Il complotto di tutti i complotti.

ventotene il complotto di tutti i complotti

Estratti dal Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni al confino sull’isola di Ventotene, nell’agosto 1941. 

di Marco Mori

È folle pertanto teorizzare un unico grande totalitarismo mondiale retto da pochi illuminati al fine di garantire la pace. Eppure è proprio questa l’essenza del messaggio del manifesto. Ma come vi ho detto, non credetemi sulla parola. Leggiamo assieme alcuni passaggi.

“Per costituire un largo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali, spazzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, abbia gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l’autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli”.

Lo schema è dunque uno Stato federale armato che imponga le sue volontà ai membri attraverso uno strumento di costrizione ben preciso: l’esercito. Ma questo è ancora nulla.

In riferimento poi alla Costituzione a Ventotene scrivono:
“Se il popolo è immaturo se ne darà una cattiva, ma correggerla si potrà solo mediante una costante opera di convinzione. I democratici non rifuggono per principio dalla violenza, ma la vogliono adoperare solo quando la maggioranza sia convinta della sua indispensabilità, cioè propriamente quando non è più altro che un pressoché superfluo puntino da mettere sulla i. Sono perciò dirigenti adatti solo nelle epoche di ordinaria amministrazione (omissis…). Nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente. La pietosa impotenza dei democratici nelle rivoluzioni russa, tedesca, spagnola, sono tre dei più recenti esempi.
In tali situazioni, caduto il vecchio apparato statale, con le sue leggi e la sua amministrazione, pullulano immediatamente, con sembianza di vecchia legalità o sprezzandola, una quantità di assemblee e rappresentanze popolari in cui convergono e si agitano tutte le forze sociali progressiste. Il popolo ha sì alcuni bisogni fondamentali da soddisfare, ma non sa con precisione cosa volere e cosa fare.

Il popolo è dunque, per i nostri “illuminati padri fondatori”, stupido e non sa cosa vuole. È per domarlo serve anche la forza. Che autentici spiriti democratici…

Ed ancora:
“Nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia, i democratici si sentono smarrirti non avendo dietro uno spontaneo consenso popolare, ma solo un torbido tumultuare di passioni; pensano che loro dovere sia di formare quel consenso, e si presentano come predicatori esortanti, laddove occorrono capi che guidino sapendo dove arrivare (omissis…). La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria. Un vero movimento rivoluzionario dovrà sorgere da coloro che hanno saputo criticare le vecchie impostazioni politiche; dovrà sapere collaborare con le forze democratiche, con quelle comuniste, ed in genere con quanti cooperano alla disgregazione del totalitarismo, ma senza lasciarsi irretire dalla loro prassi politica”.

In sostanza senza farsi condizionare dal normale dibattito democratico, ma imponendo la sua mente illuminata.

Perciò questi illuminati leader del partito rivoluzionario erano immaginati così dai tre somari:
“Il partito rivoluzionario non può essere dilettantescamente improvvisato nel momento decisivo, ma deve sin da ora cominciare a formarsi almeno nel suo atteggiamento politico centrale, nei suoi quadri generali e nelle prime direttive d’azione. Esso non deve rappresentare una coalizione eterogenea di tendenze, riunite solo transitoriamente e negativamente, cioè per il loro passato antifascista e nella semplice del disgregamento del totalitarismo, pronte a disperdersi ciascuna per la sua strada una volta raggiunta quella caduta. Il partito rivoluzionario deve sapere invece che solo allora comincerà veramente la sua opera e deve perciò essere costituito di uomini che si trovino d’accordo sui principali problemi del futuro. Deve penetrare con la sua propaganda metodica ovunque (omissis…). Durante la crisi rivoluzionaria spetta a questo partito organizzare e dirigere le forze progressiste, utilizzando tutti quegli organi popolari che si formano spontaneamente come crogioli ardenti in cui vanno a mischiarsi le forze rivoluzionarie, non per emettere plebisciti, ma in attesa di essere guidate.
Esso attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto, non da una preventiva consacrazione da parte della ancora inesistente volontà popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna.

Ed infine arriva la piena confessione e si chiama il tutto con la giusta parola: dittatura.

Testualmente si legge:Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle nuove masse. ATTRAVERSO QUESTA DITTATURA del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia“.

Cari padri fondatori dell’Europa, è davvero importante ricordarci di voi, è importante ricordarci che dovete andare affanculo voi e i vostri deliri.

