Voglia di vincere o voglia di distruggere?

uomo competizione

La competizione è il sale della vita, dicono. Darwin ha cambiato la percezione dello stato di natura. Grazie alla competizione, le specie più adatte alla sopravvivenza vincono. Le altre spariscono. E così abbiamo visto milioni di documentari sui leoni che inseguono le gazzelle, sui combattimenti tra eserciti di formiche, sulla lotta tra trichechi. E poi guerre, battaglie epocali, scontro di civiltà, addirittura guerre planetarie e invasioni da mondi alieni.

Tutto vero, sicuramente. Cose che accadono! Ma il punto è… con quale frequenza? Già, perché la spettacolarizzazione voluta dal cosiddetto entertainment system, l’industria del divertimento, è per sua natura estrema. I documentaristi stanno mesi nella foresta, magari girano ore ed ore di pacifica e piacevole convivenza tra specie animali diverse, e poi montano insieme le uniche scene nelle quali si assiste a sparuti episodi di violenza, per vendere un concentrato di follia omicida dal quale si evince che vivere in un bosco equivale a scontrarsi ogni giorno per la vita con orde di orsi inferociti, serpenti che spuntano fuori da ogni sasso e mordono qualunque cosa si muova, cinghiali assassini, scorpioni e ragni dal morso letale.

La realtà potrebbe essere molto diversa da così. Prendiamo gli squali. Intere saghe cinematografiche ci hanno abituato a considerarli esclusivamente bocche ripiene di denti aguzzi con una coda. Poi, dopo decenni di terrorismo psicologico e naturalistico, saltano fuori documentari nei quali uomini in tenuta subacquea nuotano insieme a loro, senza gabbia e senza esserne aggrediti, suscitando solo una grande curiosità.

Certo: gli episodi spiacevoli avvengono, ma non sono la norma. Al contrario: sono l’eccezione. Uno squalo non ha nel suo menu un essere umano, e quando questo accade probabilmente ha più a che fare con una sfortunata serie di coincidenze che rendono l’animale aggressivo, piuttosto che una cieca volontà di distruzione.

Il mondo è fondamentalmente un posto dove tante specie animali (e vegetali) possono convivere, perlopiù pacificamente, accettando il loro ruolo, e prosperare. Altrimenti non si spiegherebbe come l’umanità abbia fatto a sopravvivere per qualche milioni di anni, dopo Lucy, alla mercé di branchi di leoni, iene, lupi, tigri, ippopotami inferociti e altre simpatiche creature che animano scene più adatte a popolare il nostro immaginario che il nostro quotidiano.

Tuttavia, questa visione della natura come luogo ostile ha un effetto spiacevole: consegna agli uomini una giustificazione largamente diffusa perché gruppi di affaristi senza scrupoli possano organizzarsi per sottometterla, sfruttarla e fare al regno animale cose molto, molto peggiori rispetto a quelle che i film di avventura potrebbero mai immaginare.

Gli allevamenti intensivi dove miliardi di creature nascono, vivono e muoiono senza potersi muovere, imbottiti di farmaci, sporchi dei loro stessi liquami, senza conoscere il sole, destinati solo a conoscere urla di straziante dolore e una morte liberatoria quanto feroce, sono un vero e proprio inferno che solo la mente degli esseri umani ha potuto partorire, e superano qualunque fantasia gli scrittori di letteratura horror possano avere.

Competere nello sport ha un senso: serve a divertirsi e a sviluppare armoniosamente il nostro corpo, ma dipingere il mondo come un luogo ostile con il quale entrare perennemente in conflitto, per poi rinchiudersi in torri di cemento da comprare a caro prezzo, lontano da risorse naturali che vengono sfruttate fino al loro esaurimento, è criminale e funzionale all’interesse di una ristretta minoranza di uomini senza scrupoli.

Molto meglio, se proprio avete l’irrefrenabile desiderio di competere, sfogare la vostra voglia di vincere nei casinò online. Almeno non si fa danno a nessuno. Tranne che, eventualmente, a se stessi.

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