Un piano B per l’Italia

Claudio Messora

Fonte: “Oltre l’euro, serve un piano B“.

Blogger tra i più seguiti con il suo Byoblu, e già responsabile comunicazione del Movimento Cinque Stelle al Senato e poi al Parlamento Europeo, abbiamo interpellato Claudio Messora in vista del convegno sul piano B per l’euro del 3 ottobre prossimo a Roma.

Allora Messora, cosa ne facciamo dell’euro?

“L’euro è uno strumento e in quanto tale, esattamente come la tecnologia nucleare, poteva essere pensato e utilizzato in una maniera piuttosto che in un’altra. Se fosse stato congegnato da economisti lungimiranti e in buona fede, i risultati magari sarebbero stati diversi. Invece è stato pensato per essere un metodo di governo. Ma il problema, e dunque la domanda, non è cosa ne facciamo dell’euro, ma: cosa ne facciamo di questa classe politica europea, di questa burocrazia europea?”.

Bene, si è fatto una domanda. Si dia, e ci dia, anche una risposta…

“Hanno il pallino in mano, perseguono logiche oscure. Sono collusi con l’élite che vuole questa Unione Europea antidemocratica, compresi i nostri ultimi tre governi che neppure sono stati eletti. E questa collusione, proprio come una colla, non permette di uscire da questo circolo vizioso”.

Non se ne viene proprio fuori, insomma?

“Quando qualcuno cerca di strappare questa camicia di forza, finisce male. Penso al caso Grecia, a Tsipras tacitato, a Varoufakis fatto fuori. No, un modo canonico per uscirne non c’è”.

Ci torneremo, ma restiamo un attimo sull’attualità della Grecia: tutti ne parlano, se non altro perché loro ogni tanto vanno a votare, ma non è che noi italiani siamo messi peggio dei greci?

“In Grecia e in Spagna almeno hanno votato. Anche se in Grecia ormai è un esercizio inutile. In Italia invece abbiamo saltato direttamente perfino il voto: abbiamo subito prima Monti, poi Letta e adesso Renzi. Tre governi di fila frutto di compromessi completamente extra-elettorali. Ormai sta passando come una prassi questa dei premier imposti. E la gente si è assuefatta. Perfino Draghi…”.

Draghi, da quello che leggiamo sul suo blog, non le sta granché simpatico. Come mai?

“Non è questione di simpatia. E’ un banchiere centrale – e dunque neppure lui eletto – ma interviene condizionando la politica, per esempio di recente con la riforma delle pensioni in grecia. Ma dovrebbe occuparsi di inflazione, non di politica. Perfino da Cipro lo hanno messo sotto accusa, come scrivo sul mio blog, perché prima diceva una cosa e ora un’altra”.

Torniamo alla possibile uscita dall’euro: non la preoccupa anche quell’assuefazione da parte della gente cui faceva cenno prima?

“Sì, è preoccupante. Ieri sono stato al supermercato e il cassiere ha visto che tenevo sotto braccio il libro Oltre l’Euro di Paolo Becchi. Mi ha chiesto con sarcasmo ‘cosa ci fosse, oltre l’euro‘. E poi ha aggiunto: ‘c’è la fame, la disperazione, la morte‘. La gente è stata indottrinata, attraverso i media compiacenti, al fine di pensare che oltre l’euro non ci sia nulla. Certo, c’è una piccola parte di società civile che agisce, critica, che dialoga in rete, ma la più parte non si rende conto. E paradossalmente è proprio la moneta unica ad averci portato alla fame. ‘Ma non siamo mica alla fame‘, mi ha detto allora quel cassiere. Ci arriveremo, di questo passo, se non si fa qualcosa. E poi magari finirà con la rivoluzione”.

Perché, secondo lei gli italiani sono capaci di metter su una rivoluzione?

“Forse no. Però magari poi arriveranno i demagoghi, gli autoritarismi, come spesso è successo. E gli italiani li seguono”.

Ma di un eventuale ritorno alla lira cosa ne pensa?

“Non la chiamerei lira, che sa di vecchio e confonde. Piuttosto una nuova valuta che possa riacquisire quei vantaggi che abbiamo perso, per liberarci da questa coercizione imposta per fare gli Stati Uniti d’Europa. Si può fare, e non lo dico io ma fior di economisti. Certamente bisogna studiarla bene, ma il punto è che nessuno ne parla. Anche per questo il 3 ottobre ci sarà un convegno a Roma, “Un piano B per l’Italia“, perché per ora non c’è un piano B, una via di uscita. Quella di cui in genere si dota ogni buon padre di famiglia – per usare la narrazione che tanto piace ai sostenitore dell’austerity – per non farsi trovare impreparati di fronte agli imprevisti. E qui, di imprevedibile, c’è poco”.

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