QUA VIENE GIU’ TUTTO! La crisi cinese che investe le borse. E ancora non sanno dei derivati.

La crisi cinese scatena il panico mondiale. Le borse vanno a picco. Lo spread Btp-Bund torna a salire. Ma non era difficile prevederlo. Questa videointervista di Claudio Messora ad Antonio Maria Rinaldi, economista di ScenariEconomici, è stata registrata sabato, due giorni fa.  E oltre all’euro, c’è un incubo che nessuno osa nominare, ma che penzola come una spada di Damocle sul sistema finanziario mondiale. Un incubo che si chiama “derivati“: in Germania, solo Deutsche Bank ne ha in pancia 55 mila miliardi. Venti volte il Pil tedesco. E se scoppia la bolla, questa volta torniamo alle clave. Tutto nel video, da guardare e diffondere.

 

20 commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • perchè essere così pessimisti? Quella gabbia (€ BCE MES) così come l’abbiamo costruita così la possiamo demolire!!! E’ solo una questione di volontà e convenienza politica.

    Una frase di A. M. Rinaldi primeggia per lucidità su tutte, esistono due schieramenti politici uno contro la nazione e l’altro pro nazione Italia, nel complesso con la sua disamina si giunge per logica alle medesime considerazioni già espresse nel blog, che il nodo scorsoio del cappio € ha origini politiche non monetarie.

    Premesso che al Governo IT ci sia una forza politica pro Italia possiamo avere due soluzioni:
    1- trattare senza indugi e compromessi nelle sedi opportune la radicale conversione dei trattati UE fin qui applicati contro ogni principio di eguaglianza e rispetto dei popoli, mostrando gli esiti nefasti delle scelte BCE MES ecc.. applicate CONTRO la Grecia ma attuabili contro altri Paesi non solo l’Italia, indebolendo sotto ogni punto di vista l’intera UE.
    2- trasformare l’Italia in un paradiso fiscale (€) inteso come Paese ove la pressione fiscale sia nettamente inferiore al resto d’Europa, tale “terremoto” sposterebbe dal nord UE il peso produttivo economico e finanziario quindi POLITICO ESECUTIVO riportandolo nella nostre mani diventando persuasivi.

    Applicando il punto 2 riusciremo ad ottemperare il punto 1 in ultima analisi acquisito quel potere decisionale POLITICO porre fine al sogno degli stati uniti europei.

  • E le varie lobbies ,massonerie , cavallerie etc etc ,che hanno uomini ovunque nei gangli della macchina burocratica ,e che ormai determinano gran parte delle decisioni politico finanziarie , come possiamo contrastarle? O disarmarle? E come facciamo a trovare e riconoscere questi onesti cittadini che vogliono il bene comune?
    Sergio

    • Caro Sergio, quello che Lei dice e’ proprio il vero problema. Come facciamo a riconoscere quelli che dicono la verita’ e cercano il bene comune e no esclusivamente il loro interesse particolare? Bisogna rischiare e sperare che ci vada bene.

  • la denuncia per tempo auspicata da Rinaldi, circa le conseguenze dell’ingresso nell’euro, è stata fatta da Antonino Galloni proprio quando era al ministero delle finanze come funzionario dirigente e per questa denuncia allontanato a seguito di una telefonata di Kohl

  • Questo diceva Giorgio Napolitano il 13 Dicembre del 1978 riguardo all’entrata dell’Italia nello SME (ovvero nell’Euro)…Poi stranamente cambio idea.
    Napolitano sapeva come sarebbero andate le cose già nel 1978.
    Svegliatevi la crisi conseguente l’entrata nell’EURO e’ stata decisa e voluta a tavolino!

    “E così venuto alla luce un equivoco di fondo, di cui le enunciazioni del consiglio di Brema sembravano promettere lo scioglimento in senso positivo e di cui, invece, l’accordo di Bruxelles ha ribadito la gravità: se cioè il nuovo sistema monetario debba contribuire a garantire un più intenso sviluppo dei paesi più deboli della Comunità, delle economie europee e dell’economia mondiale, o debba servire a garantire il paese a moneta più forte, ferma restando la politica non espansiva della Germania federale e spingendosi un paese come l’Italia alla deflazione.

    E ben strano, mi si consenta, che di questo rischio, così presente nelle dichiarazioni del rappresentante del Governo il 10 ottobre alla Camera e il 26 ottobre al Senato, non si parli più nel momento in cui si propone l’adesione immediata, alle attuali condizioni, dell’Italia al sistema monetario europeo.

