo sfruttamento, l’adescamento e l’induzione alla prostituzione, ma lascia libere le sex worker di erogare le loro prestazioni e i loro clienti di acquistarle, ma si disinteressa nella fattispecie di adottare normative al riguardo, lasciando la polvere sotto al tappeto. Il modello regolamentarista considera la prostituzione un’attività lecita e dunque tassabile, inquadrabile in un’ottica lavorativa che consenta di garantire tutele, dal luogo di lavoro alla sicurezza generale, e condanna solo il trafficking, cioè lo sfruttamento e la coercizione delle sex worker. In questo senso si muove anche il protocollo delle Nazioni Unite sulla persecuzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, in particolar modo donne e bambini.

In Italia siamo sostanzialmente abolizionisti: non è reato prostituirsi, purché lo si faccia lontano dagli occhi (e lontano dal cuore). Lo Stato non chiede tasse alle prostitute ma non è in grado tuttavia né di tutelare le stesse rispetto alle situazioni (la stragrande maggioranza) di trafficking, né di garantire la sicurezza e il decoro dei luoghi pubblici. Basta farsi un giro la notte per i viali delle città per rendersene conto.

L’approccio regolamentarista è invece adottato di frequente nei paesi del nord Europa. L’immaginario comune vola ad Amsterdam, ma sono moltissime le città tedesche, austriache, belga, danesi, olandesi, perfino svizzere che ospitano uno o più Red Light District, dove le sex worker godono di spazi appropriati, sicuri, controllati dalla polizia e ben regolamentati nei quali offrire le loro prestazioni. Il rapporto cliente-prostituta diventa così meno oscuro, anche dal punto fiscale: è frequente che le transazioni economiche avvengano anche mediante bancomat e carte di credito.

Ma non è tutt’oro quello che luccica. Il trafficking spesso non è un’operazione così smaccatamente violenta nel senso più cinematografico del termine (papponi che menano le prostitute e altri luoghi comuni). Molto più spesso, le ragazze che fanno questo mestiere vengono da paesi poveri, nei quali sentono di avere delle responsabilità nei confronti sia della loro famiglia di origine, sia di personaggi che spesso le trovano poco più che bambine, le riempiono di favori, regali, si rendono indispensabili anche per le questioni di vita pratica, per poi chiedere all’improvviso tutto indietro, ma lasciando intorno a sé l’alone del benefattore e un senso di colpa tale per cui la ragazza si sente in dovere di onorare il suo debito verso chi le ha dato molto.

In questo senso è chiaro che un Red Light District può garantire le sex workers rispetto ai casi di violenza conclamata, ma molto difficilmente potrà andare a giudicare rispetto alle reali motivazioni che spingono ogni singola ragazza a prostituirsi, a meno che di non scavare nel suo passato, nei suoi legami familiari, nella ristretta cerchia delle sue conoscenze, in sinergia con le forze dell’ordine e con gli assistenti sociali del paese di origine.

Tralasciando comunque questo livello di approfondimento, che risulta eccessivo rispetto alla questione sollevata dal sondaggio (ci possiamo tornare sopra in articoli successivi, se c’è interesse), alla domanda “Alessandra, e le escort in genere, devono pagare le tasse?” avete risposto in maniera piuttosto secca: oltre il 93% di sì, contro il 6% di no.

Sondaggio Escort tasse 1

Sondaggio Escort tasse 2

Direi un risultato che auspica l’introduzione di un modello regolamentarista anche in Italia.

5 commenti

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  • è ORA DI SMETTERE DI far pagare tasse per ogni cosa è vergognoso pensare di lucrare sulle disgrazie altrui ,per che è una vera disgrazia forse la peggiore fare la prostituta …e poi bisogna dire che le persone devono essere padrone di fare del proprio corpo ciò che si vuole senza per questo far mangiare i suoi simili compressi i parassiti che intascano le tasse..è già sufficientemente vergognoso dover fare la prostituta per poi essere anche ulteriormente sfruttata come si dice oltre il danno anche la beffa …vergognatevi al solo pensiero di vivere e mangiare su queste cose ..per me sono soldi sporchi !!

  • Tasse, tasse, tasse, tasse………..vogliamo che pure i proventi della prostituzione – pardon, sex working – vengano divorati dai politicanti e dai loro lacchè???

    Basta tasse!

  • Leggo commenti fuori di testa.
    Un muratore durante la sua vita lavorativa consuma il suo corpo molto piu’ di una prostituta. I danni sono inimmaginabili.Il salario invece e’inversamente proporzionale ai danni fisici ed i pericoli a cui e’ sottoposto.
    Il muratore e’ un esempio fra i tanti mestieri che protratti nel tempo danneggiano la slaute delle persone.
    Se le tasse che gli italiani pagano vengono rubate, sperperate ,male utilizzate questo e’ un’ altro problema.
    La regolarizzazione della prostituzione potrebbe essere proprio la soluzione allo sfruttamento delle donne in questo settore e non l’esatto contrario come qualcuno vorrebbe far credere!!

    PS: Comunque il problema primario non sono le escort… sono i papponi della politica italiana e coloro che ne tirano le fila!!
    Eliminiamo quelli e poi pensiamo al resto!

  • i proventi illeciti derivanti dalla prostituzione libera entrano di prepotenza nel nostro modello di vita e sviluppo economico sotto forma di investimenti immobiliari e finanziari, traffici illeciti di stupefacenti, tratta delle donne, armi, non ché finanziare campagne elettorali di politici che garantiranno al sistema illegale di continuare indisturbato a rubare la vita di decine di milioni di altri esseri umani.

    Determinati problemi come la prostituzione non potranno mai essere risolti del tutto ma si possono limitare mitigandone i danni provocati.

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