Deficit Strutturale? Avevo ragione: nient’altro che numeri arbitrari.

Gutgeld - Deficit Strutturale parametro arbitrario

Il 17 gennaio, durante un’intervista rilasciata a Giulietto Chiesa, vi raccontavo di come funziona quella particolare branca della disciplina economica che attraverso la Commissione Europea ci impone regole severe e inappellabili. Si tratta di assiomi (principi veri a priori, dogmi ritenuti religiosamente inoppugnabili) che la corte dei commentatori nostrani, nelle loro dotte discettazioni di economia, ogni giorno danno per scontati.

Ecco come vi raccontavo l’Output Gap, parametro rispetto al quale la Commissione Europea determina se il nostro deficit strutturale sfori o meno il 3% (altro parametro arbitrario).

Ancora una richiesta di salvataggio al MES non è stata ufficializzata, ma il salvataggio delle banche – quei famosi 20 miliardi che abbiamo aggiunto al debito pubblico – potrebbero implicare a cascata una richiesta di aiuti al MES che sarebbe deleteria, mortale? Non si può escludere, perché un altro dei regalini di Monti e della UE è stato il Fiscal Compact, che ci ha legati al parametro del 3%, che deve risultare dal rapporto fra deficit strutturale e il PIL. Attenzione però, perché quella parolina magica, “strutturale”, è l’arma puntata alla gola della democrazia. Il PIL lo conosciamo tutti, sappiamo che cos’è: il Prodotto Interno Lordo, per quanto questo parametro sia poi ampiamente criticato. Anche il deficit sappiamo che cos’è. È l’ammanco di cassa, fondamentalmente, alla fine dell’anno, nel bilancio dello Stato, la differenza tra entrate e uscite. Ma “deficit strutturale” vuol dire un’altra cosa. Come fai a calcolare che cos’è il deficit strutturale? Bene! Il deficit strutturale non è il deficit – che potrebbe calcolarlo anche da un ragioniere -, bensì è un valore che dovrebbe identificare la differenza tra ciò che tu avresti potuto fare come potenziale economico – secondo calcoli arzigogolatissimi – e quello che invece sei riuscito a fare. Questo valore, cioè la differenza tra le previsioni del Mago Otelma su quanto l’economia italiana potrebbe rendere e quello che è invece ha reso davvero, si chiama “Output Gap“, lo chiamano così.

Ora: chi lo decide questo “Output Gap”? Chi lo decide quanto vale il deficit strutturale? È un “calcolino da ragioneria”, lo insegnano all’università? Assolutamente no! C’è un gruppo di lavoro inserito nella commissione europea, che sulla base di calcoli che non si trovano sui testi di economia tradizionale, perché se li stanno inventando (come si sono inventati la regola del 3%), decide arbitrariamente quanto vale l’Output Gap. Ma si tratta di un gruppo di lavoro che è espressione della politica (o peggio ancora, della finanza), in seno alla Commissione europea: sono tecnici che rispondono agli interessi della politica. Questo cosa significa? che loro possono decidere di variare una norma, una regola, un codicillo, una virgola, un calcolo di una procedura, o un’intera metodologia – che tanto non c’è da nessuna parte, se la inventano loro – e in questo modo, per ragioni facilmaente politicizzabili, decidono che tu hai sforato o non hai sforato il rapporto tra il deficit strutturale e il Pil. Cambiano un numero e tu da paese virtuoso ti trasformi un una economia disastrata. Non c’è una evidenza matematica, ma è frutto di un’opinione, l’opinione di un’organo politico. Se sfori il limite del 3% ovviamente devi rientrare. E 20 miliardi in più – quelli spesi per Monte dei Paschi, possono influire. Se questo accadrà, niente di più facile che lo Stato – nella fattispecie, Padoan e Vincenzo La Via – possano dire: “Abbiamo sforato, sorry: dobbiamo essere salvati e chiedere aiuto al MES”.

Insomma, l’Output Gap, e quindi il nostro deficit strutturale (così come il limite del 3%, inventato di sana pianta da Guy Abeille, dalla sera alla mattina, al servizio di Miterrand), per dirla alla Ezio Greggio è una “tavanata pazzesca”, un po’ come la “Corazzata Potemkin” secondo Fantozzi.

Se non avete creduto a me (e neanche a Claudio Borghi che nell’intervista su MPS me lo conferma), adesso non potrete non credere al consigliere del Governo Yoram Gutgeld, che in un’intervista sul Corriere della Sera di oggi dice:

Il concetto di deficit strutturale è logico, ma il modo in cui si calcola opinabile. Secondo alcuni metodi siamo già in surplus strutturale. Naturalmente il calcolo della Commissione è alla base del negoziato tra l’Italia e l’Europa. Ma esprimere un giudizio sulla salute dell’economia o sulla sua sostenibilità finanziaria sulla base di un numero sostanzialmente arbitrario è sbagliato.

Calcolo opinabile… Numero arbitrario… La realtà è che il gruppo di lavoro che decide quanto vale questo Output Gap – questo laboratorio sperimentale dove speculano a spese dei popoli – è di nomina politica, quindi fa i conti che interessano al suo padrone. Sarebbe da farcisi su una bella risata, se poi sulla base di queste invenzioni non si decidesse di commissariare un Paese e di piegarlo a logiche di bilancio punitive, che poi si traducono in meno ospedali, meno servizi, meno pensioni, meno stipendi… e quindi in una massa di schiavi agonizzanti, tenuti al guinzaglio da una catena tanto invisibile quanto pesante.

Quando vi imbottiscono la testa di numeri e regole che sembrano discendere direttamente dalle leggi universali della fisica, pensate a quello che vi ho appena raccontato: sono tutte convenzioni. Voi morite per una convenzione.

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  • Grazie mille.
    Questa per me è assolutamente nuova.
    Tutto discende da un “vizio culturale”, che si chiama “mancanza di motivazione”.
    Dobbiamo anche riflettere sul fatto che la “motivazione” è il fondamento di quella parte del Diritto che si chiama Diritto Amministrativo.
    Tradotto: ogni atto che qualsiasi amministrazione emette deve avere alla base una motivazione oggettiva. Pena il suo decadimento.
    Poiché la cultura televisiva/scolastica attuale favorisce l’esternazione delle opinioni e non la motivazione delle affermazioni, centinaia di migliaia di amministratori a tutti livelli pensano di poter esprimere opinioni senza passarle al setaccio della “motivazione”.
    Cioè farsi la domanda: “come posso spiegare a chi ricorre contro la norma perché la scrivo in questo modo? ”

    La cosa sembra poco importante ma se ci badate bene, provate a emanare una norma casalinga che fissa l’ora dei pasti.
    I vostri figli vi chiederanno il motivo.
    Ecco! Come motivate la scelta proprio per quelle ore lì?
    È questo il punto.
    Ci sono migliaia di sindaci che pensano di emanare regolamenti senza fare alcuna analisi sulla motivazione.
    Prendete i PGT!
    Piani di Governo del Territorio.
    Provate a chiedere qualche “motivazione”, ne sentirete di belle.
    Penso che “in EU”, sia uguale, con l’aggravante che, motivazioni deboli, sono la ragione dell’arbitrarietà, appunto.
    Ciao.

  • Se quanto si dice nell’articolo è la verità non possiamo più restare a guardare e subire. Amministratori, Capo del Governo, Presidente della Repubblica, politici vari, muovetevi. Se è necessario usciamo da questo cappio al collo o un giorno ve ne pentirete. Il popolo quando si scatena diventa peicoloso.

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