Trapianto del pene: negli USA il primo successo.

Il trapianto del pene è da oggi una realtà: per la prima volta negli USA un paziente a cui il pene era stato amputato dopo un cancro, riceve un nuovo pene da un donatore.

Trapianto del pene - Il primo successo negli Usa - Thomas Manning

La storia di Thomas Manning

Il signor Thomas Manning, di 64 anni, nel 2012 ha un incidente sul lavoro. Alcuni macchinari pesanti gli cadono addosso e gli causano numerose ferite. I dottori che lo visitano notano un ingrossamento al pene. È cancro. Se non avesse avuto quell’incidente, non se ne sarebbe accorto: entro due anni sarebbe andato al creatore. Ma la cattiva notizia è che gli amputano il pene. Il cancro al pene è abbastanza raro: negli Stati Uniti colpisce 2.000 persone all’anno e ne muoiono 340. Ma l’amputazione del pene non è altrettanto infrequente, specialmente tra i veterani (dal 2001 al 2013 circa 1,367 ragazzi sotto ai 35 anni sono finiti su una mina, in Iraq o in Afghanistan).

Il trapianto del pene

La menomazione è psicologicamente devastante. Così al Massachusetts General Hospital i chirurghi si mettono sotto per tre anni, facendo dissezioni su almeno cinque o sei cadaveri e mappando con accuratezza tutte le zone tissutali da rimuovere durante un ipotetico trapianto del pene. Poi, lo scorso 8 e 9 maggio, arriva l’organo di un donatore. L’operazione richiede l’intervento di una dozzina di chirughi e almeno 30 assistenti, ma è un successo.

A capo dell’equipe il chirurgo plastico Curtis L. Cetrulo, che si dichiara “cautamente ottimista”, perché si tratta di “acque inesplorate” per la medicina. Ma se tutto va bene, entro poche settimane Thomas Manning potrebbe ricominciare a fare pipì normalmente e, dopo qualche mese, potrebbe tornare ad avere rapporti sessuali. Certo, dovrà prendere numerose medicine anti-rigetto per il resto della sua vita, ma una di queste (il tacrolimus) sembra che possa avere numerosi benefici nel velocizzare la rigenerazione dei nervi e le funzionalità dell’organo trapiantato. L’intervento nel suo complesso è costato tra i 50.000$ e u 75.000$, anche se molti dottori hanno lavorato “gratis”.

Prima dello scorso 8 maggio, si riportano solo due tentativi di trapianto del pene in tutto il mondo. Uno fallito in Cina nel 2006 e uno riuscito in Sud Africa nel 2014. Nel secondo caso, il paziente è successivamente divenuto padre di una bambina (con un normale rapporto sessuale).

Manning ha dovuto attendere che si rendesse disponibile un pene “del giusto colore” e, ovviamente, proveniente da un paziente con il corretto gruppo sanguigno. Per di più, le banche degli organi non assumono che chi ha firmato la liberatoria per l’espianto post-mortem degli organi interni (cuore, fegato e così via) dia il suo consenso anche per il trapianto degli organi esterni. Così la richiesta ha dovuto seguire un iter separato.

Per il momento, il Massachussetts General Hospital non prevede di rendere disponibile questa tecnica per le operazioni sui transgender, ma unicamente per chi soffre di cancro o ha subito traumi agli organi genitali.

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