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	<description>Il video blog di Claudio Messora &#124; Informazione libera</description>
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		<title>E&#8217; guerra a internet. Ma venderemo cara la pelle!</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 09:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[diritto di rettifica]]></category>
		<category><![CDATA[gabriella carlucci]]></category>
		<category><![CDATA[Giampiero D'Alia]]></category>
		<category><![CDATA[laura boldrini]]></category>
		<category><![CDATA[Legge bavaglio]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Grasso]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/LaLungaTristaStoriaDegliAttacchiAllaReteVideoIcon2.jpg" /></div>Hanno tirato fuori nuovamente tutto. La Legge Bavaglio, il Diritto di Rettifica. E' tornato D'Alia. Screditano gli Anonymous. La Boldrini manda un esercito di poliziotti nelle nostre case. Tutti contro l'anonimato invocando leggi coprifuoco digitali. Vogliono impedire la riconfigurazione del potere attraverso internet. E' ormai Guerra alla Rete. Ma venderemo cara la pelle!]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/LaLungaTristaStoriaDegliAttacchiAllaReteVideoIcon2.jpg" /></div><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=GK2vLQl6saI"><img class="aligncenter size-full wp-image-15128" alt="Leggi Internet Bavaglio Diritto di Rettifica" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/LaLungaTristaStoriaDegliAttacchiAllaReteVideoIcon2.jpg" width="480" height="270" /></a></p>
<p>di <strong>Arturo Di Corinto</strong></p>
<p>Quattro Anonymous arrestati, il pressing dell&#8217;Agcom per regolamentare in senso poliziesco il diritto d&#8217;autore, l&#8217;insistenza del presidente Boldrini sul tema della violenza nel web, la necessità di leggi speciali per Internet secondo Pietro Grasso, la riproposizione <a href="http://www.byoblu.com/post/2011/10/05/diritto-di-rettifica-passa-il-nostro-emendamento.aspx">dell&#8217;obbligo di rettifica</a> per i blog dentro la <strong>legge bavaglio</strong>, le 22 denunce per i commenti anti-napolitano del blog di Grillo&#8230;. e si potrebbe continuare. <strong>Sta succedendo qualcosa</strong>.</p>
<p>In una fase della vita del paese dove le larghe intese rendono difficile l&#8217;esercizio della critica ma anche trovare appoggio e consenso nei partiti tradizionalmente schierati per la libertà d&#8217;informazione, tutti questi indizi messi insieme possono prefigurare l&#8217;inizio di una <strong>guerra a Internet</strong>? Una normalizzazione del web in senso restrittivo? O solo un modo per sviare l&#8217;attenzione da altri problemi? Siamo noi ammalati di cospirazionismo? Forse.<span id="more-15126"></span></p>
<p>Però l&#8217;insistenza dei <b>detective</b> della postale nel rimarcare che chi agiva per conto e come Anonymous lo faceva per interesse materiale e non ideologico non convince. Di sicuro è una perfetta <strong>psyop</strong> (<em>psychological operation</em>) per anticipare le critiche e minimizzare le reazioni di solidarietà verso gli arrestati, allo stesso tempo infangando la presunta purezza di Anonymous. Quindi doppio risultato. E in ogni caso farlo ripetere da ogni giornalista interessato puzza, perciò aspettiamo dibattimento e sentenza definitiva per tirare le conclusioni. Certo è che quelli del Cnaipic se l&#8217;erano legata al dito dopo che gli avevano bucato i server e diffuso materiale confidenziale che li riguardava, compresi materiali relativi ai rilevanti interessi commerciali dei fornitori delle loro infrastrutture di sicurezza. E ci può stare.</p>
<p>Ma <strong>Laura Boldrini</strong> che attacca le false identità sul web come se non sapesse <a href="http://www.byoblu.com/post/2013/05/08/vogliono-rifarsela-con-internet.aspx">il furto d&#8217;identità è già punito per legge</a> (c&#8217;è una sentenza della Cassazione di pochi giorni fa), invece stona. Stona che non sappia che <strong>l&#8217;anonimato</strong> è una risorsa per chi denuncia il malaffare mafioso sui blog, che esistono forum di autoaiuto rigorosamente anonimi per chi le violenze le subisce e che i cooperanti dall&#8217;estero devono nascondere la propria identità ai regimi dei paesi in cui risiedono per inviare informazioni in Italia. Stona anche se lo fa all&#8217;interno della sua, nostra, pur giusta campagna contro la violenza sulle donne. Non solo, manifesta una scarsa comprensione del fenomeno e la avvicina pericolosamente al sottosegretario <strong>D&#8217;Alia</strong> che <a href="http://www.byoblu.com/post/2009/02/16/il-sen-dalia-tutta-la-rete-si-porta-via.aspx">voleva chiudere Facebook per un insulto</a> e alla <strong>Gabriella Carlucci</strong> che nella scorsa legislatura con la motivazione della prevenzione della pedofilia voleva <a title="Ucci…Ucci.. Sta arrivando la Carlucci!" href="http://www.byoblu.com/post/2009/02/19/ucciucci-sta-arrivando-la-carlucci.aspx">una legge contro l&#8217;anonimato</a> scritta dal suo avvocato, Davide Rossi, all&#8217;epoca presidente di Univideo.</p>
<p><b> Piero Grasso</b> che cita la difficoltà di colpire i server posti all&#8217;estero si scorda che nel caso di Indymedia si è provveduto celermente e requisire i suoi due server in Inghilterra per le accuse a Trenitalia e che lo stesso è accaduto ai server norvegesi del collettivo Autistici/Inventati per la diffamazione verso il neofascista Iannone. Nel primo caso sono stati sfruttati i Mlat,gli Accordi di mutua assistenza giudiziaria tra Usa e Ue (ddl 25 giugno 2003, trattato già firmato nel novembre 1982).</p>
<p>Il pidiellino <b>Costa</b> che afferma essere una scelta politica riproporre tal quale la <strong>legge bavaglio</strong> come a far finta che non ci sia stata <a href="http://www.byoblu.com/post/2011/09/27/in-principio-furono-i-blog-poi-venne-la-rettifica.aspx">una grande mobilitazione contro la stessa proposta di Alfano</a> (e che si ripeterà) per evitare che con la riforma delle legge sulle intercettazioni “vengano messe le manette ai giudici e il bavaglio all&#8217;informazione”, compresi blog, forum e siti amatoriali che non adempiono <a href="http://www.byoblu.com/post/2009/02/05/il-diritto-di-rettifica-nel-web-20-trackback-e-blog-reactions.aspx">all&#8217;obbligo di rettifica</a> valido per la <strong>legge sulla stampa del 1948</strong> e assolutamente inadatto a piattaforme a pubblicazione aperta di carattere amatoriale. Da lui ce lo possiamo aspettare. Costa è lo stesso che con Pecorella si prefiggeva l’obiettivo di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=jtvV8zm7A80">trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano</a> e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali per poterli citare in giudizio per diffamazione.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=rVPB7Skz2PU" target="_blank" rel="attachment wp-att-11098"><img class="aligncenter size-full wp-image-11098" title="TutteLeStramaledetteLeggiControLaRete-blog" alt="" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/TutteLeStramaledetteLeggiControLaRete-blog.jpg" width="480" height="270" /></a></p>
<p>Ciliegina sulla torta, <b>Cardani</b>, il professore già collaboratore europeo di Monti che l&#8217;allora “supermario” volle dentro un&#8217;Autorità che oggi più governativa non si può &#8211; frutto di evidenti spartizioni partitiche come scrisse Ezio Mauro &#8211; vuole una legge fotocopia contro il copyright già bloccata l&#8217;anno scorso per evidenti profili di incostituzionalità – visto che <a href="http://www.byoblu.com/post/2011/07/01/agcom-bavagalio-alla-rete.aspx">non prevede l&#8217;intervento della magistratura per accertare le violazioni</a> – e trasforma l&#8217;Autorità in una polizia privata, è chiaro che serve a colpire Google e Facebook e gli OTT per fare contenta Confindustria digitale, la Fimi e la Siae preoccupata del calo degli iscritti e che deve fare cassa a fronte della svendita del suo patrimonio immobiliare (ricordate il fondo Aida?).</p>
<p>Ecco a questi signori diciamo che ci è chiaro che <strong>questo attacco a tutto campo nasconde interessi giganteschi</strong> ed è condita da una crassa <strong>inesperienza del web</strong>, delle sue dinamiche e delle sue antropologie, e nasconde problemi più grossi: la crisi economica generale, dei modelli di business dell&#8217;industria culturale, dell&#8217;incapacità di attuare le riforme, della contestazione popolare e della paura verso ciò che non si conosce.</p>
<p>Tutti costoro però <strong>non hanno ancora speso una parola</strong> una per <a href="http://www.beppegrillo.it/2013/05/giulia_e_i_suoi_fratelli.html" target="_blank">il furto delle email dei Cinquestelle</a> e le denunce dei 22 blogger sul sito di Grillo.</p>
