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Da Sarkozy a Prodi, passando per l'Afghanistan e per la Cina

Romano Prodi Nicolas Sarkozy Dagong Afghanistan Giampaolo Di Paola Cina

 Ci sono morti e morti. Se i morti muoiono in Afghanistan e sono italiani, un po' di cordoglio basta e avanza. Se poi la notte prima c'è il Bunga-Bunga, la mattina dopo Berlusconi è stanco e non va neppure ai funerali. Se i morti invece sono francesi allora la questione cambia: Sarkozy spedisce il ministro della Difesa e il capo di Stato Maggiore a Kabul per verificare se ci sono ancora le condizioni di sicurezza. Come se la parola sicurezza e la parola guerra potessero stare nella stessa frase. E infatti, di questi tempi in cui non si può più nemmeno tirare una sberla a un bambino, nemmeno se si chiama Erika e colleziona coltelli da cucina, per indorare la pillola non la chiamano guerra, ma "missione di pace". Loro non ce l'hanno mica con nessuno. Cioè, vogliono solo ottenere la pace. E come la ottengono? Con la guerra, certo. Ma allora dov'è la differenza? Tutte le guerre sono finalizzate ad ottenere la pace: infatti si fa una guerra per vincerla e creare una nuova pace dove i vincitori fanno quel cavoloche vogliono e gli sconfitti subiscono senza rompere i maroni.

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TUTTO BYOBLU 2011 - Il film di un anno di videoblog

TUTTO BYOBLU 2011 - Il Film di un anno di Videoblog. Claudio Messora Byoblu.Com

 L'anno scorso, di questi tempi, elencavo tutti i risultati raggiunti nel 2010. Mi sembrava di avere fatto molto. Credevo che fare meglio, continuando a lavorare da solo, sarebbe stato difficile. Tuttavia da giovedì, quando ho iniziato a montare "Tutto byoblu 2011 -  Un anno di storia di questo paese letto attraverso le esclusive immagini del videoblog", mi sono reso conto di due cose. La  prima è che, in dodici mesi, tutti quanti insieme (mi riferisco a tutti i cittadini italiani) ne abbiamo veramente passate di cotte e di crude. Sapete com'è... spesso si tende a dimenticare. Per questo, ogni tanto, è utile mettere in fila i ricordi e prendersi un paio d'ore per riguardarli. La seconda cosa è che... caspita, sì: sono riuscito a fare meglio. E credetemi se vi dico che non so come ho fatto. La mia idea di me stesso è che ci sia veramente tanta gente che ne sa molto più di me, e che magari è anche capace di esprimersi in maniera più civile. Anche se vi confesso che, a riguardare il film del 2011, mi viene da dire: "però, ...forse non è tutto da buttare".

  Ho fatto un po' di conti. Viene fuori che nel solo 2011 i video del blog sono stati visti oltre 3 milioni di volte, con un incremento del 70% rispetto all'anno precedente. Tra il blog e la mia pagina pubblica facebook, i quasi 400 post che ho scritto, per un totale di 2 milioni e mezzo di caratteri battuti, sono stati letti 10 milioni di volte. Sono risultati che vanno letti alla luce degli sforzi e delle fatiche di un uomo solo. Ma voi avete fatto ancora meglio: tra i 60 mila iscritti ai vari feed e i 3/4 milioni di visitatori occasionali, avete scritto oltre 40 mila commenti per un totale di 6 milioni di battute. Complimenti!

 Essere un one man band ha indiscutibili vantaggi: il principale consiste nel poterti alzare la mattina e dire e scrivere quello che vuoi. L'onestà delle idee paga. Purtroppo non deposita i suoi compensi sul conto in banca, dal quale anzi preleva i suoi costi vivi, che sono elevatissimi. Perfino dove in teoria sei almeno rimborsato delle spese, come in televisione, riesci ad andare sotto. Magari perché perdi un treno e quello successivo te lo devi pagare. Oppure perchè devi fare fattura e i rimborsi, se hai il tempo di emetterla e ti ricordi di inviarla, li vedrai a 60 giorni. E poi ci sono gli imprevisti: perdi un caricabatteria, devi fermarti un giorno in più, hai bisogno di vestiti nuovi. Insomma, anziché farti guadagnare, portare la tua voce e quella dei tuoi lettori nei salotti televisivi aggrava solamente le tue spese. E poi c'è tutto il resto. Non serve neppure che ve lo dica (il server, le attrezzature, la fibra ottica per trasferire gigabyte di video ogni giorno...). E' il prezzo della libertà, bellezza!

