Il New York Times: “L’Italia si prepara per la stagione elettorale delle Fake News e chiede aiuto a Facebook”

The New York Times - Renzi dietro alla campagna contro le fake news

Tradotto dal New York Times, 24.11.2017

L’Italia si prepara per la stagione elettorale delle Fake News e chiede aiuto a Facebook.

ROMA – A pochi mesi da elezioni politiche curciali, crescono i timori sul fatto che l’Italia sarà il prossimo obiettivo di una campagna di destabilizzazione a suon di notizie false e propaganda, e questo spinge il leader del partito di Governo del paese a chiedere a Facebook e ad altri social media di controllare le loro piattaforme.

“Chiediamo ai social networks, e specialmente a Facebook, di aiutarci ad avere una campagna elettorale pulita”, ha dichiarato Matteo Renzi, leader del Partito Democratico in un’intervista giovedì. “La qualità della democrazia in Italia oggi dipende dalla risposta a questi problemi”.

In un’atmosfera globale resa già pesante dal sospetto di ingerenze russe nelle elezioni degli Stati Uniti, in Francia e in Germania, così come nel referendum inglese per lasciare l’Unione Europea e il movimento indipendentista catalano in Spagna, molti analisti considerano l’Italia l’anello debole in una Unione Europea sempre più vulnerabile.

Nessuno in Italia è più preoccupato del Partito Democratico al governo. Negli ultimi giorni, i suoi membri hanno cercato di realizzare un tentativo corale di concentrare l’attenzione del paese – e di piattaforme social media potenti come Facebook – su una campagna di disinformazione che ritengono sia stata concepita per danneggiare uno degli ultimi governi di centro-sinistra che resistono in Europa.

Renzi, un politico astuto che colpevolizza anche la disinformazione online e le fake news per il fallimento del referendum che lo ha costretto a dimettersi a dicembre, non cerca solo di proteggere se stesso, ma anche di passare al contrattacco.

Il segretario del Pd sta mettendo la questione al centro dei suoi post su Facebook e di una conferenza che terrà a Firenze venerdì mattina per richiamare l’attenzione sul problema.

Questa settimana, alcuni funzionari del governo hanno denunciato pubblicamente immagini apparse su siti web che supportano il Movimento 5 Stelle, partito anti-sistema navigato sul web, che aveva fatto passare l’apparizione di un ministro a un funerale come se stesse piangendo la morte di Totò Riina, il bosso mafioso omicida.

Un altro video aveva mostrato Matteo Renzi, un ex presidente del Consiglio che sta combattendo una battaglia difficoltosa per ritornare al potere, a una conferenza con il presidente della Russia Vladimir Putin, vecchia di anni. Una traduzione falsa dalle parole russe di Putin facevano sembrare che stesse incolpando il governo italiano per il fallimento della nazionale di calcio alle qualificazioni per il campionato del mondo.

Andrea Stroppa, un ricercatore di una compagnia chiamata Ghost Data che fa consulenza a Matteo Renzi in materia di sicurezza informatica, ha contribuito alla realizzazione di un’inchiesta sulle fake news che Buzzfeed ha pubblicato questa settimana e che è diventata uno degli argomenti principali di Renzi. Dopo che l’articolo è stato pubblicato, Facebook ha chiuso le pagine che diffondevano lunghi papiri dal tenore nazionalistico e anti-immigrazione.

L’esclusiva intervista di ieri a Davide Colono, realizzata per Byoblu da Eugenio Miccoli

Davide Colono, un componente della famiglia italiana che gestiva i siti in questione, ha dichiarato che quei contenuti erano meramente intesi per attrarre click in un paese stanco del governo del PD. Ha definito la chiusura delle pagine “contraria alla libertà di stampa” e “semplicemente un atto politico”.

Un rappresentante di Facebook ha detto a funzionari italiani che stanno pianificando di inviare una task force italiana di fact-checkers per affrontare il problema delle fake news da qui alle elezioni, secondo un funzionare presente alle negoziazioni ma che non era autorizzato a parlarne. Ieri, Facebook ha declinato l’invito a spiegare questi piani.

Stroppa ha preparato anche un report per Matteo Renzi che prova a dimostrare una connessione tra siti apparentemente scollegati che promuovono movimenti politici rivali, anti-sistema, critici su Renzi e sul governo di centro-sinistra.

Il report, che Stroppa ha condiviso con il New York Times, mostra che la pagina ufficiale di un movimento a favore di Matteo Salvini, leader della Lega, partito di estrema destra, condivide codici Google unici con una pagina di sostenitori e di propaganda a favore del Movimento 5 Stelle.

I codici, usati per tracciare la pubblicità e il traffico web, sono condivisi anche da una batteria di altri siti, alcuni dei quali diffondono all’impazzata teorie della cospirazione, attacchi a Renzi o esplicita propaganda pro Putin.

Un sito, IoStoConPutin.info, stronca le investigazioni degli Stati Uniti sul coinvolgimento russo nelle elezioni americane, bollandole come fake news, e produce articoli scritti da uno staff anonimo, incluso uno dal titolo “Putin, modello di un vero leader”, che ripubblica un articolo di Sputnik Italia.

