Italiani in fuga.


Ci sono parole intraducibili, perchè esprimono un concetto che non si può descrivere in un’altra lingua se non accostando tra loro due o più vocaboli. Viceversa, ci sono parole che sottendono un concetto che si perde nella notte dei tempi, per il quale ogni cultura ha il suo vocabolo equivalente. Una di esse è la parola amore. L’amore per la propria terra ha qualcosa di molto simile all’amore per la propria madre. Da entrambe veniamo, e da entrambe il separarsi è un dolore straziante e interminabile. Io lo conosco bene, avendolo vissuto due volte. Si può emigrare clandestinamente o con un sigillo reale sul passaporto. Si può farlo volontariamente o essere espatriati. Si può essere motivati dalla fame, oppure dal dolore che si prova nel vedere la madre patria sprofondare in un degrado senza fine. In tutti i casi, quale che sia la casa che si abbandona, si cade preda di una malinconia senza fine, la stessa degli italiani partiti con una valigia di cartone; degli egiziani laureati, venuti in Italia ad aprire ristoranti e pizzerie; probabilmente dei russi, degli albanesi, dei marocchini… Accomunati dall’amore per la loro terra. In arabo amore si dice habibi. Se guardate il video lo sentirete spesso.

Ho ricevuto una lettera e la pubblico. E’ la storia di Stefania e di suo marito, imminenti emigranti per dolore. Una nuova malinconia fotografata sul punto di nascere. Un’altra Amara Terra Mia cantata nel vento, imbracciando una chitarra. Due voci nuove, ma la stessa identica melodia di sempre.

Datele torto voi, se credete. Io non me la sento.

Ciao Byoblu,
complimenti per il tuo “giornalismo” controcorrente e veramente prezioso. Spero di essere breve e poco tediosa per te.

Mi chiamo Stefania e sono una docente di liceo. Ti scrivo da Roma. Mio marito, scandinavo, lavora per un’industria farmaceutica italiana. Fino a quest’anno “amavamo” l’Italia (nonostante tutto) e abbiamo lottato per migliorare le cose: volontariato (tra l’altro adesione ad un gruppo d’acquisto solidale con appoggio diretto ai piccoli contadini bio), attenzione all’ecologia (adesione al fotovoltaico e solare, raccolta differenziata e compost, uso del trasporto pubblico o della bicicletta…), impegno sociale e “politico” (anche personalmente nell’impegno lavorativo: come docente sono cosciente di veicolare modelli e pensieri ai miei allievi). Ma dopo le ultime ferie passate per l’ennesima volta nei paesi scandinavi ed in Germania… questa volta ci si è “spezzato” definitivamente qualcosa. Non sono di certo io che ti devo spiegare come diversamente funziona lo Stato e la società oltralpe…

Insomma, lavoriamo tutti e due, abbiamo una casa… per carità non ci manca nulla… ma quest’anno abbiamo deciso di lasciare l’Italia, probabilmente per sempre, e di ricominciare da capo con un nuovo lavoro, una nuova lingua, un nuovo orizzonte sociale e di aspettative. Ci rendiamo conto della peculiarità della nostra condizione e scelta… le nostre famiglie non capiscono, infatti, visto che non siamo disagiati economicamente, che abbiamo il fatidico e tanto bramato lavoro a tempo indeterminato (benché pagato al minimo possibile, come d’uso da queste parti), e che potremmo impoverirci, invece, a ricominciare da capo in un paese nuovo (pensiamo in Baviera o nella Foresta nera… più che altro per ragioni climatiche).

E’ semplicemente l’odore nauseante e appiccicaticcio della decadenza e di una strisciante barbarie di ritorno che si respira sempre di più; la noia di rivedere applicate ad libitum le teorie di Le Bon sugli spacciatori di illusioni, con quel che ne consegue in termini di ricerca dei “capri espiatori”; l’orizzonte incredibilmente miope e ristretto delle scelte economiche, energetiche e, dunque, politiche, inevitabilmente segnato dalle banche e dalle lobbies, per il II paese più indebitato al mondo e felice di esserlo. La certezza assoluta che ciò cui assistiamo ora, sia appena solo l’inizio della serie di shock opportunamente approntati per aprire definitivamente a politiche economiche apertamente e noiosamente “friedmaniache” (intendo Milton Friedman)… per non dire, il disgusto di essere rappresentati da una cotale classe dirigente (identica a destra e sinistra, visto il triste “baratto” di cui si sono resi protagonisti ed impermeabile a qualsiasi ricambio generazionale), di cui mi vergogno come un’appestata ogni volta che mi trovo all’estero, per non dire, e ciò mi riguarda più personalmente, lo scempio continuo delle “bellezze” artistiche e naturali perpetrato impunemente, il fatto di “ospitare” uno stato monarchico straniero, che della dimensione del sacro ha perso persino la memoria, ma verso cui non finiremo mai di versare le decime… e potremmo, come sai, continuare…

