Tu chiamala se vuoi… stagnazione.

Pil Trimestrale Italiano

In sintesi, ecco i risultati di un osservatorio trimestrale sui dati economici italiani, prodotto da Mazziero Research (qui il pdf completo).

L’occupazione sale al 56,3%, ma la disoccupazione si mantiene al 12%, anzi al 13,5% se si considera anche la quota di Cassa Integrazione; la disoccupazione giovanile si porta al 40,5%, un valore che non si vedeva dal 2013, ma nel mese successivo al record storico del 44,2%.

Siamo di fronte a dati contrastanti che non tranquillizzano, dato che “una rondine non fa primavera”. Anche la crescita, rivista al rialzo rispetto ai dati preliminari, presenta uno 0,4% nel primo trimestre e uno 0,3% nel secondo; non mancano tuttavia le cautele, visto che in termini di aggregati del Pil il maggiore contributo deriva da un accumulo delle scorte.

È bastata la revisione al rialzo dello 0,1% sulla stima del Pil del secondo trimestre (dallo 0,2 allo 0,3%) per parlare di fine della crisi e ripartenza della crescita nazionale. Il dato del secondo trimestre segue quello del primo trimestre dello 0,4%, portando il progresso da inizio anno allo 0,7%; il Governo procederà quasi sicuramente a una revisione della stima di crescita annua allo 0,9%, in rialzo di due decimi dallo 0,7% precedente. Il problema reale è che si sta disquisendo su insignificanti 0,1% in più o in meno, quando l’Italia si trova ancora del 9,1% al di sotto dei livelli raggiunti ante-crisi nel 2008; è ovvio che una crescita decimale non può propriamente definirsi crescita, ma piuttosto stagnazione.

Il confronto con i partner europei è scoraggiante: la Spagna cresce nel secondo trimestre dell’1%, dopo uno 0,9% del trimestre precedente; la Grecia (strano ma vero!) cresce lo 0,9%, dopo uno 0,1%; il Regno Unito lo 0,7%, dopo uno 0,4% la Germania lo 0,4%, dopo uno 0,3%; solo la Francia ha mostrato una crescita piatta, dopo aver segnato però uno 0,7% nel primo trimestre.

Per consultare il quaderno di ricerca: “Italia: economia a metà 2015“.

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