Il Treno della Memoria, viaggio nel presente di Auschwitz.

Un professore di filosofia viaggia insieme ai suoi studenti sul Treno della Memoria, il MemoTrain, fino ad Auschwitz. Dal suo racconto nasce un libro, “Il treno della Memoria”, di Antonio Rinaldis.

Il treno della memoria - Antonio Rinaldis - Viaggio nel presente di Auschwitz
di Antonio Rinaldis

Il 25 gennaio del 1945 i soldati dell’armata rossa entrano finalmente ad Auschwitz e scoprono gli orrori della “soluzione finale” alla questione ebraica. Il 27 gennaio, da qualche anno, è diventato il “Giorno della Memoria” e si è trasformato nell’occasione per ripensare e per riflettere su quegli eventi. Quest’anno, nell’immensa letteratura sull’Olocausto, sulla deportazione degli ebrei e sul nazismo, si è aggiunto anche il mio libro che si intitola: “Il treno della Memoria” (puoi leggerlo qui).“Il treno della Memoria” vuole sottolineare l’attualità di Auschwitz. Perché il libro vuole ritagliarsi uno spazio autonomo rispetto al mainstream? Molti di questi testi non sono che il racconto delle testimonianze dei sopravvissuti, oppure sono saggi storici. Si tratta di andare a cercare la verità storica di Auschwitz, un aspetto fondamentale che io condivido pienamente, ma che a mio giudizio non è sufficiente. A me non piacciono le commemorazioni. Non mi piacciono le ricorrenze. Non mi piace quest’idea della storia che Nietsche avrebbe chiamato “antiquaria”. Mi piace piuttosto pensare che nei confronti della storia bisogna avere un rapporto creativo e vitale. Questo non significa diventare negazionisti o revisionisti. Significa un’altra cosa, che ora spiego.

I testimoni… testimoniano, è evidente! Che cosa testomoniano? I fatti, la verità. E di fronte a questo fatto, a questa verità, come se noi fossimo all’interno di un processo, di un dibattimento giudiziario, non possiamo che assistere. La maggior parte di chi ha letto libri che riguardano la vicenda di Auschwitz si è sentita in qualche modo spettatrice. Il sottotitolo del mio libro, invece, è “Viaggio nel presente di Auschwitz“. E nel sottotitolo, probabilmente, c’è l’idea del libro.

Il Treno della Memoria

Infatti “Il Treno della Memoria” è il racconto di un viaggio – che viene fatto in pullman e non in treno – da Torino ad Auschwitz, con una tappa intermedia a Budapest. Si tratta di un’esperienza che si ripete ogni anno da circa dieci anni e che coinvolge quasi duemila studenti italiani. L’idea di partenza era quella di ripercorrere, quasi con le stesse modalità, il viaggio che molti deportati fecero negli anni tragici della Seconda Guerra Mondiale, dalle principali città europee fino al luogo dello sterminio.

Anche noi siamo partiti con l’idea di ripercorrere in maniera drammatica quelle vicende. Però poi ci siamo accorti, nel corso del viaggio, che qualcosa era diverso: eravamo diventati non solo testimoni di una storia, ma anche i protagonisti. È come se la vita si fosse presa la rivincita sulla morte. Anche perchè, nel romanzo, ci sono tutte quelle cose che formano la vita, che danno luogo a un’esperienza. Parlo soprattutto di quello che hanno vissuto i miei studenti, i quali hanno attraversato l’Europa come se fosse un romanzo di formazione. E in un romanzo di formazione cè di tutto: ci sono le lacrime, c’è la commozione, ma c’è anche la gioia, c’è il sorriso, ci sono gli amori, c’è il divertimento. Insomma c’è davvero tutto quello che costituisce il patrimonio dell’esperienza di un essere umano, ma non soltanto.

Il Treno della memoria” è un viaggio nel presente di Auschwitz e soprattutto un viaggio nel presente di questa nostra Europa del 2016. Un’Europa in cui purtroppo si ripresentano, riaffiorano paure, tensioni che richiamano il periodo storico in cui il Nazismo ha trovato terreno fertile, l’humus per alimentarsi e crescere. Allora un viaggio nel presente di Auscwitz è un viaggio nel presente dell’Europa devastata dall’Euro, dell’Europa che si scopre nuovamente xenofoba e impaurita, dell’Europa che costruisce i muri tra la Serbia e l’Ungheria e che non conosce, o che ha smarrito, la parola speranza. Ecco, io penso che questo treno della memoria significhi esattamente questo. Ed averlo fatto con dei giovani studenti, che avevano voglia di scommettere su se stessi e sul loro futuro, significa esattamente questo, cioè non essere solo testimoni della storia, ma esserne protagonisti e soprattutto essere protagonisti in “questa” storia, che ha molti aspetti inquietanti e terribili.

5 commenti

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  • fate anche un giretto a Gaza, sempre che gli israeliani vi lascino passare (dubito). Tutti buoni a condannare il nazismo che e’ stato sconfitto 80 anni fa… provate un po’ a prendervela coi nazismi di oggi.

  • La prossima volta porta i tuoi allievi in Senegal, in Benin e raccontagli del “black holocaust “. morirono circa 10 milioni di africani e molti altri vennero strappati per sempre alla loro terra. fagli fare la tratta tratta atlantica degli schiavi africani via nave e una volta lì raccontagli genocidio dei nativi americani, detto anche genocidio indiano, olocausto americano (in inglese American Holocaust o Indian Holocaust) si ritene che un numero tra i 50[1] e i 100 milioni di nativi[2] morirono a causa dei colonizzatori, come conseguenza di guerre di conquista, perdita del loro ambiente, cambio dello stile di vita e soprattutto malattie contro cui i popoli nativi non avevano assolutamente difese, mentre molti furono oggetto di deliberato sterminio, poiché considerati barbari. Per altri la cifra supera i 100 milioni di morti in 500 anni, fino ad arrivare a 114 milioni.[3]… l’anno dopo porta i tuoi studenti in Australia e raccontagli delLa popolazione aborigena è stata decimata dalla colonizzazione, iniziata nel 1788. Una combinazione di malattie, perdita della terra (e quindi fonte di cibo) e omicidi ha ridotto la popolazione aborigena di circa il 90% tra il XIX secolo ed il XX secolo. Un’onda di massacri e tentativi di resistenza si mosse con la frontiera. L’ultimo massacro fu a Coniston, nel Territorio del Nord, nel 1928. Molte volte si è ricorso all’avvelenamento di cibo e acqua…. poi passa in Palestina e raccontagli della NAKBA “Letteralmente, il termine Nakba significa “catastrofe”, intesa come un terremoto, l’eruzione di un vulcano, il passaggio di un uragano…. I numeri di una “nakba”

    Nel 1948, 1 milione e 400 mila palestinesi vivevano in 1.300 fra città e villaggi: in seguito alla proclamazione dello Stato di Israele, più di 800mila persone sono state espulse dalle loro terre, spinte verso i vicini paesi arabi e altri luoghi del mondo.

    Secondo i documenti storici, gli israeliani con gli anni hanno assunto il controllo di 774 fra città e villaggi, distruggendone 531. Durante il periodo storico che vede l’affermazione dello Stato di Israele nel secondo Dopoguerra, si registrano oltre 70 episodi di violenza ai danni della popolazione palestinese, con un totale approssimativo che stima il numero di vittime in 15 mila.

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