Quanto costano le mele in Abruzzo? Il dopo Ottaviano Del Turco.

 

Regionali d’Abruzzo – La casta degli elettori

 

Viviamo in una democrazia, …per ora. Ci viviamo ancora, anche se viene spesso la tentazione di non crederci. E’ importante mettere le sue regole al centro, perchè sono le regole che abbiamo costruito in millenni di sanguinosi soprusi, secoli di sopraffazioni, dove la prevaricazione era la normalità e il reato d’opinione era punibile con la morte. Una morte senza processo, inflitta per capriccio. Madri uccise dinnanzi ai figli con gli occhi sbarrati dal terrore. Padri, nonni appesi a una corda o trascinati per chilometri da cavalli imbizzarriti. Supplizi, torture, inquisizioni, ferri acuminati usati per sodomizzare incauti chiacchieroni e indurli a confessare, prima di essere comunque bruciati vivi.

Centinai di generazioni hanno dato la vita per conquistare un insieme di garanzie che oggi ci permettono di evitare la loro stessa fine. Queste regole si chiamano separazione tra i poteri, diritti civili, diritti di cittadinanza… In una parola: democrazia. Ecco perchè è importante difenderla. Se non lo avete ancora fatto, guardatevi questo video uno dei miei primissimi – dove la storia della democrazia viene ripercorsa in maniera scorrevole e semplice.

Eppure, anche se siamo convinti di essere all’apice dell’evoluzione, basta aprire un libro di storia per rendersi conto che non siamo che in un punto imprecisato lungo la strada della civilizzazione. Tanto è stato fatto, ma ancora di più resta da fare. Ecco perchè siamo qui.

Ed ecco perchè io sono a Pescara. In questo mese l’Abruzzo è chiamato a risorgere dalle sue stesse ceneri. Dopo l’arresto di Ottaviano Del Turco è venuto allo scoperto un sistema di corruzione pari e forse anche peggiore di quelli in auge nel corso della prima repubblica. Negli ospedali si muore più che negli stati uniti d’america, dove abita una popolazione superiore di cinque volte alla nostra, ma gli amministratori e gli uomini d’affari non possono farci niente. Sono troppo impegnati a scambiarsi sacchetti di mele. “Se vai a Palermo, non rubare le banane!“, diceva Benigni in Johnny Stecchino. Ma io vi dico: “se andate in Abruzzo, non girate con sacchetti di mele!“: potreste finire dentro. In Abruzzo le mele costano care, un sacchetto può arrivare anche a 5 o 6 milioni di euro. Da quando sono arrivato – ci credete? – mi sono guardato bene dal chiederle nei ristoranti.

Alla fine di novembre gli abruzzesi sono chiamati a eleggere il nuovo presidente della regione. Per settimane c’è stata una sola certezza: Carlo Costantini, candidato di Italia Dei Valori. Sul suo nominativo nessuna incertezza. Dall’altra parte, il PDL ha bisticciato fino all’ultimo prima di scegliere Gianni Chiodi, rubacchiando qua e là anche tra le file dell’UDC, cui ha sottratto il consigliere comunale di Pescara Carlo Masci. Casini ci è rimasto male, porello!
Dopo vari accordi e diversi sacchetti di mele, passati di mano da far invidia a Biancaneve, anche Chiodiex sindaco di Teramo, sua roccaforte – si è finalmente presentato come il candidato ad personam di Silvio Berlusconi. Il nostro monarca assoluto lo ha fatto chiamare a Roma, e dopo averlo fatto attendere per una giornata intera gli ha sussurrato all’orecchio: “Io ho scelto te“. Chiodi, per sua stessa ammissione, si è liquefatto all’istante. In quel momento deve avere rimpianto di non avere il seno della Carfagna, perchè la sua sudditanza è tale – ha dichiarato che lo avrebbe aspettato in piedi anche per giorni – che di sicuro avrebbe potuto considerare anche il favore sessuale come un grande onore.
Dal canto suo, il centrosinistra ha inscenato la solita telenovela per i giornalisti: accordo sì, accordo no, accordo in forse… Poi, stanotte, conclusione della prima serie con finale a sopresasi fa per dire -. Tutti insieme alle regionali: IDV e PD. E anche l’UDC, essendosi Pier Ferdinando molto offeso per l’alto tradimento di Masci. Ma sia ben chiaro, insiste Di Pietro: innanzittto Costantini For President, e poi nessun condannato nelle liste. Mi sembra giusto.

La partita quindi si gioca tra Costantini e Chiodi. Carlo ha aperto un blog, quasi tutti i giorni c’è un video nuovo. Gianni no: a cosa gli serve un blog, quando può contare sulle televisioni di partito, Rai e Mediaset? A mettergli i bastoni tra le ruote potrebbe tuttavia pensarci l’Authority per le Garanzie nelle Comunicazioni: si vede che anche loro hanno iniziato a informarsi su internet, perchè hanno capito che in Italia c’è un evidente squilibrio nell’informazione, in special modo nei TG nazionali. Ecco il rapporto sul monitoraggio televisivo dove tra l’altro, se volete divertirvi, scoprirete che Emilio Fede, lo scorso maggio, ha dedicato al governo un tempo di antennatempo di antenna = tempo di notizia + tempo di parola, dove il tempo di notizia è il tempo impiegato da un giornalista per illustrare un evento relativo a un certo soggetto politico, e il tempo di parola è il tempo in cui è lo stesso soggetto a parlare –  pari al 75,28%, contro lo 0,74% dedicato all’Italia Dei Valori, e solo nove secondi (9!!!) ai Radicali.

Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri. Byoblu ruba ai più raccontati per dare ai più ignorati, quindi in questo mese mi metterò sovente alle calcagna di Carlo Costantini e cercherò di indagare sul campo. Preparatevi, abruzzesi, perchè sarà un mese ricco di informazioni, servizi, approfondimenti, notizie fresche fresche di stagione nate On The Road, e chissà che non ci sia anche qualche sorpresa…

Non di solo Obama – Mc Cain vive il mondo. Oggi parte la Costantini – Chiodi.

 

Video allegati
Democrazia for dummies L’uomo interconnesso

 

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25 risposte a Quanto costano le mele in Abruzzo? Il dopo Ottaviano Del Turco.

  • 22
    emilianobruno

    Caro Claudio Byoblu, e tutti gli amici di questo sito.
    Visto che così tante volte sono stato invitato a non disturbare ma anche di invitarvi a visitare il mio sito e così esporre le mie idee e proposte.

    Sono davvero orgolioso di annunciarvi che il mio sito Blog è finalmente pronto per essere visitato. Non impressionatevi per gli effetti speciali, guardate alla sostanza,… e parliamone!!

    Al momento è necessario baipassare il motore di ricerca e accedere direttamente a http://www.unviveremigliore.eu/

    In alto il cuore, emilianobruno

  • 21

    I favoritismi e gli ”scambi” sono radicati nella mentalita’della societa’ italiana. In politica questi fatti sono molto accentuati, ancor piu’nell’ambito regionale,dove i politici sono interessati alle poltrone e alle carriere e,per arrivare a cio’ si sporcano le mani… Personalmente non vedo soluzioni visto che la mentalita’ non puo’ cambiare da un mandato all’altro. Spero che Claudio si sia trovato bene a Pescara,dove ha svolto un lavoro impeccabile,come sempre.
    In questo video hai sintetizzato la situazione in Abruzzo. Per un posto di lavoro non occorre una laurea o una maturita’ da 60-100,ma essere raccomandati o fare favori.Chi si afferma,in molti casi,non riesce nemmeno a parlare in italiano.Avendone le tasche piene ho messo da parte la politica,perche’ e’ sinonimo di corruzione e raccomandazioni varie.

  • 20

    Grande!!

  • 19

    Hei Robin Hood, non dimenticare anche l’altro popolo di ignorati

    Il 25 Ottobre in Abruzzo si tiene un’assemblea regionale di Per il Bene Comune, in cui verrà presentata e discussa la bozza di programma per la regione e si raccoglieranno le candidature.

     

    Riporto uno stralcio del comunicato:

    Anche in Abruzzo, Per il Bene Comune cercherà di chiamare a raccolta le migliori energie culturali, sociali, ed economiche per isolare e sconfiggere il sistema del malaffare e delle clientele politiche che, in tutti gli angoli del paese, si è appropriato delle risorse pubbliche.

    Nella bozza programmatica stilata dai candidati della lista che porta il nostro nome e che abbiamo voluto aperta a tutti i cittadini d’Abruzzo estranei alle clientele dei partiti, ci sono pochi ma realizzabili impegni, non le vuote promesse, regolarmente tradite, a cui ci hanno abituato.

    Saranno la pratica della democrazia partecipata ed il manifesto etico, sottoscritto da tutti i candidati della nostra lista elettorale, a garantire che al centro del nostro operare e delle nostre scelte future ci sarà sempre la ricerca del bene comune.

    Assemblea regionale PBC Abruzzo

    Abruzzo Per il Bene Comune

     

    Un saluto al Bronson del web!

  • 18

    pescaresi ed abruzzesi, votiamo tutti Costantini Carlo dell’ Italia dei VALORI !!!

  • 17
    massimiliano ge

    Ehi!riguardandomi e riguardandomi democrazia for dummies,vedendo e rivedendo sullo sfondo la mano intenta a fare la x sulla @ mi sono illuminato di gioia! La chiocciola é una a cerchiata…A cerchiata! mi sento fortemente socialista utopico!…chissà se l’inventore della chiocciola aveva in mente lo stesso sogno?
     

  • 16

    sei grande BYO non mollare mai!!!!

  • 15

    Beh…come ministro delle finanze del governo se le è amministrate bene le sue…Invito tutti gli Abruzzesi a non eleggere un altro Del Turco. Guardate cosa propone Carlo Costantini e se siete daccordo con i suoi punti non fate gli scrutatori non votanti…VOTATE per un Abruzzo che non sia lo specchio di questa Italia, per un Abruzzo che non sia lo specchio di Berlusconi o Di Veltroni, che non sia lo specchio della Casta, che non sia lo specchio della Malavita! Pensateci su 2 volte…

    Per tutti quelli che invece sono di Silvi Marina, vi dico che l’ItaliaDeiValori ha un consenso del 7% tra i cittadini. Questo significa che su circa 13mila abitanti, quasi 1000 lo appoggiano. Ma dove sono questi 1000? Attualmente solo UNA persona di Silvi è attiva. Per creare un gruppo di lavoro è una sede del partito a Silvi ci vogliono almeno 15 persone. Siamo in 2…di quei 1000 si faccia vedere qualcuno: le comunali sono ad Aprile e vorremmo eleggere un sindaco che almeno parli italiano.

  • 14
    elsy63

    spono giorni , ormai  ch escrivodappertutto le nefandezze a cui stiamo assistendo nella scuola e anche in altri ambiti.

    Ho parlato di sudditanza, despotiscmo, razzismo , holetto di Canevaro e Ianes  e oggi mi ritrovo come se  aparlare al posto suo fossi io!

    Purtroppo non viviamo in un paese sensibile ai bambini , o meglio la gente comune lo è, chi ci comanda no!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!loro non appartengono alla razza umana !

     

    http://petizioni.tiscali.it/sign/list/bastaaitaglisulsostegno

     

    http://www.santeramolive.it/news/news.aspx?idnews=1559

    Con preghiera di sottoscrizione e diffusione della ns petizione.

    Grazie di cuore

    Isabella Difonzo

    LINEE guide richieste a luglio quando da anni la situazione era gia’ precaria, al sud disastrosa… invece in tutta risposta siamo stati dimenticati!con i tagli e il maestro unico i disabili rimarranno esclusi da ogni attivita’.!!!

     

     

    DALLA FISH:

    R I C H I E S T E PER LINEE DI AZIONE PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI CON HANDICAP IN SITUAZIONI DI PARTICOLARE GRAVITA’ AI FINI SCOLASTICI:

    quegli alunni che a causa di situazioni complesse necessitano di un supporto più intensivo all’apprendimento in termini qualitativi e quantitativi e quindi svolgono piani educativi personalizzati che possono essere o “semplificati” o “differenziati” rispetto a quelli dei compagni, pur rimanendo agganciati ai programmi della classe.

     

    Si ritiene che le soluzioni proposte, se riescono a garantire il diritto allo studio degli alunni con handicap in situazione di particolare gravità ed il buon andamento dell’amministrazione scolastica per la realizzazione dei diritti di tutti i compagni, giovano pure, con gli opportuni adattamenti (che richiedono minori risorse) a migliorare la qualità dell’integrazione di tutti gli alunni con disabilità.

    L’integrazione generalizzata, la cui normativa in Italia costituisce vanto presso tutti gli altri Paesi del mondo, negli ultimi anni ha subito un forte calo di attenzione; in particolare durante le ultime due legislature non ci sono stati arretramenti normativi; ma i tagli alla spesa, uniti al disinteresse governativo per il mancato rispetto della normativa, hanno determinato forti arretramenti nella qualità dell’integrazione realizzata precedentemente.