Perché ti scrivo, invece di parlare con lo psicanalista? Mi chiedo solo, se questa scelta non sia pura vigliaccheria, abbandono della lotta, invece che la scelta saggia del topo che lascia la nave che affonda. Ti scrivo per gridare a qualcuno la verità, perché ne ho bisogno… perché mi sento derubata del sentimento di “patria” che una volta, in qualche modo, provavo e che ho perso per sempre, fino a provare disgusto per questi italiani, orribilmente invecchiati e sfigurati da più di venti anni di televisione cainana, che vivono ben al di sopra delle loro possibilità esibendo il più possibile cellulari e SUV, ma mangiando latte e biscotti la sera (il tubo non riuscirà a cambiare le cose, tantomeno a breve: una volta dovevi cercare un ago – l’informazione- nel pagliaio, oggi lo devi cercare fra miliardi di aghi!).

Mi fermo qui, per non abusare della tua pazienza… tu continua, dato che sei ora un modello per molti che ti seguono.

Ti prego di non pubblicare la mia mail, o almeno di emendarla dalle parti che mi possano “identificare”. E se hai letto fino qui, ti ringrazio, è già molto.

Stefania P.

Video allegati

 

Amara Terra Mia – Domenico Modugno
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48 risposte a Italiani in fuga.

  • 39

    Condivido il sentimento di Stefania anche se, come qualcuno ha già realizzato è un gran peccato che un docente così etico e ben preparato getti la spugna, ma capisco…Sono del 63, divorziato, e con figlio di 11 anni fatti proprio oggi, col lavoro….beh, lasciamo stare…Per i prossimi dieci anni sarò impegnato a fare la mia parte di padre e contestualmente continuerò a “portare il verbo” su etico e sostenibile. Una sezione del mio sito è dedicata a questi argomenti e man -mano che trovo del tempo aggiungo materiale trovato in rete per amplificare i punti di accesso alle informazioni, …un gioco di specchi a sostegno di quel che credo sia la “via migliore” per vivere……faccio questo (che è ben poco comunque) perché mi rendo conto che dare la colpa agli altri, pure a chi ci ha governato, ci governa e ci governerà non serve: gli altri siamo noi, e sono i nostri comportamenti, le nostre abitudini, i nostri acquisti, la reale parte debole, il tallone d’ achille che dà la condizione a chi ci governa di avere un terreno fertile per perpetuare nella loro logica. Loro fanno quel che noi ………lasciamo fare (!).Trascorsi questi dieci anni mio figlio sarà più grande e, finalmente, potrò anch’ io guardarmi attorno e trovare un paese dove andare a vivere…. dovrò a quasi sessant’anni rimettermi in gioco… ma ne varrà la pena.

  • 38

    @nredo b.quoto e condivido in pieno il tuo ragionamento…. è quello che pian piano è maturato nella mia testolina…. questi dormono, ed io sono nel loro mucchio… finchè rimango devo condividere/subire quel poco che ne esce…Fuori dell’ italia… la vita scorre…. ogni BUONA novità se è etica, ecosostenibile, conveniente, viene istantaneamente applicata, ogni vantaggio che dia benessere e qualità di vita viene presa in serissima considerazione. Quì > muro di gomma o enorme fatica per delle briciole di innovazione, …per le briciole… che miseria!, …politica ed intelletuale intendo.@crissgrazie della sferzata di ottimismo che traspare dal tuo intervento, chi come mè ha già innescato il conto alla rovescia > ringrazia!

  • 37
    disallineato

    E’ vero, da un certo punto di vista, la scelta di lasciare l’Italia può essere percepita come una “scelta vigliiacca”; è anche comprensibile, anche se non sempre condivisibile, lo stupore e la “rabbia” che si percepisce in certi commenti, mi riferiferisco principalmente al fatto che abbiano entrambi il tanto agognato posto fisso. Essendo nelle stesse condizioni, e condividendo molto di quello scritto dalla signora Stefania vorrei focalizzare l’attenzione anche su un altro aspetto: il coraggio. Si perchè sembra che pochi si siano soffermati a domandare quanto coraggio occorre per fare una scelta del genere, lasciare casa e lavoro sicuri per rimettersi in gioco completamente in un altro paese. Semplicemente credo che non so chi abbia bisogno di maggior coraggio se un “disoccupato” o un “occupato/indeterminato”, o si crede forse che il maturare di questa necessità di “evasione” sia avvenuta, per così dire, “dal giorno alla notte”? Che non sia invece un percorso lungo e doloroso che, nonostante i nostri innegabili “privilegi” (in Italia oggi è un privilegio essere sottopagati a tempo indeterminato), è maturato fino a sfociare all’abbandono dell'”amara Terra”. Io per il momento rimango, ma lo faccio per coraggio o per vigliaccheria?

  • 36

    E’ la prima volta che scrivo qui e mi piacerebbe salutare Claudio e tutti gli altri. Io sono la moglie di gnubit e sono brasiliana, per quasi 10 anni ho vissuto in Italia e sono pronipote di italiani che hanno lasciato l’Italia alla fine dell’ottocento in cerca di una vita migliore in Brasile. Agli italiani “piace” emigrare, è solo un’altra ondata, i meglio partono, adesso, una volta erano i più disperati (compresi i miei bisnonni) ora chi non ha impedimenti (famiglia o carriera troppo esclusiva) e ha un po’ viaggiato sa che c’è di meglio e quindi si butta in questa avventura. Non temiate l’emigrazione, è un’esperienza da fare, io ho lasciato il Brasile per amore non per un futuro migliore – ma credo che il futuro migliore per me sia dove c’è l’amore quindi ho fatto la cosa giusta – ma ora che ci son tornata ora che ho avuto bisogno del mio Brasile in cose che l’Italia non mi ha mai dato ne permesso di ottenere, ora capisco che vuol dire lasciare una terra che da speranze, e forse l’Italia non da le speranze che molti hanno bisogno, mentre in mio paese si. Chi vuole venire sarà benvenuto :)saluti

  • 35
    Drey

    davdapovig non commento la tua risposta, altrimenti verrebbe troppo lunga e non lo leggeresti -.-

  • 34
    gnubit

    Pienamente d’accordo con la lettera, anche perchè io l’ho gia fatto.Ho come aggravante una moglie extracomunitaria e ne ho le ..lle piene di fare la fila per il permesso di soggiorno, di spendere annualmente euro su euro per un “diritto”.Quindi sono “emigrato”, ricomincio da tre, perchè ho la fortuna che i miei suoceri ci hanno dato un aiuto immenso nel porre le basi da cui ripartire.Mi spiace, sono sempre stato orgoglioso di essere italiano, ma ho due figlie (ora) e non credo che l’Italia sia il paese dove voglio farle crescere.Sarei disposto a lottare all’infinito perchè l’Italia diventi un paese migliore, ma non ho più così tanto tempo.Per Stefania un unico consiglio, vai. Io ho aspettato anni nella speranza che “cambiasse” per poi capire che perdevo solo tempo.Per Franco Oi eu tambem posso ajudar?

  • 33
    ilkristallo

    ilkristallo

  • 32
    Iris

    Sono appena rientrata e ti sto gia leggendo…per non rimanere indietro…e diventare vecchia, piu della mia karmica anima….  :)

    Sono felice che tu abbia pubblicato questa lettera e ti ringrazio.

    Puo aprire gli occhi non a tutti, ma a molti.

  • 31
    Drey

    aspettare che cambi è come guardare una torta ed aspettare che di sua spontanea volontà si tagli e ti entri in bocca…ma cosa mi hanno messo nel bicchiere? O_O ultimamente faccio un sacco di metafore…. XD

  • 30

    Se volessimo ancora infossarci sulla metafora degli scacchi (che inizialmente mi era piaciuta parecchio ma che in effetti non calza molto…) direi che qui si gioca con un pedone contro un esercito di re e regine, ognuno con il suo bel pedone di colore differente.Ma lasciamo perdere la metafora ed andiamo al concreto: non è di oggi o ieri la notizia che in Italia si arriva a tutto 20 anni dopo agli altri, tant’è vero che i cellulari da noi sono ancora in evoluzione e costante aumento mentre nel resto del mondo cosiddeto civilizzato li svendono come vecchiume in favore di apparecchi collegati al WiMax gratuito ed a copertura ormai quasi nazionale (per dirne una, ma c’è l’esempio del fotovoltaico obbligatorio per le nuove abitazioni e le strutture a risparmio energetico previste per legge in paesi neanche troppo lontani dal nostro).Questo costante conservazionismo viene da due aspetti principali che l’Italia non si scrollerà MAI di dosso fin quando permarrà nell’indole degli italiani il bisogno di rifugiarsi in una mentalità ristretta e retrograda, fotografati dalla sig. Stefania nella sua lettera. (e cji vuole intendere intenda… quegli altri in roulotte. XD).Purtroppo non è un’altra “metafora” parlare di risveglio… magari lo fosse.Perchè quando basta uno pseudo-esperto prezzolato che parli in una TV privata dei benefici dei termovalorizzatori per convincere un popolo che sia giusto ed inevitabile farli, significa che c’è del sonno… atavico… significa che non basterà una sveglia o una scrollatina che venga da YouTube. Io continuo a sperarlo, ma sognare di stare in un bel paese è veramente troppo bello per qualcuno per ammettere che invece siamo molto più simili all’Egitto che alla Svezia o alla Norvegia.

  • 29
    gerardo

    un grazie va abyoblu che da a noi l’opportunita’ di scrivere su suo blog,un grazie di cuore a stefania e suo marito per il coraggio di aver scritto una parte della loro vita rendendola pubblica,un grazie a tutti quelli che hanno risposto alla lettera di stefania.”ieri,oggie domani”—–“ieri “emigranti”—oggi”clandestini”——domani”villaggio olimpico”……venivano c hiamati emigranti chi con coraggio prendeva il suo cartone e’ lasciava la sua patria per avere un futuro fatto di speranza.oggi vengono chiamati clandestini che arrivano nella nostra patria con la speranza di chi vuole cercare di vivere dignitosamentema dove la maggior parte vengono presi e sfruttati .il domani cosa ci puo’ essere per noi che crediamo ancora alle menzogne che ascoltiamo e leggiamoin tv-giornali.io ho scritto villaggio olimpico per la semplicita’ di chi ha avuto la fortuna di vivere una bellissima esperienza puo’ dare un giudizio incontestabile.mettere aconfronte le varie espèrienze etniche sara’ la vera medicina chew potra’ dare a tutti noi la certezza di vivere cdignitosamente.a tutti dispiace che stefania abbia preso una decisione non condivisa ma rispettare la sua decisione sara’ per noi l’inizio di un grande villaggio olimpico che trasmettera’ a tutte quelle persone che vogliono una vita piu’ serena ,il profitto non portera’ non dara’ mai gli stessi risultati che provengono dal sociale.mettersi a confronti con altri e’ la medicina giusta.”un mondo senza poverta’”–di muhammad yunus nobel della pace 2006.

  • 28
    anna

    Ciao Stefania, io non credo che gli italiani siano tutti così! Ci sono tante persone che vorrebbero reagire, ma non hanno gli strumenti o la possibilità di farlo e allora penso che chi ce l’ha debba usarli anche per loro! In fondo questo è vero volontariato, perchè sai tutto il resto (anche io faccio volontariato in un’associazione) serva più a noi stessi che agli altri. Non voglio convincerti a non andartene, perchè è giusto che ognuno decida della propria vita, però credo che se hai avuto la forza di scrivere quella lettera, in fondo, in fondo anche tu non ne sia profondamente convinta. L’italia è un paese straordinario, ma sono un bel pò di anni che è in difficoltà e la parte sana del paese non riesce a trovare la forza di reagire! Manchiamo di classe dirigente, e penso che in questo particolare momento ci sia bisogno di gente in gamba come voi. Credo che questo sia il momento, per chi se la sente, di impegnarsi in politica attivamente! La politica non va confusa con le persone che la fanno, che in questo particolare periodo storico non brillano di cert! In un mondo globalizzato, per gente impegnata come voi scappare un pò più a nord non credo sia la soluzione!  Stefania non pretendo di averti convinto a rimaner, spero solo di farti riflettere sulla responsabilità di abbandonare un paese che ami e che ha sicuramente bisogno di voi!

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