Perché avremo un Governo M5S-Lega, oppure niente.

Le chiacchiere stanno a zero, e quelli di Repubblica, fuori dai palazzi, di chiacchiere ne fanno tante. Rinfacciano ai Cinque Stelle di non avere voluto votare Romani alla presidenza del Senato, ma di avere accettato la Casellati, rea di essere più berlusconiana del primo, e di avere addirittura sostenuto che la decadenza di Berlusconi dalla sua carica di senatore fosse un colpo di stato. Oddio, se la nuova Presidente del Senato avesse detto che fosse la caduta del Governo Berlusconi nel 2011, ad essere stata un golpe, avrebbe anche avuto ragione. Un golpe orchestrato da due senatori a vita che adesso siedono tranquilli e sorridenti a Palazzo Madama, perché così si chiamano le trame per rovesciare un governo criticabile quanto si vuole, ma regolarmente eletto (lo dicevo nel 2011, anche a Matrix, non certamente adesso). In questo caso, però, la frase contestata a Maria Elisabetta Alberti Casellati è altro. Disse più o meno che “eliminare per via giudiziaria un leader che tutti gli italiani ritengono innocente rispetto alla condanna è un’ingiustizia e un colpo di stato. Troveremo il modo per farlo capire agli italiani“. Disse, quindi, che proprio uno dei più grandi successi rivendicati dal Movimento Cinque Stelle, l’eliminazione politica del Cavaliere, fosse sostanzialmente un colpo di stato. Il che, translato, significa dare dei golpisti ai Cinque Stelle. L’obiezione di averla votata oggi quindi non è peregrina.

Il punto però è che non c’era alternativa. Lo stallo dell’elezione dei presidenti delle due Camere si doveva superare, per passare a quello successivo delle consultazioni e tentare di formare un Governo (il vero obiettivo da portare a casa). Senza il colpo di mano di Salvini – un vero guanto di sfida lanciato sul volto di Berlusconi – che a un certo punto ha preso la palla e l’ha portata via votando per un candidato diverso da quello di Palazzo Grazioli, saremmo ancora tutti impantanati in uno stallo inestricabile. Poteva M5S rifiutare anche la Casellati? In realtà ci si può chiedere: perché avrebbe dovuto rifiutarla? In base ai suoi principi, infatti, Paolo Romani non era sostenibile, in quanto a suo carico risulta una condanna per peculato (la figlia usava il telefono che lui aveva in dotazione dal Comune di Monza nelle vesti di Assessore, generando bollette pagate dalla collettività, per decine di migliaia di euro). La Casellati invece no. Era stata anzi nominata anche membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura. E le sue opinioni personali chiaramente non potevano essere un valido elemento ostativo.

Ottenuta la convergenza su Roberto Fico alla Camera, per il gioco degli equilibri istituzionali (non scritti ma prassi inalienabile), non restava che lasciare al centrodestra la scelta del candidato alla camera alta. Al centrodestra perché aveva pur vinto le elezioni, a livello di coalizione. E il centrodestra ha un leader che risulta dalle regole che si era dato prima del 4 marzo scorso: ovvero che il “candidato premier” sarebbe stato espressione del partito che avesse preso un voto in più. E questo qualcuno si è rivelato essere Matteo Salvini, che di voti in più ne ha presi parecchi, rispetto a Forza Italia, e che secondo recenti sondaggi post elettorali, presentati su LA7, adesso sarebbe addirittura al 23%, mentre il re di Arcore sarebbe precipitato addirittura al 10%. Quindi se a Matteo Salvini stava bene la Casellati, doveva star bene anche a Di Maio, insomma. Anche perché, sempre nella logica del bilanciamento delle cariche, al momento la Lega sarebbe l’unica parte ancora con il cerino in mano, e questo si può chiaramente interpretare in un sol modo: che Matteo Salvini è in corsa per ricevere dal Capo dello Stato l’incarico di tentare la formazione di un nuovo Governo. Perché Salvini? Perché è il leader del centrodestra che ha vinto – anche se di poco – le elezioni. E con questa legge elettorale, il Movimento 5 Stelle è secondo, pur essendo il primo partito del paese.