    Si chiede pertanto che Il Ministero voglia adottare nel più breve tempo possibile le richieste “Linee-guida per l’integrazione scolastica”, integrative di quelle adottate con l’Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008, utilizzando le indicazioni di seguito riportate, elaborate anche alla luce della Proposta di legge F I S H A.C. n. 2003/07 e della Convenzione mondiale dei diritti umani delle persone con disabilità approvata dall’ONU il 13/12/06. Ci attendiamo ciò dal MIUR come segno concreto di rinnovato interesse politico:

    (Ciascun punto evidenzia con la lettera a) la normativa di riferimento; con la lettera b) la prassi di violazione della stessa; con la lettera c) la proposta F I S H di soluzione, che può essere sostituita da altra, purché risolutiva del problema riscontrato)

     

    NUOVI PROBLEMI URGENTI:

     

    1- Art. 64 del D.L. n. 112/08

    a) L’art 64 del DL n° 112/08 dispone la riduzione di decine di migliaia di docenti e non docenti, nonché l’aumento del numero di alunni per ogni classe.

    b) Tale disposizione non esclude dal taglio gli insegnanti per le attività di sostegno né le classi frequentate da alunni con disabilità.

    c) Si chiede l’approvazione di un emendamento alla legge di conversione del DL che espressamente escluda da tale disposizione sia il D.M. n. 141/99, concernente il numero massimo di alunni nelle classi frequentate da alunni con disabilità, sia la L. n. 244/07 art. 2 commi 413 e 414, concernenti il numero massimo e minimo di docenti per il sostegno in organico di diritto e di fatto.

     

    2- Ricostituzione e riconvocazione dell’osservatorio ministeriale sull’integrazione scolastica

    a) La C.M. n. 262/88, a seguito della famosa sentenza della Corte costituzionale n. 215/87 sul diritto pieno ed incondizionato degli alunni con disabilità a frequentare le scuole di ogni ordine e grado, ha istituito un Osservatorio ministeriale, composto da Associazioni, Dirigenti e funzionari ministeriali ed esperti di altre Amministrazioni, quale organo di consulenza e proposta al Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca e delle altre Amministrazioni che, per legge, hanno competenze sul processo d’integrazione scolastica degli alunni con disabilità.

    b) Il precedente Governo, pur avendo istituito i due organi interni allo stesso e cioè l’Assemblea delle Associazioni ed il Comitato tecnico-scientifico, non ha previsto la presenza di Funzionari ministeriali né del MIUR, né di altre amministrazioni; né ha ripristinato l’organismo di raccordo fra i due organi con funzioni operative. La conseguenza è stata una quasi inesistente attività dell’Osservatorio.

    c) Si chiede la ricostituzione dell’Osservatorio e l’immediata convocazione prima dell’inizio delle lezioni di Settembre prossimo, per conoscere gli orientamenti dell’On. Ministro Gelmini sull’integrazione nel quadro del miglioramento della Scuola, anche alla luce del presente documento.

     

    3- Intesa della Conferenza Stato-Regioni del 20 marzo 2008

    a) La Conferenza Stato regioni ha approvato l’Intesa sui criteri di accoglienza e di presa in carico degli alunni con disabilità, col consenso di tutte le regioni, sia quelle governate dal centro-destra che quelle governate dal centro-sinistra.

    b) Essa apporta notevoli miglioramenti alla normativa vigente, specie per i rapporti interistituzionali; ma non se ne è avviata l’attuazione in vista del prossimo anno scolastico e di quello successivo che, amministrativamente, si apre con le iscrizioni del gennaio 2009.

    c) Si chiede che vengano rilanciati i contenuti dell’Intesa e la stipula degli accordi di programma regionali e sub-regionali che soli possono garantire le scuole come servizi territoriali decentrati ed autonomi, inseriti nella rete dei servizi locali, grazie al cui coordinamento si può realizzare una migliore qualità dell’integrazione nella logica di scuole di eccellenza.

     

    4- Formazione iniziale ed in servizio dei docenti

    a) Il decreto delegato n. 227/2006 prevede una formazione iniziale sull’integrazione scolastica rivolta a tutti gli studenti aspiranti a docenza, oltre che una formazione permanente in servizio e la specializzazione dei docenti per il sostegno.

    b) Nella prassi sino ad oggi solo alcuni corsi universitari hanno previste semestralità significative su questo aspetto fondamentale del sistema di istruzione. Ciò ha favorito, per un verso, la delega ai soli docenti per il sostegno da parte dei docenti curricolari, per l’altro, un sempre più frequente ricorso dei genitori alla magistratura che ha concesso, negli ultimi tre anni, oltre 1000 casi di aumento di ore di sostegno.

    c) Nell’ambito dell’approvazione del DdL Aprea A.C. n. 953 che prevede all’art. 13 comma 3 la formazione iniziale di tutti gli aspiranti all’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, si propone la previsione di un adeguato numero di semestralità per la formazione iniziale di tutti gli aspiranti docenti concernenti la pedagogia, la psicologia e la didattica dell’integrazione scolastica con riguardo anche agli alunni in situazione di gravità. Si propone un arricchimento dei programmi di specializzazione per il sostegno concernente anche le problematiche degli alunni in situazione di gravità. Si propone, inoltre, che sia resa obbligatoria per tutti i tutti i docenti, tramite accordi con i sindacati, la formazione in servizio sull’integrazione scolastica del tipo di disabilità da seguire, con particolare attenzione agli alunni con handicap in situazione di gravità. Si propone una specifica formazione iniziale ed in servizio sull’integrazione scolastica dei dirigenti scolastici.

     

    5- Continuità didattica

    a) La L. 662/96 all’art. 1 comma 75 ribadisce il principio, più volte enunciato nella normativa, della continuità didattica degli insegnanti per il sostegno.

    b) Nella prassi tale continuità rimane inapplicata, infatti, gli insegnanti per il sostegno con nomina a tempo indeterminato, dopo 5 anni possono passare su cattedra comune. Quelli a tempo determinato hanno una nomina annuale e talora si succedono nello stesso anno ricevendo, taluni una nomina provvisoria in attesa dell’ "avente diritto" e quindi altri una nomina definitiva ad anno scolastico da tempo iniziato.

    c) In alternativa alla istituzione di un’apposita classe di concorso per gli insegnanti di sostegno, accettabile solo con la permanenza in essa dei docenti per tutti gli anni di insegnamento, fatte salve le normali condizioni di passaggio di cattedra, si propone un aumento degli anni di permanenza su posti di sostegno, incentivata in forma non monetaria. Si propone, altresì, che venga estesa anche ai docenti precari il disposto dell’art. 461 del decreto legislativo 297/94 secondo il quale dopo il ventesimo giorno dall’inizio delle lezioni un docente non può essere spostato di sede. In tal caso dovrà essere garantito punteggio e stipendio ai docenti precari che, a seguito di ricorsi o altre circostanze, avrebbero diritto alla nomina dopo il ventesimo giorno. Occorre, infine, prevedere che i contratti a tempo determinato abbiano validità per un biennio o un triennio a seconda che trattasi di un ciclo di studi biennale o triennale (primo triennio della scuola primaria, triennio della scuola secondaria di primo grado, triennio della scuola secondaria di secondo grado). La continuità dovrà riguardare la permanenza del docente nella classe frequentata dall’alunno. A tal fine qualora il docente venga nominato per più alunni si dovrebbe riuscire a dare nomine parallele relative allo stesso anno di corso. Ciò sarebbe facilitato dalla previsione della proposta di legge dell’On. Aprea, A.C. n. 953 che all’art. 16 attribuisce alle singole scuole la formulazione delle graduatorie per la nomina dei docenti.

     

    6- Sospensione dei corsi di specializzazione on line dell’università di Venezia

    a) L’art. 14 della L. n. 104/92 stabilisce che la specializzazione per le attività didattiche di sostegno all’integrazione scolastica è svolta solo dalle Università e la normativa nazionale conseguente prevede un numero chiuso di aspiranti, indicato sulla base di un parere del Direttore Scolastico Regionale per ogni università, con obbligo di frequenza.

    b) L’On. Mussi, precedente Ministro dell’Università, ha autorizzato nel 2007 la Scuola di specializzazione dell’Università di Venezia a gestire un corso per 1350 aspiranti anche al di fuori del veneto e da svolgersi anche in altre sedi, con almeno la metà delle ore di insegnamento da effettuarsi on line, cioè senza obbligo di frequenza.

    c) Si chiede la sospensione di tale corso ed il divieto di ri-proposizione ovunque in futuro, poiché l’eccessivo numero di studenti e la scarsa frequenza alle lezioni contrastano con la logica formativa di chi dovrà svolgere il delicatissimo compito di accompagnamento didattico di alunni con specifici bisogni educativi speciali.

     

     

    PROBLEMI DENUNCIATI DA TEMPO LA CUI SOLUZIONE NON PUO’ ESSERE ULTERIORMENTE RINVIATA

     

    1. Finalità dell’integrazione

    a) L’art. 12 comma 3 L. 104/92 indica come obiettivi dell’integrazione scolastica la crescita negli apprendimenti, nella comunicazione, nella socializzazione, negli scambi relazionali.

    b) Nella prassi spesso questi alunni vengono isolati dai compagni impedendo la realizzazione degli obiettivi indicati, gli interventi personalizzati vengono spesso "scambiati" per interventi individuali, contro la logica dell’integrazione.

    c) Occorre un programma di formazione, anche specialistica per tipologie di disabilità, degli operatori scolastici ed extrascolastici, che consenta loro di realizzare gli obiettivi con una programmazione maggiormente integrata.

     

    2. Diagnosi funzionale, profilo dinamico funzionale: continuità degli operatori sanitari.

    a) L’ art. 12 comma 5 L. 104/92 stabilisce che gli operatori della ASL che formulano la diagnosi funzionale debbano partecipare alla formulazione del PDF e del PEI per garantire la continuità di presa in carico del progetto di integrazione assieme agli operatori scolastici e alla famiglia.

    b) Nella prassi il personale sanitario è numericamente scarso, insufficientemente formato e aggiornato, oberato di lavoro e spesso precario, causando discontinuità ed assenze dagli incontri.

    c) Occorre che le Regioni, con atto deliberativo, garantiscano unità multidisciplinari stabili con la presenza di figure professionali competenti, anche nel campo degli alunni con handicap in situazioni di particolare gravità, con una più approfondita specializzazione. All’individuazione degli obiettivi deve contribuire anche la famiglia, pure tramite esperti di sua fiducia, sulla base del suo diritto-dovere di scegliere le mete educative e gli strumenti relativi fra quelli validati a livello di buone prassi (confronta anche l’Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008 art. 2). Le Unità multidisciplinari devono costituire una continuità con le Unità valutative dell’handicap che dovrebbero intervenire prima dell’ingresso nella scuola e con quelle successive alla scuola e devono assumere il ruolo fin qui svolto dalle commissioni medico-legali, affinché i servizi e i trasferimenti monetari siano attribuiti da un solo decisore. Si chiede al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, per il tramite del MIUR, un aumento di interventi riabilitativi secondo le necessità dei bambini con disabilità, con particolare attenzione agli alunni con sordità grave e profonda, ritardi intellettivi e relazionali, con conseguente aumento del numero dei riabilitatori, avendo particolare riguardo ai logopedisti. A tal proposito si precisa che le attività riabilitative debbono svolgersi in orario pomeridiano, per non sottrarre gli alunni con disabilità all’esercizio del diritto allo studio. Infine si chiede che il servizio di neuropsichiatria infantile e gli altri servizi per l’età evolutiva mantengano la presa in carico degli alunni con disabilità per tutto il periodo di frequenza scolastica, anche oltre il raggiungimento della maggiore età.

    Le strutture sociali e sanitarie dovrebbero essere in grado di fornire informazioni sulle scuole o gli istituti presenti nel territorio, onde evitare un‘affannosa ricerca ai genitori. Questo implica una collaborazione attiva tra i servizi e le scuole e gli istituti presenti nel territorio.

     

    3. Necessità di rafforzare il ruolo delle famiglie e dei docenti curricolari

    a) L’art. 12 comma 5 L. 104/92 e il DPR applicativo del 24/2/1994 stabiliscono che alla formulazione del PDF e del PEI debbano partecipare le famiglie e tutti i docenti della classe. Inoltre l’art. 2 dell’Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008 stbilisce che alla formulazione della Diagnosi Funzionale partecipino anche gli operatori scolastici e la famiglia.

    b) Nella prassi accade spesso che le famiglie vengano solo invitate a sottoscrivere documenti già preparati dalla scuola o dalle ASL o addirittura non vengano neppure informate di quanto progettato. Accade, inoltre, che molti gruppi di lavoro si svolgano di mattina impedendo ai docenti curriculari ed ai familiari di partecipare, favorendo la logica perversa della delega al solo insegnante per le attività di sostegno.

    c) Occorre una direttiva del MIUR che imponga a tutti i dirigenti scolastici di coinvolgere attivamente le famiglie e i docenti curriculari nel progetto e nella realizzazione dell’integrazione scolastica. Tutta la documentazione deve essere disponibile in ogni tempo per le famiglie.

     

    4. Piano educativo individualizzato per gli alunni in situazioni di gravità

    a) La sentenza n. 215/87 della Corte Costituzionale ha sancito il diritto pieno ed incondizionato di tutti gli alunni con disabilità, ivi compresi quelli in situazioni di gravità, a frequentare le scuole di ogni ordine e grado tenendo conto delle loro peculiarità e con il coinvolgimento di tutti i servizi necessari.

    b) Nella prassi non vengono programmati per tempo i servizi necessari allo svolgimento di PEI (Piani Educativi Individualizzati) molto articolati. Questi PEI possono prevedere anche tempi, modi e luoghi di integrazione diversi da quelli dei compagni, a seconda del tipo di disabilità: ad esempio per gli alunni con autismo l’integrazione è il fine e non il mezzo.

    c) Occorre programmare a partire dal momento delle iscrizioni (gennaio dell’anno precedente la frequenza scolastica) PEI che possano prevedere, a seconda dei casi, un percorso di avvicinamento alla classe di appartenenza, periodi di presenza in classe e di attività para ed extrascolastiche con la presenza di operatori appartenenti alla scuola, agli enti locali, alle ASL e dai soggetti del terzo settore.

