Il Senato USA approva legge per processare Arabia Saudita. E Soros si butta sull’oro.

Legge USA contro l'Arabia Saudita - E George Soros vende tutto e compra oro

Il Senato americano ha votato all’unanimità una legge che consentirà ai sopravvissuti dell’11 settembre, a chi ha subito danni materiali e alle società assicurative di denunciare l’Arabia Saudita. La legge ha preso il nome di JASTA, “Justice Against Sponsors of Terrorism Act” (giustizia contro i responsabili di atti terroristici”) e, se ora passerà anche alla Camera dei Rappresentanti (l’equivalente della nostra Camera dei Deputati) e se verrà firmata da Obama, consentirà alla Corte Federale di New York di processare l’Arabia Saudita per le sue eventuali responsabilità negli attacchi alle torri gemelle e al Pentagono del 2001. 

Tuttavia lo scorso 18 aprile l’amministrazione Obama, per mezzo del suo portavoce Josh Earnest, si era già prununciata su JASTA: “Data la lunga lista di preoccupazioni già espresse circa la reversibilità dei principi base della legge internazionale, è difficile immaginare uno scenario in cui il presidente possa firmare questa legge“. Forse dipende dal fatto che l’Arabia Saudita, secondo il Dipartimento del Tesoro Usa, detiene quote di debito pubblico americano appena stimate in 116,8 miliardi di dollari e, secondo il New York Times, ha minacciato di liberarsene, insieme ad altri investimenti nell’economia americana, per un totale di 750 miliardi di disinvestimenti!

Il Senatore Chuck Schumer dello Stato di New York ha dichiarato che “quello che questa legge significa per le vittime dell’11 settembre trascende la politica spicciola: assicurerà che i governi stranieri che hanno supportato gli attacchi terroristici sul territorio americano paghino un prezzo, una volta che i processi lo provino“. Ci sono già alcuni deputati, come il repubblicano Peter King dello stato di New York, che hanno promesso che appoggeranno la legge anche alla Camera dei Rappresentanti.

Intanto, è notizia di queste ore che George Soros ha ridotto del 37% la sua esposizione nell’azionariato USA, ha investito in strumenti finanziari legati all’andamento dell’oro e ha comprato azioni della Barrick Gold, la società di estrazione di oro più grande al mondo. Un’operazione legata alla situazione economica cinese, la locomotiva mondiale che ora sembra versare nelle stesse condizioni in cui si trovava l’economia degli Stati Uniti d’America nel 2007/2008, poco prima dello scoppio della crisi. George Soros, la cui fortuna secondo Forbes è stimata in 25 miliardi di dollari, è ricordato come l’uomo che si fece un miliardo di dollari in un solo giorno, scommettendo contro la sterlina inglese nel 1992, ma anche contro la nostra lira. Ed è l’uomo che si trova dietro a molte, se non tutte, le rivoluzioni colorate nate per soppiantare il comunismo con il capitalismo in maniera “pacifica”. A Repubblica, disse: “Gli speculatori fanno il loro lavoro, non hanno colpe. Queste semmai competono ai legislatori che permettono che le speculazioni avvengano. Gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie“.

E se Soros disinveste dal mercato USA per comprare oro, il più classico dei beni rifugio, la cattiva notizia non dev’essere lontana.

 

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