Messora a La Gabbia: l’incubo del TPP

“Il TTP è un disastro per il lavoro, per l’ambiente e per la democrazia. E’ l’ultimo passo verso la resa della nostra società alle corporation. Sarà una cosa ottima per i più ricchi e un disastro per chiunque altro”. Il mio intervento sul TPP a La Gabbia di ieri sera.

Gianluigi Paragone: Dalla guerra del latte alle truffe sull’olio. Il Pm Guariniello mette sotto indagine per frode commerciale 7 aziende italiane che vendevano come extravergine del semplice olio di oliva. Le grandi multinazionali, e l’avevamo già capito, fanno il bello e il cattivo tempo anche sul cibo ma per fortuna la magistratura può ancora provare a difendere i consumatori. Attenzione però, perché le cose potrebbero cambiare quando entrerà in vigore il Ttip. Bentornato a Claudio Messora.

Claudio Messora: Quando il TTIP entrerà in vigore, il rischio è addirittura che aziende come queste possano far causa allo Stato, sostenendo di essere state discriminate, di non essere trattate in maniera equa o di non avere avuto giustizia.

Gianluigi Paragone: In questa settimana sei riuscito a sapere qualcosa di più di questo oscurissimo trattato che l’Ue sta concertando con gli Usa.

Claudio Messora: Sì, perché gli USA hanno finalmente reso pubblico il testo definitivo del TPP, un trattato gemello negoziato sul fronte del Pacifico. Anche lì, però, ci sono pochi margini di manovra. Obama usa la cosiddetta Fast Track. Ovvero: al Congresso degli Stati Uniti arriva un pacchetto finale che i parlamentari possono solo votare. Non possono fare emendamenti né fare ostruzionismo. E’ un meccanismo pensato per far passare trattati commerciali che altrimenti per via democratica non sarebbero mai approvati. E’ curioso: si usano strumenti democratici per aggirare la democrazia.

Gianluigi Paragone: Anche per il TPP, durante le negoziazioni segrete, attivisti e ONG avevano protestato. Ora che il testo finale è stato reso pubblico, le loro preoccupazioni erano giustificate?

Claudio Messora: Negli USA e in Canada, la società civile ha dovuto studiarlo a tempo di record, anche perché si vota tra meno di tre mesi. Se vuoi ti leggo un po’ di reazioni qua e là delle organizzazioni non profit a tutela dei cittadini:

Il TTP è un disastro per il lavoro, per l’ambiente e per la democrazia. E’ l’ultimo passo verso la resa della nostra società alle corporation. Sarà una cosa ottima per i più ricchi e un disastro per chiunque altro” [Global Justice Now]

Abbatterà i salari, inonderà il nostro Paese di alimenti di importazione non sicuri e aumenterà i prezzi delle medicine salva-vita” [Democracy for America]

Il testo è pieno di sussidi per le società che fanno affari sui combustibili fossili e di incredibili possibilità per queste compagnie di fare causa ai singoli governi che volessero diminuirne l’uso”. [350 Movement]

Qualunque criterio di sicurezza alimentare sui pesticidi o sugli additivi chimici che sia più elevato rispetto agli standard internazionali, potrà essere additato come una barriera commerciale illegittima“. [Center for Food Safety]

Sarà la condanna a morte per la rete internet aperta e metterà il futuro della libertà di opinione a repentaglio, perché richiederà ai fornitori di contenuti internet di comportarsi come poliziotti della rete“. [Fight for the Future]

Gianluigi Paragone: Il tuo timore, quindi, è di ritrovare tutto questo anche nel testo finale del TTIP?

Claudio Messora: E’ molto probabile che accada. La Commissione Europea negozia a porte chiuse. Nessun controllo democratico è possibile. Pensate che se i parlamentari vogliono accedere ai testi, devono prendere appuntamento all’Ambasciata Usa, lasciare fuori i dispositivi elettronici e firmare accordi di riservatezza. Poi ovviamente sono guardati a vista e non possono prendere appunti. Per fare finta di essere trasparenti, però, quelli della Commissione hanno messo su un sito web dove pubblicano informazioni molto vaghe. Qualcosa che se fosse in un telegiornale, suonerebbe come: “Oggi è successa una cosa a qualcuno in qualche posto e qualcos’altro, altrove, a qualcun altro“.

Loro assicurano che “stanno negoziando il TTIP nella maniera più trasparente possibile”. Il punto è che in democrazia non esistono gradi di trasparenza: o una cosa è trasparente, o non lo è.

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