L’euro, la crisi demografica e lo ius soli. Ecco il destino che ci attende.

La Ue Come L'impero romano - Crollerà

di Paolo Becchi

È forse possibile individuare una certa somiglianza tra la crisi dell’Impero Romano d’Occidente e l’attuale crisi dell’Europa. L’Impero Romano cadde per una molteplicità di fattori e tra questi vanno certamente annoverati le invasioni germaniche del V secolo, una crisi monetaria e l’implosione demografica. Fattori che, ahimè, sono altrettanto presenti anche nell’Europa di oggi. Certo, la nostra crisi monetaria è diversa da quella del tardo Impero: è l’introduzione di una nuova moneta, senza la previa integrazione delle economie dei Paesi che l’hanno adottata, che sta portando alla miseria intere popolazioni.

È però innegabile che la crisi demografica in Europa – questo diventerà il problema cruciale dei prossimi decenni  – non sia dissimile da quella presente alla fine dell’Impero Romano. Roma collassò passando nel V Secolo da un milione di abitanti a ventimila, e nel tardo Impero gli abitanti passarono complessivamente da 55-60 milioni a 25-30 milioni. Il crollo demografico rese vulnerabile l’Impero, incapace nel momento di maggiore debolezza di rispondere alla sfida delle grandi migrazioni delle popolazioni barbariche. La storia della caduta dell’Impero romano dovrebbe essere un avvertimento per tutti noi. L’Africa è giovane e cresce a ritmi sostenuti mentre l’ Europa è il vecchio continente e invecchia rapidamente. Certo, i processi demografici sono lunghi e lenti, ma l’Italia come la Germania  del resto (leggi l‘articolo di Munchau sul Financial Times) è già in pieno suicidio demografico e Paesi come la  Spagna non stanno molto meglio, mentre si calcola  che la sola Nigeria nel 2050 raggiungerà i 400 milioni di abitanti.

Le attuali migrazioni di massa, frutto avvelenato della globalizzazione, non faranno che acuire il problema. L’Impero Romano d’Occidente cadde perché dopo aver almeno inizialmente provato (e con successo) a gestire l’ afflusso non fu in grado di gestirlo nel lungo periodo. E fra il IV e il V Secolo l’immigrazione uscì fuori di ogni controllo.

Beninteso, le situazioni sono diverse e le diversità non vanno minimizzate. Le tribù di barbari che si muovevano nel territorio romano potevano insediarsi nelle campagne, ora si tratta di masse di individui che si spostano e vagano, spesso clandestinamente,  nelle nostre città. Di fronte a questo esodo, destinato a durare nel tempo, l’Unione Europea pare completamente impreparata: non sta facendo sinora una vera e politica dell’immigrazione, riducendo il tutto ad una questione di politica securitaria o ad una politica dell’ “accoglienza”, utile nell’immediato a rafforzare la Germania, che potrà giovarsi di forza lavoro qualificata a basso costo (i profughi siriani sono una cosa, i migranti africani un’altra) e a indebolire ulteriormente noi, che saremo invasi da masse di migranti africani privi di qualsiasi istruzione. Pensare di affrontare il problema in questo modo, come si trattasse di un’emergenza temporanea, sulla quale persino lucrare, non potrà che portare al declino dell’Europa, esattamente come accadde all’ Impero Romano.

Stiamo entrando, senza averne la consapevolezza, nella fase suprema della globalizzazione: dopo aver globalizzato i mercati stiamo globalizzando gli uomini. Alla fine di questo processo non esisteranno più francesi, tedeschi, spagnoli, italiani e così via, ma neppure  europei. Solo uomini “astratti” e intercambiabili, senza una storia, una cultura, una tradizione, una propria lingua, insomma un’appartenza. L’ultimo ostacolo alla globalizzazione sono le radici che ciascun essere umano  porta con sé: c’è bisogno solo di produttori e consumaturi sostituibili.