Tutto bene dunque, se non fosse che Salvini può presentarsi in queste vesti al Quirinale solo se, appunto, la sua coalizione lo indica come candidato premier. Il che include il fatto che Silvio Berlusconi debba essere ancora d’accordo. Senonché non solo Berlusconi, che voleva un patto del Nazareno bis (governo centrodestra – Pd), difficilmente accetterà di formare un Governo con i Cinque Stelle (né i Cinque Stelle accetterebbero mai di fare un governo con lui), ma ieri ha mandato urbi et orbi un comunicato stampa in cui definiva la scelta di Salvini di non votare Romani “un atto ostile”, e denunciava senza mezzi termini le intenzioni della Lega di fare un governo con M5S. Il che, politicamente, significa una sola cosa: che non c’è alcuna coesione e soprattutto alcuna fiducia reciproca nella coalizione del centrodestra, e che quindi politicamente non è possibile esprimere nessuna proposta di governo credibile, che un Capo dello Stato che si rispetti possa mai prendere in considerazione. E per di più, allo stato attuale dei fatti, calcolatrice politica alla mano, dopo il disastro elettorale di Renzi e di Berlusconi stesso, nessun governo del centrodestra potrà mai insediarsi a Palazzo Chigi senza il supporto dei Cinque Stelle, perché oltre che priva dei numeri sufficienti, una proposta che coinvolga il Cavaliere e Renzi non avrebbe nessuna credibilità politica, stante il fatto che gli elettori hanno seccamente punito i responsabili del disastro degli ultimi dieci anni. Non c’è nessuna possibilità che possa risultare in qualche modo accettabile. Gli unici che possono dare credibilità a una qualunque ricetta di Governo allargata, oggi, sono i Cinque Stelle. E se M5S e Forza Italia non possono stare nella stessa ipotesi di governo, questo significa che gli unici che restano sono proprio Movimento Cinque Stelle e e Lega. Di Maio e Salvini sono l’unica possibilità attuale di formare un governo con una maggioranza non astronomica ma che abbia ragionevoli possibilità di durare almeno fino a Natale.

Tuttavia, anche così non sarebbero tutte rose e fiori. La Lega e M5S hanno programmi diversi. Innanzitutto il reddito di cittadinanza dei Cinque Stelle non va d’accordo con la promessa di una flat tax del centrodestra. Questo perché il Reddito di Cittadinanza si finanzia anche con la tassazione dei più ricchi, mentre la flat tax (che nella versione estrema prevede una tassazione al 15% per tutti), con la diminuzione del gettito fiscale che ne consegue chiaramente non consentirebbe di reperire i fondi per il reddito di cittadinanza. Ma poi c’è tutta la distanza sull’Europa. Partito con il piede sull’acceleratore (referendum sull’euro, abolizione del fiscal compact e così via), il M5S della gestione Di Maio è lentamente scivolato su posizioni sempre meno contrarie alla moneta unica, fino alle rassicurazioni del nuovo leader che, durante la campagna elettorale, a Porta a Porta, ha sostenuto che non è il momento di uscire dall’euro. La Lega, di converso, ha un programma molto più deciso sul punto, e soprattutto ha tesserato uno come Alberto Bagnai, il professore di economia che da sette anni sul suo blog conduce una battaglia epocale per far capire che se le cose vanno male, la colpa è proprio dell’Euro. Quindi abbiamo programmi e visioni di macroeconomia completamente diversi.

L’unico obiettivo ragionevole che si possono dare insieme, Lega e M5S, è dunque quello di cambiare la legge elettorale in senso maggioritario (per superare lo stallo di questa tripartizione del consenso) e magari trovare dei singoli obiettivi da realizzare da qui alle prossime elezioni, sui quali potersi trovare d’accordo. Uno di questi era stato suggerito da Claudio Borghi, in un’intervista proprio su Byoblu del 6 marzo: togliere il Pareggio di Bilancio dalla Costituzione. Più semplice a dirsi che a farsi, perché le modifiche alla Costituzione si possono fare solo con due votazioni per ogni Camera, a distanza di non meno di tre mesi l’una dall’altra (quindi ci vuole tanto tempo), con la maggioranza assoluta dei membri di ogni assemblea (quindi basta che qualcuno della maggioranza di Governo non si presenti per boicottare il processo), e se non sono approvate con i due terzi di tutta l’assemblea sono comunque soggette a referendum confermativo (e Renzi ne sa qualcosa, anche se in questo caso, forse, ci si può aspettare che gli italiani stanchi delle logiche dell’austerity darebbero fumata bianca).