     

    5. Istruzione domiciliare (Protocollo d’Intesa Ministeri 24 ottobre 2003)

    a) L’art. 9 della legge 104/92 stabilisce: ai minori con disabilità soggetti all’obbligo scolastico, in tutte le scuole di ogni ordine e grado temporaneamente impediti per gravi motivi di salute a frequentare con continuità la scuola, sono comunque garantite l’educazione e l’istruzione scolastica.

    b) Gli alunni impossibilitati alla frequenza scolastica per lunghi periodi vengono privati del diritto all’istruzione se non vi è stato un precedente ricovero ospedaliero di almeno 30 giorni, che può anche significare l’abbandono scolastico

    c) Occorre prevedere la possibilità di attuare progetti di istruzione domiciliare, laddove necessario, anche se non è stata preceduta da ricovero ospedaliero, purchè vi sia una prognosi di assenza dalal scuola di almeno 30 giorni. Occorre modificare in tal senso il Protocollo d’Intesa Ministeri 24 ottobre 2003 in tema di istruzione domiciliare che pretende una previa degenza ospedaliera di oltre trenta giorni.

     

    6. Scuole "polo" per l’integrazione

    a) Il Dpr n. 275/99 sull’autonomia scolastica all’art. 7 prevede la possibilità che più scuole si organizzino in rete per affrontare un problema comune: su questa base sono nate scuole "polo" e centri territoriali per l’integrazione scolastica come centri di spesa in cui concentrare risorse, consulenze, formazione e documentazione didattiche riguardanti singoli aspetti quali, ad esempio, l’autismo, la cecità etc. Tali risorse materiali ed umane, una volta specificamente formate, vengono inviate alle scuole della rete nelle quali di volta in volta si iscrivono alunni con quelle specifiche gravi difficoltà di apprendimento. L’ordinanza ministeriale 782/97 ha finanziato corsi di formazione in tal senso. Di recente l’art. 5 dell’intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008 ribadisce questa ipotesi organizzatoria.

    b) Nella prassi taluni hanno inteso le scuole "polo" come scuole nelle quali concentrare, invece, anche gli alunni in situazioni di particolare gravità.

    c) Occorre dare immediatamente attuazione all’Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008 perché vengano affrontati i problemi organizzativi della presa in carico, da parte dei comuni capofila dei piani di zona e stilati i progetti individuali di integrazione scolastica ed extrascolastica, con particolare attenzione agli alunni in situazione di gravità; ciò sulla base dell’art 14 della L. 328/2000 e degli accordi di programma che approvano i piani di zona ai sensi del successivo art. 19 della stessa legge, alla cui stipula debbono partecipare anche le reti di scuole interessate. Inoltre, le scuole "polo" verranno costituite anche sulla base di accordi con gli enti locali e con le associazioni di persone con disabilità presenti sul territorio.

     

    7. Integrazione scuola, formazione professionale, lavoro

    a) Per le scuole superiori già l’art. 68 della L. 144/99 ed oggi, il decreto delegato n. 77/2005 riguardano percorsi misti di istruzione e formazione professionale e di alternanza scuola/lavoro con borse lavoro e stages.

    b) Nella prassi gli alunni con handicap in situazioni di gravità, tranne rare eccezioni, non fruiscono di queste ipotesi organizzative che, invece, più si attagliano alle loro situazioni.

    c) Occorre rilanciare gli accordi di programma fra scuola, enti locali ed ASL di cui all’art. 13 comma 1 L. 104/92 finalizzati anche alla programmazione coordinata dei servizi per l’integrazione di questi alunni, e che prevedano anche l’individuazione di "indicatori" strutturali di processo e di risultato dell’integrazione scolastica, pure degli alunni con handicap in situazione di particolare gravità. E’ da chiedere alla Conferenza Stato-Regioni ed al Ministro del Lavoro, per il tramite del MIUR, che gli alunni con disabilità accedano ai corsi di formazione professionale anche se privi del diploma di terza media, come già avviene per l’accesso alla scuola superiore col semplice attestato comprovante i crediti formativi maturati. E’ necessario altresì che tali alunni possano frequentare i corsi di formazione professionale anche dopo il diciottesimo anno di età, specie se in prosecuzione del percorso scolastico, cosa attualmente vietata da molte regioni.

    In considerazione dei diversi ritmi di maturazione, in particolare per i ragazzi con ritardi intellettivi, oltre a poter frequentare oltre il diciottesimo anno di età, il tempo di permanenza nel corso professionale dovrà essere stabilito dalla commissione esaminatrice del Centro di Formazione Professionale (anche in collaborazione con la ASL) e rapportato alle esigenze e situazioni del ragazzo.

    Gli Uffici per l’Impiego dovranno tener conto dei tirocini svolti con valutazione positiva, dando un punteggio da aggiungere ai “Criteri e modalità di valutazione degli elementi che concorrono alla formazione delle graduatorie degli iscritti agli elenchi provinciali dei disabili”.

     

    8. Aree disciplinari nella scuola superiore

    a) L’art. 13 comma 5 L. 104/92 prevede nelle scuole secondarie di primo e secondo grado l’assegnazione di docenti per il sostegno nelle aree disciplinari di prevalente interesse per gli alunni con disabilità, individuate nel PEI.

    b) Nella prassi, mentre nella scuola media questa norma non è stata applicata (ottenendosi buoni risultati), nelle scuole superiori la sua applicazione è stata lasciata alla massima discrezionalità. Ne è conseguito talora la nomina di più insegnanti per il sostegno allo stesso alunno, talora l’individuazione arbitraria delle aree con palese violazione del diritto allo studio degli alunni e del rispetto dei punteggi degli elenchi dei docenti specializzati aspiranti a supplenze degli alunni con disabilità.

    c) Si propone la disapplicazione del comma 5 dell’art. 13 sopra citato anche nella scuola superiore ed il ripristino degli elenchi degli insegnanti specializzati cui attingere per ordine di punteggio, al fine di evitare anche l’affermarsi della delega degli insegnanti curriculari ai soli insegnanti delle attività di sostegno. E’ da tener presente, inoltre, che in ciascuna area sono assemblate discipline assai diverse tra loro che non danno alcuna garanzia di interventi specifici a favore dell’integrazione scolastica; (si pensi, ad esempio, che nell’area tecnologica sono presenti informatica e diritto).

     

    9. Figure professionali

    a) L’art. 35 comma 7 della L. 289/2002 stabilisce che verranno concesse deroghe circa le ore di sostegno agli alunni certificati in situazioni di particolare gravità.

    b) La prassi ha mostrato come per alcuni di questi alunni più che molte ore di sostegno didattico possono risultare utili, talora, molte ore di assistenza per l’autonomia per realizzare prevalentemente gli obiettivi della comunicazione, della socializzazione degli scambi relazionali di cui al precedente punto 1; mentre per altri alunni non certificati in situazione di gravità occorrono più ore di sostegno.

    c) Si propone, specie dopo l’Intesa della Conferenza Stato-regioni del 20 Marzo 2008, un’applicazione flessibile di tale norma e del conseguente DPCM n. 185/06, sui quali gravano dubbi di costituzionalità, secondo l’apposito parere del consiglio di Stato dell’Agosto 2005, nella parte in cui limitano l’assegnazione di ore aggiuntive di sostegno ai soli casi di gravità certificata.

     

    10. Docenti per il sostegno non specializzati

    a) L’art 14 L. 104/92 stabilisce che la scuola deve garantire insegnanti specializzati nelle attività di sostegno.

    b) Nella prassi, a causa della mancata programmazione dei bisogni relativi al numero di docenti specializzati, quasi il 50% delle nomine riguardano docenti non specializzati.

    c) Si chiede una revisione della programmazione dei corsi di specializzazione gestiti dalle Università, che tenga effettivamente conto dei bisogni di docenti specializzati sui singoli territori regionali. Si propone che la frequenza di un breve corso di formazione prima dell’inizio dell’anno scolastico sia resa obbligatoria per i docenti nominati per il sostegno senza un titolo di specializzazione e sia facoltativa per gli altri insegnanti già specializzati. Se i docenti non specializzati si rifiutano, perdono il diritto alla nomina su posto di sostegno.

     

    11. Mancata assistenza igienica dei collaboratori scolastici

    a) L’art 47, 48 e l’allegato A del CCNL del 29/11/2007 stabiliscono che l’assistenza igienica agli alunni con grave disabilità debba essere fornita dalle collaboratrici e dai collaboratori scolastici, previa la frequenza di un breve corso di formazione e col diritto ad un aumento stipendiale. L’accordo sottoscritto il 10 Maggio 2006 ha inserito stabilmente nello stipendio di tale personale un aumento economico per lo svolgimento di tali mansioni, che è divenuto pensionabile.

    b) Nella prassi, essendo facoltativa la frequenza del corso di aggiornamento, molti di essi si rifiutano di svolgere tali mansioni, creando gravissimi disservizi nelle scuole. Purtroppo il nuovo aumento stipendiale potrà di fatto riguardare al massimo il 15% del personale di ruolo. Si paventa il rischio che quanti non potranno fruire di tale aumento si rifiutino di svolgere tali mansioni, creando il caos nelle scuole.

    c) Si propone l’obbligatorietà dei corsi di formazione nonché della prestazione di tali mansioni rispettando il genere degli alunni (maschio o femmina) e l’aumento del fabbisogno finanziario, pena la mancata assistenza igienica degli alunni con handicap in situazione di maggiore gravità, che configura il reato di interruzione di pubblico servizio.

     

    12. Mancata assistenza educativa

    a) L’art 13 comma 3 della L. n. 104/92 stabilisce che gli Enti Locali debbano assicurare la presenza nelle scuole di assistenti per l’autonomia e la comunicazione degli alunni con disabilità. Il decreto legislativo n. 112/98 all’art. 139 ha chiarito che tali competenze sono a carico dei Comuni per la scuola materna, elementare e media e delle province per quelle superiori, salvo diversa statuizione delle leggi regionali.

    b) Nella Prassi molte Province si rifiutano di rispettare tali norme con la conseguenza di denegata assistenza educativa.

    c) Si propone che, con un atto della conferenza Stato-Regioni-Città venga definitivamente chiarita la competenza delle province. Le province non debbono limitarsi all’assistenza ai soli alunni ciechi e sordi ai sensi della Legge n. 67/93, ma debbono prestare tale assistenza a tutti gli alunni con disabilità frequentanti le scuole superiori, in forza dell’art. 139 del decreto legislativo n. 112/98. L’assistenza va progettata con le famiglie e può riguardare anche interventi educativi domiciliari. A proposito del rifiuto di assistenza scolastica agli alunni con deficit intellettivi, motivato dalla dizione dell’art. 13 comma 3 L. n. 104/92 che parla di alunni con minorazioni fisiche e sensoriali”, va precisato che l’art. 14 L. n. 328/00 non distingue più fra le diverse tipologie di minorazioni per la presa in carico del progetto globale di vita, anche in età scolare. Ed a proposito dell’assistenza educativa, occorre precisare che tali educatori debbono ricevere una formazione iniziale ed in servizio e deve essere normato a livello nazionale il loro profilo professionale, individuando titolo di accesso, curricolo, titolo conseguito, nonché il mansionario, come ha fatto la provincia autonoma di Trento col Regolamento dell’Aprile 2008 sui B.E.S. (Bisogni specifici di apprendimento).

     

    13. Barriere architettoniche e senso-percettive

    a) L’art. 24 della L. n. 104/92 prevede l’eliminazione delle barriere architettoniche e senso-percettive. Il DPR n. 503/96 è il Regolamento esecutivo della norma.

    b) Nella prassi tali norme vengono scarsamente rispettate per le scuole e moltissimi Comuni non hanno adottato i piani finanziari per la loro applicazione.

    c) Negli accordi di programma occorre prevedere la formulazione di piani finanziari per l’eliminazione delle barriere architettoniche e senso-percettive nelle scuole, in tempi determinati, secondo un programma prestabilito, con lo stanziamento di precise risorse economiche rispettivamente ai Comuni per le scuole dell’infanzia e del primo ciclo e alle Province per la scuola secondaria di secondo grado.

     

     

    14. Uso improprio dei docenti per il sostegno

    a) L’art. 35 comma 7 della L. n. 289/02 stabilisce che sono nominati docenti specializzati per l’integrazione scolastica solo in presenza di alunni certificati con disabilità.

    b) Nella prassi, molti Dirigenti scolastici, a causa dei tagli alla spesa pubblica, impiegano tali docenti per supplenze in altre classi, facendo abbandonare da loro gli alunni con disabilità.

    c) Occorre stigmatizzare, con apposita circolare ministeriale, l’uso improprio dei docenti per il sostegno. Inoltre occorre sollecitare i Dirigenti scolastici a nominare supplenti, quando non abbiano docenti a disposizione, ai sensi della Sentenza n. 59/04 della Corte dei conti.

     

    15. Valutazione della qualità dell’integrazione scolastica

    a) L’art. 12 comma 6 della L. n° 104/92 prevede verifiche sui risultati dell’integrazione scolastica a livello di singole scuole ed il Decreto istitutivo dell’INVALSI prevede la valutazione della qualità del sistema di istruzione.

    b) L’INVALSI ha pubblicato nel 2007 una ricerca sugli indicatori strutturali, di processo e di esito della qualità dell’integrazione scolastica per facilitare l’autovalutazione delle singole scuole.

    c) Si propone che la ricerca dell’INVALSI venga utilizzata per rendere l’autovalutazione obbligatoria in tutte le scuole, e che gli indicatori di qualità individuati entrino a far parte delgi indicatori per valutare la qualità dell’intero sistema di istruzione. Ciò faciliterà una concorrenza positiva tra le istituzioni scolastiche.