Un altro, mondolibero.org, fa circolare una visione chiaramente anti-americana e anti-liberale. Un titolo recita: “Mosca rivela che Twitter dipende dai servizi segreti americani”.

Tutti questi siti condividono un unico ID assegnato da Google Analytics per tenere traccia delle loro performance, così come un unico codice Adsense attraverso il quale Google ne gestisce la pubblicità, secondo i dati del report di Stroppa, verificati da The Times.

Inoltre, tutti questi siti condividono anche un modello unico per le loro pagine di contatto. Ma nel nebuloso mondo della propaganda e degli espedienti che sfruttano internet, la tendenza di un contenuto è più chiara della sorgente da cui origina, e quanti siano questi codici condivisi non è del tutto chiaro.

“Vediamo spesso siti web non correlati condividere gli stessi identificativi, quindi questo non è un indicatore affidabile del fatto che due siti siano connessi”, ha dichiarato una portavoce di Google, Simona Panseri.

Alcuni analisti, tuttavia, hanno notato che gli introiti pubblicitari finirebbero nelle tasche dello stesso operatore e hanno suggerito che l’assegnazione di identificativi diversi ai siti indicherebbe la mano di un solo gestore, che potrebbe così facilmente tracciare il traffico web e le metriche.

Google non sembrerebbe avere intenzione di identificare gli amministratori dei siti, e le email inviate agli indirizzi elencati nelle pagine di contatto non hanno ricevuto risposta.

Chris Norton, portavoce di Facebook, ha dichiarato: “prendiamo incredibilmente sul serio il problema delle fake news”, aggiungendo che la sua società considera il tema delle informazioni accurate sulla piattaforma “molto importante, specialmente durante le elezioni”. Ha poi confermato che Facebook sta rimuovendo gli incentivi economici per le fake news, chiudendo i profili falsi e investendo in risorse e tecnologia per affrontare il problema, ma ha rifiutato di identificare gli amministratori dei profili che condividono gli stessi codici Google.

Un portavoce del Movimento Cinque Stelle ha detto, a proposito della pagina di sostenitori che condivide i codici con la pagina che sostiene la Lega, che non si trattava di un sito ufficiale e che avrebbe potuto essere stata creata da un attivista indipendente.

Su richiesta di spiegazioni circa la condivisione dei codici tra la sua pagina ufficiale e la pagina che promuove il Movimento 5 Stelle, Francesco Zicchieri, leader del movimento “Noi con Salvini”, è apparso sinceramente sbigottito. “Non so neppure di cosa stiamo parlando”, ha risposto, aggiungendo che il guru del partito, Luca Morisi, “fa ogni cosa” sui siti legati al movimento.

Ieri sera tardi, Morisi ha confermato che il sito “Noi con Salvini” condivide gli stessi codici Google dei siti che sono al di fuori dell’universo politico della Lega. Ha spiegato che un ex sostenitore del Movimento 5 Stelle aveva aiutato a costruire il sito “Noi con Salvini” e aveva copiato i codici dalla pagina pro Cinque Stelle, così come da “Io sto con Putin” e dagli altri suoi siti complottisti, nella pagina ufficiale pro Salvini.

“Ma non abbiamo niente a che fare con i siti pro-Putin o pro-Movimento 5 Stelle”, ha detto Morisi, spiegando che pensava di avere cambiato i codici in passato e promettendo di farlo questo weekend per rimuovere ogni confusione.

La Lega e il Movimento 5 Stelle non sono nominalmente alleati e si definiscono rivali, ma condividono un interesse nell’avanzamento dell’agenda pro-Russia, anti-sistema e anti-immigrazione che ha fatto dei Cinque Stelle il partito più popolare d’Italia.

I Cinque Stelle dicono di avere ripudiato qualunque alleanza, ma Salvini recentemente ha aperto alla formazione di una coalizione.

Questo mese “The Kremlin’s Trojan Horses 2.0”, uno studio prodotto dall’Atlantic Council, think tank americano, mette il partito di Salvini e il Movimento 5 Stelle nell’area pro-Putin, in parte a causa della loro opposizione e del loro scetticismo nei confronti dell’Unione Europea e della NATO.

Il partito di Salvini ha siglato un accordo di cooperazione nel marzo 2017 con il partito Russia Unita di Putin, e Salvini, che usa un linguaggio xenofobico e anti-musulmani, ha ripetutamente elogiato Putin come un alleato contro il terrorismo islamico.

Il Movimento 5 Stelle ha ospitato, sui suoi siti web collegati, propaganda anti-Renzi prodotta dagli organi di stampa russi, come Sputnik o RT.

“Siamo a un crocevia”, ha detto Renzi che, per adesso, si è trattenuto dal puntare il dito direttamente contro la Russia per la sua interferenza nelle prossime elezioni politiche italiane, che lui descrive come una scelta tra la crescita e l’instabilità.

L’ex presidente del Consiglio ha dichiarato di non avere prove del coinvolgimento russo, e ha avvertito che evocare lo spettro di Putin potrebbe diventare una ragione per “non fare niente” quando Facebook adesso ha la capacità di chiudere pagine infettate da fake news apparentemente prodotte in casa.

“Non è sufficiente evocare il pericolo russo”, ha detto, “quando abbiamo le prove in mano”.

Jason Horowitz, con la collaborazione di Sheera Frenkel, San Francisco

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