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Radio Maria: i partigiani dittatori comunisti

Memorie di un partigiano

Memorie di un partigiano


Sabato 29 maggio. Le sette di sera, più o meno.

 Attraversare l'Italia in macchina significa giocare a mosca cieca con le frequenze radiofoniche. Le stazioni vanno e vengono. Radio24 ora prende, ora no. Specialmente sulla dorsale adriatica.
 Eppure c'è una radio, una sola, che prende sempre ed ovunque. Con il bello e con il cattivo tempo. Tra le pareti di roccia che si gettano a strapiombo sulle corsie autostradali e perfino nelle gallerie. Le frequenze sulle quali trasmette sono magiche, misteriose, arrivano da un'altra dimensione e vengono rimbalzate sulla terra dal satellite più lontano di tutti, quello che orbita nelle sfere celesti, al di là del cerchio dei cherubini. Forse sono le stesse onde radio captate da Mosè sul Sinai, quando ricevette la Costituzione universale, vergata non da molti padri costituenti, ma da quello per eccellenza, il Padre Nostro. Sono le emanazioni divine di Radio Maria, la regina dell'etere, l'equivalente per il Vaticano di quello che è il telegiornale di Minzolini per la maggioranza di governo o, se volete, di ciò che rappresenta Superquark per le lobby del nucleare e degli inceneritori, o anche dell'Istituto Luce per Mussolini, o di quello che Joseph Paul Goebbels significava per Adolf Hitler.

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Katyn, il genocidio negato

Katyn: il genocidio negato

Katyn: il genocidio negato


 Quello che è successo due giorni fa in Russia sortisce gli stessi effetti di un vero e proprio colpo di stato che azzera i vertici di un paese membro dell'Unione Europea. Se i rapporti tra la Polonia e il regno di Vladimir Putin, infatti, fossero improntati ad una solida cordialità, non ci sarebbe motivo di dubitare circa le dinamiche della tragedia occorsa sui cieli di Smolensk. Tuttavia, la Polonia è sempre stata considerata dalla Russia come una provincia romana sulla quale estendere la propria influenza ed allungare la zampetta, un po' come fa il gatto con il topo quando quest'ultimo tenta di riguadagnarsi la libertà. E non è necessario risalire alla seconda guerra mondiale per leggere con chiarezza le dinamiche in gioco: è sufficiente guardarsi alle spalle di una manciata di mesi.
 Ma nessuno lo fa. Quindi, come al solito, armiamoci di tanta buona volontà e rimbocchiamoci le maniche. Vedrete che la strada è in discesa.

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