     

    16. Diritto all’inclusione nelle Univiersità

    d) La Legge n° 17/99 garantisce il diritto degli alunni con disabilità in possesso del Diploma di scuola secondaria di secondo grado ad accedere alla frequenza dei corsi universitari.

    e) Nella prassi i fondi per le forme di assistenza a tali studenti vanno di anno in anno riducendosi, mentre il loro numero va crescendo essendo pervenuto a circa 10.000 unità. Inoltre non tutte le regioni hanno concordato con le Università le modalità di trasporto gratuito di tali studenti.

    f) Occorre adeguare i fondi assegnati per i tutors ed altre provvidenze al crescente numero di tali alunni e normare in modo chiaro ovunque le modalità di esercizio del diritto al trasporto gratuito alla sede Universitaria prescelta.

     

    17. Mancanza di risorse per i casi non certificati

    a) La normativa citata al punto 14, prevede l’assegnazione di docenti per il sostegno esclusivamente agli alunni certificati con disabilità.

    b) Nella prassi, nelle scuole è presente circa il 20% di alunni con difficoltà di apprendimento non riconducibili alla disabilità e quindi non certificabili, che comunque necessitano di risorse umane supplementari.

    c) Talora si sopperisce a tale mancanza con fittizie certificazioni di handicap; talora si utilizzano le risorse assegnate agli alunni con disabilità per risolvere anche questi problemi, svantaggiando ingiustamente gli alunni certificati. Si impone la necessità di trovare risorse finanziarie ed umane anche per questi problemi, pena il collasso della qualità dell’integrazione e di tutto il sistema dell’istruzione.

     

     

    Roma 12/07/08

     

     

    Pietro Vittorio Barbieri Presidente nazionale FISH

    Salvatore Nocera Vicepresidente nazionale FISH

     

    Disabili a scuola, ma non in classe

    Il Corriere della Sera (solo per abbonati)

    Leggi l’articolo originale dal sito "Il Corriere della Sera"

    Diciamolo subito, a scanso di equivoci: nel tanto vituperato decreto Gelmini, l’integrazione scolastica delle disabilità non viene neanche nominata. Eppure in piazza, venerdì a Roma, c’erano anche loro. Insegnanti di sostegno, associazioni di genitori. A manifestare contro la riforma, ma soprattutto contro un ministero che, di nuovo, sembra essersi dimenticato di quello che un tempo era il vanto dell’istruzione italiana. E che invece si ritrova ormai da anni ad annaspare tra fondi che vengono tagliati o che proprio non ci sono mai stati, percorsi di formazione a dir poco tortuosi, furberie e inanità.

    L’allarme in cifre
    Nelle «disposizioni urgenti in materia di istruzione e università » non c’è dunque traccia di handicap, sostegno, formazione. Forse perché, per Viale Trastevere, l’integrazione delle disabilità non è un’urgenza. Eppure: 164.392 alunni, su 4 ordini di scuola statale. Oltre 53mila insegnanti in organico a tempo indeterminato (a cui vanno aggiunti circa 40mila precari). E il quadro si complica se, a quel 2-3% di ragazzi «ufficialmente» certificati dalle Asl, si unisce — dati del Centro Studi Erickson ( http://www.erickson.it) — un altro 15-20% con difficoltà educative, apprenditive, di comportamento e relazione. Fenomeni in crescita, dicono gli esperti.
    A luglio, il ministero ha emesso una direttiva — la 69 — in cui, per le «iniziative di potenziamento e di qualificazione dell’offerta formativa di integrazione» degli alunni con handicap, sono stanziati 10.500.000 euro. Che, calcolatrice alla mano, fanno meno di 64 euro ad alunno e poco più di 196 a docente. C’è da aggiungere la scure abbattutasi sui costi scolastici: -7.832 milioni di euro, tra 2009 e 2012. Nessun taglio ai posti di sostegno, giurano dal ministero. Però: maestro unico, in classi che hanno fino a 29 ragazzi, contro i 25 di qualche anno fa (e senza più «sdoppiamento » automatico in presenza di disabili). Riduzione del personale ausiliario, e a volte sono proprio loro, ad esempio, che portano in bagno il bimbo in sedia a rotelle. Monte ore che si assottiglia, alle elementari, quando per molte famiglie con figli «speciali» la scuola è il solo porto sicuro.

    Integrazione mancata
    Non è solo una tendenza del governo attuale. Lo stesso Fioroni, per dire, subì pesanti contestazioni; e fu la finanziaria 2008 a introdurre il rapporto medio nazionale di un posto di sostegno ogni 2 disabili, a prescindere dall’handicap. «Quel che ha fatto il governo Prodi è un abominio: determinare l’organico in base a un puro rapporto numerico. La Gelmini si è trovata il taglio pronto su un piatto d’argento ». Non usa la mano leggera, Antonio Nocchetti. Medico, due figlie («non disabili»), è il presidente di Tuttiascuola ( http://www.tuttiascuola.org), associazione napoletana di genitori di ragazzi con handicap. «Dobbiamo avere il coraggio di dire la verità: la politica non è più in grado di sopportare i disabili nelle scuole pubbliche, perché sono diventati un costo inaccettabile ».
    «La nostra integrazione scolastica ha tanti anni, ma ho paura che oggi venga data per scontata. Mentre all’estero stanno lottando per averla — in Europa, solo Grecia e Portogallo sono schierati sull’inclusione, gli altri hanno sistemi misti con scuole e classi speciali —, da noi c’è un impoverimento del sentire che l’alunno con disabilità è parte integrale e integrata della classe». A parlare è Dario Ianes, pedagogista all’università di Bolzano, fondatore e condirettore del Centro Studi Erickson. «Inserimento », «socializzazione»: dalla 118/1971 alla 104/1992, «la legge dice esplicitamente che il sostegno si fa "alla classe". Le risorse aggiuntive sono ben date se vanno alla collettività, non è che appiccichi un insegnante al disabile e lo mandi in un’altra aula…». E invece, «una ricerca di prossima pubblicazione, realizzata con Andrea Canevaro dell’Alma Mater e Luigi D’Alonzo della Cattolica, ha rivelato che il bimbo disabile passa molto tempo fuori dalla classe: solo uno su 2, alle superiori, è sempre "dentro". Alle materne ben il 35% sta "un po’ dentro un po’ fuori", una quota che sale al 60% alla primaria, al 69% alle medie. Sono medie e superiori, oggi, la nuova frontiera».

    Non solo numeri
    «L’abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di toglierseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati». Lo scrivevano, più di 40 anni fa, gli alunni di don Lorenzo Milani, in Lettera a una professoressa. Parlavano dei loro coetanei «difficili», espulsi dalle scuole «dei ricchi». Ma la riflessione si adatta anche a quei bambini «diversi» che la scuola, spesso, non sa più accogliere, perché le mancano gli strumenti per farlo.
    Come, ad esempio, un numero sufficiente di docenti specializzati e in organico a tempo indeterminato (non supplenti «in deroga»), per garantire continuità a studenti già di per sé fragili. «Di solito si entra nel sostegno per poi passare sulla propria materia — ammette Gabriella Villanis, che insegna in una media di Napoli —. Io però ho fatto l’inverso: sono entrata con un concorso a cattedre per matematica e scienze, mi sono appassionata, eccomi qua». Da vent’anni a tu per tu con la disabilità. Quasi una mosca bianca: perché, spiega Ianes, «il livello di cambiamento e precarietà è molto più alto nel sostegno che in altre classi di concorso. Per contro, più hai un corpo docente stabile, meno ore di sostegno vengono richieste. Basterebbe una metodologia didattica più cooperativa, avanzata…». E qui entra in gioco un altro problema: la formazione. Ianes scuote la testa, «sono presidente del corso di laurea in Scienze della formazione primaria, ma noi stessi non sappiamo ancora che percorso debbano seguire gli studenti». Il punto è che sì, «c’è un titolo che si ottiene con 400 ore di specializzazione, ma dato che di docenti formati non ce n’è abbastanza, si prende chi capita». E la formazione in itinere? «L’aggiornamento, oggi, non è obbligatorio né retribuito», spiega lapidaria la Villanis. L’unica indagine nazionale sul tema, realizzata dal-l’Invalsi nel 2005-2006, rivela dati sconcertanti: quasi un istituto statale su 3 non ha docenti curricolari con formazione sulla disabilità. Nelle private, si sale al 68%. Con buona pace del lavoro di squadra.
    Soldi che non ci sono, numeri che non tornano: come quelli del monte ore di sostegno, «sempre troppo poche — sospira la prof —. Allora si fa richiesta di integrazione, che a volte viene soddisfatta, altre no. E i genitori, disperati, fanno causa». Ne sa qualcosa Nocchetti, che con la sua associazione ha portato 280 casi davanti al Tar: tutti vinti. Perché «è vero che il bambino disabile va preso in carica da tutto il team. Ma la situazione è tale che l’unico modo per arginare la falla è mettere le mani sugli insegnanti di sostegno ». Il 5 ottobre, Ianes e Canevaro hanno lasciato l’Osservatorio ministeriale sull’integrazione: «Questa nuova politica scolastica fatta di tagli, economie presunte (…) — si legge nella lettera di dimissioni — produce in tutti ulteriore insicurezza, diffidenza e conflitti». «Nella scuola italiana — chiude Nocchetti — ci sono ormai 600mila bimbi migranti, che sommmati ai disabili fanno quasi 800mila bambini. E i fondi? E la formazione? Altrimenti, trovino il coraggio di ammetterlo: la scuola pubblica deve diventare il ricettacolo dei paria ».

    Gabriela Jacomella

    lettura.agevolata@comune.venezia.it

     

    http://www.santeramolive.it/news/news.aspx?idnews=1559

    http://petizioni.tiscali.it/sign/list/bastaaitaglisulsostegno
    La promessa di Vendola ed Emiliano: "In Puglia nessuna scuola chiuderà"
    Il governatore ha confermato che la Regione Puglia impugnerà il decreto legge 154 davanti alla Corte Costituzionale in quanto lesivo delle prerogative delle Regioni

    di Paolo Russo

    (16 ottobre 2008)

    3

    "Voglio guardare la Gelmini negli occhi"
    "Tagliare sui disabili è un furto ai cittadini, lo Stato che non ha il concetto del bene comune non può dichiararsi democratico"

    di Isabella Difonzo

    (16 ottobre 2008)

    4

    Quel sorriso che la Gelmini ha tagliato
    Pubblichiamo la lettera della maestra di Rosanna, una bambina down che, con la riforma della scuola vedrà dimezzate le sue ore di sostegno

    di Olimpia Riccio

    (16 ottobre 2008)

    5 Scuola, appello della Regione "Fermiamo il massacro"
    Lomelo: questa è macelleria. La Regione ricorre alla Consulta

    di Piero Ricci

     

    Mimmo Lomelo non esclude nulla: «Contro questa macelleria non c´è altro da fare che ricorrere alla Corte Costituzionale». L´assessore regionale alla pubblica istruzione della giunta Vendola prepara il campo di battaglia contro i tagli alla scuola pubblica.

    Ieri in una conferenza stampa con i capigruppo del centrosinistra ha spiegato la cura tutta lacrime e sangue disegnata dal ministro dell´istruzione Mariastella Gelmini che rischia di cancellare con un tratto di penna 383 plessi pugliesi, quelli con meno di 50 alunni. E per oggi ha radunato sindaci, presidenti di Provincia, sindacati, convincendo anche il governatore Nichi Vendola a presentarsi al Polivalente di Japigia a Bari.

    Un´altra manifestazione è in programma al "Lenoci" di Bari, coi professori delle elementari, medie e superiori: lezioni interrotte alle 11, quindi, a metà mattinata per partecipare all´assemblea convocata da Cgil, Cisl, Uil e Snals e con il personale Ata, contro i quasi duemila tagli che piegheranno il sistema scolastico pugliese. «Nel frattempo bisogna prepararsi – spiega Lomelo – e sulla base dei criteri esistenti, ridimensionare la rete scolastica limitando i danni».

    L´incertezza domina le prospettive del prossimo anno scolastico, quello che comincerà nel settembre del 2009. «Il ministro ci impone, entro il 30 novembre, anticipando di un mese la scadenza che ci aveva indicato in precedenza – spiega Lomelo – di rivedere secondo nuovi parametri la rete scolastica minacciando la nomina di commissari ad acta. Ma noi sfidiamo il ministro, ricorreremo alla Corte Costituzionale, per avere più tempo e per difendere le nostre scuole. Non lasceremo nulla di intentato».

    Lomelo sta lavorando sui numeri per costruire un´ipotesi per limitare il più possibile i tagli delle scuole pugliesi. «Per ora stiamo lavorando – spiega – sui parametri che ci impongono di accorpare i plessi con meno di 300 alunni. Così in Puglia rischiamo di cancellare 38 scuole, ma sulla carta». C´è, infatti, un piano alla Regione che, pur applicando lo stesso criterio, permetterà di chiudere realmente non più di 10 plessi: «L´operazione è possibile – spiega l´assessore regionale – se si lavora tutti quanti per ridimensionare gli istituti con più di 1.100 studenti».

    In Puglia ce ne sono 86: rimarrebbero gli stessi ma con meno studenti. Il saldo sulle direzioni scolastiche, in questo modo, è il meno negativo di tutti. «A meno che non arrivino nel frattempo altri criteri», sbotta Lomelo. E i boatos ministeriali dicono che la soglia di chiusura sarà elevata a 400 alunni. E la faccenda si complica: perché su 116 plessi interessati il taglio, alchimie anti-Gelmini comprese, non sarà inferiore a 30. «Scelte scellerate quelle che ci vogliono imporre – conclude Lomelo – perché se chiudi una scuola con pochi alunni in una zona disagiata, puoi risparmiare sul bidello che non assumi, ma non sulle spese di trasporto visto che l´alunno a scuola deve comunque andare».

