Il petrolio dell’Isis? Una bufala che si smonta con i conti

inside Isis Inc

di Angelo Mandaglio

La notizia è stata riportata dal “Financial Times” e subito gli ha fatto eco “il Giornale”. Si tratta del presunto business del petrolio grazie al quale l’ISIS avrebbe guadagnato una cifra pari a 500 milioni di dollari, commerciando sotto banco oro nero, solo nell’ultimo anno.

Secondo il quotidiano Uk, sarebbe questa la ragione che ha vanificato gli sforzi della coalizione anti ISIS che da più di un anno si oppone militarmente ad Abu Bakr al Baghdadi. Ma la verità è che questa coalizione non ha mai affrontato il problema perché in realtà, a discapito della propaganda, i fini che ha perseguito sono ben altri. E a dirlo sono i numeri.Per ricavare 500 milioni di dollari all’anno dal traffico nero di petrolio, nell’improbabile ipotesi che si riuscisse a venderlo al prezzo di mercato, bisognerebbe venderne 4.635.000 litri al giorno per 365 giorni all’anno (quindi anche durante il Ramadan), cioè 232 autocisterne (il 2,3% del petrolio che la Russia fornisce all’Europa attraverso l’Ucraina ogni giorno). Ma non è finita: non solo queste autocisterne dovrebbero attraversare il confine incrociandosi con i già numerosi convogli che portano i rifornimenti su due estesissimi fronti, ma dovrebbero anche attraversare uno di quei paesi che fanno parte della coalizione e che, in teoria, li combatte (basta aprire Google Maps per rendersi conto). Il tutto sotto gli “occhi vigili” dei droni americani e con il completo controllo dei cieli da parte delle aviazioni di più di 60 paesi.

Ora, dati alla mano, non è difficile capire che se le missioni aeree ci sono state hanno perseguito obbiettivi ben diversi dal fine dichiarato. E forse si è deliberatamente voluto chiudere un occhio (o tutti e due) prima di sganciare le bombe. Forse perché l’ISIS rappresenta una spina nel fianco di Bashar al-Assad, nemico degli USA, o forse perché è utile alla Turchia, tenendo sotto controllo i Curdi, o semplicemente per entrambe le ragioni e altri motivi ancora. Motivi che ai popoli di queste nostre grandi democrazie occidentali non vengono dichiarati.

Fatto sta che l’intervento russo, che a distanza di una sola settimana ha messo in seria difficoltà lo stato islamico, ha portato alla luce queste contraddizioni e in qualche modo si deve cercare un capro espiatorio che giustifichi due anni di insuccessi. Ma sarebbero stati più credibili se almeno avessero saputo fare i conti.

3 commenti

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  • Beh, immagino che se a me Turchia o Giordania arriva un oleodotto dalla Siria il petrolio non lo compro, in Iraq funzionò, come altro puoi vendere il Petrolio in nero?

  • Non è così semplice, se non si ha una infarinatura tecnica e’ difficile capire in poche parole. Comunque le condotte petrolifere sono infrastrutture costose e complesse controllate dai governi dei paesi che attraversano.
    Non è possibile inviare petrolio così senza che nessuno lo sappia, inoltre queste condotte sarebbe facilmente intercettabili.

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