<p>A loro e a Michele Serra che nell&#8217;Amaca del 18 maggio invoca leggi per il “paese reale di Internet” diciamo che <strong>le leggi ci sono già</strong>, sono quelle dell&#8217;ordinamento e che i nostri investigatori le usano per chiudere i siti della galassia antagonista come quelli dei neofascisti di Stormfront, i siti web dei bordelli sull&#8217;Appia Antica e per catturare i pedofili, e che <a href="http://www.byoblu.com/post/2013/05/08/vogliono-rifarsela-con-internet.aspx" target="_blank">la rete non è un far west</a> come gli piacerebbe fare credere per tentare un ennesimo giro di vite della comunicazione indipendente e per zittire ogni voce critica sulla rete che si rivela sempre di più come <strong>lo strumento principale della riconfigurazione del potere</strong> nella società dell&#8217;informazione.</p>
<p>Ma se insistono a dire che non ci sono leggi, gli vogliamo ricordare il caso Angelucci-Wikipedia, per cui il senatore pidiellino ha ottenuto la rimozione dei contenuti che lo riguardavano dall’enciclopedia libera perché dannosi della sua reputazione? Oppure <a href="http://www.youtube.com/watch?v=5qHn0Ptt_4s" target="_blank">il caso Google Vividown</a> con una prima condanna dei manager di Google per non aver prontamente rimosso un video offensivo della privacy di un giovane disabile?</p>
<p>Ma quante volte glielo dobbiamo dire? <em>Fate ride!</em></p>
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		<title>La Casta Estrattiva che coltiva i popoli</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 13:27:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Messora</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
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		<category><![CDATA[Miguel Angel Jiménez]]></category>
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		<description><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/LaCastaEstrattiva-blog1.jpg" /></div>Esiste una Casta che coltiva i popoli, sfruttandoli come vere e proprie miniere sociali da cui estrarre oltre l'80% delle risorse disponibili. Non rappresentano che l'1% della popolazione mondiale, ma riescono a mantenere i loro privilegi grazie agli immensi giacimenti di risorse umane, mentre al restante 99% dei cittadini del mondo vengono chiesti grandi sacrifici in nome di un'austerità che serve solo a salvare le banche. E' la CASTA ESTRATTIVA. E noi siamo i loro minatori e i loro diamanti allo stesso tempo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/LaCastaEstrattiva-blog1.jpg" /></div><p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=XQSrv7R1Lv0" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-15122" alt="Miguel Angel Jiménez" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/LaCastaEstrattiva-blog1.jpg" width="480" height="270" /></a></p>
<p>Esiste una Casta che coltiva i popoli, sfruttandoli come vere e proprie <strong>miniere sociali</strong> da cui estrarre oltre l&#8217;80% delle risorse disponibili. Non rappresentano che l&#8217;1% della popolazione mondiale, ma riescono a mantenere i loro privilegi grazie agli immensi giacimenti di risorse umane, mentre al restante 99% dei cittadini del mondo vengono chiesti grandi sacrifici in nome di un&#8217;austerità che ha senso solo se pianificata a tavolino, per salvare il potere economico concentrato nelle mani delle banche, mentre non ha nessuna giustificazione né tra i grandi economisti vincitori di premi Nobel, né soprattutto nell&#8217;economia reale.<span id="more-15111"></span>Lo spiega bene <strong>Miguel Angel Jiménez</strong>, portavoce di “<a href="http://www.asociaciondry.org/" target="_blank">ASOCIACIÓN DEMOCRACIA REAL YA</a>”, costituitasi come scissione di &#8220;Democracia Real YA&#8221; (il Movimento degli Indignados spagnoli).</p>
<hr />
<p>Vorremmo raccontarvi che in Spagna stanno succedendo cose che stanno dimostrando che <strong>non esiste una vera democrazia</strong>. Per esempio, esiste quella che chiamiamo &#8220;La Casta Politica&#8221;, ovvero una serie di persone che vivono con tutta una serie di privilegi e che, una volta che sono stati eletti dal popolo, poi fanno una politica completamente diversa da quella che avevano promesso, per esempio, nel loro programma elettorale al momento di candidarsi. Questo ci sembra sia antidemocratico: la gente deve sapere prima di votare quale è il programma politico che sarà attuato dal partito che vince le elezioni. Ma quello che sta succedendo in Spagna è che presentano un programma politico e poi non lo attuano. Noi questa la chiamiamo &#8220;<strong>Truffa elettorale</strong>&#8220;.</p>
<p>In questo momento abbiamo il 27% di disoccupazione e stanno operando tagli alla sanità e all&#8217;istruzione pubblica a causa dell&#8217;austerità che sta imponendo l&#8217;Europa centrale, l&#8217;Europe del Nord, cioè Angela Merkel e la politica tedesca, insieme ad altri paesi. E questa austerità sta facendo in modo che i pochi soldi che abbiamo si impieghino per salvare le banche. Anche a costo, come ho detto, di tagliare sulla salute e sulla scuola. Noi stiamo sollevando problemi importanti e pensiamo sia giunto il momento di dire basta. Pertanto i cittadini devono sapere, devono capire e devono lottare per ottenere una democrazia autentica, perché se alla fine in Spagna non raggiungiamo una democrazia reale, come quella di altri paesi, il popolo non si sentirà rappresentato.</p>
<p>Da ultimo, vorrei denunciare il fatto che a livello mondiale ormai domina questa formula che fa un uso massiccio di denaro, nella grande maggioranza dei paesi sviluppati, in maniera tale che questo crei una netta separazione tra quella che è l&#8217;economia produttiva, vale a dire l&#8217;economia reale, ovvero quello che la gente produce perché tutti gli altri possano vivere, e quella che è l&#8217;economia apparente, ovvero il sistema finanziario. Quindi i cittadini devono prendere consapevolezza che in questo momento ciò che viene proposto in tutti i paesi dell&#8217;Europa occidentale, e in gran parte dei paesi più sviluppati del mondo, è un&#8217;autentica <strong>lotta di classe</strong>: la &#8220;<strong>élite estrattiva</strong>&#8221; &#8211; ora mi spiego meglio -, che rappresenta l&#8217;1% di tutta la popolazione  mondiale, controlla praticamente l&#8217;80% dell&#8217;economia reale. Questo è ciò che noi chiamiamo la &#8220;casta estrattiva&#8221;, o &#8220;èlite estrattiva&#8221;. Quello che fanno, cioè, è <strong>estrarre le risorse delle classi più deboli e più svantaggiate, la povera gente, per accumularle e utilizzarle, attraverso la &#8220;casta politica&#8221;, e soprattutto attraverso le banche</strong>. In definitiva, vogliono vivere con molti privilegi, vogliono vivere bene, anche a costo che il resto dei cittadini europei e del mondo vivano ogni giorno peggio e debbano fare sempre più sacrifici perché questa élite possa continuare a condurre una bella vita.</p>
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		<title>Come hanno esternalizzato il Parlamento</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 15:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Messora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="" /></div>Il Parlamento è stato esternalizzato. L'hanno dato via in outsourcing. Era un servizio troppo costoso, inefficiente e soprattutto, per via dei sindacati, non si poteva pretendere che facesse cose non previste da quel contratto collettivo chiamato Costituzione. Così hanno assunto una squadra esterna che realizzasse i piani della dirigenza. Manager nominati alla bisogna, che si possono cambiare in breve tempo se non funzionano. Nel frattempo, i dipendenti bivaccano nelle aule, convinti di servire a qualcosa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="" /></div><p><center><iframe src="http://www.dailymotion.com/embed/video/xzt1cm" height="270" width="480" frameborder="0"></iframe></center><br />
Il Parlamento è stato esternalizzato. L&#8217;hanno dato via in outsourcing. Era un servizio troppo costoso, inefficiente e soprattutto, per via dei sindacati, non si poteva pretendere che facesse cose non previste da quel contratto collettivo chiamato Costituzione. Così hanno assunto una squadra esterna che realizzasse i piani della dirigenza. Manager nominati alla bisogna, che si possono cambiare in breve tempo se non funzionano. Nel frattempo, i dipendenti bivaccano nelle aule, convinti di servire a qualcosa.<span id="more-15074"></span></p>
<p>Hanno cominciato assumendo Monti. Con la complicità dell&#8217;ufficio di Presidenza hanno messo lì un liquidatore delle grandi banche d&#8217;affari. Poi hanno congelato gli uffici dove ancora fremevano impiegati troppo solerti, che volevano lavorare a tutti i costi e prendere iniziative personali. Hanno impedito loro l&#8217;ingresso nelle sale riunioni, chiamate pomposamente &#8220;commissioni&#8221;, raccontando che erano  temporaneamente inagibili. Poi, visto che le sale riunioni erano appunto <em>inagibili</em>, hanno commissionato a una società esterna, la &#8220;Dieci Saggi &amp; Co&#8221;, di decidere un nuovo piano di lavoro, saltando a piè pari tutti gli impiegati di primo livello. Poi ancora, siccome lo statuto prevedeva l&#8217;elezione di un nuovo amministratore delegato (e questo avrebbe potuto scombinare le carte), il Cda ha deliberato di lasciare al suo posto quello vecchio, perfino contro il contratto collettivo, che non si sa mai uno nuovo cosa avrebbe potuto combinare. Infine, hanno incaricato una nuova società di consulenza esterna, la &#8220;Convenzione per le Riforme Inc&#8221;, di riscrivere un nuovo contratto collettivo che dimezzasse gli impiegati, che delocalizzasse un&#8217;intera sede di lavoro (&#8220;Torre del Senato&#8221;) e rendesse più semplice le assunzioni e i licenziamenti.</p>
<p>Il risultato finale è la completa esternalizzazione di tutte le istituzioni democratiche. Tutto si decide fuori dai palazzi. In aula si va solo a relazionare cosa è stato deciso. I parlamentari che leggono i testi sono come i mezzi busti del TG: in un teatrino dove le parti sono già scritte rappresentano al popolo i voleri della nuova casta ombra. Quella che persegue i propri interessi e decuplica i propri affari, con la complicità dell&#8217;amministratore delegato e del Cda tutto, disposti a svendere interi rami aziendali per favorire il business dei concorrenti o agevolare una fusione.</p>
<p>La &#8220;Europe Corporation&#8221;, la seconda multi-continentale al mondo, sta comprando tutto a prezzo di saldo. Ma prima deve liberarsi di noi.</p>
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		<title>Stefano Rodotà: io avrei fatto un Governo 5 Stelle</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 14:07:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Messora</dc:creator>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[movimento cinque stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="" /></div>In questo video, Stefano Rodotà dice chiaro e tondo che avrebbe dato l'incarico per formare un Governo al Movimento Cinque Stelle.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="" /></div><p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/_RQ5fbrTlrY" height="360" width="480" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></center>&nbsp;</p>
<p>Stefano Rodotà incontra i parlamentari del Movimento Cinque Stelle e dice che, se fosse stato al posto di Napolitano, avrebbe dato l&#8217;incarico per formare un Governo che prendesse in parola il Movimento Cinque Stelle per le dichiarazioni che aveva fatto. E le dichiarazioni che il Movimento Cinque Stelle aveva fatto erano quelle di essere pronti a ricevere l&#8217;incarico per formare un Governo. Un Governo a 5 Stelle.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vogliono rifarsela con internet</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 12:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Messora</dc:creator>
				<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
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		<category><![CDATA[laura boldrini]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/ACOSASERVEINTERNET_VideoIcon1.jpg" /></div>Dopo le dichiarazioni della Boldrini, la legislatura inizia subito all'attacco di quella stessa Rete che aveva appena finito di mettere all'angolo la politica. Sarà un caso? D'alia alla pubblica amministrazione, l'uomo che voleva chiudere internet con circolare ministeriale, e ora le voci sempre più insistenti sulla necessità di impedire l'anonimato sul web. Ma è come tentare di svuotare il mare con un bicchiere... Piuttosto, che si inserisca Internet tra i diritti costituzionali. Come in Finlandia. Perché serve! Soprattutto all'economia. O forse la "Convenzione" per le riforme costituzionali non è stata pensata esattamente per quello, cioè per fare cose utili al Paese?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/ACOSASERVEINTERNET_VideoIcon1.jpg" /></div><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=5Ves9rXW0Gg" target="_blank"><img class="size-full wp-image-729 aligncenter" title="ACOSASERVEINTERNET_VideoIcon" alt="" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/ACOSASERVEINTERNET_VideoIcon1.jpg" width="480" height="270" /></a></p>
<p>Dunque ricomincia la stagione del &#8220;<em>web sotto attacco</em>&#8220;. Pensavamo di essercela lasciata alle spalle. E invece, a volte, ritornano. Come <strong>Giampiero D&#8217;Alia</strong>, quello che &#8220;tutta la rete voleva portarsi via&#8221; (cfr: <a href="http://www.byoblu.com/post/2009/02/16/il-sen-dalia-tutta-la-rete-si-porta-via.aspx" target="_blank">post del 16 febbraio 2009</a>), e che ora fa il ministro della pubblica amministrazione. Immaginiamo con quale lungimiranza e approccio nei confronti di internet. Ma il <em>Ciak si gira!</em> arriva nientemeno che dalla Boldrini, che apre le danze lamentando il trattamento indecoroso ricevuto in rete. Un sortilegio che risveglia d&#8217;incanto l&#8217;esercito dei pasdaran anti-web, da lungo tempo rinchiusi nel loro sarcofago a incartapecorire. Si invocano leggi severe, si prefigurano possibili aggravanti, si dipingono scenari di inasprimento. E&#8217; un rito collettivo di esorcismo nel quale le vittime del nuovo mondo digitale cercano di vendicarsi del futuro che li ha travolti, come se potesse servire a riavvolgere il nastro catapultandoli come per magia nel loro confortevole status precedente.<span id="more-14978"></span></p>
<p>I risultati iniziano a vedersi. Poche ore fa, a &#8220;Uno Mattina&#8221;, uno che se non ho capito male si occupa di diritto si è messo a teorizzare che in fondo, in Italia, tutto questo &#8220;anonimato&#8221; su internet non serve. In fondo, questo è un grande paese democratico: non siamo mica in Cina. In Cina insomma avrebbe anche un senso, ma qui possiamo farne a meno. E quindi dovremmo legiferare in senso restrittivo delle libertà della rete, perché tutte queste conquiste non si possono mica trasformare in un luogo di impunità.</p>
<p>E&#8217; sempre utile ricordare, tanto per mantenersi in allenamento, che <strong>la rete non è uno stato sovrano</strong> e non ha un suo ordinamento giuridico a parte. La rete è fatta di server, di software e di persone che vi interagiscono. I server, i software e le persone, se si trovano entro i confini nazionali, sono già soggetti al complesso di norme che regolano tutto il resto. Diffami qualcuno? Non è che se lo fai sul web non sia reato: lo è già. Anzi, è anche peggio, visto che ai sensi dell&#8217;art. 595 del nostro codice penale, comma 3, è prevista una aggravante quando la diffamazione sia recata “con il mezzo della stampa o con  qualsiasi altro mezzo di pubblicità&#8221;. Ed è innegabile che un blog o una pagina Facebook o un account Twitter siano un &#8220;mezzo di pubblicità&#8221;. Dunque bisognerebbe ricordare ai talebani anti-rete che il problema non è la legge ma, semmai, i tempi di applicazione delle sanzioni. In altre parole, la palla si sposta dall&#8217;avere una normativa più restrittiva (lanciandosi in più che incostituzionali aggravanti generiche per il solo fatto di avere utilizzato il web) all&#8217;avere un processo di &#8220;monopolio della forza legittima&#8221; più efficace (far rispettare la legge). Bisogna andare a giudizio in tempi ragionevoli, insomma.</p>
<p>Discorso a parte meritano i Don Chisciotte che lottano contro i mulini a vento <strong>dell&#8217;anonimato in rete</strong>, come il nostro esperto di diritto di &#8220;<em>Uno Mattina</em>&#8220;. Al di là di ogni considerazione filosofica sull&#8217;utilità o meno di potersi esprimere in forma anonima, bisognerebbe spiegare a costoro che l&#8217;anonimato in rete è un problema che non possono risolvere senza distruggere la rete stessa (e di certo, quest&#8217;ultimo è un obiettivo che un qualunque ministro di un qualunque paese periferico come il nostro non riuscirebbe a raggiungere neppure se il suo incarico durasse cento anni). In linea teorica, va chiarito che su internet già adesso <strong>nessuno è anonimo</strong>. Quando vi collegato al vostro provider, sia con un pc fisso che con un dispositivo mobile, questi provvede a rilasciarvi un <strong>indirizzo Ip</strong> (oppure lo fa la vostra azienda, che a sua volta ottiene un arco di indirizzi Ip da un provider). Tralasciando le amenità tecniche, si può semplificare dicendo che il vostro computer comunica questo indirizzo Ip in qualunque operazione che compiete in rete (consultare un sito web, inviare un&#8217;email, pubblicare qualcosa sui social network eccetera). Quindi, se diffamate qualcuno su Twitter, basta che la polizia postale richieda l&#8217;indirizzo Ip del mittente del tweet incriminato a <em>Twitter, Inc</em> (anche se i tempi possono allungarsi parecchio) per risalire al gestore che lo ha rilasciato. Il gestore a sua volta risale ai dati di intestazione del contratto che aveva in uso quell&#8217;indirizzo Ip all&#8217;ora del &#8220;delitto&#8221; e la polizia postale farà una visita in casa del tapino, restringendo la cerchia fino a identificare il responsabile finale. Se avevate impostato un&#8217;access point wi-fi aperto (senza un&#8217;adeguata protezione) sono affari vostri, perché la colpa del tweet molesto, o del download illegale, sarà comunque vostra anche se non siete stati voi. In condizioni di utilizzo ordinario della rete, insomma, non siete anonimi. Mai. La vostra identificazione è solo questione di tempo e di risorse disponibili, dopodiché si applicano le leggi esistenti. Ma del resto va da sè che, se non siete <em>anonimi</em>, il problema dell&#8217;<em>anonimato</em> in rete non si pone: ricadiamo di nuovo nel campo dell&#8217;esigenza di un&#8217;applicazione più puntuale ed efficace della legge.</p>
<p>Vero è che ci sono tuttavia altri sistemi per essere anonimi e per fare in modo che l&#8217;indirizzo Ip che viene registrato sul traffico dati non sia quello reale, cioè il vostro, ma uno fittizio. Ci sono i proxy, ci sono i servizi che consentono di inviare email anonime, ci sono <a href="https://www.torproject.org/" target="_blank">le super-reti come Tor</a> che, una volta installate sul proprio computer, rendono l&#8217;identificazione del computer fisico all&#8217;origine del traffico tanto lunga, complessa e difficile da risultare nella pratica impossibile, a meno che non si smuovano forze e risorse ingenti, che tuttavia vengono mobilitate solo in caso di interessi sovranazionali o economici di grande portata. I sistemi di &#8220;anonimizzazione&#8221; ci sono, e sono tanto più sicuri quanto più è avanzato il grado di conoscenza del cyber-spazio di chi li usa. Tuttavia, il nostro esperto di diritto di &#8220;Uno Mattina&#8221; non considera che a questa vulnerabilità (che in realtà rappresenta l&#8217;anima stessa della rete per come è stata concepita originariamente) nessuna legge potrà mai porre rimedio. Innanzitutto perché le guerre nel mondo digitale si combattono con sistemi sempre più sofisticati e mutevoli, che cambiano di giorno in giorno, perfino da un&#8217;ora con l&#8217;altra, mentre le leggi e i loro regolamenti di attuazione cambiano in un arco temporale che sta alla rapidità di evoluzione delle tecniche usate dagli hacker come le ere geologiche stanno alla durata della vita umana. E poi perché, per definizione, se uno ha le conoscenze per rendersi anonimo, hai voglia a fare una legge che lo sanzioni: sarebbe come dichiarare illegali i fenomeni paranormali (ammesso che esistano) e avere la pretesa di comminare sanzioni restrittive ai fantasmi. L&#8217;unico modo di avere il controllo totale di internet è chiuderla, cioè staccare i cavi dei dispositivi connessi.</p>
<p>Dunque chi invoca la fine dell&#8217;anonimato in rete è uno che vuole ragionare del sesso degli angeli. Ci provò anche la Carlucci che, appena eletta deputata, voleva che ogni singolo bit che transita in rete fosse corredato da una bella carta di identità di chi lo ha originato. Un indimenticabile comma di una sua memorabile proposta di legge recitava così (cfr: &#8220;<a href="http://www.byoblu.com/post/2009/02/19/ucciucci-sta-arrivando-la-carlucci.aspx" target="_blank">Ucci Ucci&#8230; sta arrivando la Carlucci</a>&#8220;): «E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima». La proposta di legge annegò tra i flutti tempestosi del mare del ridicolo, e nessuna spedizione di soccorso volle mai recuperarne il relitto.</p>
<p>Riassumendo: l&#8217;anonimato in rete, già oggi, per la maggior parte dei navigatori non è possibile. E per quei pochi che riescono ad ottenerlo con ragionevole approssimazione, c&#8217;è molto poco da fare: non senza immaginare una cura che uccida anche il paziente. Chi parla della necessità di regolamentare una cosa simile per legge non sa quel che dice. Ma questa davvero non è una novità, nel tristo (sì, con la &#8220;o&#8221;) panorama della consapevolezza digitale del politico medio.</p>
<p>Piuttosto, visto che siamo in tempi di &#8220;Convenzioni&#8221; per cambiare la Costituzione, sarebbe finalmente il caso di cogliere la palla al balzo e introdurre anche in Italia &#8220;Internet&#8221; come diritto fondamentale di ogni individuo direttamente nella Carta fondamentale della nostra Repubblica. Come in Finlandia. Se volete sapere a cosa serve internet e come potrebbe cambiare le sorti della nostra economia, se solo a qualcuno (magari a Letta?) venisse in mente di farci uscire dagli ultimi posti della classifica mondiale, leggete &#8220;<a href="http://www.byoblu.com/post/2011/10/18/a-cosa-serve-internet.aspx" target="_blank">A cosa serve internet</a>&#8220;. Daniela Santanché non sembrava afferrarne fino in fondo l&#8217;utilità, quando <a href="http://www.byoblu.com/post/2011/10/08/daniela-santanche-e-la-banda-larga.aspx" target="_blank">provai a spiegarglielo a L&#8217;Ultima Parola</a>. Il che da solo dovrebbe dimostrare quanto sia urgente darsi una mossa.</p>
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		<title>Becchi Reloaded</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 12:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Becchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Alexis de Tocqueville]]></category>
		<category><![CDATA[Copasir]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[lega]]></category>
		<category><![CDATA[sel]]></category>
		<category><![CDATA[Vigilanza Rai]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/PaoloBecchiReloaded.png" /></div>A grande richiesta, Paolo Becchi torna sul blog, affrontando il tema delle finte opposizioni Sel e Lega, che si sono determinate per attuare un piano sottile quanto devastante: escludere il M5S non tanto dal Governo, ma addirittura dall'arco costituzionale. Un tentativo al quale il MoVimento Cinque Stelle deve reagire con decisione, ma evitando di cadere nella trappola della violenza.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/PaoloBecchiReloaded.png" /></div><p><img class="aligncenter size-full wp-image-14957" alt="Paolo Becchi Reloaded" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/PaoloBecchiReloaded.png" width="470" height="270" /></p>
<p><em>Sabato mattina Luigi, un contadino di Castelletto D&#8217;Orba, mi arriva in casa a Genova riempiendomi di doni prodotti dalle sue mani, tutti rigorosamente biodinamici (marmellate, conserve di pomodoro, vini, torte fatte in casa e una grappa da far resuscitare i morti). E infatti mi sentivo quasi già resuscitato del tutto, quand&#8217;ecco mio padre ottantenne, grillino doc, mandarmi un messaggio di posta elettronica per annunciarmi che il blog mi aveva &#8220;riabilitato&#8221;. In effetti un mio breve post aveva già suscitato oltre mille commenti favorevoli, che hanno riempito il mio cuore di gioia.</em></p>
<p><em>Voglio ringraziarvi tutti. Sì, avete ragione, <strong>sono uno di voi</strong>. Da oggi non sarò più un semplice simpatizzante, ma un attivista! Sempre che mia moglie, lei già attivista,  riesca a fare per me la procedura di iscrizione online. Volevano dividermi dal Movimento e invece la vostra <strong>straordinaria solidarietà</strong> mi ha legato ancor più strettamente a voi. E così siamo tutti più forti di prima.</em></p>
<p><em>Vi lascio il mio ultimo post, da leggere insieme al passo di Tocqueville pubblicato come <a href="http://www.beppegrillo.it/magazine/archivio/lasettimana2013-05-05.pdf" target="_blank">citazione de &#8220;La settimana&#8221;</a> sul blog di Beppe Grillo.</em></p>
<p><em>Un forte abbraccio a tutti</em><br />
<em> Paolo Becchi</em></p>
<h3> La tirannia della maggioranza.</h3>
<p>Nonostante Napolitano abbia dichiarato che «non c’è bisogno di alcuna formula speciale per definire questo governo, la natura di questo governo», resta un dato essenziale: questo governo, che sia politico e non più tecnico, è, come il precedente, <strong>un <i>Governo del Presidente</i></strong>. Anzi, ancor più del precedente: è il Governo che incarna la sua idea politica delle «larghe intese» e della <i>partitocrazia</i>.<span id="more-14950"></span></p>
<p>Partitocrazia che è stata costretta, per salvarsi, a rieleggere Napolitano, con un’operazione <i>legale</i> (il testo della Costituzione non vieta la rielezione del Capo dello Stato), ma in contrasto con il senso – o lo “spirito” – che i padri costituenti vollero imprimere ala questione della rieleggibilità. Ricordo soltanto che, in sede di discussione costituente, fu Tosato a suggerire  l’opportunità di limitarsi a stabilire che il Presidente della Repubblica fosse eletto per sette anni, ritenendo «che non sia opportuno escludere la possibilità della rielezione, soprattutto data la situazione politica attuale di penuria di uomini politici, dopo venti anni di carenza di vita politica». Nell’approvazione del testo definitivo, ad ogni modo, Terracini ritenne che, nella formula, <strong>fosse <i>implicito</i> il criterio che non potesse essere rieletto</strong>, mentre Lami Starnuti propose espressamente di inserire la non rieleggibilità  per «impedire che si apra la via ad una politica a carattere personale del Presidente». Questa forzatura non segna, come qualcuno ha sostenuto, la resurrezione della Prima Repubblica, ma <strong>la cristallizzazione della Terza Repubblica</strong> voluta, a partire dalla nomina di Monti a Presidente del Consiglio, da Re Giorgio.</p>
<p>Eppure, qualcosa è nel frattempo accaduto, tra un Governo del Presidente e l’altro. Le elezioni hanno sancito l’emergere di una forza politica nuova che <i>rappresenta</i> – comunque la si voglia giudicare – almeno <i>un terzo del popolo italiano</i>, con i suoi otto milioni di voti. Qualsiasi sistema democratico – se non vuole finire in quella «<strong>tirannia della maggioranza</strong>» di cui già parlava <strong>Toqueville</strong> – deve consentire alle minoranze, alle opposizioni, adeguati margini di movimento. La lezione di Toqueville non può essere dimenticata: «<strong>Io  considero  empia  e  detestabile  questa massima: che in materia di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di far tutto</strong>».</p>
<p>L’opposizione parlamentare è ciò che realizza quel meccanismo di <i>check and balance</i> nei confronti della maggioranza che è essenziale al funzionamento della democrazia. Ed è per questo che la Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto (CEDD) ha insistito, a proposito del ruolo dell’opposizione in un parlamento democratico, sulla necessità di garantire una serie di diritti, <i>political minority rights</i>.</p>
<p>Nel nostro sistema politico, <strong>la prassi è sempre stata quella di attribuire la Presidenza delle commissioni del Copasir e della Vigilanza Rai alle forze d’opposizione</strong>. Come è noto, i partiti hanno “bloccato” il funzionamento del Parlamento, <a href="http://www.byoblu.com/post/2013/04/02/la-mordacchia.aspx">impedendo la formazione delle commissioni permanenti</a>, proprio invocando la necessità di una previa definizione dei rapporti tra maggioranza e minoranza all’interno dell’Assemblea. Ora, tuttavia, che il Governo si è formato, e che esso è espressione della maggioranza parlamentare <em>Pd-Pdl-Scelta Civica</em>, si rischia di vedere attribuite quelle commissioni ad <strong>una minoranza artificiale</strong>: non il M5S, ma Lega e Sel (rimaste formalmente fuori dal Governo, ma forze politiche facenti parte delle coalizioni Pd e Pdl). <strong>Questa minoranza costruita <i>artificialmente</i> è funzionale a realizzare un’operazione politica di blocco di una opposizione che rappresenta 1/3 del popolo italiano</strong>.</p>
<p>Una <i>conventio ad excludendum</i>, in altri termini, che ripropone non tanto quella che valse per il Partito Comunista, quanto quella che funzionò contro i «fascisti» del M.S.I., fuori da quello che allora si definì come «arco costituzionale». È in atto, cioè, <strong>un tentativo di escludere il M5S non tanto dal <i>Governo</i>, ma dall’<i>arco costituzionale</i></strong>, come se esso rappresentasse una forza eversiva, anticostituzionale ed antidemocratica.</p>
<p>Il discorso di Napolitano per l’insediamento, del resto, è stato chiaro: non un discorso <i>super partes</i>, di <i>garanzia</i>, ma un discorso politico – tipico non del Capo dello Stato, quanto piuttosto di un Capo di Governo – che si è rivolto esplicitamente contro il M5S. Una sorta di preludio ad una convenzione politica che <i>escluda</i> il MoVimento da ogni possibilità di reale partecipazione ai lavori del Parlamento.</p>
<p>Il MoVimento deve reagire con decisione, ma evitando di cadere nella trappola della violenza. La violenza è nella natura di una situazione sociale destinata a diventare  sempre più esplosiva a causa di una crisi economica che sta portando l’intero paese al collasso. Ma il M5S dovrà continuare nella linea che ha sinora seguito: la linea democratica, della lotta politica all’interno delle istituzioni.</p>
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		<title>Nazifascisti alla riscossa.</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 13:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[legge Scelba]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[valerio valentini]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="" /></div>L’antifascismo è un valore fondante e imprescindibile della nostra cultura democratica. Negare questa verità, o soltanto metterla in dubbio, è intollerabile. L’antifascismo è un valore che va coltivato e ribadito ogni giorno, nella nostra quotidiana esperienza civica, e non soltanto quando alcuni fatti eclatanti richiamano, per qualche ora, l’attenzione dei media, o quando esso torna utile a fini elettorali, magari nell’imminenza dell’apertura dei seggi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="" /></div><p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Be8z24e5Hgo" height="270" width="480" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></center>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Valerio Valentini</strong> (<a href="https://twitter.com/valentinivaler" target="_blank">@valentinivaler</a>)</p>
<p>Ad <strong>Alagna</strong>, un paese di circa 900 abitanti in provincia di Pavia, sono state ammesse, alle prossime elezioni comunali del 26 e 27 maggio, <strong>due liste di chiara ispirazione nazifascista</strong>. Si tratta del <strong>“Movimento Fascismo e Libertà”</strong> e del <strong>“Movimento Nazionalista e Socialista dei Lavoratori”</strong>. Il primo è un partito politico, fondato nel 1991 dall’ex missino Giorgio Pisanò, che intende <strong>“portare avanti con fedeltà e coerenza l’ideologia incorrotta e sempre giovane del Duce Benito Mussolini”</strong>. Secondo quanto si legge sul <a href="http://www.fascismoeliberta.info/phpf/news.php" target="_blank">sito</a> del Partito, che inserisce addirittura un fascio littorio al centro del proprio simbolo, la “prima grande certezza del Movimento è che il Fascismo, diversamente da come viene generalmente affermato da molti, è un sistema di governo universale e quindi adatto non solo a governare ogni nazione, ma soprattutto capace di dare risposte e soluzioni alle tematiche di maggiore interesse e importanza di questa porzione di storia mondiale che stiamo vivendo”. Per farlo, però, bisogna “ripartire da dove la storia si era interrotta, ovvero dalla morte del Partito Fascista Repubblicano”. “Fascismo e Libertà” ha anche una <a href="https://www.facebook.com/pages/Movimento-Fascismo-e-Libert%C3%A0/235458289826406" target="_blank">pagina facebook</a>, che raccoglie quasi 6 mila iscritti, nella quale sono presenti decine di post che inneggiano a Mussolini (“l’unico Presidente della Repubblica che vorrei”) e offensivi nei confronti della Resistenza (“25 Aprile: lutto nazionale”).<span id="more-14897"></span></p>
<p>L’altro partito, il “Movimento Nazionalista e Socialista dei Lavoratori”, è stato fondato nel 2002 e si richiama esplicitamente al Partito Nazista di Hitler. Nel 2006, <strong>Pierluigi Pagliughi</strong>, il coordinatore del Movimento, <a href="http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=48220" target="_blank">dichiarò</a>: “<strong>Sono nazista da quando ho venti anni</strong>. Non vedo nulla di strano, siamo una formazione politica indipendente, ispirata al partito nazional-socialista: prendiamo spunti dagli ideali dei partiti che in diversi Stati hanno accolto le istanze nazionaliste e socialiste, portate alla massima espressione dalla Germania di Hitler”. Quanto alle atrocità commesse dal suo idolo, Pagliughi ha le idee chiare: “non si parla mai dei morti tedeschi e italiani sotto le bombe americane e alleate. Non credo di offendere nessuno, la guerra è guerra, in un conflitto è normale che la gente muoia. <strong>I morti ebrei sono presunti, i campi di sterminio sono diventati tali solo dopo il 1948</strong>. Hanno stancato con questa mania di protagonismo”.</p>
<p>Sembra paradossale, dunque, che nell’Italia del 2013 a questi partiti venga consentito non soltanto di fare propaganda e raccogliere proseliti, ma addirittura di partecipare, come qualunque altra forza politica, alla normale competizione elettorale. La <strong>Costituzione Italiana</strong>, buona ormai soltanto per essere declamata in TV dagli attori, sancisce nella <strong>XII Disposizione finale</strong> il divieto della “riorganizzazione, sotto qualunque forma, del disciolto partito fascista”. E quand’è che si riscontra questa riorganizzazione? Secondo <a href="http://www.fvgsolidale.regione.fvg.it/infocms/repositPubbl/table12/6/allegati/3-1952-L645.pdf" target="_blank">la legge Scelba del 1952</a>, “quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.</p>
<p>Che questi due partiti rappresentino due chiari esempi di apologia del fascismo, e che intendano ricorrere a metodi antidemocratici svilendo le istituzioni e i valori della Resistenza è evidente a tutti. Eppure, negli ultimi anni, sia le liste del “Movimento Fascista e Libertà”, sia quelle del “Movimento Nazionalista e Socialista dei Lavoratori” <strong>sono state regolarmente ammesse alle elezioni amministrative</strong> che si svolgevano in piccoli comuni di Piemonte e Lombardia. Com’è possibile? Per quanto riguarda il primo partito, sono gli stessi coordinatori a dichiarare che “Fascismo e Libertà” ha ottenuto il riconoscimento di piena liceità grazie alle “sentenze di archiviazione e/o piena assoluzione di supposti reati di ricostituzione del disciolto partito fascista e di apologia di fascismo” emesse da decine di tribunali in tutta Italia. La situazione del “Movimento Nazionalista e Socialista dei Lavoratori” sembra ancor più paradossale: “Il reato di apologia di nazismo – spiega ancora Pagliughi – in Italia non c’è. Esiste quello per apologia di fascismo, una cosa diversa da quello che siamo noi”.</p>
<p>Sembra assurdo, quindi, ma anche stavolta questi due partiti di ispirazione nazifascista potranno partecipare alle elezioni. Se davvero &#8211; come dichiarano i responsabili dei due movimenti &#8211; ciò è reso possibile da eventuali vuoti legislativi o dall’eccessiva vaghezza di certe leggi, allora è necessario che le istituzioni intervengano.</p>
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		<title>Nigel Farage sbanca in Gran Bretagna</title>
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		<pubDate>Sat, 04 May 2013 11:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[ESTERI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/ByobluIntervistaNigelFarageVideoIcon.jpg" /></div>Nigel Farage passa da meno del 3% al 23% alle amministrative in Gran Bretagna. L'Inghilterra convintamente verso l'antieuropeismo. Da Londra, il dettagliato articolo di Valerio Valentini]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/ByobluIntervistaNigelFarageVideoIcon.jpg" /></div><div style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=_3QoUEHDqog" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-5528" title="ByobluIntervistaNigelFarageVideoIcon" alt="" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/ByobluIntervistaNigelFarageVideoIcon.jpg" width="480" height="270" /></a></p>
<div><a href="http://www.youtube.com/watch?v=_3QoUEHDqog" target="_blank">l&#8217;intervista di Messora a Nigel Farage, il 26 novembre 2011</a></div>
</div>
<p>L’antieuropeismo è ormai dilagante in Gran Bretagna. Lo hanno dimostrato inequivocabilmente le elezioni amministrative che si sono svolte il 3 maggio, e che hanno consegnato uno scenario politico completamente diverso da quello abituale: “il più grande sconvolgimento del sistema partitico dal dopoguerra a oggi”, sono state definite da alcuni osservatori. Ma anche un chiaro segnale all’Unione Europea.</p>
<p>A stravolgere gli equilibri ha contribuito principalmente lo <strong>Ukip</strong>. Il partito indipendentista britannico, guidato da Nigel Farage, ha ottenuto, su scala nazionale, <strong>il 23% dei voti</strong>, divenendo così <strong>il terzo partito</strong> e insidiando da vicino i due maggiori: i Laburisti (29%) e i Conservatori (25%). Soltanto quarti i Liberal-Democratici, che racimolano appena il 14%.<span id="more-14882"></span></p>
<p>Il successo dello Ukip appare ancor più evidente se si confrontano i risultati odierni con quelli delle precedenti elezioni amministrative del 2009: allora il partito di Farage veniva annoverato sotto la voce “ALTRI”, con percentuali vicine al 3%. Un incremento sensazionale, dunque. E a farne le spese sono proprio i Laburisti, che pur ottenendo il primo posto hanno comunque perso il 10% rispetto a 4 anni fa, e i Conservatori, che vedono volatilizzarsi circa l’8% del loro elettorato. Se poi compariamo l’esito delle elezioni con i pronostici della vigilia, si coglie tutto lo sconcerto che si sta diffondendo in queste ore nelle sedi dei Tories e dei Labour. “Non più di 40 seggi nei governi locali per lo Ukip”, veniva annunciato dai sondaggisti; e invece di seggi Farage e compagnia ne hanno conquistati <strong>147</strong> (4 anni fa ne ottennero appena 8). Gli analisti dei Labour, invece, avevano affermato che lo Ukip non avrebbe rappresentato alcuna preoccupazione fintantoché si fosse mantenuto al di sotto del 16%, quota che sembrava inarrivabile, e che invece è stata superata di ben 6 punti.</p>
<p>Ovviamente <a title="Così iniziano le dittature" href="http://www.byoblu.com/post/2011/11/26/cosi-iniziano-le-dittature.aspx" target="_blank">Nigel Farage</a> gongola, oggi, togliendosi tonnellate di sassolini dalle scarpe. Innanzitutto nei confronti di Ken Clarke, membro di spicco dei Tories, che aveva definito lo Ukip come una “<strong>combriccola di pagliacci</strong>”. E poi nei confronti del premier David Cameron, che aveva sempre sottovalutato lo Ukip e aveva definito i suoi membri dei “fuori di testa”. “Send in the clowns!” – ha subito dichiarato Farage, riciclando il titolo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Send_in_the_Clowns" target="_blank">una canzone</a> di un vecchio musical che era stata <a href="http://www.economist.com/news/leaders/21572763-how-beppe-grillo-and-silvio-berlusconi-threaten-future-italy-and-euro-send" target="_blank">utilizzata anche dall’Economist</a> per descrivere l’esito delle elezioni italiane di febbraio. “Siamo stato ingiuriati da tutti, dall’intero establishment, e ora si ritrovano tutti scioccati e sbalorditi. E <strong>bisogna smetterla anche di dire che i nostri elettori hanno votato soltanto in segno di protesta</strong>, non sapendo in realtà quali erano le nostre proposte. Essi hanno votato – ha continuato Farage – a favore dell’uscita dall’Unione Europea e dello stop all’immigrazione nel nostro Paese”. Sono proprio questi, infatti, i punti su cui lo Ukip ha incentrato la propria campagna elettorale, e quelli che l’elettorato ha maggiormente apprezzato. Secondo un <a href="http://yougov.co.uk/news/2013/05/03/immigration-and-europe-give-ukip-appeal/" target="_blank">sondaggio</a> pubblicato ieri, il 76% di chi ha votato per lo Ukip lo ha fatto perché vuole veder ridotta l’immigrazione, il 59% perché auspica un’immediata uscita dall’UE e il 47% perché si dichiara insoddisfatto dei partiti tradizionali.</p>
<p>L’antieuropeismo radicale è sicuramente il perno del partito di Farage, nato nel 1993 proprio con l’intento di <strong>abbandonare l’UE</strong>, ritenuta un’istituzione svantaggiosa per i Britannici in termini economici e pericolosa per quanto riguarda la riduzione di sovranità nazionale. Dal 2010, poi, nel manifesto dello Ukip ha assunto un ruolo fondamentale proprio la tematica relativa all’immigrazione: “non più di 50 mila immigrati all’anno”, è stato lo slogan scandito negli ultimi anni da Farage. Il che significherebbe una limitazione drastica, visto che nel 2009 l’aumento netto della popolazione britannica dovuto all’immigrazione è stato di quasi 200 mila persone. Ma lo Ukip si spinge ancora oltre: bisognerebbe bloccare del tutto, secondo Farage, le immigrazioni per un periodo di 5 anni, al fine di stabilizzare le frontiere e rafforzare i controlli; e non bisognerebbe concedere alloggi popolari o altri benefici ad alcun immigrato che non abbia già pagato le tasse per almeno un quinquennio. Per approvare queste misure, ovviamente, è necessario uscire dall’Europa: Farage propone infatti di <strong>rigettare sia la Convenzione dei Diritti Umani dell’UE</strong>, sia la <strong>Convenzione sui Rifugiati</strong>. In particolare, lo Ukip ha lanciato una durissima campagna per bloccare i flussi dei migranti bulgari e romeni che rischierebbero di invadere la Gran Bretagna al ritmo di 400 mila unità all’anno, secondo le stime dello Ukip.</p>
<p>Posizioni estreme, dunque, che mescolano euroscetticismo con nazionalismo e spesso sfociano nel razzismo. Ma sono posizioni che hanno riscosso successo presso l’elettorato britannico, che non ha rinunciato a votare Ukip nonostante i molti scandali susseguitisi in queste settimane, durante le quali alcuni esponenti del partito – che non sono risultati eletti, comunque – sono stati ritratti in pose inneggianti a Hitler, hanno pubblicato commenti antisemiti sul proprio profilo facebook, oppure sono stati accusati di aver fatto i gigolò mentre lavoravano come agenti di polizia.</p>
<p>Ora il successo dello Ukip spaventa soprattutto i Conservatori: 3/4 degli elettori di Farege proverrebbe proprio dall’elettorato dei Tories, evidentemente giudicati troppo timidi su alcune questioni care alla destra britannica. Ecco perché David Cameron è subito corso ai ripari: “<strong>Sarebbe sciocco continuare ad insultare un partito che ha raccolto così tanti consensi</strong> – ha affermato il premier britannico – Bisogna invece chiedersi perché alcuni nostri ex elettori non hanno voluto supportarci stavolta. Ebbene, questo è avvenuto perché avremmo dovuto essere più decisi sui temi dell’immigrazione, dell’Europa e delle riforme del welfare”.</p>
<p>Cameron non lo cita direttamente, ma è evidente che il tema principale è quello che riguarda <strong>il referendum sulla permanenza nell’Unione Europea</strong>. Il primo ministro <a title="La Gran Bretagna verso un referendum sull’Europa" href="http://www.byoblu.com/post/2012/11/02/la-gran-bretagna-verso-un-referendum-sulleuropa.aspx" target="_blank">lo aveva fissato</a> nei mesi successivi alle elezioni nazionali del 2015, promettendolo come garanzia in caso di una sua riconferma a Downing Street. Ma nel suo partito, soprattutto dopo il segnale inequivocabile lanciato da questa tornata elettorale, si fanno sempre più pressanti le voci di chi vorrebbe <strong>anticiparlo già al 2014</strong>. Ci sarebbe da vincere la resistenza dei Liberal-Democratici, che sembra siano contrari a questa ipotesi; ma, a quanto pare, Cameron potrebbe comunque voler forzare la mano, per non lasciar a Farage il monopolio dell’antieuropeismo.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="https://twitter.com/valentinivaler" target="_blank">@valentinivaler</a></p>
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		<title>Il pranzo di gala offerto in onore del Governo Tambroni</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 11:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Messora</dc:creator>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Fernando Tambroni]]></category>
		<category><![CDATA[michele santoro]]></category>
		<category><![CDATA[paolo becchi]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Cofferati]]></category>
		<category><![CDATA[servizio pubblico]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/BECCHI-TAMBRONI-COFFERATI-LAZANZARA.jpg" /></div>Becchi ricorda a Cofferati la natura delle proteste contro il Governo Tambroni, che causarono anche alcuni morti. Cofferati minimizza, Travaglio parla di manifestazione pacifica, ma i fatti raccontano un'altra storia. Ecco il video dell'archivio storico Rai e alcuni resoconti dell'epoca, insieme ad alcuni miei trascurabili commenti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/BECCHI-TAMBRONI-COFFERATI-LAZANZARA.jpg" /></div><div id="attachment_14862" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://www.youtube.com/playlist?list=PLimc7jftHxGWfdpNwgBQyaOykoxx_en-e" target="_blank"><img class="size-full wp-image-14862" alt="Paolo Becchi Sergio Cofferati Servizio Pubblico La Zanzara" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/BECCHI-TAMBRONI-COFFERATI-LAZANZARA.jpg" width="480" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Play list di discussione sull&#8217;intervento di Paolo Becchi a Servizio Pubblico</p></div>
<p>Nella puntata di ieri sera di Servizio Pubblico, il professor Becchi ricorda le insurrezioni genovesi del luglio 1960, nel contesto di reazione a una provocazione del Movimento Sociale Italiano, determinante per i voti del Governo Tambroni dell&#8217;epoca: quella di tenere il suo congresso proprio a Genova, città Medaglia d&#8217;Oro della resistenza.</p>
<p>Becchi chiede a Sergio Cofferati se giustifichi o meno quelle manifestazioni, quei moti che attraversarono l&#8217;Italia in quei giorni, che secondo il filosofo del diritto genovese non furono esattamente un &#8220;pranzo di gala&#8221;. Cofferati risponde che Becchi non conosce la storia della sua città, perché gli operai non spararono. Vero, ma non furono manifestazioni pacifiche, come invece ha cercato di connotarle Marco Travaglio. A testimoniarlo, anche la presenza di alcuni morti.<span id="more-14861"></span></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=n2HcGMox1wM&amp;list=PLimc7jftHxGWfdpNwgBQyaOykoxx_en-e" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-14863" alt="Scene dai moti di piazza del 25 luglio 1960" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/25luglio1960.jpg" width="479" height="272" /></a></p>
<p>Da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_di_Genova_del_30_giugno_1960" target="_blank">Wikipedia</a>: &#8221; I manifestanti si procurano attrezzi da lavoro, spranghe di ferro e alcuni pali di legno dai vicini cantieri edili, con cui colpiscono le camionette che si fermano e gli agenti a terra, mentre le forze dell&#8217;ordine iniziano ad impiegare, oltre che i lacrimogeni, anche alcune armi da fuoco. Alcune delle camionette della celere vengono incendiate. Si registra il fatto che alcuni degli esponenti delle forze dell&#8217;ordine, tra cui il comandante della celere finito nella vasca della fontana, rimasti isolati e soggetti a violenze, vengono portati fuori dagli scontri da alcuni dei manifestanti.&#8221;</p>
<p>Dunque ha ragione Becchi a ricordare la violenza degli scontri. Nella playlist, che comprende alcuni miei commenti e lo spezzone di Servizio Pubblico con l&#8217;intervento di Becchi (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=GflVfILz1u4&amp;list=PLimc7jftHxGWfdpNwgBQyaOykoxx_en-e&amp;index=1" target="_blank">si può vedere qui)</a>, ho aggiunto anche <a href="http://www.youtube.com/watch?v=n2HcGMox1wM&amp;list=PLimc7jftHxGWfdpNwgBQyaOykoxx_en-e" target="_blank">un video</a> dall&#8217;archivio storico Rai, che testimonia la natura molto poco travisabile delle proteste.</p>
<p><strong>PS:</strong> <em>Paolo Becchi è persona colta, rispettabile, onesta, sincera e talvolta fin troppo genuina, caratteristica che lo rende talvolta un po&#8217; ingenuo. E&#8217; imperdonabile, per alcuni intellettuali italiani. Su questo blog (e &#8211; credo &#8211; su altri più importanti del mio) le sue riflessioni spesso fondamentali trovano e troveranno sempre ospitalità.</em></p>
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		<title>Il capitalesimo che distrugge le nazioni</title>
		<link>http://www.byoblu.com/post/2013/05/01/il-capitalesimo-che-distrugge-le-nazioni.aspx</link>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 14:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Messora</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Gila]]></category>
		<category><![CDATA[valerio valentini]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/IlCapitalesimo.jpg" /></div>Che cosa comporta la nascita di una moneta unica all'interno di aree geografiche estese? Comporta proprio la perdita di sovranità nazionale da parte dei singoli Stati a tutto vantaggio di enti e organismi che sono sovranazionali, i cui rappresentanti non vengono eletti dalla popolazione. Questo è il nuovo "Capitalesimo": il nuovo feudalesimo cui la trasformazione del capitalismo sta volgendo il destino delle nazioni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="float:left; margin:5px;"><img width="150px" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/IlCapitalesimo.jpg" /></div><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=4R-OiC8Ln6I" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-14823" alt="Paolo Gila Capitalesimo Feudalesimo" src="http://www.byoblu.com/wp-content/uploads/IlCapitalesimo.jpg" width="480" height="270" /></a></p>
<p><strong>Paolo Gila</strong><br />
Giornalista economico finanziario,<br />