    (16 ottobre 2008)

     

    Famiglia Cristiana boccia le classi-ponte per stranieri proposte dalla

    Lega. Nell’editoriale d’apertura del numero in edicola il settimanale

    delle edizioni Paoline si scaglia contro la Lega affermando che "la

    ‘fantasia padana’ non ha piu’ limiti, ne’ pudore" e parla di vere e

    proprie "classi ghetto". Si danno "risposte sbagliate a problemi reali

    di inserimento", dichiara Famiglia Cristiana e "la questione

    dell’italiano e’ solo una scusa: tutti sanno- si legge nell’editoriale-

    che le cosiddette ‘classi di inserimento’ non sono efficaci. I risultati

    migliori si ottengono con classi ordinarie e con ore settimanali di

    insegnamento della lingua". In Italia questo, in parte, avviene. Lo

    prevedono le "Linee guida" (2006) dell’allora ministro Moratti per

    l’accoglienza degli alunni immigrati, approvate anche dalla Lega. "La

    mozione della Lega, poi, va letta fino in fondo- spiega l’editoriale-

    prevede che i bambini immigrati, oltre alla lingua italiana, debbano

    apprendere il ‘rispetto di tradizioni territoriali e regionali’, della

    ‘diversita’ morale e della cultura religiosa del Paese accogliente’, il

    ‘sostegno alla vita democratica’ e la ‘comprensione dei diritti e dei

    doveri’. Qualcuno sa dire come spiegarlo a un bambino di 5-6 anni, che

    deve ancora apprendere l’italiano?". Insomma, sottolinea con forza

    Famiglia Cristiana "si dice ‘classi ponte’, ma si legge ‘classi ghetto’.

    Negli anni Sessanta- chiude l’articolo- quando bambini napoletani,

    calabresi o siciliani andavano a scuola a Novara, nessuno s’e’ sognato

    di metterli in una ‘classe differenziale’ perche’ imparassero italiano,

    usi e tradizioni del Nord, ne’ di far loro dei test d’ingresso. Perche’

    ora ci pensa il novarese Cota?".

     

     

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    Sociale-edscuola e’ una delle Mailing List di Educazione&Scuola© – La Rivista telematica della Scuola e della Formazione (http://www.edscuola.com http://www.edscuola.it)

    TOSCANA
    "Salve. Sono una studentessa del liceo (e isituto tecnico) Russel-Newton di Scandicci, Firenze.

    Le scrivo poichè avendo letto l’incoraggiamento ad inviare materiale sulle occupazioni o comunque su ciò che sta accadendo nelle nostre scuole ho ritenuto opportuno inviarvi un video, realizzato dal nostro "cameramen" Julien (un ragazzo della scuola appassionato di video che durante l’occupazione- che si è svolta in contemporanea ad altre 25 scuole della provincia senza che nessuno ne facesse parola- si è aggirato per gli istituti della città raccongliendo interviste). Spero che lo ritenga interessante"

    A Grosseto, gli studenti dei Licei Classico, Scientifico ed Artistico faranno lezione nella piazza della città dello Studente per i prossimi tre giorni.

    > EMILIA ROMAGNA

    "Il liceo scientifico E.Fermi di Bologna ha iniziato l’occupazione lunedì 14 ottobre e l’ha conclusa il sabato 19 ottobre alle ore 23,50. Durante l’occupazione è stato redatto un documento di richieste da inoltrare al ministero e la richiesta di aprire un tavolo di confronto con le parti che devono essere coinvolte nella realizzazione di una riforma e che il governo ha completamente trascurato.
    Gli studenti in questo frangente si sono dimostrati molto responsabili, per il modo in cui hanno gestito l’occupazione: tutti i giorni i ragazzi hanno sottoscritto la partecipazione all’occupazione, firmando all’ ingresso e all’uscita, e di contro la scuola ha telefonato a tutte le famiglie dei minori per avvisare che i ragazzi erano a scuola e partecipavano alle attività di occupazione. Ai ragazzi esterni alla scuola sono stati presi i documenti ad ogni ingresso
    Il comitato di occupazione ha monitorato costantemente la partecipazione dei ragazzi, dichiarando che qualora si fosse approfittato dell’occupazione della scuola per dedicarsi ad altre attività e non si fosse raggiunto un numero di partecipanti congruo e costante l’occupazione sarebbe stata terminata immediatamente, senza produrre alcun risultato.

    Queste azioni, forse apparentemente eccessive, sono state scelte dai ragazzi del comitato di occupazione per non dare l’impressione che la protesta si riducesse al solito "episodio folkloristico di inizio d’anno" come sono stati apostrofati i primi segnali di rivolta studentesca.
    Questo ha avvalso loro la collaborazione del corpo docente, del comitato genitori, e per alcuni aspetti anche della dirigenza, oltre che una vasta e consapevole partecipazione dei ragazzi.

    E’ stato richiesto anche un coordinamento con la Presidenza della Regione Emila Romagna di cui il presidente Vasco Errani è anche presidente della conferenza della Regioni.
    Lo stesso Vasco Errani ha preso pubblicamente posizione contro il governo per le modalità di attuazione del decreto, dandogli carattere d’urgenza, e ignorando completamente le Regioni che invece in materia di scuola hanno competenza. Le ragioni della protesta sono già state assunte ora bisogna passare ad azioni concrete che costringano il governo e il ministro a rivedere le posizioni prese.
    il coordinamento a questo punto è essenziale." INForma, Servizi per la Formazione – Bologna.

    > FRIULI VENEZIA GIULIA
    Le associazioni studentesche hanno annunciato che anche Trieste diversi istituti (Oberdan, Nordio, Savoia, Preseren, Stefan, Carducci, Dante, Fabiani, Volta, Petrarca, Sandrinelli, Carli, Ziga Zois, Deledda) sono stati occupati per protesta contro i tagli alla scuola. Mobilitazioni anche a Gorizia, dove è occupato l’Ist. D’Annunzio, e a Monfalcone, dove lunedì si terrà un’assemblea pubblica studentesca presso l’Area Verde.

    > LIGURIA
    Ad Imperia è stato occupato il liceo scientifico Viesseux.

    > LAZIO

    "Salve, sono una studentessa di V del liceo E. Amaldi di Roma. Anche nella mia scuola sono in corso assemblee straordinarie circa la nuova riforma (sconcertante) approvata contro la scuola.
    Il giorno 30 ottobre scenderemo tutti in piazza a manifestare contro questa riforfa fatta da una donna che si è scordata cosa significhi studiare ed avere uno stipendio normale di circa 1200000 euro mensili. Il giorno sabato 25 è in programma un sit in di fronte i cancelli della nostra scuola. Saluti, e a presto perchè se l’andamento resterà tale ci sentirete molto spesso..La scuola è un nostro diritto!!!!!!!!!!!!!!!!!!"

    "La scuola Giovanni da Verazzano di Roma (Cinecittà) sta per assere occupata, mentre giorgio de chirico, scuola che sta affianco è stata già occupata".

    A Roma dal 15 ottobre è stato occupato il Mamiani, liceo classico di Viale delle Milizie. Sempre nella capitale è iniziata l’occupazione al Liceo Ettore Maiorana di Spinaceto e all’Augusto di via Appia mentre nello storico liceo Tasso oggi si riunirà il collettivo per votare l’occupazione. Qui le posizioni degli studenti sono diverse e vanno quindi valutati tempi e modi della protesta. Assemblee anche al De Chirico e all’Orazio. In agitazione anche le scuole di provincia: ad Anzio, in provincia di Roma, mobilitazioni al Marco Polo e all’Innocenzo XII mentre a Frascati e Monterotondo alcune scuole hanno sfilato in un corteo di protesta. Secondo l’Unione degli Studenti nei Castelli Romani si stanno svolgendo assemblee straordinarie in tutte le scuole e si stima che oltre 4000 studenti della zona siano entrati in mobilitazione. Sono in programma azioni dimostrative per domani e un corteo a Frascati per giovedì 23.

    > SARDEGNA

    "Salve, scrivo dal liceo scientifico Giordano Bruno di Muravera, in provincia di Cagliari. Nella nostra scuola stiamo organizzando giornate di occupazione dopo il fallimento dell’autogestione, che è stato sedato dal nostro preside, dopo averci minacciato con 5 in condotta e assenze. Ora speriamo di andare avanti nonostante i consensi,anche tra noi studenti,siano sempre meno…Se è possibile,ci farebbe piacere avere dei suggerimenti su come procedere…Grazie,ciao!!!!"

    "Ciao io sono nell ‘istituto tecnico commerciale "Primo Levi" di Quartu Sant’Elena in provincia di Cagliari e dal 22 ottobre faremo autogestione; sempre a Cagliari c’ è autogestione nell’ istituto professionale Pertini e al Meucci che è sempre un professionale ma maschile… se avrò altre notizie vi farò sapere…".

    > CAMPANIA
    A Napoli -secondo quanto dichiarato dall’Uds- la maggior parte delle scuole sono in agitazione con autogestioni, occupazioni e scioperi bianchi.

    > CALABRIA

    "Anche a Catanzaro ci stiamo muovendo: l’ITG "Petrucci" ed il Liceo Scientifico "Siciliani" sono in regime di autogestione nei giorni 21-22-23 Ottobre. L’IT per Ragionieri manifesta in piazza nei giorni 20-21 c.m. Il Liceo Magistrale "De Nobili" è in regime di autogestione nei giorni 21-22-23-24 c.m. L’IT Industriale "Scalfaro" manifesta nei giorni 22-23 c.m. e occuperà la propria scuola a partire da giorno 27. Fate sentire la voce di Catanzaro. Grazie per l’attenzione."

    "Gli studenti del liceo R.L Satriani di Mesoraca in provincia di Crotone ci hanno inviato il video dell’assemblea autonoma del 18 ottobre, occasione in cui hanno discusso sull’opportunità di aderire allo sciopero del 30 ottobre.

    Obiettivo di questo video, come ci scrivono, è "far vedere che anche nel Sud Italia si sta muovendo qualcosa…".

    > PUGLIA

    "A Gallipoli da lunedì il liceo Quinto Ennio è stato occupato dopo 4 ore di ‘trattative’ con i dirigenti. Puntiamo di tenere la scuola occupata fino a sabato. Da martedì anche il resto delle scuole di Gallipoli sono state occupate: Il Professionale,lo Psico-Pedagogico e il Nautico."

    A Brindisi si starebbero svolgendo occupazioni ed autogestioni in 16 scuole della Provincia, in particolare Monticelli, Fermi, Majorana, Alumbo, Pepe-Calamo, Simone, Carnaro, Salvemini.

    > SICILIA

    "Ciao sono G. B. uno dei capi d’istituto del Liceo “Bisazza” di Messina. Ho dato un occhiata al sito e vedo che molte scuole sono state occupate per quanto riguarda la Gelmini , ma noi abbiamo un altro problema interno cioè quello della carenza di aule e siamo costretti a fare pomeriggi perche un politico x non vuole fare il suo lavoro. Lunedì abbiamo fatto una gran bella manifestazione d’avanti la provincia per farci sentire a gran voce e di lamentarci delle promesse che non hanno mantenuto, adesso veramente siamo arrivati all’apice della sopportazione ci hanno dato un ennesima data quella del 27-10-2008 dove ci hanno promesso che ci daranno delle aule tampone “sinceramente ci credo poco!” Quello che voglio denunciare è che noi come istituto “Liceo Bisazza” occuperemo se questa ennesima promessa non verrà mantenuta e di conseguenza occuperemo anche per andare contro la Gelmini perche questo sarà un altro problema che affronteremo non appena riusciremo a conquistare le aule. State certi che il “Liceo Bisazza” di Messina è anche con voi!!!!"

    "In tutte le scuole siracusane, a partire dal 22 ottobre ci stiamo mobilitando in quanti più possiamo per occuparle e organizzare assemblee straordinarie per discutere e protestare il decreto 133."

    "Il Liceo Quintiliano di Siracusa occupa per far sentire la propria voce e e per non far decidere agli altri il nostro futuro, per una scuola più seria e con più fondi, per un’istruzione dignitosa. A Siracusa occupano il Liceo Quintiliano, il liceo classico Tartagallo, il liceo scientifico Corbino, l’Istituto tecnico ragioneria Rizza, istituto tecnico commerciale ragioneria Insolera, liceo scientifico Einaudi, liceo artisti Gagini." <guarda la foto>

    Il blog della protesta
    Per informare, proporre, discutere….

     

    I video delle mobilitazioni studentesche nelle città

    Regolamento occupazione scolastica
    La discussione nel forum di Superiori

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    INEGNAMENTI DISPERSI
    di Sauro Mocetti 21.10.2008

    Il ritardo della scuola italiana nei confronti di quella degli altri paesi europei, e del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord, non si limita ai livelli di apprendimento degli studenti, ma riguarda anche la dispersione scolastica. Che si concentra per lo più tra la fine della scuola media e l’inizio della secondaria superiore. Un background familiare meno agiato aumenta le probabilità d’insuccesso, ma anche l’offerta educativa locale conta. Il tempo lungo riduce sia la dispersione sia il condizionamento della famiglia d’origine sui risultati scolastici.

    Nel 2007, un ragazzo su cinque tra i 18 e i 24 anni aveva conseguito solo la licenza di terza media e non frequentava alcun corso di formazione, un’incidenza tra le più elevate a livello europeo. I tassi d’abbandono sono abbastanza eterogenei sul territorio italiano, con valori più contenuti nelle regioni centrali e superiori al 25 per cento in Campania, Sicilia e Puglia. Tra il 2004 e il 2007 il fenomeno si è ridotto in tutte le aree del paese. Se le diminuzioni fossero confermate anche nel successivo triennio, tuttavia, il Mezzogiorno continuerebbe a registrare un’incidenza media dell’abbandono superiore al 20 per cento, lontano dagli obiettivi fissati in ambito europeo.