È questo il destino che ci attende? L’europeo del futuro sarà un meticcio e un Superstato meticcio rimpiazzerà la molteplicità degli Stati europei sino a disperderne completamente le tracce?  Coudenhove Kalergi, fervente paneuropeo, uno dei massimi ispiratori dell’ attuale  Unione europea, già nel 1925 guardava lontano: “la razza del futuro sarà negroide-euroasiatica (…) e  rimpiazzerà la molteplicità dei popoli”.

Matteo Simonetti - Il Piano Kalergi - La Verità
Guarda l’approfondimento sul “piano” Kalergi con Matteo Simonetti, docente, giornalista e scrittore che ha realizzato le uniche traduzioni in italiano di “Praktischer Idealismus”, il contestato libro del conte austriaco nel quale esprime le sue valutazioni più agghiaccianti sul futuro dell’Europa.

Difficile dire se la profezia di Kalergi  si realizzerà nei prossimi decenni. Certo che lo ius soli ora approvato alla Camera va proprio in questa direzione.


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8 commenti

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  • Se l’Europa crescesse ai ritmi Africani, sarebbe un suicidio!
    Il mondo non può sostenere crescite così rapide, in quanto le risorse sono limitate.
    Che i cittadini del futuro non si riconoscano in nessun Stato precedente, può essere solo un bene.
    Una volta le persone si riconoscevano nei valori della tribù (un centinaio di persone).
    Con il progresso, è stato possibile far sentire fratelli persone che distano anche migliaia di km.
    Non vedo perché l’attuale situazione di divisione in Stati debba essere considerata ottimale, quando sarebbe meglio considerarsi tutti fratelli a livello mondiale; visto che discendiamo tutti dalla stessa razza di Homo Sapiens.

    • xClaudio:
      Se è per questo,
      il giornale satirico Charlie Hebdo (francese), dove hanno fatto l’attentato; prendeva in giro tutte le religioni in modo che reputo volgare e offensivo.

      Il Nazionalismo nasce dalla paura di perdere quelle poche risorse ancora a disposizione.
      La globalizzazione nasce dall’abbondanza e il benessere.

      Io non voglio in Italia milioni di immigrati, ma nello stesso tempo non voglio che la popolazione cresca oltre i limiti compatibili con l’ambiente.

      Se demograficamente il mondo tornasse a valori più accettabili, riusciremmo a vivere tutti meglio.

      Poi ognuno sceglie come educare i propri figli e quali programmi far vedere.

  • ottima disamina di Becchi, aggiungo sommessamente che la caduta dell’impero romano d’occidente avvenne anche per l’avvento del cristianesimo che soppiantò il potere temporale e spirituale colmando il vuoto culturale e politico lasciato dalla totale corruzione che dilagava e dilaniava in lungo e largo l’impero sopratutto Roma, corruzione materiale e morale che l’alta borghesia dell’epoca, patrizi, senatori, consoli ecc… praticavano né più né meno della odierna classe politica e dirigente italiana.
    Esiste un comune denominatore tra il disfacimento di quell’impero e l’attuale situazione nazionale e occidentale, la ricchezza estrema generata da un sistema politico-militare-produttivo privo di limiti diventa liberticida degenerando in follia.

  • Apprezzo il Prof. Becchi. C’è da dire comunque che le analogie tra periodi storici sono sempre un po’ grossolane e fuorvianti, come peraltro afferma lo stesso Becchi. A mio parere non bisogna confondere il globalismo giuridico con quello economico. I popoli non devono essere cancellati: la diversità è una ricchezza e fa apprezzare la bellezza delle sfumature, più lingue significa più popoli, tutti con una loro specificità. Il libero mercato invece non va ostacolato in nessun modo, sarebbe auto (ma anche etero) lesionismo. Libero mercato però non significa accettare e subire questi esodi selvaggi di stranieri. Il discorso demografico poi è semplice: a mio avviso non siamo pochi, l’Italia non ha mai toccato i 60 milioni di abitanti, e il pianeta terra non aveva mai superato i 6 miliardi. Quindi non vedo dove sia il problema, non è che dobbiamo fare una gara demografica con gli africani o con gli asiatici…

