Quando non paghi nulla per l’informazione, ricorda che la merce sei tu!

Quanto accaduto a Claudio Messora e al suo sito Byoblu di informazione indipendente è la prova provata di due cose importanti. Google ha deciso unilateralmente e irrevocabilmente di rimuovere tutte le procedure di monetizzazione attraverso gli annunci ADSense sul sito di Byoblu, sistema utilizzato da Byoblu e da tantissimi altri per contribuire al sostentamento economico di tutta l’impresa. Impresa nel duplice senso dell’accezione: da una parte l’impresa economica, visto che un lavoro di tal genere non è di tipo amatoriale ma è di tipo imprenditoriale, dunque necessita di avere le risorse necessarie per continuare. In secondo luogo è un’impresa dal punto di vista etico e morale, ancor di più oggi, perché tale è l’informazione indipendente, dunque al di fuori dai protettorati dei grandi gruppi editoriali e i gruppi pubblicitari che sono ad essi collegati. Questo è: un’autentica impresa, necessaria e indispensabile.

Diciamo subito che, al di là della solidarietà che va data a Claudio per l’importanza del suo lavoro, tutto arriva all’indomani delle dichiarazioni della sconfitta Hillary Clinton relative alle “Fake News“. Intenzioni che si sono sommate presto alla volontà di altri grandi attori internazionali, a livello politico e mediatico, che di fatto intendono decidere quali informazioni possano circolare e quali no. In perfetto stile Orwell insomma, come una sorta di Ministero della Verità. Volontà presto recepita anche in Europa e in Italia, per mezzo – da noi – della Boldrini, la quale si è immediatamente schierata a favore dell’istituzione di questa storia di Ministero. Insomma, non giriamoci attorno: alcune notizie finalmente anche in Europa iniziano a circolare proprio grazie ad alcuni siti di giornalisti indipendenti, e siccome l’ondata di indignazione sta montando, con le conseguenti prese di posizione di larga parte della popolazione anche europea, ciò che si è pensato di fare molto semplicemente è di silenziare le voci di chi tali informazioni contribuisce a far circolare.

Le prove provate di cui accennavamo poc’anzi riguardano intanto il fatto che, malgrado i mal di pancia di chi a suo tempo, quando ne parlammo (cfr:Chi vi filtra la rete da sotto il naso?” e “Tutti i rischi di Google, Facebook e dei Social Network“), ci diede dei complottisti, Internet non è libera, ma controllata dai nuovi doganieri. Che al giorno d’oggi, per fare due esempi su tutti, si chiamano Facebook e Google (e affiliati vari). E quindi che questi – altra conferma – possano agire per volontà diretta, o su suggerimento interessato, di alcuni centri di potere, per silenziare chi è evidentemente sgradito. Come Google ha fatto con il sito Byoblu.com.

Allora, cancelliamo immediatamente l’obiezione più facile e anche un po’ ingenua – se vogliamo. Certo, il sito di Messora e tanti altri – almeno per ora – sono ancora raggiungibili. E sottolineiamo “per ora!” sono ancora raggiungibili… Ma è chiaro che togliere anche quel po’ di sostegno che deriva, come in questo caso, dagli annunci ADSense, equivale prima o poi a silenziare e poi a far spegnere per sempre chi tali siti gestisce. I contenuti che produce Messora e alcuni altri valgono molto di più dei pochi spiccioli di Google ADSense.

E da questa riflessione ne scaturisce evidentemente un’altra: l’equazione “pubblicità che permette la vita a un’informazione libera” non può funzionare. Di più: si deve rigettare. Il giornale è e deve essere dei lettori. Non degli inserzionisti ma solo dei lettori che lo scelgono e lo finanziano. È una divisione netta e radicale, ma oggi possiamo ancora evitare di fare divisioni nette e radicali come questa? E allora che si scelga: che scelta il giornalista come chiedere di farsi finanziare, e il lettore chi, se e quanto finanziare.

La seconda conferma che emerge da questa prepotenza subita da Messora è implicita in tutta l’operazione: cioè che questa faccenda accada oggi, all’indomani del varo di questa battaglia alla contro-informazione e alle cosiddette “Fake News”, decisa da chi e con quale criterio è persino superfluo rammentarlo. Significa che i poteri forti e influenti hanno lanciato una offensiva senza precedenti, usando la tecnica del “soft-power”, proprio per silenziare coloro che stanno tentando di aprire gli occhi su delle realtà evidentemente sgradite e pericolose per il mantenimento dello “status quo”.

In terzo luogo significa, indirettamente, una cosa. O almeno la suggerisce: i media graditi sono evidentemente tutti gli altri. E quando diciamo “graditi” si dovrebbe capire subito il perché, e dunque si dovrebbe capire subito che tipo di informazione facciano, a beneficio di chi e con quale onestà intellettuale. E si dovrebbe capire, almeno così speriamo, quanto sia utile e valga la pena continuare a seguirli.

In quarto luogo, infine, vuol dire che un media indipendente oggi può esserlo solo – solo! – se viene sostenuto dai suoi lettori. Non dalla pubblicità, non da altri sistemi di monetizzazione che dipendono da terzi (come ad esempio dai top player che abbiamo citato). È una intuizione che abbiamo avuto noi già dieci anni addietro, quando nacque il nostro giornale, laVoceDelRibelle: nessuna pubblicità. La rivista avrebbe vissuto se – e solo se – vi fossero stati lettori disposti a sostenerla. Siccome siamo ancora qui, con questo unico sistema di sostentamento, dobbiamo fare un’ode a ognuno dei nostri abbonati, da quelli storici della prima ora fino agli ultimi arrivati. E per fortuna ne stanno arrivati tanti e nuovi, visto che si stanno convincendo di una cosa essenziale: se per il tuo media non paghi nulla, allora vuol dire che la merce sei tu. Questo è il punto. Dunque sintesi giornalistica e appello indiretto a ognuno: se volete che i vostri media continuino a vivere, sosteneteli direttamente, e diventate di fatto degli editori.

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Appello a Messora. Voglio spezzare una lancia in favore di una speranza: “Claudio, i tuoi lettori in massima parte hanno ben capito la cosa. E ti sosterranno ancora di più pur di consentirti di continuare a fare il lavoro che hai sempre fatto, che per loro è prezioso e oggi lo è ancora di più, proprio in seguito a quanto è accaduto. Ma che ne dici: è arrivato il momento davvero di fare assieme qualcosa di più ambizioso? Io ci sono: la nostra rivista, la nostra casa editrice è a disposizione. E la scuderia dei miei autori e dei miei collaboratori anche, non ci sono dubbi. I lettori ci seguiranno vedrai. Ora più che mai, facciamo qualcosa assieme!”.

1 commento

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  • Seguo Byoblu così come PandoraTV; Sarebbe fantastico unire le forze.
    Contro l’eastablishment del mainstream a maggior ragione.
    Ovvio: maggiore sarà la platea dell’informazione indipendente e più si riuscirà a contrastarli.

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