Nuovo governo: attenzione, la Siria è il movente perfetto!

Siria Movente Perfetto

Non siamo in guerra. Non siamo in guerra, né lo saremo in un futuro più o meno prossimo. Il nostro Paese è però in una situazione molto delicata dal punto di vista politico: si sta cercando di formare un governo possibilmente stabile, che dovrà traghettare l’Italia oltre il guado in cui è stata confinata per anni, e soprattutto dovrà farlo in modo “creativo” fuori dalle logiche e dai dogmi fallimentari seguiti finora. Tra queste logiche fallimentari, si può di sicuro annoverare l’obbedienza supina fino al masochismo agli interessi di Paesi stranieri quali che siano: dai famosi “alleati” i cui capricci bellici è vietato discutere, ai vicini scomodi che da noi ricevono elargizioni di interi tratti di mare. Un andazzo a cui il prossimo esecutivo, come auspicato dagli italiani nelle urne senza mezzi termini, sarà deputato a dare uno stop.

La nuova crisi in Siria allora càpita proprio a fagiolo, un’occasione d’oro per chi non desidera cambiare un bel nulla. E infatti arrivano puntuali le reazioni: c’è chi tira per la giacchetta il Quirinale con il solito “fate presto” (preludio a disastri) perché coi venti di guerra “non si può stare ancora senza governo”; chi si affretta a proporsi come nuovo “responsabile” nella speranza di rientrare dalla finestra dopo la sonora bocciatura nelle urne; chi, per tema di finire cassato nella formazione di un esecutivo di tenore emergenziale, si profonde in dichiarazioni di fedeltà a Tizio e Caio mai menzionate prima e soprattutto mai al proprio elettorato.

Lo spettacolo si avvia rapidamente, come prevedibile, a diventare indecoroso.

I media come sempre fanno la loro parte, che è poi quella del leone. Remano con forza nella direzione del governo “responsabile”, con la speranza che le leve del comando siano riconsegnate a chi le ha tenute saldamente finora, tradendo così la volontà popolare del 4 marzo. Ma anche molti media alternativi sul web -forse non volontariamente- contribuiscono allo stesso frame, pretendendo a gran voce dai politici più in vista dichiarazioni adamantine contro la guerra, contro la Nato, contro gli alleati, e stigmatizzando come servo e zerbino chi non ottempera all’istante. I social fanno il resto, alimentando tra gli stessi cittadini tale battaglia ideologica, e chiudendo così il cerchio destinato a legare inestricabilmente il futuro governo agli eventi di questi giorni in Siria.

Ovvero, esattamente ciò che non deve accadere. Malgrado il risultato delle urne non abbia servito una maggioranza su un piatto d’argento (d’altronde, il pasticcio Rosatellum ci ha riportato ai bei tempi delle luci a San Siro, della Seicento, e del proporzionale quasi puro), ha parlato chiaro per quanto riguarda le aspettative degli italiani sul proprio futuro: basta col solito andazzo, vogliamo cambiare davvero. I media, i politici trasformisti, e anche i famigerati burattinai hanno ora i missili sulla Siria come movente perfetto per cancellare con un colpo di spugna la scomoda volontà popolare: sta quindi a noi non cadere nella trappola, e continuare a reclamare un governo che rispecchi ciò che è accaduto il 4 marzo e non ciò che è accaduto il 14 aprile.

11 commenti

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  • Condivido. Ma le dichiarazioni “equidistanti” e in stile quaquaraqua di Di Maio non vanno certo nella direzione indicata dalle urne. Chi ambisce al ruolo non solo di nuovo premier ma anche di premier nuovo, deve parlare forte e chiaro: rispetto delle alleanze, ma ferma condanna dell’azione congiunta e dissennata di USA, UK, e Francia che già tanti guai hanno combinato in passato, con conseguenze che paghiamo ancora oggi, soprattutto noi italiani. Alleati, ma non zerbini!

    • Confermo quanto detto da Graziano Frigeri, ma forse in realtà lo stile è ache più filoUSA. Non capisco questo cambio così importante sulla politica estera. La differenza dei due programmi (quello prima delle elezioni e quello dopo) è sostanziale. Mentre quello presente fino al 2 febbraio era condivisibile da parte mia, quello che è stato messo il 7 marzo dopo le elezioni non è affatto condivisibile ed è molto simile a quello del PD. Questa sostituzione come la vogliamo definire? una truffa a danno degli elettori? oppure troviamo un modo più delicato?. Spero con la ragione e con il cuore che il programma di M5S torni ad essere quello originale e non quello super atlantico illustrato da Di Maio in televisione. Uno dei motivi per cui era importante l’esistenza del M5S era la visione sulla politica estera, spero ancora che il programma sia riportato alla versione precedente e penso che i parlamentari M5S non seguano questo nuovo programma …

  • Condivisibile, tuttavia Di Maio un briciolo di coraggio in più avrebbe potuto mostrarlo. E’ restato troppo coperto: il tatticismo deve restare un mezzo, non il fine. O almeno bisogna mostrare anche in queste circostanze una propria autonomia di giudizio, senza scadere nel conformismo.

  • Condivido tutto, ma proprio tutto.

    Un parere personale sull’attacco alla Siria nella notte tra il 14 e il 15 aprile.
    Premessa:
    1) l’attacco è stato deciso sulla base di zero prove. Dicono che le hanno e (dicono) sono “quasi” certe, ma non le tirano fuori.
    2) L’attacco è avvenuto con un ritardo di 3 o 4 giorni ed ha causto danni irrisori. Fa pensre che sia stato concordato.
    3) Chi l’ha eseguto? USA, GB, Francia.
    4) Chi ha problemi a casa sua in occidente? Trump, May, Macron.

    Sembra un attacco non contro la Siria ma per salvare quelli che lo hanno fatto.

  • Non esiste cambiamento, se l’Italia cambia, muore. La continuità è l’unica via percorribile, questi 5 anni di sostegno ai 5 stelle mi trovano disincantato ma non gliene voglio, mi hanno permesso di progredire nel mio percorso, anch’esso di continuità.

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