
In america nel
2000 sono morte
2.403.351 persone. Di queste, quasi
98.000 per
errori medici ospedalieri. I morti per i cosiddetti
preventable errors, gli errori di cui si poteva fare a meno, sono più del doppio rispetto a quelli dovuti agli
incidenti stradali (
43.458), al
tumore al polmone (
42.297) o all'
AIDS (
16.516). Lo dice l'
Institute Of Medicine (IOM) in una storica pubblicazione che tenta di rompere il
tabù corporativo: "
To Err Is Human: Building a Safer Health System" - Errare è umano: costruzione di un sistema sanitario più sicuro.
Esiste un'altra versione. Quella
governativa, quella rassicurante. A stilarla è il
Centers for Disease Control and Prevention (CDC), agenzia dell'
United States Department of Health and Human Services. Cosa fa il CDC? Prende quegli oltre 90.000 morti e dice che
solo 3.291 sono da attribuirsi ai cosiddetti
Adverse Effects, ovvero gli errori medici ospedalieri così come classificati dall’
International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems. Gli altri li spalma tra gli
Unintentional Injuries (infortuni accidentali) e li classifica tra le cadute, gli avvelenamenti, i colpi accidentali di arma da fuoco e così via.
Accade dunque una cosa curiosa. Da una parte abbiamo l'
IOM che dice
"98.000 casi di morte imputabili a malasanità". Morti cioè
evitabilissime. Dall'altra arriva il
CDC e a colpi di machete riduce i casi ad appena
2.391! Fino a
30 volte di meno!
Come mai? E' ragionevole pensare ad un
conflitto di interessi? Sul piatto c'è molto di più che una semplice statistica: dove c'è un morto che avrebbe potuto essere ancora vivo, se l'apparato ospedaliero avesse funzionato a dovere, ci sono infatti precise responsabilità legali. Ci sono
poltrone e
cariche politiche che potrebbero saltare. E soprattuto ci sono
pazienti che, se correttamente informati, potrebbero
evitare di farsi curare. Meno pazienti: meno ricavi!
E in
Italia? Se negli Usa la situazione informativa al riguardo appare quanto meno
deficitaria, nel nostro paese -
manco a dirlo - è praticamente
assente. Negli States il sistema sanitario è
privato: se non hai la
carta di credito ti lasciano morire. Noi invece curiamo tutti, almeno
a parole. Ciononostante, se partiamo dall'assunto che due blasonati paesi occidentali debbano condividere lo stesso
know-how medico-scientifico, uno
scenario clinico non difforme e una paragonabile qualità in termini di
prestazioni, allora con una semplice proporzione potremmo ricavare una stima della nostra situazione. Siamo
un quinto degli americani, dunque dovremmo aspettarci un massimo di
20.000 morti all'anno. Ma
Porta a Porta del 31 ottobre 2006 titola: "Errori medici:
90 morti al giorno?". Parliamo quindi di
32.850 morti all'anno. Un dato quasi
doppio rispetto alle pur già non lusinghiere aspettative. Durante il talk-show, il Ministro della Salute e il suo predecessore Girolamo Sirchia, che passavano di lì per caso, sembravano quasi
sollevati dal non avere dati
a supporto, piuttosto che dal non averne
a smentita. L'
AMAMI, l'
Associazione
Medici
Accusati di
Malpractice
Ingiustamente (un nome e
una mission che però la dicono lunga sull'imparzialità dei loro giudizi), prontamente
minaccia querele a chi ha diffuso tali statistiche, e in una
lettera aperta a Livia Turco auspica che venga istituito un
osservatorio del contenzioso e dell'errore medico. Lo scopo di tale osservatorio sembra essere chiaro a Panorama, che il 9 novembre 2007 titola: "
Un osservatorio per combattere il business delle denunce ai medici". Alla faccia dell'osservatorio imparziale! Più che altro fa pensare all'ennesimo organo di difesa corporativa.
Eppure quel dato, quei
novanta morti al giorno, qualcuno l'avrà pure calcolato. A lanciare la notizia fu il Corriere Della Sera, in
un articolo del 24 ottobre 2006.
Assinform stimava che i pazienti
diversamente curati fossero addirittura
137. L'
otto per cento dei decessi! Del resto Marco Venturini, primario oncologo all'ospedale di Negrara (Verona) ricordava che «
su 4 milioni di atti terapeutici, il San Raffaele di Milano ha dichiarato 80 errori. Un numero troppo basso. Non bisogna avere paura nel segnalare questi episodi, perchè dagli errori si impara a beneficio dei medici e dei malati».
Il dato fu discusso approfonditamente, sempre il 24 ottobre 2006, in un convegno organizzato dall'
Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), e tenutosi alla
Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, in collaborazione con la
Dompè Biotec. Sfortunatamente ebbe una risonanza superiore alle aspettative, pare in seguito a dissapori in seno agli stessi vertici della AIOM.
Claudio Solarino, di
Rihoir, chiese immediatamente gli atti del convegno.
