Robot Atlas, la verità secondo il Guardian: tutta scena?

Due minuti incredibili con il nuovo robot Atlas. Ma in questo video, che ha fatto il giro della rete, secondo il Guardian ci sarebbe molta “propaganda”, pensata da un’azienda che fa marketing aggressivo e arrogante.

Il nuovo robot Atlas

La nuova versione del robot Atlas, leggermente meno alta della precedente, è stata sviluppata da un team di Boston Dynamics con i finanziamenti dell’agenzia DARPA, che già da anni sviluppa progetti di androidi per l’agenzia militare.È stata disegnata per operare sia all’esterno che all’interno degli edifici ed è specializzata nella manipolazione degli oggetti intorno a sé. Funziona grazie all’energia elettrica e si muove grazie a congegni idraulici. Usa sensori in tutto il corpo per bilanciarsi e sensori stereo e LIDAR (che misurano le distanze attraverso raggi laser) montati sulla testa per evitare gli ostacoli, valutare il terreno, aiutare la navigazione e manipolare gli oggetti. Questa nuova versione di Atlas è alta circa un metro e ottanta centimetri e pesa 81 chili. Il robot è stato acquistato da Google e, nell’impressionante video qui sopra, in due minuti gli vedrete fare moltissime cose, tra cui essere spinto a terra e rialzarsi senza difficoltà. 

Il video diventa virale

Marc Raibert, fondatore di Boston Dynamics, sostiene che l’obiettivo finale sia quello di progettare un robot che abbia le stesse caratteristiche di mobilità, agilità e intelligenza di un essere umano. O addirittura superiori. Il video è di forte impatto. Un futuro alla “Io, Robot“, il film con Will Smith, sembra essere più vicino, tanto che le riprese diventano virali e in pochi giorni fanno il giro della rete, anche di quella italiana. Sul Corriere della Sera ci si chiede con inquietudine cosa succederebbe se Atlas si arrabbiasse, come accade spesso in molti B movie (e non solo) di fantascienza. Siamo a una svolta della robotica? Al Guardian c’è qualcuno che non la pensa esattamente così.

Quanto è reale il video del robot Atlas?

Secondo Martin Robbins, ricercatore e divulgatore scientifico del Berkshire (una contea dell’Inghilterra sud-orientale nota anche per la presenza della residenza reale di Windson), la Boston Dynamics (che, va ricordato, è di proprietà di Google) è un’azienda molto forte nella produzione di video virali, ma anche molto arrogante e presuntuosa.

Il video in questione mostra il robot Atlas aprire porte tagliafuoco, procedere barcollando un po’ nella neve, venire molestato da uno scienziato cattivo con una lunga pertica, sistemare pacchi pesanti sugli scaffali, cadere e rialzarsi. Ma quanto di tutto questo, si chiede Robbins, può essere preso come un nuovo reale standard raggiunto nella robotica?

Il ricercatore, in questo post sul Guardian, analizza quindi alcuni aspetti del video.

L’apertura delle porte

Ogni volta che glielo vediamo fare nel video, entrambe le mani sono già in posizione e nel momento in cui la scena parte il robot si trova esattamente di fronte alla porta. Non ci sono “maniglie girate”, anche se il video sembra “suggerire” che Atlas spinga la leva della porta tagliafuoco. Quello che è notevole, qui, è il fatto che il robot possa affrontare il peso della porta, all’altezza delle spalle, senza sbilanciarsi.

Il terreno accidentato

Si tratta di scene molto impressionanti. Tuttavia, quella più lunga dura circa 25 secondi, Atlas inciampa moltissime volte anche in rapida sequenza e si tratta certamente degli spezzoni migliori che hanno a disposizione. Non si tratta certamente di un robot che attraverserà il complesso di caverne Tora Bora molto presto.

Lo spostamento delle casse

Ignorate pure il compito in sé e per sé. Si possono spostare casse cui sia applicato un codice con appena qualcosa in più di una scatola di LEGO Mindstorms, e identificare un oggetto in uno spazio aperto, allo stesso modo, è una sfida grossolana ormai da affrontare. Quello che è notevole, qui, è che Atlas può ruotare la parte superiore del suo corpo e aggiungerci sopra del peso, mentre allo stesso tempo muove automaticamente le gambe e aggiusta la postura per compensare. Fate caso però, tuttavia, alla dissolvenza della scena al minuto 2:04. Potrei sbagliarmi, ma nei dieci secondi successivi avremmo potuto vedere lo scatolone scivolare via dalla presa del robot.

Il robot che si rialza da terra

Questo si verifica solo una volta nel video e il punto, secondo me, è quanto il robot potrebbe farlo di nuovo se cadesse in una posizione differente o se si trovasse su un terreno non livellato. È difficile immaginare che quel piccolo salterello all’indietro possa funzionare così bene su una discesa, ad esempio.

Alla Boston Dymanics non perdono tempo quando si tratta di risolvere problemi seri (non arrischiano i loro robot sul ghiaccio o sulla neve, ad esempio),  e del resto ci sono modi più semplici di fare in modo che un robot metta una scatola su uno scaffale (i bracci robotici lo fanno ogni giorno). Tuttavia bisogna va loro riconosciuto che fanno del loro meglio per costruire robot che camminano a due o a quattro gambe nella maniera più stabile possibile. La nuova versione di Atlas, in questo senso, introduce molti miglioramenti rispetto a quella precedente.

Conclusione: più che altro, marketing.

Detto questo, video come quello in cima a questo post sono più che altro lanci stampa – non si tratta certamente di “paper” scientifici – e sono realizzati per mostrare un prodotto nella luce migliore possibile. Dubito fortemente che vedremo Atlas correre maratone molto presto. E ci sono moltissime limitazioni tecniche, dalla durata della batteria alla rumorosità, che dovranno essere superate perché un robot come questo possa essere utilizzabile in un ambiente selvaggio, ma anche in un magazzino.

In ogni caso, se avete qualunque dubbio su quello che i creatori di Atlas sono riusciti a realizzare e su quanto possa essere complicato, vi lascio con questa compilation tratta dal primo giorno di una competizione di robot dell’anno scorso: il DARPA Robotics Challenge.

Il comportamento dei robot in una situazione reale – non in uno spot – ripreso al primo giorno delle finali del DARPA Robotics Challenge.

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