Le cuffie migliori per la musica

C’era un tempo in cui il mangiadischi la faceva da padrone. La cosiddetta alta fedeltà era un lusso per pochi, spesso riservata agli studi di registrazione dove le celebrità registravano le loro nuove hits. Poi vennero gli Hi-Fi, prodotti consumer ma con la capacità di riprodurre un’ampia gamma di frequenze in maniera fedele rispetto alla registrazione originale. Era l’epoca dei dischi in vinile, con il loro suono caratteristico e il loro inconfondibile calore, delle musicassette inventate dalla Philips e, successivamente, dei compact disc. La combinazione tra supporti audio sempre più sofisticati e combinazioni di amplificazione e monitoraggio di qualità superiore portava nelle case degli amatori il piacere di un suono immersivo, avvolgente e piacevole, che per essere gustato appieno doveva essere consumato obbligatoriamente in uno spazio dedicato. C’erano due speaker posizionati a distanze precise dalla poltrona, puntine di giradischi sempre più precise e costose, testine di riproduzione e registrazione all’avanguardia, condensatori, valvole, variatori di potenza, cablaggi raffinati e costosi, panni morbidi per pulire i dischi senza renderli elettrostaticamente carichi, addirittura registratori a bobine da studio (i Revox) e così via. Ascoltare la musica era un momento centrale della vita di una casa. Le aspettative erano grandi e si esibivano fieramente collezioni di dischi, musicassette e cd per le quali era necessario acquistare mobiletti appositi.Poi, dopo i tempi d’oro, l’avvento dei primi Walkman della Sony ha gradualmente riportato l’esperienza dell’ascolto a una dimensione privata e, purtroppo, anche meno “pretenziosa“. Pur di ascoltare la nostra musica ovunque, abbiamo accettato un compromesso sulla qualità che, lentamente, ha reso la fedeltà sonora una componente sempre più sacrificabile, a vantaggio dell’immediatezza della fruizione. Dopo i Walkman e le loro storiche cuffiette, sono arrivati gli mp3 e i loro lettori, e infine i telefonini (poi divenuti smartphones), che hanno a loro volta pensionato i dispositivi di ascolto dedicati. I supporti, con i loro cofanetti e i libretti stampati – che spesso contenevano preziose informazioni e restituivano soddisfazione anche al tatto e all’olfatto -, sono svaniti, lasciando i nostri brani musicali a galleggiare nell’immateriale mondo dei bit, una volta racchiuso perlomeno in una chiavetta usb che si poteva toccare o mettere in tasca, e poi svanito, evaporato nell’universo parallelo del cloud, che ha definitivamente derubato il mondo sensoriale della tangibilità di un’idea musicale. I piani di fruizione mensile – i cosiddetti subscription model come Google Music – ci hanno definitivamente sottratto anche la proprietà definitiva dei brani acquistati.

In tutto questo, l’esperienza consumer di fruizione della musica è stata affidata a dispositivi improvvisati, dalle casse più o meno costose dei computer ai circuiti tuttofare degli smartphone e ai loro auricolari pensati per massimizzare la resa di una conversazione telefonica, passando perfino per i diffusori approssimativi inglobati nelle Smart Tv. E la disponibilità di collegamenti dati senza fili, realizzati attraverso la tecnologia Bluetooth, ha mandato in soffitta anche i costosi – anche se ingarbugliati – cavetti di collegamento, che tuttavia restituivano una qualità di trasmissione del suono superiore a quella wireless, considerato che i dispositivi riceventi spesso hanno una qualità della componentistica e una risposta in frequenza più adatta al mondo dei fast food che a quello di un consumatore esigente. Anche nei centri commerciali dedicati all’elettronica, ormai, è sempre più difficile trovare sistemi sonori ad alta fedeltà, cannibalizzati dalle soundbar da collocare sotto alla tivvù.

Oggi, tranne qualche rara esperienza in controtendenza come la cuffie della Pryma (una delle ultime eccellenze artigianali e imprenditoriali italiane che realizza e vende in tutto il mondo alcune delle cuffie migliori per la musica, sia dal punto di vista tecnico che del design), il mondo dell’alta fedeltà musicale è tornato ad essere appannaggio di pochi amatori, disposti a mettere mano al portafogli per riprodurre un’esperienza di ascolto unica e appagante. Il resto, ahimé, non sa cosa si perde…

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