Bajetta, presidente di AIOM, fu molto
evasivo, sostenendo di non esserne in possesso e di non sapere neppure dove cercarli. Decisamente fuori dal comune per chi quel convegno l'aveva patrocinato pochi giorni prima. Stessa attenzione fu riservata a Rihoir da
Raiclick, cui Solarino chiese la registrazione della fatidica puntata di Porta a Porta. Analoga risposta dall'
Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri (AAROI), che ha recentemente ritrattato anche la sua stima sul numero di decessi (14.000 casi all'anno),
erroneamente diffusa dall'
Associazione Nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri, ma ha affermato che sta conducendo uno studio che presenterà a settembre. L'AMAMI, sempre quelli dei medici accusati
ingiustamente di praticare male, ha subito rilasciato un
velenosissimo comunicato stampa in cui sostanzialmente
diffida gli anestesisti dal tirare fuori una qualunque stima dei dati cui saranno nel frattempo pervenuti, perchè non sarebbero attendibili
a priori, essendo di difficile estrazione, e auspicando invece il famoso
osservatorio. Quell'osservatorio che secondo Panorama serve a
combattere il business delle denunce ai medici. Secondo
Rihoir invece è non solo
possibile incrociare i dati dei tribunali e delle assicurazioni al fine di ottenere
dati attendibili fin da subito, ma non ha fondamento anche l'affermazione dell'AMAMI secondo cui l'errore medico non è contemplato tra le cause di morte
ICD -
International Classification of Diseases. Dice infatti Solarino: «
a quanto ci risulta, oltre che in altre parti (X40-X49), esse sono invece specificamente codificate, all’interno del capitolo XX - External causes of morbidity and mortality (codici da Y40 a Y84: Complications of medical and surgical care) perfino con riguardo al caso di disavventura non menzionata durante la procedura (codici Y83 e Y84: Surgical and other medical procedures as the cause of abnormal reaction of the patient, or of later complication, without mention of misadventure at the time of the procedure); siccome l’evitabilità dell’errore va accertata, il codice ICD non ci sembra un ostacolo, ma anzi un’ottima base da cui partire per la codifica dei casi da analizzare successivamente».
Tutti contro tutti, insomma. All'italiana: pizza e spaghetti. Abbiamo un'
associazione per qualsiasi cosa, ma
nessuna sa niente, salvo fare lo
scaricabarile sull'altra. L'unica cosa certa è che c'è della gente che muore, e che
continua a morire senza sapere perchè. Qualcun altro invece il perchè lo sa, anche se non so quanto possa rallegrarsene. In Italia
ogni anno muoiono 7000 persone per infenzioni ospedaliere. L'
Istituto Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani ha condotto una ricerca finanziata dalla multinazionale farmaceutica
GlaxoSmithKline. L’indagine, condotta su 300 reparti di medicina, chirurgia e terapia intensiva di 40 ospedali italiani, per un totale di circa 13.000 pazienti, ha evidenziato che In Italia le infezioni contratte in ospedale possono essere stimate ogni anno in un numero oscillante tra
450 e 700 mila, con una
mortalità di circa l’
1% e un
costo che si aggira intorno ai
100 milioni di euro. Quanti di questi morti si potrebbero evitare? Qualcuno sì, basti pensare che uno studio condotto dal prestigioso
New England Journal of Medicine (NEJM) ha rilevato come sia bastato
lavarsi le mani (
ebbene sì!) e l'aver indossato
maschere e
guanti per ridurre in alcuni reparti di rianimazione del
Michigan il tasso di infezione del
66%!
A questo punto, mentre le associazioni di categoria litigano fra di loro, noi uomini di buona volontà e apparentemente ancora dotati di
buon senso possiamo fare quattro conti.
In
Italia muoiono
una media di 5750 persone per
infezioni ospedaliere. Di queste, uno studio in un paese dalle caratteristiche simili al nostro ha dimostrato che
circa il 66% sono
evitabili con
semplici precauzioni. Dunque il numero medio dei morti
per la sola frazione di errore medico ospedaliero connessa alle infezioni, nel nostro paese, può ragionevolmente essere considerato in
3765 casi l'anno, ovvero
10,4 al giorno! Quanti casi analoghi (
codice E872 -
Failure of sterile precautions during procedure) sono riportati negli Stati Uniti dal CDC?
Quattro.
Quattro casi all'anno. Ma se guardiamo meglio emerge di più,
molto di più!
Quanti sono, in tutto, i casi che il
CDC attribuisce genericamente ad
errori medici in un anno, negli states?
3291! Dunque,
solo per infezioni evitabili, in un anno morirebbero quasi
500 italiani in più rispetto al
complessivo dei casi di
tutti gli errori medici degli americani. E, se Euclide non scherzava sostenendo che
la parte è minore del tutto, il numero medio dei decessi per
errore medico evitabile in ospedale deve supporsi
significativamente maggiore di 10,4 morti al giorno. Più precisamente, per l’incidenza
ufficialmente riscontrata negli Stati Uniti, deve supporsi maggiore del precedente in misura
almeno pari al 10%.
Ha ragione l'AMAMI ad arrabbiarsi: non sappiamo
esattamente quanti morti abbiamo causati da errori medici
evitabili.
Sappiamo
solamente che da noi
si muore di più rispetto all'america, che detiene un numero di abitanti 5 volte superiore al nostro. Cioè, in definitiva, abbiamo un numero di
morti evitabili più che
cinque volte superiore a quello, tanto criticato, degli Stati Uniti.
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