Fulvio Grimaldi stasera a Matrix. L’abbiamo mandato in tv!

La rete ha una funzione importantissima nell’informazione. Non solo perché gode di spazi di libertà impensabili altrove. Non solo perché raggiunge numeri di tutto rispetto, che spesso sono superiori a quelli di molte testate giornalistiche, ma anche perché riesce ad accendere i riflettori su questioni che poi, inevitabilmente, devono essere prese in considerazione anche dal cosiddetto mondo dell’informazione mainstream (quotidiani e televisioni nazionali).

Un mondo, il mainstream, condizionato pesantemente dagli editori, dagli azionisti, dagli inserzionisti e dalla politica. Per questo tende ad essere omologato, schiacciato sul “frame” che bene ha descritto Marcello Foa in questo video. La rete, tuttavia, può costringere il mainstream ad occuparsi di temi e di opinioni che diversamente non sarebbero mai stati affrontati, in uno studio televisivo.Per questo considero non legittimo, ma fondamentale che un blog come il mio si occupi non di replicare stili, toni e contenuti dell’informazione che già trovate in edicola o in un talk show, ma di scavare alla costante ricerca del non detto, di quelle verità alternative, di quelle opinioni che forse non sono politically correct, che sono considerate quasi eretiche, ma che vi costringono a guardare l’altro lato della medaglia. Magari per confermarvi nella vostra opinione, magari per cambiarla. Essenzialmente, è questo che dovrebbe fare l’opinione pubblica: dibattere tra tesi alternative, mentre oggi va ormai di moda il pensiero unico.

In questa costante ricerca di personaggi nuovi, stili diversi e idee alternative, su byoblu.com avete spesso fatto la conoscenza di giornalisti, economisti, intellettuali di cui poi la televisione ha dovuto occuparsi, portandone le idee nelle case di tutti gli italiani. Penso a Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Paolo Becchi e tanti altri che mi scuso fin da subito per non avere citato. Insieme a loro, proprio su questo blog, ci siamo occupati di temi che lì per lì facevano stracciare le vesti ai benpensanti conformisti sempre seduti dalla parte più comoda della ragione – come ad esempio il tema dell’Unione Europea o dell’euro -, ma che a distanza di due o tre anni, proprio grazie all’infaticabile lavoro di produzione e divulgazione di un’informazione differente, e grazie al vostro ostinato passaparola, hanno fatto breccia e sono entrati di diritto nel dibattito pubblico.

Oggi assistiamo alla stessa cosa: da un lato la propaganda studiata dei media schiacciati sul frame, definito dalla politica, che vuole convincere l’opinione pubblica di non avere alternative a una guerra di religione. Fa leva sulla commozione per i fatti tragici di Parigi, ma presenta una verità parziale, viziata dagli interessi della geopolitica, che manipola lettori e spettatori inducendoli ad essere sopraffatti da un sentimento cieco e irrazionale, con cause e soluzioni ben precise, in maniera non dissimile da quello che Orwell descrisse in 1984, dove racconta dei “due minuti di odio” che il Partito organizza con frequenza regolare per dare ai sudditi un nemico da combattere (capovolgendo in questo modo la realtà). Dall’altro lato abbiamo la demonizzazione di quei pochi che osano ragionare con la propria testa, esercitando una facoltà di approfondimento che dovrebbe al contrario essere la base stessa della nostra civiltà, cercando riscontri alle incrollabili certezze propagate dal sistema e analizzando i nostri tempi senza farsi condizionare del quadro delle letture autorizzate. E, esattamente come in “due minuti di odio“, sono le persone che paradossalmente, pur dicendo la verità, vengono date in pasto all’opinione pubblica perché possa sfogarsi, come vittime sacrificali da immolare sull’altare della ragion di stato, perché possano essere additate come mostri, capri espiatori o, semplicemente, screditate come si fa con i pazzi.

In questa battaglia tra il convenzionale e l’anticonvenzionale, dopo il post di domenica scorsa che è stato letto ed approvato dall’equivalente di uno stadio ai mondiali di calcio, mi ha chiamato un giornalista di Canale5 per propormi la partecipazione a Matrix, dove questa sera tratteranno il tema dell’Isis (o Daesh, come va di moda chiamarlo adesso).

Ho rifiutato. L’ho fatto non perché io, come tutti, non tragga un vantaggio o un piacere edonistico dall’andare in televisione, ma perché ritengo che più della vanagloria, conti mandarci chi davvero possiede le informazioni e studia da una vita questo problema. E conta il lavoro di squadra. Così ho chiesto ed ottenuto di porterci mandare Fulvio Grimaldi, che voi conoscete per queste due interviste sul blog: “L’immgrazione? Una strategia Usa per controllare l’Europa” e “Bamako, Mali: l’Isis è la fanteria dell’Occidente“.
E poi è troppo importante il lavoro che sto facendo qui, insieme a voi e soprattutto grazie a voi: andare in televisione mi costringerebbe a rallentarlo.

Quindi forza Fulvio! Se è vero che tutto il lavoro dell’informazione indipendente in rete è finalizzato a far circolare un pensiero alternativo a quello unico, stasera porterai la nostra voce a un pubblico che, probabilmente, ti guarderà con diffidenza, ma che lentamente, parola dopo parola, imparerà a familiarizzare con concetti e possibilità che, per alcuni, potrebbero rappresentare la scintilla che fa scoccare il motore del cambiamento.

Ti guarderemo e ti sosterremo. Su Canale5, alle 23.30. Nel frattempo, se anche voi volete sostenere questo incessante lavoro che, come vedete, produce i suoi frutti, potete farlo iniziando da qui, da una donazione.

Perché la libertà è gratis, come immaginate, ma sopravvivere e procurarsi gli strumenti per raccontarla, ha un costo.
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AGGIORNAMENTO: ECCO L’INTERVENTO DI FULVIO GRIMALDI:

2 commenti

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  • ma sarà un caso che tutte le volte che invitano gente con “visioni alternative” o “complottisti” alla solita politica teleguidata della tv filo occidentale, vanno in onda ad orari sconvenienti per un onesto lavoratore che si sveglia alle 6 del mattino?
    anche tu Claudio alla gabbia ti invitano spesso ma sempre dalle 23,30 in poi e solo per massimo 5 minuti, argomenti che invece per la loro importanza andrebbero trattati per ore e in prima serata.

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