    DOVE NASCE LA DISPERSIONE SCOLASTICA

    La dispersione scolastica è il risultato di una varietà di anomalie del percorso scolastico, che vanno dagli abbandoni prematuri alle ripetizioni dell’anno e che si verificano in prevalenza tra la fine della scuola media e l’inizio della secondaria superiore.
    Prendiamo, ad esempio, un gruppo di cento quindicenni. Se in regola con il percorso scolastico, hanno già conseguito la licenza media e sono iscritti al primo anno della secondaria superiore. In realtà, 4,6 di loro sono già fuori dal sistema scolastico e 8 hanno accumulato un ritardo, essendo ancora iscritti alla scuola media. Anche il percorso dei quindicenni regolari può, inoltre, presentare delle anomalie. L’anno successivo, ad esempio, 6 di essi cambiano il tipo di scuola e 3,4 abbandonano gli studi dopo appena un anno di superiori. (1) Quali fattori spiegano la dispersione scolastica? (2)

    IL RUOLO DEL BACKGROUND FAMILIARE…

    I fenomeni di irregolarità del percorso scolastico sono fortemente correlati allo status socioeconomico dei genitori e al loro livello di istruzione. Avere i genitori laureati, piuttosto che con la sola licenza media, allontana di circa dieci volte la probabilità di essere in ritardo o di abbandonare gli studi. Il fatto che la “selezione sociale” inizi già a questa età, meriterebbe una maggiore attenzione nel dibattito sulla scuola. Ai divari del grado di alfabetizzazione della popolazione adulta è anche riconducibile parte del differenziale Nord-Sud in termini di tassi di abbandono scolastico.
    Anche l’offerta educativa locale conta. L’efficacia del sistema scolastico nel ridurre le disuguaglianze di partenza dei giovani e, più in generale, la dispersione scolastica, non sembra tuttavia dipendere dalla quantità delle risorse impiegate, quali il numero di docenti per alunno o la numerosità delle classi. Appaiono, invece, più significativi la composizione del corpo docente, le modalità con cui opera nella scuola, la qualità delle strutture scolastiche dove si svolge l’attività didattica.

    …E QUELLO DELLA SCUOLA

    Il rischio di ripetere l’anno è minore dove è più bassa la percentuale di docenti a tempo determinato. A questo contribuirebbero alcuni aspetti negativi della precarietà quali un elevato turnover del corpo docente, la discontinuità dell’attività didattica, le inefficienze nell’adozione dei libri di testo, il disincentivo dei docenti a investire nella relazione con la classe. Inoltre, l’assenza di meccanismi di valutazione degli insegnanti

  • 13

    e cosa fa il viscido vespa ??!!??
    va a casa di del turco a farlo parlare a vanvera, facendogli gettare "fango" sul suo accusatore. tutto costruito ad arte per i politici corrotti..
    senza voler nascondere le colpe degli imprenditori delinquenti.

    W L’ ITALIA DEI VALORI !

  • 12

    <p>speriamo davvero che le persone capiscano come noi abbiamo capito. Abbiamo anche il dovere di far capire agli altri cosa sta succedendo, di farli uscire dalla gabbia mediasettiane e controllata, sono stufo di sentire abbinare alla parola Italiano la parola Mafioso </p>

  • 11

    Bravo Claudio !!!

  • 10
    deneb

    Al politco eletto nn gliene frega niente, secondo me di fare i nostri interessi

    da 15 anni a questa parte la politca sembra essere stata una presa per i

    fondelli.

    Tra PD e PDL non ce nessuna differenza, nel PD ci sono persone che

    fanno patti con il PDL(ora sono contento di non aver votato nessuno dei 2!),

    però ci sono anche politici perbene che "amano"e rispettano la costituzione

    come il nostro Di Pietro. La legalità dovrebbe stare alla base della vita

    politica! W IDV

    Grande Claudio x il servizio, continua così!

     

  • 9
    elsy63

     

    Purtroppo non viviamo in un paese sensibile ai bambini , o meglio la gente comune lo è, chi ci comanda no!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!loro non appartengono alla razza umana !

     

    http://petizioni.tiscali.it/sign/list/bastaaitaglisulsostegno

     

    http://www.santeramolive.it/news/news.aspx?idnews=1559

    Con preghiera di sottoscrizione e diffusione della ns petizione.

    Grazie di cuore

    Isabella Difonzo

    LINEE guide richieste a luglio quando da anni la situazione era gia’ precaria, al sud disastrosa… invece in tutta risposta siamo stati dimenticati!con i tagli e il maestro unico i disabili rimarranno esclusi da ogni attivita’.!!!

     

     

    DALLA FISH:

    R I C H I E S T E PER LINEE DI AZIONE PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI CON HANDICAP IN SITUAZIONI DI PARTICOLARE GRAVITA’ AI FINI SCOLASTICI:

    quegli alunni che a causa di situazioni complesse necessitano di un supporto più intensivo all’apprendimento in termini qualitativi e quantitativi e quindi svolgono piani educativi personalizzati che possono essere o “semplificati” o “differenziati” rispetto a quelli dei compagni, pur rimanendo agganciati ai programmi della classe.

     

    Si ritiene che le soluzioni proposte, se riescono a garantire il diritto allo studio degli alunni con handicap in situazione di particolare gravità ed il buon andamento dell’amministrazione scolastica per la realizzazione dei diritti di tutti i compagni, giovano pure, con gli opportuni adattamenti (che richiedono minori risorse) a migliorare la qualità dell’integrazione di tutti gli alunni con disabilità.

    L’integrazione generalizzata, la cui normativa in Italia costituisce vanto presso tutti gli altri Paesi del mondo, negli ultimi anni ha subito un forte calo di attenzione; in particolare durante le ultime due legislature non ci sono stati arretramenti normativi; ma i tagli alla spesa, uniti al disinteresse governativo per il mancato rispetto della normativa, hanno determinato forti arretramenti nella qualità dell’integrazione realizzata precedentemente.

    Si chiede pertanto che Il Ministero voglia adottare nel più breve tempo possibile le richieste “Linee-guida per l’integrazione scolastica”, integrative di quelle adottate con l’Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008, utilizzando le indicazioni di seguito riportate, elaborate anche alla luce della Proposta di legge F I S H A.C. n. 2003/07 e della Convenzione mondiale dei diritti umani delle persone con disabilità approvata dall’ONU il 13/12/06. Ci attendiamo ciò dal MIUR come segno concreto di rinnovato interesse politico:

    (Ciascun punto evidenzia con la lettera a) la normativa di riferimento; con la lettera b) la prassi di violazione della stessa; con la lettera c) la proposta F I S H di soluzione, che può essere sostituita da altra, purché risolutiva del problema riscontrato)

     

    NUOVI PROBLEMI URGENTI:

     

    1- Art. 64 del D.L. n. 112/08

    a) L’art 64 del DL n° 112/08 dispone la riduzione di decine di migliaia di docenti e non docenti, nonché l’aumento del numero di alunni per ogni classe.

    b) Tale disposizione non esclude dal taglio gli insegnanti per le attività di sostegno né le classi frequentate da alunni con disabilità.

    c) Si chiede l’approvazione di un emendamento alla legge di conversione del DL che espressamente escluda da tale disposizione sia il D.M. n. 141/99, concernente il numero massimo di alunni nelle classi frequentate da alunni con disabilità, sia la L. n. 244/07 art. 2 commi 413 e 414, concernenti il numero massimo e minimo di docenti per il sostegno in organico di diritto e di fatto.

     

    2- Ricostituzione e riconvocazione dell’osservatorio ministeriale sull’integrazione scolastica

    a) La C.M. n. 262/88, a seguito della famosa sentenza della Corte costituzionale n. 215/87 sul diritto pieno ed incondizionato degli alunni con disabilità a frequentare le scuole di ogni ordine e grado, ha istituito un Osservatorio ministeriale, composto da Associazioni, Dirigenti e funzionari ministeriali ed esperti di altre Amministrazioni, quale organo di consulenza e proposta al Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca e delle altre Amministrazioni che, per legge, hanno competenze sul processo d’integrazione scolastica degli alunni con disabilità.

    b) Il precedente Governo, pur avendo istituito i due organi interni allo stesso e cioè l’Assemblea delle Associazioni ed il Comitato tecnico-scientifico, non ha previsto la presenza di Funzionari ministeriali né del MIUR, né di altre amministrazioni; né ha ripristinato l’organismo di raccordo fra i due organi con funzioni operative. La conseguenza è stata una quasi inesistente attività dell’Osservatorio.

    c) Si chiede la ricostituzione dell’Osservatorio e l’immediata convocazione prima dell’inizio delle lezioni di Settembre prossimo, per conoscere gli orientamenti dell’On. Ministro Gelmini sull’integrazione nel quadro del miglioramento della Scuola, anche alla luce del presente documento.

     

    3- Intesa della Conferenza Stato-Regioni del 20 marzo 2008

    a) La Conferenza Stato regioni ha approvato l’Intesa sui criteri di accoglienza e di presa in carico degli alunni con disabilità, col consenso di tutte le regioni, sia quelle governate dal centro-destra che quelle governate dal centro-sinistra.

    b) Essa apporta notevoli miglioramenti alla normativa vigente, specie per i rapporti interistituzionali; ma non se ne è avviata l’attuazione in vista del prossimo anno scolastico e di quello successivo che, amministrativamente, si apre con le iscrizioni del gennaio 2009.

    c) Si chiede che vengano rilanciati i contenuti dell’Intesa e la stipula degli accordi di programma regionali e sub-regionali che soli possono garantire le scuole come servizi territoriali decentrati ed autonomi, inseriti nella rete dei servizi locali, grazie al cui coordinamento si può realizzare una migliore qualità dell’integrazione nella logica di scuole di eccellenza.

     

    4- Formazione iniziale ed in servizio dei docenti

    a) Il decreto delegato n. 227/2006 prevede una formazione iniziale sull’integrazione scolastica rivolta a tutti gli studenti aspiranti a docenza, oltre che una formazione permanente in servizio e la specializzazione dei docenti per il sostegno.

    b) Nella prassi sino ad oggi solo alcuni corsi universitari hanno previste semestralità significative su questo aspetto fondamentale del sistema di istruzione. Ciò ha favorito, per un verso, la delega ai soli docenti per il sostegno da parte dei docenti curricolari, per l’altro, un sempre più frequente ricorso dei genitori alla magistratura che ha concesso, negli ultimi tre anni, oltre 1000 casi di aumento di ore di sostegno.

    c) Nell’ambito dell’approvazione del DdL Aprea A.C. n. 953 che prevede all’art. 13 comma 3 la formazione iniziale di tutti gli aspiranti all’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, si propone la previsione di un adeguato numero di semestralità per la formazione iniziale di tutti gli aspiranti docenti concernenti la pedagogia, la psicologia e la didattica dell’integrazione scolastica con riguardo anche agli alunni in situazione di gravità. Si propone un arricchimento dei programmi di specializzazione per il sostegno concernente anche le problematiche degli alunni in situazione di gravità. Si propone, inoltre, che sia resa obbligatoria per tutti i tutti i docenti, tramite accordi con i sindacati, la formazione in servizio sull’integrazione scolastica del tipo di disabilità da seguire, con particolare attenzione agli alunni con handicap in situazione di gravità. Si propone una specifica formazione iniziale ed in servizio sull’integrazione scolastica dei dirigenti scolastici.

     

    5- Continuità didattica

    a) La L. 662/96 all’art. 1 comma 75 ribadisce il principio, più volte enunciato nella normativa, della continuità didattica degli insegnanti per il sostegno.

    b) Nella prassi tale continuità rimane inapplicata, infatti, gli insegnanti per il sostegno con nomina a tempo indeterminato, dopo 5 anni possono passare su cattedra comune. Quelli a tempo determinato hanno una nomina annuale e talora si succedono nello stesso anno ricevendo, taluni una nomina provvisoria in attesa dell’ "avente diritto" e quindi altri una nomina definitiva ad anno scolastico da tempo iniziato.

    c) In alternativa alla istituzione di un’apposita classe di concorso per gli insegnanti di sostegno, accettabile solo con la permanenza in essa dei docenti per tutti gli anni di insegnamento, fatte salve le normali condizioni di passaggio di cattedra, si propone un aumento degli anni di permanenza su posti di sostegno, incentivata in forma non monetaria. Si propone, altresì, che venga estesa anche ai docenti precari il disposto dell’art. 461 del decreto legislativo 297/94 secondo il quale dopo il ventesimo giorno dall’inizio delle lezioni un docente non può essere spostato di sede. In tal caso dovrà essere garantito punteggio e stipendio ai docenti precari che, a seguito di ricorsi o altre circostanze, avrebbero diritto alla nomina dopo il ventesimo giorno. Occorre, infine, prevedere che i contratti a tempo determinato abbiano validità per un biennio o un triennio a seconda che trattasi di un ciclo di studi biennale o triennale (primo triennio della scuola primaria, triennio della scuola secondaria di primo grado, triennio della scuola secondaria di secondo grado). La continuità dovrà riguardare la permanenza del docente nella classe frequentata dall’alunno. A tal fine qualora il docente venga nominato per più alunni si dovrebbe riuscire a dare nomine parallele relative allo stesso anno di corso. Ciò sarebbe facilitato dalla previsione della proposta di legge dell’On. Aprea, A.C. n. 953 che all’art. 16 attribuisce alle singole scuole la formulazione delle graduatorie per la nomina dei docenti.

     

    6- Sospensione dei corsi di specializzazione on line dell’università di Venezia

    a) L’art. 14 della L. n. 104/92 stabilisce che la specializzazione per le attività didattiche di sostegno all’integrazione scolastica è svolta solo dalle Università e la normativa nazionale conseguente prevede un numero chiuso di aspiranti, indicato sulla base di un parere del Direttore Scolastico Regionale per ogni università, con obbligo di frequenza.

    b) L’On. Mussi, precedente Ministro dell’Università, ha autorizzato nel 2007 la Scuola di specializzazione dell’Università di Venezia a gestire un corso per 1350 aspiranti anche al di fuori del veneto e da svolgersi anche in altre sedi, con almeno la metà delle ore di insegnamento da effettuarsi on line, cioè senza obbligo di frequenza.

    c) Si chiede la sospensione di tale corso ed il divieto di ri-proposizione ovunque in futuro, poiché l’eccessivo numero di studenti e la scarsa frequenza alle lezioni contrastano con la logica formativa di chi dovrà svolgere il delicatissimo compito di accompagnamento didattico di alunni con specifici bisogni educativi speciali.

     

     

    PROBLEMI DENUNCIATI DA TEMPO LA CUI SOLUZIONE NON PUO’ ESSERE ULTERIORMENTE RINVIATA

     

    1. Finalità dell’integrazione

    a) L’art. 12 comma 3 L. 104/92 indica come obiettivi dell’integrazione scolastica la crescita negli apprendimenti, nella comunicazione, nella socializzazione, negli scambi relazionali.

    b) Nella prassi spesso questi alunni vengono isolati dai compagni impedendo la realizzazione degli obiettivi indicati, gli interventi personalizzati vengono spesso "scambiati" per interventi individuali, contro la logica dell’integrazione.

    c) Occorre un programma di formazione, anche specialistica per tipologie di disabilità, degli operatori scolastici ed extrascolastici, che consenta loro di realizzare gli obiettivi con una programmazione maggiormente integrata.

     

    2. Diagnosi funzionale, profilo dinamico funzionale: continuità degli operatori sanitari.

    a) L’ art. 12 comma 5 L. 104/92 stabilisce che gli operatori della ASL che formulano la diagnosi funzionale debbano partecipare alla formulazione del PDF e del PEI per garantire la continuità di presa in carico del progetto di integrazione assieme agli operatori scolastici e alla famiglia.

    b) Nella prassi il personale sanitario è numericamente scarso, insufficientemente formato e aggiornato, oberato di lavoro e spesso precario, causando discontinuità ed assenze dagli incontri.

    c) Occorre che le Regioni, con atto deliberativo, garantiscano unità multidisciplinari stabili con la presenza di figure professionali competenti, anche nel campo degli alunni con handicap in situazioni di particolare gravità, con una più approfondita specializzazione. All’individuazione degli obiettivi deve contribuire anche la famiglia, pure tramite esperti di sua fiducia, sulla base del suo diritto-dovere di scegliere le mete educative e gli strumenti relativi fra quelli validati a livello di buone prassi (confronta anche l’Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008 art. 2). Le Unità multidisciplinari devono costituire una continuità con le Unità valutative dell’handicap che dovrebbero intervenire prima dell’ingresso nella scuola e con quelle successive alla scuola e devono assumere il ruolo fin qui svolto dalle commissioni medico-legali, affinché i servizi e i trasferimenti monetari siano attribuiti da un solo decisore. Si chiede al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, per il tramite del MIUR, un aumento di interventi riabilitativi secondo le necessità dei bambini con disabilità, con particolare attenzione agli alunni con sordità grave e profonda, ritardi intellettivi e relazionali, con conseguente aumento del numero dei riabilitatori, avendo particolare riguardo ai logopedisti. A tal proposito si precisa che le attività riabilitative debbono svolgersi in orario pomeridiano, per non sottrarre gli alunni con disabilità all’esercizio del diritto allo studio. Infine si chiede che il servizio di neuropsichiatria infantile e gli altri servizi per l’età evolutiva mantengano la presa in carico degli alunni con disabilità per tutto il periodo di frequenza scolastica, anche oltre il raggiungimento della maggiore età.

    Le strutture sociali e sanitarie dovrebbero essere in grado di fornire informazioni sulle scuole o gli istituti presenti nel territorio, onde evitare un‘affannosa ricerca ai genitori. Questo implica una collaborazione attiva tra i servizi e le scuole e gli istituti presenti nel territorio.

     

    3. Necessità di rafforzare il ruolo delle famiglie e dei docenti curricolari

    a) L’art. 12 comma 5 L. 104/92 e il DPR applicativo del 24/2/1994 stabiliscono che alla formulazione del PDF e del PEI debbano partecipare le famiglie e tutti i docenti della classe. Inoltre l’art. 2 dell’Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008 stbilisce che alla formulazione della Diagnosi Funzionale partecipino anche gli operatori scolastici e la famiglia.

    b) Nella prassi accade spesso che le famiglie vengano solo invitate a sottoscrivere documenti già preparati dalla scuola o dalle ASL o addirittura non vengano neppure informate di quanto progettato. Accade, inoltre, che molti gruppi di lavoro si svolgano di mattina impedendo ai docenti curriculari ed ai familiari di partecipare, favorendo la logica perversa della delega al solo insegnante per le attività di sostegno.

    c) Occorre una direttiva del MIUR che imponga a tutti i dirigenti scolastici di coinvolgere attivamente le famiglie e i docenti curriculari nel progetto e nella realizzazione dell’integrazione scolastica. Tutta la documentazione deve essere disponibile in ogni tempo per le famiglie.

     

    4. Piano educativo individualizzato per gli alunni in situazioni di gravità

    a) La sentenza n. 215/87 della Corte Costituzionale ha sancito il diritto pieno ed incondizionato di tutti gli alunni con disabilità, ivi compresi quelli in situazioni di gravità, a frequentare le scuole di ogni ordine e grado tenendo conto delle loro peculiarità e con il coinvolgimento di tutti i servizi necessari.

    b) Nella prassi non vengono programmati per tempo i servizi necessari allo svolgimento di PEI (Piani Educativi Individualizzati) molto articolati. Questi PEI possono prevedere anche tempi, modi e luoghi di integrazione diversi da quelli dei compagni, a seconda del tipo di disabilità: ad esempio per gli alunni con autismo l’integrazione è il fine e non il mezzo.

    c) Occorre programmare a partire dal momento delle iscrizioni (gennaio dell’anno precedente la frequenza scolastica) PEI che possano prevedere, a seconda dei casi, un percorso di avvicinamento alla classe di appartenenza, periodi di presenza in classe e di attività para ed extrascolastiche con la presenza di operatori appartenenti alla scuola, agli enti locali, alle ASL e dai soggetti del terzo settore.

     

    5. Istruzione domiciliare (Protocollo d’Intesa Ministeri 24 ottobre 2003)

    a) L’art. 9 della legge 104/92 stabilisce: ai minori con disabilità soggetti all’obbligo scolastico, in tutte le scuole di ogni ordine e grado temporaneamente impediti per gravi motivi di salute a frequentare con continuità la scuola, sono comunque garantite l’educazione e l’istruzione scolastica.

    b) Gli alunni impossibilitati alla frequenza scolastica per lunghi periodi vengono privati del diritto all’istruzione se non vi è stato un precedente ricovero ospedaliero di almeno 30 giorni, che può anche significare l’abbandono scolastico

    c) Occorre prevedere la possibilità di attuare progetti di istruzione domiciliare, laddove necessario, anche se non è stata preceduta da ricovero ospedaliero, purchè vi sia una prognosi di assenza dalal scuola di almeno 30 giorni. Occorre modificare in tal senso il Protocollo d’Intesa Ministeri 24 ottobre 2003 in tema di istruzione domiciliare che pretende una previa degenza ospedaliera di oltre trenta giorni.

     

    6. Scuole "polo" per l’integrazione

    a) Il Dpr n. 275/99 sull’autonomia scolastica all’art. 7 prevede la possibilità che più scuole si organizzino in rete per affrontare un problema comune: su questa base sono nate scuole "polo" e centri territoriali per l’integrazione scolastica come centri di spesa in cui concentrare risorse, consulenze, formazione e documentazione didattiche riguardanti singoli aspetti quali, ad esempio, l’autismo, la cecità etc. Tali risorse materiali ed umane, una volta specificamente formate, vengono inviate alle scuole della rete nelle quali di volta in volta si iscrivono alunni con quelle specifiche gravi difficoltà di apprendimento. L’ordinanza ministeriale 782/97 ha finanziato corsi di formazione in tal senso. Di recente l’art. 5 dell’intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008 ribadisce questa ipotesi organizzatoria.

    b) Nella prassi taluni hanno inteso le scuole "polo" come scuole nelle quali concentrare, invece, anche gli alunni in situazioni di particolare gravità.

    c) Occorre dare immediatamente attuazione all’Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008 perché vengano affrontati i problemi organizzativi della presa in carico, da parte dei comuni capofila dei piani di zona e stilati i progetti individuali di integrazione scolastica ed extrascolastica, con particolare attenzione agli alunni in situazione di gravità; ciò sulla base dell’art 14 della L. 328/2000 e degli accordi di programma che approvano i piani di zona ai sensi del successivo art. 19 della stessa legge, alla cui stipula debbono partecipare anche le reti di scuole interessate. Inoltre, le scuole "polo" verranno costituite anche sulla base di accordi con gli enti locali e con le associazioni di persone con disabilità presenti sul territorio.

     

    7. Integrazione scuola, formazione professionale, lavoro

    a) Per le scuole superiori già l’art. 68 della L. 144/99 ed oggi, il decreto delegato n. 77/2005 riguardano percorsi misti di istruzione e formazione professionale e di alternanza scuola/lavoro con borse lavoro e stages.

    b) Nella prassi gli alunni con handicap in situazioni di gravità, tranne rare eccezioni, non fruiscono di queste ipotesi organizzative che, invece, più si attagliano alle loro situazioni.

    c) Occorre rilanciare gli accordi di programma fra scuola, enti locali ed ASL di cui all’art. 13 comma 1 L. 104/92 finalizzati anche alla programmazione coordinata dei servizi per l’integrazione di questi alunni, e che prevedano anche l’individuazione di "indicatori" strutturali di processo e di risultato dell’integrazione scolastica, pure degli alunni con handicap in situazione di particolare gravità. E’ da chiedere alla Conferenza Stato-Regioni ed al Ministro del Lavoro, per il tramite del MIUR, che gli alunni con disabilità accedano ai corsi di formazione professionale anche se privi del diploma di terza media, come già avviene per l’accesso alla scuola superiore col semplice attestato comprovante i crediti formativi maturati. E’ necessario altresì che tali alunni possano frequentare i corsi di formazione professionale anche dopo il diciottesimo anno di età, specie se in prosecuzione del percorso scolastico, cosa attualmente vietata da molte regioni.

    In considerazione dei diversi ritmi di maturazione, in particolare per i ragazzi con ritardi intellettivi, oltre a poter frequentare oltre il diciottesimo anno di età, il tempo di permanenza nel corso professionale dovrà essere stabilito dalla commissione esaminatrice del Centro di Formazione Professionale (anche in collaborazione con la ASL) e rapportato alle esigenze e situazioni del ragazzo.

    Gli Uffici per l’Impiego dovranno tener conto dei tirocini svolti con valutazione positiva, dando un punteggio da aggiungere ai “Criteri e modalità di valutazione degli elementi che concorrono alla formazione delle graduatorie degli iscritti agli elenchi provinciali dei disabili”.

     

    8. Aree disciplinari nella scuola superiore

    a) L’art. 13 comma 5 L. 104/92 prevede nelle scuole secondarie di primo e secondo grado l’assegnazione di docenti per il sostegno nelle aree disciplinari di prevalente interesse per gli alunni con disabilità, individuate nel PEI.

    b) Nella prassi, mentre nella scuola media questa norma non è stata applicata (ottenendosi buoni risultati), nelle scuole superiori la sua applicazione è stata lasciata alla massima discrezionalità. Ne è conseguito talora la nomina di più insegnanti per il sostegno allo stesso alunno, talora l’individuazione arbitraria delle aree con palese violazione del diritto allo studio degli alunni e del rispetto dei punteggi degli elenchi dei docenti specializzati aspiranti a supplenze degli alunni con disabilità.

    c) Si propone la disapplicazione del comma 5 dell’art. 13 sopra citato anche nella scuola superiore ed il ripristino degli elenchi degli insegnanti specializzati cui attingere per ordine di punteggio, al fine di evitare anche l’affermarsi della delega degli insegnanti curriculari ai soli insegnanti delle attività di sostegno. E’ da tener presente, inoltre, che in ciascuna area sono assemblate discipline assai diverse tra loro che non danno alcuna garanzia di interventi specifici a favore dell’integrazione scolastica; (si pensi, ad esempio, che nell’area tecnologica sono presenti informatica e diritto).

     

    9. Figure professionali

    a) L’art. 35 comma 7 della L. 289/2002 stabilisce che verranno concesse deroghe circa le ore di sostegno agli alunni certificati in situazioni di particolare gravità.

    b) La prassi ha mostrato come per alcuni di questi alunni più che molte ore di sostegno didattico possono risultare utili, talora, molte ore di assistenza per l’autonomia per realizzare prevalentemente gli obiettivi della comunicazione, della socializzazione degli scambi relazionali di cui al precedente punto 1; mentre per altri alunni non certificati in situazione di gravità occorrono più ore di sostegno.

    c) Si propone, specie dopo l’Intesa della Conferenza Stato-regioni del 20 Marzo 2008, un’applicazione flessibile di tale norma e del conseguente DPCM n. 185/06, sui quali gravano dubbi di costituzionalità, secondo l’apposito parere del consiglio di Stato dell’Agosto 2005, nella parte in cui limitano l’assegnazione di ore aggiuntive di sostegno ai soli casi di gravità certificata.

