Banca d’Italia dà soldi a chi paga le tasse all’estero

La Banca d’Italia è un istituto che deve perseguire finalità pubbliche. E allora perché investe solo in alcuni gruppi industriali, su listini americani, e per di più in società che portano i soldi delle loro tasse nei Paesi Bassi?

Banca d'Italia non deve investire in chi paga le tasse all'estero

Gli USA sono uno Stato in cui le leggi e regolamenti sulla borsa e gli obblighi informativi sono presi con serietà. Violare questi obblighi significa andare incontro a pesanti sanzioni, anche penali.

Una delle dichiarazioni obbligatorie più diffuse si chiama “FORM 13F”, che deve essere compilato da chi acquista o vende azioni sul mercato americano. Le informazioni del modulo vengono poi rese pubbliche dal sito della SEC , la Security and Exchange Commission, dove è possibile verificare gli investimenti effettuati. Abbiamo fatto qualche ricerca ottenendo alcuni risultati clamorosi che richiederebbero spiegazioni. 

Banca d’Italia dà soldi a quelli che non pagano le tasse in Italia

Cercando nel database il modulo 13F relativo alla Banca d’Italia, si ottiene che possiede sul mercato americano  50 milioni in azioni CNH NV, cioè la controllata del gruppo FCA nel settore macchine agricole ed operatrici, con sede legale nei Paesi bassi. Possiede inoltre 28 milioni in azioni Ferrari, la cui sede legale si è trasferita altresì nei Paesi Bassi, e 55 milioni in azioni FCA, la casa madre Fiat Chrysler, sempre con sede nei Paesi Bassi.

Perchè Banca d’Italia ha investito 130 milioni di dollari in azioni della sola FIAT/FCA? Quale motivo può spingere una banca centrale a mettere una cifra così elevata su un singolo gruppo, che tra l’altro ora corrisponde le tasse in altri stati comunitari?

banca d'Italia investe i nostri soldi nei paesi bassi sec

ETF ed altri titoli

La Banca d’Italia ha acquistato poi ben 949 milioni di dollari in Ishares, un ETF (un fondo di investimento trattato come se fosse un’azione) dei fondi Backrock che investe in titoli quotati all’indice americano S&P 500 (Standard & Poor’s 500). Un ETF che in un anno ha reso solo lo 0,40%Ishare è trattato anche in Italia ed esiste anche un ETF Ishares nella Borsa Italiana. C’è poi un investimento per 333 milioni di dollari nel VANGUARD Index Fund. Si tratta di un altro fondo legato ai titoli quotati allo S&P 500, che l’anno scorso ha avuto una redditività addirittura inferiore al benchmark di riferimento. Insomma un fondo piuttosto mediocre.

Qualche domanda per Banca d’Italia

  1. Perché un istituto che dovrebbe perseguire finalità pubbliche di controllo e sorveglianza del credito e di gestione della moneta investe nelle azioni industriali di un singolo gruppo industriale? Banca d’Italia possiede anche partecipazioni in altri gruppi industriali italiani?
  2. Perché Banca d’Italia possiede ETF  che investono in titoli dello Standard&Poor’s 500? Perché specificamente questi due fondi? Perchè lo Standard&Poor’s e non l’indice di Borsa Italiana? Quest’investimento nasce da Palazzo Koch, è frutto di un accordo internazionale oppure ha altre motivazioni? Tra l’altro l’investimento sul SP500 risulta molto rischioso, almeno secondo le previsioni future sull’indice azionario USA.

Fonte: ScenariEconomici

1 commento

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  • perchè l’Italia è un Paese ricco più di quanto si possa immaginare o far credere al popolo d’essere poveri attraverso un mainstream mediatico che obnubila le menti degli italiani.

    I soldi in Italia ci sono, nonostante i debiti i soldi sono tanti ma nelle mani di pochi individui, sono due i soggetti principali che depauperano le ricchezze collettive e pubbliche:
    1- il Governo nazionale, Enti e istituzioni locali che fanno incetta di denaro con la pressione fiscale, promettendo in cambio servizi e diritti mai esplicati secondo Costituzione.
    2- le banche/istituti di credito/assicurazioni ecc… che saccheggiano a norma di legge il denaro dei cittadini, promettendo profitti che mai avranno.

    I soldi si trovano a MLD per soddisfare le richieste di pochi “eletti” 1% della popolazione mentre per il restante 99% non ci sono né soldi né diritti.
    L’esempio è la CDP che finanzia industrie private che delocalizzano la produzione all’estero o contribuisce con soldi pubblici alla formazione di un fondo assicurativo per le banche che falliscono.

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