Litvinenko: il polonio? Lo compri anche online, negli Usa. Ecco la prova di un processo farsa!

Litvinenko polonio

Nella pubblicazione del rapporto di 300 pagine sull’omicidio di Litvinenko, curato dal giudice in pensione Sir Robert Owen, si afferma che c’è una “forte probabilità” che i due killer siano del FSB (servizi segreti russi) e che l’operazione fosse “probabilmente autorizzata” dal presidente russo Vladimir Putin.

Le tanto elogiate democrazie anglosassoni, che garantiscono la presunzione di innocenza fino a quando non si prova la colpevolezza dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio, spiazzano una parte dell’opinione pubblica con una sentenza che sembra invece una tesi accusatoria di un pubblico ministero che ha solo prove indiziarie. Sentenza che ha affermato una certezza sulla base di una supposizione: “forte probabilità”. Il primo ministro inglese Cameron ha affermato con ostentata sicurezza che sono necessarie ulteriori misure sanzionatorie contro la Russia alla luce delle conclusioni dell’inchiesta. Gli ossimori in Europa non sono rari, come quei 3,5 miliardi di euro di commessa della Saipem (azienda statale italiana) per il South-stream che sono andate in fumo per via delle contro-sanzioni russe in risposta a quelle imposte dalla UE, fortemente volute dalla cancelliera Merkel e che si sono rimaterializzate nelle casse della Germania con la commessa North-stream.

Gli indizi principali che hanno condotto l’inchiesta su Lugovoi e Kovtun (unici indiziati), sono le tracce di polonio 210 che sono state trovate nei luoghi degli incontri avuti con Litvinenko il 1° novembre 2006 e nell’albergo dove i due alloggiavano. La stessa sostanza che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata trovata nel corpo della vittima e che sarebbe stata somministrata con l’intento di avvelenarlo. Come prova confirmatoria di questa tesi ci sarebbe il fatto che questa sostanza non sarebbe reperibile se non nei segretissimi magazzini dei servizi segreti russi. Tesi del tutto falsa.

Già dal dicembre 2006 la commissione francese per la ricerca e l’informazione indipendente sulla radioattività denunciò che era possibile acquistare del polonio radioattivo con soli 69$ su un sito americano. Quindi non c’era bisogno del FSB per procurarselo! Inoltre il polonio era usato in campo industriale come antistatico per le pellicole fotografiche.

Litvinenko è morto il 24 novembre 2006, ventitré giorni dopo l’incontro con i due presunti assassini. Un lasso di tempo eccessivo perché la causa della morte possa con essere legata con assoluta certezza al polonio, perché tale elemento è estremamente volatile: perde il 50% della sua carica radioattiva in tre giorni, se non viene conservato in un contenitore sigillato. I suoi effetti nocivi non si manifestano oltre i tre centimetri di distanza ma certo, se inalato o ingerito, può essere letale. Non è difficile da isolare ma non è semplice da maneggiare: improbabile quindi credere che sia stato semplicemente versato in una bevanda o nel cibo di Litvinenko, senza enormi rischi di contaminazione. I due killer mandati dal Cremlino, eventualmente, non avevano altri modi per assassinare Litvinenko? E perché assassinarlo proprio alla vigilia del summit Ue-Russia, a Helsinki, dove si è dibattuto sul rispetto dei diritti umani in Russia? Alla luce di queste considerazioni, affiora la “probabile certezza” (tanto per scimmiottare la sentenza UK) che l’esito del rapporto sia politico e premeditato. Come ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.

Del resto, stiamo parlando del Regno Unito. E se volete avere una pur vaga idea di cosa siano capaci di fare i britannici, anche a noi italiani, guardatevi “i documenti UK che fanno gelare il sangue“, e poi ne riparliamo.

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