E adesso censurano anche il Parlamento Europeo

E dopo avere spinto i social network a censurare i contenuti non graditi, il Parlamento Europeo svela la vera natura del suo ruolo all’interno dell’Unione Europea: non conta una fava, nulla, una cippa, il vuoto, lo zero assoluto. Perché soltanto un’istituzione che non conta nulla potrebbe mai accettare perfino di limitare se stessa… l’autocensura!

Ve la ricordate la favoletta della democrazia? Voi eleggete i vostri rappresentanti, che in quanto “vostri rappresentanti” vanno in un’aula che si chiama “Parlamento”. Per “parlare”. Al posto vostro. Dunque quello che dicono, qualunque cosa dicano, lo dicono perché ci sono centinaia di migliaia di persone che li hanno mandati lì apposta per dirlo. Poi, certo, ci sono altre centinaia di migliaia di persone che la pensano diversamente! E infatti mandano lì altre persone a dire cose opposte. Funziona così. E, cosa più importante, le sedute del “Parlamento” (che curiosamente – guarda un po’ – significa proprio “luogo dove si parla”), sono pubbliche, in maniera che i rappresentati (noi) possano sempre ascoltare quello che i rappresentanti (loro) dicono. E se poi quello che dicono non piace, al giro successivo non verranno più eletti.

Certo… il dibattito non è proprio libero: deve rispettare una certa procedura di base. Per esempio si parla uno alla volta, si parla per un tempo massimo prefissato, non possono citare frasi del Presidente della Repubblica fuori dal contesto (questa è curiosa, eh?). Ma la regola aurea è che si dice quello che si vuole. Si dice quello che si vuole e gli elettori hanno il diritto di sapere quello che viene detto.

Ma attenzione: la procedura che norma il dibattito nelle aule del Parlamento Europeo è stata aggiornata. Nella fattispecie, si tratta dei punti 5 e 6 del capitolo quarto del Titolo settimo delle regole procedurali, dal titolo: “Misura da adottarsi nel caso di non adeguamento agli standard di condotta dei membri“. Sentite un po’ che cosa dicono:

5) “Il Presidente può decidere di interrompere la trasmissione in diretta della seduta in caso di linguaggio o comportamento diffamatorio, razzista o xenofobo di un deputato“.
6) “Il Presidente può decidere di cancellare dalle registrazioni audiovisive dei lavori quelle parti del discorso di un deputato che contengono linguaggio diffamatorio, razzista o xenofobo“.

D’ora in poi, se un deputato dice cose che, a insindacabile giudizio del Presidente della seduta, sono “diffamatorie, razziste o xenofobe”, non soltanto la diretta che vi state guardando comodamente seduti a casa verrà interrotta improvvisamente, ma le registrazioni verranno cancellate e non potrete neanche più riguardarvele in seguito. Senza contare i 9 mila euro di multa per il deputato.

Sapete cosa significa? Significa che, siccome “diffamatoria” può essere ritenuta qualunque accusa, se questa norma fosse stata già in vigore in passato, per esempio non avreste mai potuto vedere e sentire Nigel Farage dire a Hermann Van Rompuy che è un “assassino di democrazie e degli stati nazionali“. E neppure per esempio sentire Marco Zanni accusare Juncker, il Presidente della Commissione, di stare dalla parte degli evasori fiscali e di “avere sottratto miliardi di potenziali risorse per metterle nelle tasche delle multinazionali”.

Con questa nuova norma il Presidente di una seduta del Parlamento Europeo, che nel bene o nel male è ancora l’unico luogo dove i cittadini abbiano voce in capitolo, potrà censurare quello che succede in aula e fare in modo che noi, i cittadini – il popolo – non ne sappiamo nulla. Né durante, né dopo.

Non solo, ma evidentemente anche i parlamentari saranno costretti ad autocensurarsi per evitare che il loro speech, il loro discorso resti confinato nelle mura del Parlamento (e anche per evitare 9 mila euro di multa). Tutto questo mentre la Boldrini, Grasso e Mattarella, ieri a Montecitorio, esaltavano l’Unione Europea come il più fulgido esempio di democrazia nel mondo.

Mai si era arrivati ad oscurare i discorsi dei parlamentari. Tranne nei totalitarismi… forse. Ma qui stiamo andando ben oltre.

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