I francesi si preparavano alla guerra. Già da prima dell’attentato.

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di Angelo Mandaglio

Il futuro che i potenti del mondo stanno preparando per noi e per le nuove generazioni è la guerra permanente contro un nemico invisibile, che pertanto non siamo capaci di riconoscere.

Il mondo è sotto shock per un attacco di una ferocia e vigliaccheria tali da non lasciare spazio a giustificazioni o attenuanti ma, sull’onda delle emozioni, le masse vengono sospinte a ingaggiarsi in un conflitto aperto, senza la lucidità necessaria per fare le considerazioni più semplici e razionali.

Così Holland, Renzi, la Merkel e forse anche Cameron potranno passare dalle parole ai fatti: dichiareranno guerra all’Isis (al termine “guerra” ha fatto riferimento per primo Hollande, non a caso) e coinvolgeranno la NATO in una nuova missione antiterrorismo. I pacifisti non sono un problema: spariranno nel mare di indignazione non appena l’Isis (che rivendicherà, grazie alla solita Rita Katz, tutti gli attentati) colpirà nei luoghi dove lo scetticismo dovesse superare il livello di ininfluenza.

Ci abitueremo a convivere con situazioni peggiori di questa e molti dei nostri giovani saranno mandati al fronte a morire, per mano di un nemico molto ben armato (con armi sofisticate come i lanciarazzi anticarro TOW made in USA) e avvezzo a combattere nel proprio territorio. Ma sia chiaro: chi vi parla non è un pacifista, uno di quelli che vogliono mettere i fiori dentro ai cannoni o sulle lame dei taglia gole. Cerco solo di attenermi ai fatti.

I terroristi, stando alle rivendicazioni dell’Isis divulgate oggi, avrebbero colpito lo stato che più di tutti è impegnato nella “Crociata contro i fratelli musulmani”. Ma è davvero così? Guardiamo ai risultati militari. In prima linea contro il terrorismo, nei fatti, ci sono Russia, Iran, Lealisti Siriani, Hezbollah libanesi e curdi, tutti nemici della NATO, tutti sottoposti alle nostre sanzioni quando non direttamente esposti alle nostre bombe, come nel caso dei curdi (la Turchia è un paese Nato). La rivendicazione dell’Isis è poi ancora più inattendibile alla luce dei progressi militari ottenuti dalla coalizione dei “Sanzionati”, che lottano contro i terroristi e che proprio nell’ultima settimana hanno conquistato la base aerea di Kuweires (importantissimo punto strategico) e le città di Banes, Rams Sahjir, Tal Hadya, Tel Eis, Al Barkum, Icarda, Tali-Bajir, Al-Hader e Al-Eis, mettendo in seria difficoltà l’esercito del califfo, mentre i “bombardamenti spot” dei francesi non hanno ottenuto alcun risultato militare.

Intanto, è notizia del 13 novembre scorso, alle cinque del pomeriggio, che la portaerei Charles de Gaulle, appartenente alla flotta francese, salperà il prossimo 18 novembre. Questo significa che le idee i francesi le avevano già chiare da prima degli attentati.

Parliamo ora della potenza militare dell’ISIS: in teoria è nulla. Lo stato islamico – si dice – è circondato da nemici ed è quindi sotto assedio. Ma se fosse vero, non avrebbero potuto reggere per più di due settimane. Invece hanno combattuto su almeno due fronti, estesissimi, per almeno due anni senza subire sconfitte. Fino all’intervento dei russi e della loro coalizione di “Sanzionati” (leggi: “Il petrolio dell’ISIS, una bufala che si smonta con i conti“). Certo, forse il fatto che gli USA continuino a lanciare aiuti militari ad un’armata fantasma di presunti ribelli che combattono contro “la tirannia di Assad” aiuta, dato che poi sono le stesse armi che ritroviamo miracolosamente in mano all’ISIS.

La guerra all’ISIS, comunque, si farà, e sarà una guerra che non vinceranno i missili teleguidati o i bombardamenti assistiti dai Droni, no: stavolta dovremo sporcarci gli scarponi nella sabbia, e sul campo di battaglia perderemo molti dei nostri ragazzi. Per questo, se non potremo sceglierci il nemico, visto che ci è già stato spiegato chi è, dovremmo almeno fare attenzione a sceglierci gli alleati, prima di accorgerci che invece di giocare per vincere, magari spingono per mantenere le cose in uno stato di guerra permanente.

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