Noi vogliamo la democrazia, noi vogliamo il dibattito, noi vogliamo un popolo sovrano, libero anche di sbagliare, senza pastori armati a guidarlo!

8 commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Sbaglio se dico che Paolo Barnad sono anni che picchia sullo stesso chiodo denunciando il fatto che il progetto di questa penosa Europa è vecchio e antidemocratico?

    • Non sbagli, ma ometti di dire che lo fanno anche altri. Il sottoscritto, ad esempio, sicuramente picchia su questo chiodo dal 2011, ed è stato il primo a denunciare e a spiegare il M£S, a denunciare cosa significava l’arrivo di Monti già nel novembre 2011 (girando tutte le trasmissioni televisive) e così via. Del resto, non credo sia importante arrivare primi o secondi. Importante sarebbe che la gente maturasse uno stato di consapevolezza su questi temi.

  • Purtroppo è questa la realtà. Alle masse non interessa pensare al benessere futuro, quale retaggio lasceremo ai nostri figli e nipoti. Alle masse interessa il “qui ed ora”, al resto ci penseranno “quelli capaci ed esperti della politica”.

  • Come dico sempre siamo un popolo per la maggior parte di cerebrolesi, rincoglioniti dalle trasmissioni idiote per menti disabitate….questo paese non ha futuro …fine della storia!

  • Io sono convinto che l’uscita della gran bretagna dall’europa sia per il paese stesso la salvezza,quanto vorrei che anche questa nostra italietta facesse lo stesso.

  • Buongiorno, mi permetto di scrivere una veloce considerazione su questo post.
    Sono un giovane avvocato appassionato del pensiero critico e del diritto.
    Anche io, studiando diritto comunitario all’università, ero venuto a conoscenza di tale dichiarazione di principi scritta durante il confino da un gruppo di antifascisti. Non l’avevo, però, mai letta.
    Qualcuno ha letto il manifesto dall’inizio alla fine?
    La decontestualizzazione del testo e l’estrapolazione di passaggi a piacere sono metodi di analisi che distorcono i fatti. L’onestà intellettuale prima di tutto: quindi, prima di re-intitolare un manifesto di libertà dei popoli e della pace un “complotto dei complotti”, almeno dichiararsi primariamente ignoranti e leggersi il testo che si vuole commentare.
    Testo che è stato scritto nel 1941. Ora, non posso né intendo fare lezione di storia a nessuno. Sarebbe, però, doveroso rivedersi la genesi di costituzione dei regimi totalitari del ‘900. Spinelli, Rossi e Colorni scrivevano in vista dell’abbattimento di tali regimi e si preoccupavano di quel periodo di transizione precario e potenzialmente devastante che sarebbe intercorso per l’instaurazione di regimi pienamente democratici.
    Volendo solo riportare un breve passaggio: “non si possono più lasciare ai privati […] le imprese che per grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l’importanza del settore che dominano, possano ricattare gli organi dello Stato imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es. industrie minerarie, grandi istituti bancari, industri degli armamenti) ecc…”. Chi si oppone alle idee del neoliberismo non può che condividere l’intero manifesto di Ventotene e le idee di chi lo ha redatto. Persone che erano consapevoli dei rischi dei nazionalismi in tutte le loro forme, ed hanno posto quale fondamento della pace dei popoli la lotta contro la disuguaglianza ed i privilegi sociali.
    Possiamo discutere se l’Europa di oggi abbia o meno tradito i principi dei padri fondatori, ma non possiamo affermare che quelle persone ristrette al confino settant’anni fa progettassero un complotto per uccidere la libertà dei popoli. Affermare ciò sarebbe lo stravolgimento della realtà.
    Cordiali saluti
    Luca

  • Amici,manca la ciliegina sulla torta!
    Le fondamenta dell’Europa?
    Eccole…
    Così la pensava Altiero Spinelli.

    “Per quanto non si possa dire pubblicamente, il fatto è che l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo-americana, e non della distensione, così come per consolidarsi essa avrà bisogno di una guerra contro l’Unione Sovietica, da saper fare al momento buono” [in A.Spinelli, Diario Europeo (1948-1969), il Mulino, 1989, p. 175].

Top

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza del lettore. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo accettato l'utilizzo dei cookie. Leggi tutto ...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi