La morte in diretta
Il branco feroce intorno a una ragazza. Chi la prende a calci, chi
scatta foto, chi le rovescia addosso enormi pietroni.
Lei cerca di proteggersi il capo, sempre più flebilmente. Si raggomitola su se stessa, ma lo fa ormai senza convinzione. Al branco non ci vuole molto. Sono come
Piranha. Hanno solo zanne e nessuna parvenza di umanità.
Pochi secondi, e la ragazza diviene un sacco vuoto, inerte, afflosciato in un lago di sangue. Era
colpevole. Aveva la colpa di essere nata in un luogo sbagliato, in un tempo sbagliato, e di avere incrociato
il branco.
Aveva 17 anni, si chiamava
Dua Khalil Aswad ed era originaria del villaggio di Bahzan, nell'Iraq del nord. Sembra sia stata giustiziata per essersi convertita all'Islam dalla sua fede religiosa, lo
Yazidismo -
una religione praticata da mezzo milione di persone per lo più nei dintorni della città di Mossul, in Iraq - allo scopo di sposare un ragazzo musulmano sunnita.
Mi chiedo quanto tempo servirebbe a noi per ripiombare nel medioevo più buio, se ci togliessero la televisione, internet, il pane e i nostri cappotti caldi. Me lo chiedo, ma voglio fingere di non saperlo.
Benvenuti nel XXI secolo.