Alternative a un Governo M5S-Lega? Ce ne sono due: una è che, per la prima volta nella storia della nostra Repubblica, si torni a votare senza neppure avere incaricato un nuovo Governo. In questo caso resterebbe in carica il Governo Gentiloni (e questo può essere un buon piano per gli europeisti che non si danno per vinti). L’altra è che venga incaricato un governo senza nessuna legittimità politica. Ma, francamente, si tratta di un’ipotesi talmente eversiva che getterebbe il Paese in un clima istituzionale prossimo alla rivoluzione. Quindi è un’alternativa esistente solo sulla carta.

10 commenti

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  • L’Italia e gli Italiani hanno bisogno di un governo per uscire dalla miseria in cui ci hanno fatto sprofondare i governi degli ultimi 40 anni.
    Le elezioni hanno indicato 3 vincitori: M5S, Lega e FdI.
    Conviene a tutti e tre fare un governo insieme e cambiare il nostro Paese.
    La situazione è grave, non c’è più tempo da perdere.
    Nuove elezioni fanno comodo solo a chi ci sta spolpando giorno dopo giorno.
    Bisogna abbassare le tasse, rilanciare l’economia, creare lavoro, difendere gli interessi nazionali, liberare 20 milioni di italiani dalle grinfie di Equitalia, controllare l’immigrazione, ristabilire la sicurezza, abolire la Fornero, cancellare il Pareggio di Bilancio….
    Su queste cose non possono che essere d’accordo tutti e tre.
    Se poi Berlusconi volesse dare una mano… bene, altrimenti… pazienza.
    Di Maio, Salvini e Meloni devono prenderne atto.
    Non ci sono alternative, e non c’è più tempo da perdere.
    Fate il Governo di Salvezza Nazionale.
    W l’Italia.

  • mai come queste ultime elezioni sono stato travolto da grandi emozioni, ho veramente percipito la voglia di cambiamento e di verità, per me già da prima del 4 marzo era chiaro che c’è solo un governo che può avere un azione politica credibile: 5s e Lega. Il paese li aspetta al varco, i tecnicismi se la devono vedere loro, entrambi hanno promesso che non lasceranno il paese senza un governo. La sfida è grande.

  • Analisi condivisibile con alcune precisazioni.
    Il governo M5S-Lega è sempre stata l’unica ipotesi esperibile a partire dal 4 marzo: del resto sono le due uniche forze uscite vincitrici e per entrambe non avrebbe senso imbarcare i perdenti, che porterebbero solo intralcio.
    Di più le coalizioni, con il Rosatellum, esistono solo sulla carta ma non rappresentano dei veri schieramenti politici e parlarne è, letteralmente, fare il gioco di chi ha concepito una legge elettorale frutto di un intreccio perverso tra proporzionale (i due terzi) e maggioritario, che ha tutti i presupposti dell’incostituzionalità. Prova ne sia che all’interno del cdx ogni forza politica non solo ha un distinto programma politico ma questo è incompatibile con quello del proprio vicino.
    Quanto all’asserita diversità tra programmi economici, è tale se si resta in superficie: entrambi hanno di mira una riforma delle istituzioni europee che consenta all’Italia di recuperare sovranità economica.
    Che questo debba passare subito per il ripudio dell’euro oppure per una sua implosione controllata (tertium non datur) saranno gli eventi a deciderlo: al momento, sia M5S che Lega possono cancellare da domani la riforma Fornero, il jobs Act, le sanzioni con la Russia, il pareggio del bilancio in Costituzione (con i tempi necessari!); ma si può fare una legge seria sul conflitto d’interessi, una riforma del sistema bancario separando quelle commerciali dalle case d’investimento.
    Sulla flat tax, si può trovare agevolmente una mediazione, tenuto conto che gli stessi proponenti sono dell’idea di mitigarla sensibilmente con un articolato sistema di detrazioni fiscali: in fondo la flat tax ha il senso di semplificare il rapporto con il fisco, rendendo il pagamento delle imposte meno contorto ed incerto per il contribuente.
    Non certo quello di eliminare la progressività, sancita dalla costituzione.
    Quanto al reddito di cittadinanza può essere introdotto in modo graduale ampliando per step il bacino dei destinatari: nessuno ha mai detto che un programma di legislatura debba attuarsi in 100 giorni! Lo stesso Bagnai, come Byoblu ben sa, ha molto ridimensionato la road map dell’euroexit, per la quale ci si deve attrezzare in tempo: per non finire come Tsipras e Varoufakis. Ma gli obiettivi di lungo termine restano quelli e non sono negoziabili: si deve restituire al Paese la dignità e, diciamolo pure, l’orgoglio della propria autodeterminazione.
    Ridurre un’alleanza d’interessi, espressi alla luce del sole, tra M5S e Lega, ad un governo di scopo per la legge elettorale, significa non voler comprendere l’occasione storica che si è improvvisamente spalancata per la democrazia italiana: per la prima volta nella sua storia unitaria.
    Bisogna lottare tutti in quella direzione.

