Pirelli e Team Emirates New Zeland, insieme per vincere l’America’s Cup 2017.

Dopo l’impegno dei Campionati mondiali di Sci, quelli di Hockey e il Giro d’Italia Under 21, nel 2017 l’azienda milanese firma con la sua P lunga il timone della squadra quattro volte vincitrice della massima competizione velistica mondiale.

America’s Cup 2017

Il gruppo industriale Pirelli sarà lo sponsor del Team Emirates New Zeland, durante l’America’s Cup 2017, la massima competizione velistica mondiale, che quest’anno si svolgerà dal 26 maggio al 26 giugno alle Bermuda. Il colosso degli pneumatici milanesi questa volta firmerà il timone con la sua P lunga.

Ma questa non è la prima partecipazione in ambito sportivo dell’azienda della Bicocca: Pirelli è sponsor dei campionati mondiali di sci, di hockey, del Giro d’Italia Under 23, oltre al ventennale impegno nel calcio con l’Inter e alla più recente collaborazione con i Dodgers di Los Angeles, una delle squadre di baseball più antiche del paese.

Marco Tronchetti Provera, AD di Pirelli, ha dichiarato che “La sponsorizzazione del Team Emirates New Zealand si aggiunge al già ampio portafoglio di collaborazioni e partnership sportive di primo piano che Pirelli, leader nelle fasce alte di mercato, è andato arricchendo sempre più negli ultimi mesi, anche al di fuori delle competizioni motoristiche, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento del brand nei segmenti prestige e premium”. Il logo Pirelli apparirà quindi sui timoni del team velico neozelandese ed è naturale fare un collegamento, almeno metaforico, tra il timone e le gomme dell’auto. Del resto, al pari degli pneumatici, è il timone a consentire il controllo dell’imbarcazione e la sua prestazione.

L’America’s Cup, in italiano Coppa America, è il trofeo più importante e famoso della vela. Quella di quest’anno è la 35ma edizione, ma questa competizione è la più antica del mondo a svolgersi ancora oggi, addirittura più storica delle moderne Olimpiadi. Sono sei i team di nazioni diverse a sfidarsi su veicoli con tecnologia avanzata e guidate da uomini con una grande preparazione atletica, poiché le sfide possono diventare estreme. La competizione consiste in delle regate in cui si sfidano due soli yatch, appartenenti a club diversi.

A differenza di altre discipline, questa gara non si disputa a cadenza fissa ma è il detentore della Coppa a deciderlo, in accordo con il team che per primo lascia la sfida al defender. Il vincitore e il Challenge of Record (ovvero il club sfidante) decidono le regole a cui dovranno adeguarsi gli altri team.

Nel 2003, fu Luna Rossa il Challenge of Record a inviare una lettera al team Black Magic appena la regata fu terminata. Il non indugiare è molto importante in questo sport perché, come abbiamo già detto, chi prima arriva può stabilire il regolamento con il defender, mentre gli altri team potranno solo adeguarsi, un po’ come recita il classico detto “chi prima arriva meglio alloggia”.

Anche la location dipende dalla nazione del defender: in questa edizione del 2017 il Challenger è il team Emirates New Zealand (vincitore della Luis Vuitton Cup del 2017, competizione che prende il nome proprio dal suo sponsor, ovvero Luis Vuitton) mentre il detentore della coppa del 2013 è l’Oracle Team USA.
Fino al 2014 erano tre le possibili location: San Diego, Chicago e Bermuda (Great Sound) e il 2 dicembre dello stesso anno fu annunciato l’arcipelago Bermuda.

Nel torneo del 2017 sono sei i team che si contendono il trofeo, oltre all’Emirates Team New Zeland le altre squadre sono gli svedesi Artemis Racing, il Groupama Team France, gli inglesi Land Rover Bar, Softbank Team Japan e ovviamente la squadra americana, l’Oracle Team Usa.

Per quanto riguarda il regolamento del 2017, l’Oracle ha imposto l’utilizzo di catamarano tra i 45 e i 50 piedi, consentendo di dare un taglio ai costi. Le imbarcazioni saranno quindi lunghe 48 piedi (circa 16 metri) e con un’ala rigida, scelta che non è piaciuta a Luna Rossa, e infatti non compare nessun team italiano in questa edizione.

Francesco Ettorre, presidente della Federvela italiana, in una intervista ha rivelato che “No, non è solo una questione di risorse. Va considerato anche lo strapotere dell’organizzazione, che fa capo a Oracle: continua a cambiare le regole del gioco pro domo sua, creando un’incertezza che preclude la vittoria”.
I bolidi di questa Formula 1 in mare sono il frutto di una raffinata ricerca tecnologica: i catamarani in carbonio, lunghi 15 metri, hanno un’ala al centro alta 23 metri, e possono raggiungere i 45 nodi, ovvero 85 km/h.

Ma la tecnologia non è tutto senza la forza degli uomini, poiché saranno loro a dover generar l’energia in modo continuo per alimentare l’impianto idraulico, sforzo necessario per far sì che le vele, le derive e i timoni sollevino l’imbarcazione dall’acqua.

E inizialmente a Oracle non è piaciuta la trovata dei neozelandesi di installare a bordo una bici per ogni lato, per un totale di quattro, e di introdurre nel loro team un campione di ciclismo, furbata che in un secondo momento ha poi ben pensato di copiare.

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