Polonia, la Ue commissaria Varsavia: stretta orwelliana su internet.

POLONIA LA UE COMMISSARIA VARSAVIA

La Commissione Europea ha deciso mercoledì di avviare una valutazione preliminare sulla legge polacca appena emanata che riorganizza l’operatività del suo Tribunale Costituzionale (la nostra Corte Costituzionale), ponendo così le basi per sanzioni contro Varsavia, in conseguenza di azioni che possono violare i ‘principi democratici‘ dell’Unione Europea. Una decisione che, secondo Frans Timmermans, il primo vice presidente della Commissione, sarebbe stata presa in una riunione a porte chiuse tra tutti gli esecutivi dei 28 Stati membri UE, per “chiarire i fatti in maniera oggettiva” e “avviare un dialogo con le autorità polacche senza pregiudicare future azioni“.

La Polonia è accusata di avere svoltato verso una politica troppo conservatrice, mentre la norma incriminata sul Tribunale Costituzionale, approvata a Natale, impone allo stesso di valutare i casi in ordine cronologico. Questo, secondo il giornalista Tomasz Piatek, nei fatti lo paralizzerebbe, perché ci sarebbero più di 400 procedimenti pendenti e la nuova legge sui media non potrebbe essere presa in considerazione in tempo utile. L’avvio della valutazione, avvenuto dopo la risposta seccata della Polonia a una lettera che richiedeva spiegazioni sulla nuova legge sui media e sulle nuove normative indirizzate al Tribunale Costituzionale, è un primo, necessario passo formale. Il secondo sarà l’invio a Varsavia di una “raccomandazione” e, successivamente, l’adozione di sanzioni concrete, nel caso in cui si ritenga che lo stato di diritto di un membro comunitario sia sotto minaccia.

Il ministro della Giustizia polacco, Zbigniew Ziobro, sbigottito della missiva UE, aveva replicato aTimmermans e alla UE di “moderarsi, in futuro, nel dare istruzioni e nel mettere in guardia il Parlamento e il Governo di uno stato sovrano e democratico, nonostante le differenze ideologiche che possono derivare dal fatto che Timmermans appartenga a un’ideologia di sinistra.”

La nuova legge sui media, che il Tribunale Costituzionale non potrebbe valutare per tempo, date le nuove disposizioni stabilite a Natale, viene definita dal Governo polacco necessaria per un’informazione pubblica “imparziale, oggettiva e affidabile”, ma viene accusata di dare “pieni poteri di nomina e revoca dei responsabili dei media televisivi e radiofonici sollevando dal compito l’autorità indipendente KrriTv“. Inoltre, è in discussione nel Parlamento polacco una nuova legge che attribuirebbe alla polizia, ai servizi segreti, ai militari e a tutte le forze dell’ordine il diritto di intercettare tutti i dati che transitano in rete, dalle email personali ai conti correnti online, dalle conversazioni sui social network ai file scaricati – e ovviamente alle telefonate – in maniera preventiva al fine “di individuare, prevenire, ottenere o conservare prove”, senza che sia necessario l’intervento di un magistrato. Alla conservazione dei dati saranno tenuti gli internet service provider e, secondo alcune interpretazioni della legge, anche i portali di e-commerce. Addirittura, potrebbe essere consentita anche l’installazione di trojan sui computer dei cittadini collegati in rete, per accedere alle informazioni personali conservate sugli hard disk.

In una seconda lettera indirizzata a Timmermans, il Ministro degli Esteri polacco Aleksander Stępkowski ha ribadito che la legge sui media rispetta pienamente la libertà di informazione e la libertà di parola, avvertendo contemporaneamente che se Bruxelles dovesse spingersi oltre, potrebbero esserci “effetti indesiderati”.

La Polonia è la sesta economia europea, non aderisce alla moneta unica, l’euro, è membro della Nato ed è un partner essenziale al fine di contrastare quella che l’alleanza militare è la “minaccia sovietica”. Quali possono essere gli effetti indesiderati di cui parla Stepkowki?

 

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