 Anche quest'anno, come l'anno scorso, se siete soddisfatti di quanto è stato realizzato nel corso del 2011, vi chiedo di farvi e di farmi un regalo di Natale: sostenere il 2012 di byoblu.com. Non serve mettersi a disposizione nè dare pur utili consigli. A titolo di esempio, oltre un anno fa un gruppo di ragazzi volenterosi si è messo a disposizione per una nuova versione del blog. Come è logico che sia, la buona volontà nulla potendo contro gli impegni familiari e di lavoro, il blog è ancora questo, pur con tutti i suoi limiti (a proposito: vi saluto, vi ringrazio e spero che presto il vostro generoso impegno dia i frutti attesi). Servono soldi.

 Il blog rallenterà durante le vacanze di Natale, per darmi modo di recuperare energie e di pianificare nuove attività. Nel frattempo, questo post resterà in evidenza. Presto pubblicherò una grafica che mostrerà l'obiettivo da raggiungere e la distanza ancora da colmare. Per contribuire a tenere aperto byoblu.com, sponsorizzando un nuovo anno di videoblog, potete usare uno dei modi che potete vedere cliccando qui.

 Chi volesse avere il video del 2011 in dvd, magari per farlo vedere ad amici e parenti, può farmene richiesta scrivendomi direttamente: byoblu@byoblu.com. Fatte salve le spese vive di realizzazione e di spedizione, il resto sarà a donazione libera. 

  Non mi resta che augurare a tutti buone feste. E dimenticatevi per qualche giorno del grande e faticoso lavoro che ci aspetta, nell'attesa di capire se e come saremo in grado, io e voi, di realizzarlo insieme.

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Almeno fatti pagare

A cosa serve internet? Claudio Messora Byoblu Byoblu.Com Rete Fibra Ottica Internet Dowload Upload Latenza Digital Divide

 Se il Governo Berlusconi era il governo del "Grande Fratello", qui siamo passati a "Carramba Che Sopresa!". E non so se è un passo avanti. Alla conferenza stampa di presentazione del piano "lacrime e sangue" (il nuovo format Endemol che sta già sbancando, letteralmente parlando) ieri mancava solo che arrivasse all'improvviso l'ex ministro del lavoro greco, Louka Katseli, cacciata dal suo partito per non avere votato contro l'articolo 37 del maxi provvedimento di austerity, correndo ad abbracciare la Fornero in lacrime, Kleenex alla mano, in una cascata sberluccicante di polvere di stelle e cento violini a incrementare il pathos. Oppure avrebbero potuto fare un collegamento via satellite con il "Congreso de la Nacion Argentina" (il parlamento di Buenos Aires), per avere un po' di conforto da chi ci è già passato. Dovevano solo ricordarsi di evitare tassativamente il televoto. Sono leziosità da vecchio paese democratico che non si usano più già da un pezzo.

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La terza guerra mondiale della Merkel

Terza Guerra Mondiale Angela Merkel Nicolas Sarkozy Third World War Claudio Messora Byoblu Byoblu.Com

 Nel teatrino della consegna della letterina di Babbo Natale di Silvio Berlusconi al vertice dei 17 capi di stato dell’Eurogruppo, c’è una frase della Merkel che è passata abbondantemente sotto traccia: “Se cade l’euro cade l’Europa. Nessuno prenda per garantiti altri 50 anni di pace in Europa”. E Nicolas Sarkozy ci è andato giù ancora più pesante: "L'Europa è il continente che ha conosciuto le guerre più barbare al mondo, e non sono accadute nel Medioevo, ma nel XX secolo, per ben due volte. [...] Lasciare distruggere l'euro è prendersi il rischio di distruggere l'Europa. Colore che vogliono distruggere l'euro si assumeranno la responsabilità di riaccendere i conflitti nel nostro continente".

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Il corpo di Gheddafi: prendete e mangiatene tutti.

Muammar Gheddafi Morto Ucciso Morte uccisione Esecuzione Libia Rivoluzione Claudio Messora Byoblu Byoblu.Com

 E' morto Gheddafi. E' morto ammazzato. Brutalmente. E' morto come muore una gazzella circondata dai leoni. Forse peggio. Spaventato. Implorando. E' morto senza i trucchi di scena. E' morto così com'era. Nudo. Svestito perfino della sua alterigia. Non ha pronunciato nessuna frase storica. Non ha detto "Vi faccio vedere come muore Muammar Gheddafi". Quattrocchi era stato più eroico. O forse più fortunato, ammesso che vi possa essere fortuna nella morte. La morte è una livella: svela il "comune mortale" che alberga nella divinità. I telefonini impietosi la ritraggono. La rete la rimbalza ovunque, in tempo reale, immortalando la caduta degli dei, svelandone la finzione, come potrebbe accadere se si entrasse in uno studio televisivo e si trascinassero fuori i conduttori, gli ospiti, i divi, materializzandoli in una piazza e mostrandone le reali sembianze.

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