La violazione della legge sulla propaganda elettorale. Registrate e denunciate.

Ancora adesso, mentre scrivo, a votazioni in corso, se aprite i social network vi potete imbattere facilmente nella propaganda a favore del Sì al Referendum Costituzionale. La campagna per il Sì in rete è stata invasiva e ai limiti dell’illegalità.

Cosa dice la legge? Le “Norme per la disciplina della propaganda elettorale” sono regolate dalla Legge 4 aprile 1956, n° 212, che all’articolo 9 dice:

  1. Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda.
  2. Nei giorni destinali alla votazione altresì è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali.
  3. È consentita la nuova affissione di giornali quotidiani o periodici nelle bacheche previste all’articolo 1 della presente legge.

Inoltre, esiste anche un articolo 9-bis del decreto legge 6 dicembre 1984, n° 807 (“Disposizioni urgenti in materia di trasmissioni radio-televisive“), convertito dalla legge 4 febbraio 1985, n. 10, che stabilisce che “nel giorno precedente ed in quello stabilito per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale“.

Campagna per il sì anche durante le operazioni di voto

Nulla si dice, come è logico data l’età delle due leggi, sull’attività di propaganda condotta attraverso internet. Tuttavia, è chiaramente scritto che è vietata “la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda“. La parola Banner, in inglese, significa “striscione”. Dunque cosa altro sarebbe la pubblicazione di “banner” pubblicitari in rete, se non una forma di affissione che può essere ricompresa in quella locuzione “o altri”?

Inoltre, la legge dice che “è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali“. Cosa succede se mentre sono in coda, fuori dal mio seggio elettorale, apro Twitter – ad esempio – e parte il video della campagna pubblicitaria per il sì? Succede che chiaramente siamo di fronte a una violazione palese della legge, di cui non è certamente responsabile chi incorre nello spot, quanto chi lo trasmette.

Se siete in prossimità di un seggio elettorale, a meno di 200 metri, e sentite qualcuno con uno smartphone in mano incorrere in uno spot elettorale referendario, registrate la scena e sporgete denuncia.

 

 

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