    Non voglio ripetere le considerazioni già svolte puntualmente dal collega Spaventa sui motivi che giustificano e impongono un particolare sforzo del nostro paese per conseguire un più alto tasso di crescita, e sul rischio che invece i vincoli del sistema monetario, quale è stato congegnato, producano effetti opposti.

    Ma desidero sottolineare che nulla ci è stato detto per confutare analisi come quella citata dal collega Spaventa secondo cui, di fronte ad una tendenza alla rapida svalutazione della lira rispetto al marco, che discende dallo scarto attualmente così forte tra tasso di inflazione italiano e tedesco, le regole dello SME ci possano portare ad intaccare le nostre riserve e a perdere di competitività, ovvero a richiedere di frequente una modifica del cambio, una svalutazione ufficiale e brusca della lira fino a trovarci nella necessità di adottare drastiche politiche restrittive. Il rischio è comunque quello di dissipare i risultati conseguiti negli ultimi due anni in materia di attivo della bilancia dei pagamenti e delle riserve, quei risultati di cui anche il cancelliere Schmidt, con un giudizio politicamente significativo, ha nei giorni scorsi messo in luce il valore. Il rischio è quello di veder ristagnare la produzione, gli investimenti e l’occupazione invece di conseguire un più alto tasso di crescita; di vedere allontanarsi, invece di avvicinarsi, la soluzione dei problemi del Mezzogiorno.

    Questi rischi erano tanto presenti al Governo e ai suoi rappresentanti nel negoziato per il sistema monetario che essi non solo avevano richiesto garanzie – in materia di accordi di cambio – ben più consistenti di quelle che si sono ottenute, ma avevano posto, come una delle condizioni non scambiabili con altre, quella del trasferimento di risorse e dalla revisione delle politiche comunitarie in funzione dello sviluppo delle, economie meno prospere.

    Si disse che andava così compensata la più rigida disciplina economica, comunque implicita nel sistema monetario, e che occorreva procedere simultaneamente nelle diverse direzioni.

    Mi pare che si tentasse di evitare che quella che il Presidente dal Consiglio ha ieri definito , restasse solo una cornice e per di più ridimensionata. Da questo punto di vista, le cose sono andate purtroppo nel modo più deludente – non è giusto nascondercelo – per i limiti posti sia all’ammontare dei nuovi prestiti disponibili per l’Italia e l’Irlanda, sia alla misura (non più dd 3 per cento) degli abbuoni di interesse, sia all’utilizzazione dei prestiti stessi, con l’esclusione di qualsiasi progetto per lo sviluppo industriale (per quel ci riguarda nel Mezzogiorno) e addirittura di qualsiasi progetto che alteri i termini della <>.”

  • Una crisi finanziaria può essere gestita politicamente.
    Non esistono problemi di produzione e nemmeno scarsità di scorte.
    Quindi il problema è puramente contabile e in quanto tale può essere gestito stabilendo questi debiti a chi devono essere pagati e se chi deve essere pagato si è comportato in maniera corretta. Perchè il fondo del problema è proprio legato a chi ha creato i derivati, chi dovrebbe quindi pagare più di tutti.
    E’ un lavoro davvero enorme, che solo gli Stati possono affrontare e questa volta non si tratta di socializzare le perdite, ma di sradicare le storture del sistema.

    • Questa crisi e’ solo dovuta ad una scarsità di moneta nel mercato reale ed una quantità’ eccessiva di moneta nel mondo finanziario.
      Gli attuali proprietari della moneta: le banche centrali e gli istituti di credito hanno deciso questa crisi a tavolino.
      Basterebbe far ritornare la moneta al suo legittimo proprietario il popolo che la crisi scomparirebbe immediatamente..

    • come possono degli alcolisti rinunciare agli alcolici?
      I banchieri/speculatori/finanziari ecc… mai rinunceranno ai soldi veri o virtuali, quindi chi deve intervenire per riportare sobrietà nel sistema è la politica governativa esecutiva.

  • Premettendo la mia poca conoscenza in materia….
    i cinesi volevano svalutare la loro moneta per riacquistare competitivita’.
    I cinesi stavano “senza dare troppo nell’occhio” tentando di ridurre le riserve in valuta straniera (dollari).
    Bene con la scusa della crisi finanziaria per evitare il crollo totale della borsa la banca popolare cinese ha svalutato lo yuan, ha ricomprato asset cinesi a prezzi stracciati utilizzando le riserve monetarie (dollari)……sapete dirmi se questa analisi puo’ “stare in piedi” .

Top

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza del lettore. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo accettato l'utilizzo dei cookie. Leggi tutto ...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi