Ieri abbiamo parlato di ciclo dell’acqua, di bistecche e di scorregge di mucca. Vi siete e vi state ancora confrontando, civilmente e con argomentazioni valide, apportando considerazioni e dati utili. Meglio, molto meglio di un qualsiasi dibattito televisivo, anche se bisogna ammettere che ci vuole poco. Questo è il modo di tenere un blog che mi piace.
Giuseppe scrive che, al di là di tutto, ognuno può contribuire a diminuire l’offerta di allevamenti intensivi e lo spreco delle risorse. Come? Mangiando biologico per abbattere l’uso dei pesticidi e degli insetticidi. Rivolgendosi alle migliaia di piccole aziende, mulini, allevatori delle nostre campagne. Non comprando la carne nei supermercati ma da un macellaio che vi spieghi da dove arriva e cosa hanno mangiato gli animali, perché il mais indebolisce l’intestino delle vacche il quale diviene più vulnerabile ai batteri come l’Escherichia Coli, che attraverso le feci finiscono nelle falde acquifere e inquinano i campi. Consumando latte crudo di agricoltori locali, perché nel latte imbustato aggiungono proteine chimiche. Evitando formaggi e mozzarelle che abbiano tra gli ingredienti E250, conservanti, acidificanti perché sono industriali. Non comprando verdure imbustate: contengono sostanze chimiche e cere, e perdono le loro proprietà dopo 2 giorni. Acquistando frutta e verdura dai fruttivendoli, possibilmente a KM0. Pane e cereali integrali, legumi del territorio e così via.
Fantastico, dico davvero. Non vedo l’ora di uscire di casa e andare dal mio contadino di fiducia a prendere qualche uovo fresco, ancora sporco del culo della gallina, come faceva mio nonno quando ero piccolo. Peccato che io sotto casa non abbia un contadino di fiducia, e non abbia neppure un nonno. Già: ora vi spiego come vive un cittadino di una grande metropoli.
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