<em>autore di</em> <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833924106/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8833924106&amp;linkCode=as2&amp;tag=byoblu-21" target="_blank">Capitalesimo. Il ritorno del Feudalesimo nell&#8217;economia mondiale</a><img style="border: none !important; margin: 0px !important;" alt="" src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=byoblu-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=8833924106" width="1" height="1" border="0" /></p>
<p>intervista di <strong>Valerio Valentini</strong> (<a href="https://twitter.com/valentinivaler" target="_blank">@valentinivaler</a>)</p>
<p>Benvenuti nell&#8217;era del Capitalesimo, l&#8217;epoca del capitalismo che si sposa con il feudalesimo. Perché? Perché è in atto un intreccio tra tendenze evolutive, innestate sullo sviluppo del capitalismo tecnologico e finanziario, con altre tendenze che invece mostrano un arretramento dei diritti sociali, una perdita del potere d&#8217;acquisto da parte di una massa crescente di popolazione, da uno scivolamento del ceto medio verso il ceto basso. Insomma, la civiltà del low cost che si sta affermando e che si sposa con il capitalismo più avanzato dei mercati finanziari, dà vita a questo intreccio, a questa nuova epoca a cui si è dato il nome appunto di Capitalesimo.<span id="more-14822"></span></p>
<p>La tecnologia avanza in una società che arretra, la finanza cresce in un&#8217;ottica di deregolamentazione e in una cornice dove la sovranità nazionale degli Stati perde peso a tutto vantaggio di una sovranità dettata da organismi internazionali che se la ridono dei diritti costituzionali dei singoli Stati e che affermano degli ordini e delle regole nuove di fronte alle quali anche le nazioni, il <i>genus loci,</i> il territorio deve essere subordinato.</p>
<p>Avevamo già avuto, nel corso della seconda metà del Novecento, alcune testimonianze, come il libro di <strong>Leopold Kohr</strong>, del 1953, intitolato <a href="http://www.amazon.it/gp/product/0563371463/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=0563371463&amp;linkCode=as2&amp;tag=byoblu-21" target="_blank">&#8220;Il Crollo delle Nazioni&#8221;</a><img style="border: none !important; margin: 0px !important;" alt="" src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=byoblu-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=0563371463" width="1" height="1" border="0" />. Un titolo quasi profetico, nel quale si auspicava la cancellazione degli Stati nazionali in Europa proprio per dare vita ad organismi comunitari, sovranazionali in grado di imporre le proprie leggi, le proprie regole, a discapito della vivacità delle economie locali. Tutto per affermare un nuovo ordine che, in un certo qual modo, abbandonasse il passato. Un passato e una storia di conflitti nazionali all&#8217;interno del bacino, della scodella europea. C&#8217;è stato anche un altro libro, molto importante, di Michael Albert: il presidente delle Assicurazioni Generali in Francia nel 1987 ha pubblicato un libro dal titolo “Crollo disastro miracolo”. Un testo nel quale si auspicavano delle crisi a livello locale per fomentare, diciamo così, la nascita di un nuovo ordine tutto impostato sulla possibilità che organi comunitari, internazionali rispetto agli Stati nazionali europei imponessero la propria legge.</p>
<p>Potremmo pensare che questo sia un fenomeno tipicamente europeo, e che quindi il Capitalesimo sia un fenomeno strettamente legato al vecchio continente. Ma nel corso degli anni, in varie parti del mondo, sono in atto progetti per costituire delle monete uniche all&#8217;interno di aree valutarie ottimali. Pensiamo che dal Nafta, in Nord-America, potrebbe generarsi l&#8217;Amerigo; nel Sud-America c&#8217;è il trattato del Mercosur che spinge verso la creazione di un&#8217;area di scambio unica e integrata; i Paesi del Centro-America sono orientati a creare un&#8217;area legata al Celac; e infine nei Paesi del Golfo Arabo c&#8217;è un progetto per costituire il Gulfo, una moneta in grado di raccordare e unire le tendenze di almeno sei Paesi.</p>
<p>Che cosa comporta la nascita di una moneta unica all&#8217;interno di aree geografiche estese? Be&#8217;, comporta proprio<strong> la perdita di sovranità nazionale</strong> da parte dei singoli Stati a tutto vantaggio di enti e organismi che sono sovranazionali, i cui rappresentanti non vengono eletti dalla popolazione – pensiamo ad esempio in Europa al Consiglio Europeo, pensiamo alla Commissione [Europea], che rispetto al Parlamento Europeo di Strasburgo o di Bruxelles hanno tutto il vantaggio di una priorità legislativa in barba, diciamo così, alla volontà della popolazione. E quindi abbiamo la nascita di nuove signorie fondiarie, dove investitori dalla potenza finanziaria smodata e ingente hanno davvero la possibilità di entrare e uscire dai mercati senza rispettare le regole degli Stati nazionali, senza avere, diciamo così, delle occasioni di regolamentazione, dal momento che il mercato – si dice e si propugna – è libero e gli operatori hanno e devono avere la possibilità di crescere senza barriere.</p>
<p>Ma cosa c&#8217;entra tutto questo con il Feudalesimo? Be&#8217;, c&#8217;entra e molto. Perché la ricchezze che vengono create a livello finanziario vengono molto spesso riparate in società <i>off-shore</i>, nei paradisi fiscali, con un metodo molto praticato che è il Trust. Il Trust è un istituto giuridico che consente di trasferire la proprietà, la ricchezza ad un, diciamo così, prestanome, ad un <i>trustee</i>, che per nome e per conto del titolare la ricchezza la gestisce con un patto fiduciario, secondo quello che è un criterio di riservatezza, secondo quello che oggi è stato più comunemente definito da molti critici, da molti osservatori, come una tecnica oscura. Be&#8217;, diciamo che il Trust è uno strumento legale che consente di parcheggiare ricchezze in diversi Stati; le tecnologie consentono di trasferire queste ricchezze da un capo all&#8217;altro del mondo senza sgambetti, senza possibilità di essere visionati e supervisionati da enti di controllo. Insomma, la rete tecnologica del capitalismo più avanzato presta il fianco alla valorizzazione del Trust, uno strumento giuridico che, ricordiamolo, è nato agli inizi dell&#8217;anno 1000. In piena epoca feudale, i cavalieri, i nobili che partivano per le Crociate, conferivano, attraverso un patto fiduciario ad un <i>trustee</i> le proprie proprietà, le proprie ricchezze, perché a loro volta questi fiduciari potessero gestirle per conto degli eredi, nel caso in cui questi nobili non ritornassero dalle Crociate in Terra Santa.</p>
<p>Bene, nel corso degli anni, di 900 anni e forse anche più (dal 1066, quando pare che il primo Trust sia nato, proprio in un&#8217;isola della Manica dove vigeva la consuetudine di scrivere i trattati e gli atti) bene, il trust ha resistito per tutti questi anni, è avanzato, e oggi è, diciamo così, il vero strumento con cui non tanto e non solo i nobili e gli aristocratici dal sangue blu, ma anche i nuovi ricchi e le nuove oligarchie trovano il modo di parcheggiare le loro ricchezze e di portarle nei paradisi fiscali. Uno strumento giuridico che appunto nasce nel Medioevo, si tramanda nel corso dei secoli e oggi viene impiegato da moltissime persone, non tanto e non solo i ricchi, i nobili di allora, ma anche i <i>parvenu, </i>coloro che attraverso le reti telematiche, attraverso le risorse, attraverso le attività di intermediazione e di attività sui mercati finanziari hanno trovato il modo di arricchirsi e di pensare a come gestire in piena riservatezza le ricchezze che hanno creato.</p>
<p>Per questo credo che la tesi del Capitalesimo, pur essendo una tesi forte, è una tesi che è condivisa dagli atti, dai fatti, ed è supportata da una serie storica numerosa di prove e di fatti che non sono più dei sospetti, non sono più degli indirizzi, ma sono delle prove certe. Il capitalismo si è fuso con un istituto giuridico medievale per dare vita e forza ad una salvaguardia delle ricchezze a discapito dei principi democratici inneggiati dalla Rivoluzione Francese, i principi di libertà, uguaglianza, fraternità, ma potremmo dire anche al diritto della sovranità di ogni nazione di potersi dare una politica di indirizzo, anche a livello monetario: di poter cioè gestire la propria libertà di regime fiscale, di regime monetario, come fanno alcuni paesi, ad esempio la Gran Bretagna, che ha deciso di restare fuori dall&#8217;Euro, di poter battere moneta, di decidere in autonomia quale regime fiscale applicare all&#8217;interno del proprio Paese senza dover rendere conto a organismi internazionali, sovranazionali, come purtroppo – qualcuno dice per fortuna – stanno facendo i Paesi dell&#8217;Unione Europea.</p>
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