    • Sono perfettamente d’accordo con Floyd. Ci poniamo al questione di un “imbastardimento” di non so cosa, visto che la razza umana è una ed una sola e che tutti noi homo sapiens sapiens proveniamo dallo stesso ceppo originario degli altopiani del centro Africa. Anche noi ci avvantaggiamo di manodopera a basso costo. Senza bengalesi e nordafricani chiuderebbe una grossa percentuale dei ristoranti in Italia e senza centroafricani frutta e verdura marcirebbero nei campi e nelle piantagioni. Noi i figli non li facciamo perché non vogliamo che essi facciano lavori umili, li alleviamo nella bambagia e li educhiamo ai diritti, peraltro costantemente violati dalle nostre classi dirigenti, ma non ai doveri ed al sacrificio. Comprendo le motivazioni del prof. Becchi: è diventato noto perché è uno dei pochissimi studiosi che cavalca le tesi leghiste, volte a conquistare voti stimolando le eruttazioni elettorali di un popolo che ha perso la stima di se stesso e che ha smesso di sfruttare la nobiltà della propria avanzata civiltà perché aggredito da messaggi fuorvianti. Facile dare la colpa dei problemi che oggi abbiamo ad una Europa che ancora sta cercando di capire se può avere un ruolo nel mondo che verrà, più difficile mascherare le colpe per chi ha governato per decenni un paese oggi schiacciato dal peso dei debiti creati per inventare un benessere senza sacrifici allo scopo di essere rieletti. Ce lo vedi Salvini che dice “si, è vero, adesso state non proprio bene perché per anni noi della Lega, insieme a Forza Italia, prima e dopo il Centro Sinistra, che ha fatto lo stesso, prima ancora grazie alla DC, ci siamo mangiati tutti i vostri soldi senza creare nulla di produttivo per questo paese, perciò oggi ci tiriamo indietro e lasciamo il campo ad altri”. Non esiste, lui dice “state così male per colpa dell’euro, dell’Europa, dei migranti, dei Rom e dei comunisti” dimenticando che fino a poco tempo fa a decidere le sorti dell’Italia c’erano loro. Crederò a quello che dicono quando vedrò il figlio di un politico leghista venire ad un colloquio per fare il lavapiatti nel Ristorante oppure arruolarsi volontario per andare in Libia a “parlare” con l’ISIS per trovare un accordo per non far partire i “migranti economici”. A proposito uccidono più persone la fame e le malattie che la guerra perciò chi fugge da queste piaghe è sempre un rifugiato.

  • Il superstato meticcio esiste già: Stati Uniti d’America. E’ il modello che verrà imposto all’Europa, anzi è già in marcia. Che poi questi stati meticci possano essere la “soluzione finale” e vincente sarà tutto da vedere.

  • io non credo che globalizzare sia civiltà, siccome siamo troppi,il pianeta non ci regge più, meglio che si cali ,ma senza essere sostituiti da africani,sia perchè la cultura è diversa,ma anche perchè allora ci facciamo noi i figli,che c’è bisogno di farli venire dall’africa, invece salutare sarebbe che la finissero di fare figli come conigli,con una buona e salutare educazione sessuale, la globalizzazione dice che bisogna crescere e avere il pil in crescita, nella realta ci stiamo ammazzando tutti, perchè che mi frega del pil, della crescita, mi frega del benessere, questo con politiche locali lo puoi ottenere e le merci i cinesi e gli americani se le mettano lì, è logico che ci sia un rallentamento dell’economia, basata sul consumo,sul buttare via , comperare sempre di più,ma così distruggi il pianeta, e poi l’uomo creperà di fame, allora sarà si guerra planetaria, per impedire guerre e invasioni,basterebbe la distribuzione della ricchezza, c’è ancora per tutti,non ammazziamoci perchè 4 stronzi di americani o altro non sanno quello che fanno, impediamo loro di distruggere il pianeta e come lo si fa, non votando i loro servi,come renzi e napolitano e la merda che ci governa

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