I 7 motivi per cui le donne non amano il porno, secondo la Playmate

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Se la maggior parte delle donne non amano il porno, secondo la top-model olandese Zimra Geurts, ora regista (che sta girando un film porno pensato apposta per le donne), c’è un motivo. Anzi, ce ne sono ben sette! Eccoli.

  1. Gli uomini si vedono poco.
    L’uomo non appare molto spesso nell’inquadratura. L’attenzione è sempre sulla donna. Questo non è bello, perché in questo modo si perde la reazione degli uomini che le donne trovano molto eccitante.
  2. Troppo silicone.
    Le tette statiche stanno sempre immobili, nella stessa posizione. Non si muovono per niente. Non importa quanto tu ti muova: loro stanno ferme. Affascinante, no?
  3. Tutto quello sperma in faccia…
    In ogni film le attrici finiscono con una grande quantità di sperma in faccia. E’ una specie di anti-climax. Quando succede, la tua reazione come spettatrice è: “Che peccato!“. Forse alcuni pensano che lo sperma sia una specie di make up. Finora non ho mai incontrato nessuna donna che lo pensi, ma forse c’è chi adora il “mascara allo sperma”.
  4. Mancano i gemiti maschili.
    Nell’audio di molti film porno, gli uomini non gemono, come se non fossero autorizzati a farlo. Trovo che sia strano e stupido.
  5. Nessuna passione?
    Non c’è alcuna chimica tra gli interpreti. Sembra che facciano sesso per soldi. E d’altronde è proprio così in quel mondo. Non c’è passione né sentimento. Sembrano dire: “Ok, facciamolo“. E basta.
  6. Poco realistico.
    Non ci sono storie realistiche nei film porno. Per esempio: qualcosa si rompe in casa e deve essere aggiustato… e in pochi minuti stai facendo sesso con l’idraulico!
  7. Le papere vengono tagliate.
    Non mi piace che le gaffe e gli errori vengano tolti dal film. Lo capisco, perché a volte non è carino mostrarli. Ma alcune delle cose che gli attori fanno sono così umane e realistiche: ti puoi identificare con loro, e sorridere dicendo: “Che goffo, è successo anche a me!“.

Insomma, anche nell’industria del porno ci sono prodotti da vendere che hanno tutti più o meno le stesse caratteristiche. Dovunque il marketing arrivi, fa danni: rende tutto standard, piatto, prevedibile e noioso. E tratta tutti come “consumatori”, adeguando l’offerta al ribasso. Le donne si trasformano in oggetti, gli uomini in acquirenti. E alla fine c’è da scommettere che nessuno finisca per essere soddisfatto veramente, senza sapere neppure perché. Tutto questo mal si addice all’universo della sessualità femminile e dell’erotismo.

Forse è un’eresia parlare di “funzione educativa del porno“, ma se si vedessero meno cose che la maggior parte delle persone considerano irrealizzabili – e forse neppure così interessanti – magari anche il “mostro” della sessualità da scaffale, che poi alimenta perversioni che fanno crescere desideri non sempre naturali, potrebbe lasciare spazio a un modello di sessualità meno meccanica, spersonalizzata e artificiale. Più umana e più basata sul rapporto tra le persone, anziché sulla loro riduzioni a oggetto. L’industria del porno spinge verso la costruzione di bisogni irrealizzabili, che non hanno un corrispettivo nella vita e nei desideri quotidiani e che solo lei può soddisfare. E’ la globalizzazione degli istinti. E mentre le masse si riducono a greggi di bestie, i pastori governano se stessi con formidabile self-control e amministrano, dosandole, domanda e offerta.

Per esempio: è proprio necessario vedere una donna alle prese con una dozzina di uomini che se la girano a turno? A quanti uomini capiterà mai nella vita di partecipare a una gang-bang, se non agli attori occasionali di un filmato porno di bassa qualità? E mentre lo spettatore-consumatore domestico viene indotto a soddisfare le proprie fantasie in maniera malata (perché dissociata rispetto al mondo reale), quale soddisfazione ne traggono gli stessi protagonisti? Probabilmente prossima allo zero: loro stessi lo fanno per passare in cassa e portare a casa la pagnotta.

Il sesso vive anche di fantasie, ma la loro standardizzazione, la loro mercificazione le rende sterili. E finisce anche per atrofizzare quella stesse fantasie che vorrebbe alimentare. Tutte quelle immagini prodotte, servite su un piatto, precotte e premasticate, finiscono cioè per sottrarre allo spettatore la capacità di fantasticare, di inventare storie, di crearsi il proprio immaginario. Un po’ come la televisione ha spento quella fantasia che invece la lettura di un libro alimentava.

Il sesso è una relazione. Le relazioni si costruiscono. Anche il porno, forse, avrebbe bisogno di un movimento che lo renda “sostenibile”.

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