    • Dimenticanza imperdonabile: una riforma della Rai che restituisca ai cittadini il servizio pubblico radiotelevisivo.
      Non è pensabile che, nel mentre la partitocrazia traccheggia nel Palazzo per ritardare in tutti i modi la propria partenza, magari in attesa di qualcosa dall’esterno (una crisi internazionale, un’operazione false flag, un isis salvatutti, ecc.), restano indisturbati diversi cecchini, acquattati in snodi strategici dei palinsesti, che, in servizo permanente effettivo per conto del PD, giocano ad impallinare i protagonisti di questa nuova stagione politica, con gli espedienti mediatici più beceri, facendo man bassa della retorica più pelosa.
      Tutto ciò non è più ammissibile!

  • Ciao Claudio,
    I due partiti di cui stai parlando sono, nonostante le loro inequivocabili differenze e le idee in qualche caso opposte, più simili di quanto non si possa pensare.

    Ai tempi del “prufesur” fui uno dei primi a votare lega in Liguria . L’ideologia di Miglio riguardante una Italia Federale era (ed in qualche maniera ancora è) una visione più reale di qualsiasi altra allora esistente.
    Questa concezione federalista non vale solo per il popolo della “padania” ma è percepita, in maniera corretta, anche dai nostri connazionali del Centro e del Sud Italia (vedetevi anche questo video di Edoardo Bennato https://www.youtube.com/watch?v=EVjZEkRvbk8 dove evidenzia la differenza della concezione di Stato, proprietà, libertà e quant’altro tra le diverse latitudini (per non dire tra regione e regione).

    Purtroppo, come già in passato, le mele buone sono cadute e quelle cattive sono marcite attaccate ai rami dell’albero: Rimasto padrone assoluto il Sig. Bossi con le sue manie (poi rivelatesi anche effimere) di “secessionismo” non ho potuto che prendere atto del degrado del partito fino a quando ho deciso di non votarlo più (subito dopo che era salito sul carro dei vincitori con “l’amichevole” Berlusconi e Gianfranco Fini)
    A quei tempi la lega era tutt’altro che Euroscettica, volevano unire il Nord Italia all’Europa mollando il resto della penisola a se stessa.
    La lega cavalcava l’onda populista anti-partitocratica e si era innalzata a partito integerrimo di lealtà e rappresentanza del popolo tiranneggiato per decenni da DC-PCI-PSI etc;(salvo poi andare a braccetto con il Craxiano Berlusconi).
    Col passare del tempo poi si è visto come il partito (allora additato come “estremista”) si sia limato negli spigoli fino ad essere completamente assorbito dal nostro monolitico sistema istituzionale.

    Dopo anni di latitanza dal voto mi sono imbattuto in quello strano Blog di Beppe Grillo che, ancora ben lungi dall’essere un magazine di orientamento politico, somministrava pillole di buon senso a suon di Battutacce, quasi sempre colpendo nel segno. L’ultimo baluardo di criticità libera in uno stato comatoso del pensiero e della stampa.
    Dal primo momento ho sostenuto prima le sue idee (o meglio le loro idee visto che l’anima del blog era Gianroberto Casaleggio) e poi il Movimento nascente : mi ero re-innamorato della politica.

    Ma si sa : la storia è fatta di corsi e ricorsi;
    anche stavolta non riesco a fare a meno di notare quanto (dal momento della dipartita del Casaleggio-padre) i propositi iniziali (antipartitismo-movimento dal basso ed assoluta trasparenza-intransigenza nelle negligenze dei propri associati-euroscetticismo etc;) siano finiti, inesorabilmente, col disperdersi nel nulla, lasciando lentamente il posto alle “nostrane abitudini” da sempre adottate dagli altri partiti , vecchi e nuovi.

    Ecco quindi che si è passati dalle esasperate rigidità deontologiche iniziali quali:
    -streaming delle sedute e degli incontri con le altre forze politiche
    -cacciata degli adepti perchè avevano fatto una semplice intervista in TV
    -referendum sull’uscita dall’Euro etc;

    alle attuali proposte/imposte del movimento/partito:
    -decisioni prese dall’alto e (solo in qualche sporadica occasione e con immensa difficoltà per deficienze di WEB)pochi sondaggi tra gli elettori
    -difesa ad oltranza delle figure elette nelle provincie-regioni-comuni anche in presenza di palesi anomalie poco professionali
    -Di Maio (e alcuni altri) onnipresenti su tutti i canali e riviste possibili e immaginabili
    -Doppio voltafaccia con gli euroscettici europei (presi-abbandonati-ripresi)
    -apertura a qualsiasi partito purchè di supporto ad un eventuale governo dei 5stelle

    La conclusione che mi sento di trarre è la seguente:
    Non si può escludere a priori che queste due forze politiche, dopo essersi annusate con circospezione per qualche settimana, non si mettano d’accordo sul prossimo governo così come sulle trattative delle questioni politiche da te elencate. Il fine ultimo di entrambi gli schieramenti è per me attualmente questo : scalzare definitivamente i partiti della seconda repubblica (lega a parte naturalmente) siano essi di destra, centro o (effimera) sinistra. Gli basta uno scrollone,ovvero un accordo (per quanto forzoso) tra di loro. Non credo che saranno così sciocchi da farsi scappare un’occasione del genere tra le mani.
    Il problema, ahimè, verrà dopo. Una volta che saranno nelle stanze dei bottoni avranno le qualità tali da soddisfare le richieste ( e le promesse fatte) degli elettori ? Senza dubbio chi rischia di più sono i 5 stelle poichè in caso di mancanze sugli impegni presi mi aspetto un tracollo pressochè immediato dei consensi.
    Tutto sommato la completa disponibilità lasciata intendere da Di Maio per una coalizione con la lega potrebbe avere un effetto boomerang dai risultati catastrofici proprio per lui. Aspettiamo e vediamo.
    (P.S. in queste ultime votazioni ho smesso anche di votare 5stelle. Si vede che a me i vincitori non piacciono…)

  • complimenti per il sito! le cose stanno effettivamente (grandi linee ovviamente) come ben illustrato nell’articolo.
    Vi chiedo un favore: potreste cambiare il carattere degli articoli, come font e come grandezza soprattutto, perché siano più leggibili? GRAZIE

  • l’unica ricetta (minibond) per salvare l’italia è quella di Borghi-Bagnai da nominare subito ministri !!!!consultare Wikipedia alla voce Hjalmar Schacht !!!

  • Ciao Claudio. Articolo interessante, che però dimentica una cosa essenziale: qualsiasi coalizione fatta in periodo elettorlae (quindi pre e post) è niente altro che un’enorme truffa, un inganno, perpetrato alla popolazione. Un esempio che sto usando sono le sagre di paese, ove si gioca alla “pentolaccia”. Quante volte hai visto 2 o più concorrenti sostenerne uno affinché arrivasse a colpire la pentolaccia? Mai e mai si vedrà perché ognuno partecipa con le proprie gambe, e chi non ha i requisiti neppure si sogna di partecipare. Perché? Perché a rigore di logica non trovano la cosa valida od onesta, e lo sanno bene tutti!

    Dunque è possibile che in politica debbano sempre delinquere per mantenere posti costosi ed inutili? Inoltre le coalizioni sono l’esempio di più di un gallo in un pollaio e come si sa in quel caso finisce sempre male, ma almeno l’intero pollaio non ci perde perché eliminato il perdente, tutto prosegue, invece in politica si ha l’effetto opposto, con quegli strascichi che abbiamo visto e vediamo, oltre al danno economico- sociale che apportano certe scelte e dire poco demenziali o di piena ed evidente sfacciata corruzione.

    Per fortuna non lo penso solo io, ed infatti qui ti posto un https://it.wikipedia.org/wiki/Coalizione_(politica) link a Wikipedia che riporta molto bene la definizione di coalizione politica in Italia, sottolineando che quando tentarono di usalra la prima volta, fu dichiarata truffa. Poi però fu adottato il metodo dal 1994. Perché? Perché quella “politica” è morta ancora prima di nascere e la gente non si fida più di certi lestofanti ormai smascherati. Gli italiani dovrebbero essere informati che, nel caso della politica, la coalizione è associazione a delinquere premeditata e quella tende a spaccare un governo, perché 2 galli in un pollaio non ci possono stare e il risultato è ad oggi visibile a tutti!

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