Si possono liberalizzare le licenze dei taxi o delle farmacie. Si possono liberalizzare gli orari degli esercizi commerciali. Si può liberalizzare la scelta dei fornitori di carburanti da parte dei gestori delle pompe di benzina e si possono vendere immobili e proprietà comuni. Ma ha senso liberalizzare i servizi più delicati ed essenziali, quelli che incidono profondamente sull'equilibrio instabile dove oscillano, in stato di perenne precarietà, i nostri pochi diritti? Non ci sono settori i quali, rappresentando intrinsecamente l'identità stessa del concetto di Stato, dovrebbero uscire dalle logiche di mercato ed essere esclusivo appannaggio della scienza che governa i rapporti tra i diritti individuali e collettivi, e che si fa garante del loro rispetto? E' giusto
privatizzare le carceri? Si potrebbe mai pensare di liberalizzare le Forze dell'Ordine? Si potrebbe mai liberalizzare un intero potere dello Stato, che so: la magistratura? In fondo, secondo un certo pensiero, sono tutte voci di costo che meglio potrebbero essere gestite da un privato.
E poi: perché "
meglio"? Per quale motivo, se la gestione di una funzione pubblica costa "
x", il suo affido a una società privata dovrebbe farla costare "
x-n", considerato inoltre che per comprendere la reale entità del "taglio" è necessario sommare alla differenza tra il vecchio e il nuovo costo (
n) anche i guadagni del nuovo gestore?
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