     

    10. Docenti per il sostegno non specializzati

    a) L’art 14 L. 104/92 stabilisce che la scuola deve garantire insegnanti specializzati nelle attività di sostegno.

    b) Nella prassi, a causa della mancata programmazione dei bisogni relativi al numero di docenti specializzati, quasi il 50% delle nomine riguardano docenti non specializzati.

    c) Si chiede una revisione della programmazione dei corsi di specializzazione gestiti dalle Università, che tenga effettivamente conto dei bisogni di docenti specializzati sui singoli territori regionali. Si propone che la frequenza di un breve corso di formazione prima dell’inizio dell’anno scolastico sia resa obbligatoria per i docenti nominati per il sostegno senza un titolo di specializzazione e sia facoltativa per gli altri insegnanti già specializzati. Se i docenti non specializzati si rifiutano, perdono il diritto alla nomina su posto di sostegno.

     

    11. Mancata assistenza igienica dei collaboratori scolastici

    a) L’art 47, 48 e l’allegato A del CCNL del 29/11/2007 stabiliscono che l’assistenza igienica agli alunni con grave disabilità debba essere fornita dalle collaboratrici e dai collaboratori scolastici, previa la frequenza di un breve corso di formazione e col diritto ad un aumento stipendiale. L’accordo sottoscritto il 10 Maggio 2006 ha inserito stabilmente nello stipendio di tale personale un aumento economico per lo svolgimento di tali mansioni, che è divenuto pensionabile.

    b) Nella prassi, essendo facoltativa la frequenza del corso di aggiornamento, molti di essi si rifiutano di svolgere tali mansioni, creando gravissimi disservizi nelle scuole. Purtroppo il nuovo aumento stipendiale potrà di fatto riguardare al massimo il 15% del personale di ruolo. Si paventa il rischio che quanti non potranno fruire di tale aumento si rifiutino di svolgere tali mansioni, creando il caos nelle scuole.

    c) Si propone l’obbligatorietà dei corsi di formazione nonché della prestazione di tali mansioni rispettando il genere degli alunni (maschio o femmina) e l’aumento del fabbisogno finanziario, pena la mancata assistenza igienica degli alunni con handicap in situazione di maggiore gravità, che configura il reato di interruzione di pubblico servizio.

     

    12. Mancata assistenza educativa

    a) L’art 13 comma 3 della L. n. 104/92 stabilisce che gli Enti Locali debbano assicurare la presenza nelle scuole di assistenti per l’autonomia e la comunicazione degli alunni con disabilità. Il decreto legislativo n. 112/98 all’art. 139 ha chiarito che tali competenze sono a carico dei Comuni per la scuola materna, elementare e media e delle province per quelle superiori, salvo diversa statuizione delle leggi regionali.

    b) Nella Prassi molte Province si rifiutano di rispettare tali norme con la conseguenza di denegata assistenza educativa.

    c) Si propone che, con un atto della conferenza Stato-Regioni-Città venga definitivamente chiarita la competenza delle province. Le province non debbono limitarsi all’assistenza ai soli alunni ciechi e sordi ai sensi della Legge n. 67/93, ma debbono prestare tale assistenza a tutti gli alunni con disabilità frequentanti le scuole superiori, in forza dell’art. 139 del decreto legislativo n. 112/98. L’assistenza va progettata con le famiglie e può riguardare anche interventi educativi domiciliari. A proposito del rifiuto di assistenza scolastica agli alunni con deficit intellettivi, motivato dalla dizione dell’art. 13 comma 3 L. n. 104/92 che parla di alunni con minorazioni fisiche e sensoriali”, va precisato che l’art. 14 L. n. 328/00 non distingue più fra le diverse tipologie di minorazioni per la presa in carico del progetto globale di vita, anche in età scolare. Ed a proposito dell’assistenza educativa, occorre precisare che tali educatori debbono ricevere una formazione iniziale ed in servizio e deve essere normato a livello nazionale il loro profilo professionale, individuando titolo di accesso, curricolo, titolo conseguito, nonché il mansionario, come ha fatto la provincia autonoma di Trento col Regolamento dell’Aprile 2008 sui B.E.S. (Bisogni specifici di apprendimento).

     

    13. Barriere architettoniche e senso-percettive

    a) L’art. 24 della L. n. 104/92 prevede l’eliminazione delle barriere architettoniche e senso-percettive. Il DPR n. 503/96 è il Regolamento esecutivo della norma.

    b) Nella prassi tali norme vengono scarsamente rispettate per le scuole e moltissimi Comuni non hanno adottato i piani finanziari per la loro applicazione.

    c) Negli accordi di programma occorre prevedere la formulazione di piani finanziari per l’eliminazione delle barriere architettoniche e senso-percettive nelle scuole, in tempi determinati, secondo un programma prestabilito, con lo stanziamento di precise risorse economiche rispettivamente ai Comuni per le scuole dell’infanzia e del primo ciclo e alle Province per la scuola secondaria di secondo grado.

     

     

    14. Uso improprio dei docenti per il sostegno

    a) L’art. 35 comma 7 della L. n. 289/02 stabilisce che sono nominati docenti specializzati per l’integrazione scolastica solo in presenza di alunni certificati con disabilità.

    b) Nella prassi, molti Dirigenti scolastici, a causa dei tagli alla spesa pubblica, impiegano tali docenti per supplenze in altre classi, facendo abbandonare da loro gli alunni con disabilità.

    c) Occorre stigmatizzare, con apposita circolare ministeriale, l’uso improprio dei docenti per il sostegno. Inoltre occorre sollecitare i Dirigenti scolastici a nominare supplenti, quando non abbiano docenti a disposizione, ai sensi della Sentenza n. 59/04 della Corte dei conti.

     

    15. Valutazione della qualità dell’integrazione scolastica

    a) L’art. 12 comma 6 della L. n° 104/92 prevede verifiche sui risultati dell’integrazione scolastica a livello di singole scuole ed il Decreto istitutivo dell’INVALSI prevede la valutazione della qualità del sistema di istruzione.

    b) L’INVALSI ha pubblicato nel 2007 una ricerca sugli indicatori strutturali, di processo e di esito della qualità dell’integrazione scolastica per facilitare l’autovalutazione delle singole scuole.

    c) Si propone che la ricerca dell’INVALSI venga utilizzata per rendere l’autovalutazione obbligatoria in tutte le scuole, e che gli indicatori di qualità individuati entrino a far parte delgi indicatori per valutare la qualità dell’intero sistema di istruzione. Ciò faciliterà una concorrenza positiva tra le istituzioni scolastiche.

     

    16. Diritto all’inclusione nelle Univiersità

    d) La Legge n° 17/99 garantisce il diritto degli alunni con disabilità in possesso del Diploma di scuola secondaria di secondo grado ad accedere alla frequenza dei corsi universitari.

    e) Nella prassi i fondi per le forme di assistenza a tali studenti vanno di anno in anno riducendosi, mentre il loro numero va crescendo essendo pervenuto a circa 10.000 unità. Inoltre non tutte le regioni hanno concordato con le Università le modalità di trasporto gratuito di tali studenti.

    f) Occorre adeguare i fondi assegnati per i tutors ed altre provvidenze al crescente numero di tali alunni e normare in modo chiaro ovunque le modalità di esercizio del diritto al trasporto gratuito alla sede Universitaria prescelta.

     

    17. Mancanza di risorse per i casi non certificati

    a) La normativa citata al punto 14, prevede l’assegnazione di docenti per il sostegno esclusivamente agli alunni certificati con disabilità.

    b) Nella prassi, nelle scuole è presente circa il 20% di alunni con difficoltà di apprendimento non riconducibili alla disabilità e quindi non certificabili, che comunque necessitano di risorse umane supplementari.

    c) Talora si sopperisce a tale mancanza con fittizie certificazioni di handicap; talora si utilizzano le risorse assegnate agli alunni con disabilità per risolvere anche questi problemi, svantaggiando ingiustamente gli alunni certificati. Si impone la necessità di trovare risorse finanziarie ed umane anche per questi problemi, pena il collasso della qualità dell’integrazione e di tutto il sistema dell’istruzione.

     

     

    Roma 12/07/08

     

     

    Pietro Vittorio Barbieri Presidente nazionale FISH

    Salvatore Nocera Vicepresidente nazionale FISH

     

    Disabili a scuola, ma non in classe

    Il Corriere della Sera (solo per abbonati)

    Leggi l’articolo originale dal sito "Il Corriere della Sera"

    Diciamolo subito, a scanso di equivoci: nel tanto vituperato decreto Gelmini, l’integrazione scolastica delle disabilità non viene neanche nominata. Eppure in piazza, venerdì a Roma, c’erano anche loro. Insegnanti di sostegno, associazioni di genitori. A manifestare contro la riforma, ma soprattutto contro un ministero che, di nuovo, sembra essersi dimenticato di quello che un tempo era il vanto dell’istruzione italiana. E che invece si ritrova ormai da anni ad annaspare tra fondi che vengono tagliati o che proprio non ci sono mai stati, percorsi di formazione a dir poco tortuosi, furberie e inanità.

    L’allarme in cifre
    Nelle «disposizioni urgenti in materia di istruzione e università » non c’è dunque traccia di handicap, sostegno, formazione. Forse perché, per Viale Trastevere, l’integrazione delle disabilità non è un’urgenza. Eppure: 164.392 alunni, su 4 ordini di scuola statale. Oltre 53mila insegnanti in organico a tempo indeterminato (a cui vanno aggiunti circa 40mila precari). E il quadro si complica se, a quel 2-3% di ragazzi «ufficialmente» certificati dalle Asl, si unisce — dati del Centro Studi Erickson ( http://www.erickson.it) — un altro 15-20% con difficoltà educative, apprenditive, di comportamento e relazione. Fenomeni in crescita, dicono gli esperti.
    A luglio, il ministero ha emesso una direttiva — la 69 — in cui, per le «iniziative di potenziamento e di qualificazione dell’offerta formativa di integrazione» degli alunni con handicap, sono stanziati 10.500.000 euro. Che, calcolatrice alla mano, fanno meno di 64 euro ad alunno e poco più di 196 a docente. C’è da aggiungere la scure abbattutasi sui costi scolastici: -7.832 milioni di euro, tra 2009 e 2012. Nessun taglio ai posti di sostegno, giurano dal ministero. Però: maestro unico, in classi che hanno fino a 29 ragazzi, contro i 25 di qualche anno fa (e senza più «sdoppiamento » automatico in presenza di disabili). Riduzione del personale ausiliario, e a volte sono proprio loro, ad esempio, che portano in bagno il bimbo in sedia a rotelle. Monte ore che si assottiglia, alle elementari, quando per molte famiglie con figli «speciali» la scuola è il solo porto sicuro.

    Integrazione mancata
    Non è solo una tendenza del governo attuale. Lo stesso Fioroni, per dire, subì pesanti contestazioni; e fu la finanziaria 2008 a introdurre il rapporto medio nazionale di un posto di sostegno ogni 2 disabili, a prescindere dall’handicap. «Quel che ha fatto il governo Prodi è un abominio: determinare l’organico in base a un puro rapporto numerico. La Gelmini si è trovata il taglio pronto su un piatto d’argento ». Non usa la mano leggera, Antonio Nocchetti. Medico, due figlie («non disabili»), è il presidente di Tuttiascuola ( http://www.tuttiascuola.org), associazione napoletana di genitori di ragazzi con handicap. «Dobbiamo avere il coraggio di dire la verità: la politica non è più in grado di sopportare i disabili nelle scuole pubbliche, perché sono diventati un costo inaccettabile ».
    «La nostra integrazione scolastica ha tanti anni, ma ho paura che oggi venga data per scontata. Mentre all’estero stanno lottando per averla — in Europa, solo Grecia e Portogallo sono schierati sull’inclusione, gli altri hanno sistemi misti con scuole e classi speciali —, da noi c’è un impoverimento del sentire che l’alunno con disabilità è parte integrale e integrata della classe». A parlare è Dario Ianes, pedagogista all’università di Bolzano, fondatore e condirettore del Centro Studi Erickson. «Inserimento », «socializzazione»: dalla 118/1971 alla 104/1992, «la legge dice esplicitamente che il sostegno si fa "alla classe". Le risorse aggiuntive sono ben date se vanno alla collettività, non è che appiccichi un insegnante al disabile e lo mandi in un’altra aula…». E invece, «una ricerca di prossima pubblicazione, realizzata con Andrea Canevaro dell’Alma Mater e Luigi D’Alonzo della Cattolica, ha rivelato che il bimbo disabile passa molto tempo fuori dalla classe: solo uno su 2, alle superiori, è sempre "dentro". Alle materne ben il 35% sta "un po’ dentro un po’ fuori", una quota che sale al 60% alla primaria, al 69% alle medie. Sono medie e superiori, oggi, la nuova frontiera».

    Non solo numeri
    «L’abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di toglierseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati». Lo scrivevano, più di 40 anni fa, gli alunni di don Lorenzo Milani, in Lettera a una professoressa. Parlavano dei loro coetanei «difficili», espulsi dalle scuole «dei ricchi». Ma la riflessione si adatta anche a quei bambini «diversi» che la scuola, spesso, non sa più accogliere, perché le mancano gli strumenti per farlo.
    Come, ad esempio, un numero sufficiente di docenti specializzati e in organico a tempo indeterminato (non supplenti «in deroga»), per garantire continuità a studenti già di per sé fragili. «Di solito si entra nel sostegno per poi passare sulla propria materia — ammette Gabriella Villanis, che insegna in una media di Napoli —. Io però ho fatto l’inverso: sono entrata con un concorso a cattedre per matematica e scienze, mi sono appassionata, eccomi qua». Da vent’anni a tu per tu con la disabilità. Quasi una mosca bianca: perché, spiega Ianes, «il livello di cambiamento e precarietà è molto più alto nel sostegno che in altre classi di concorso. Per contro, più hai un corpo docente stabile, meno ore di sostegno vengono richieste. Basterebbe una metodologia didattica più cooperativa, avanzata…». E qui entra in gioco un altro problema: la formazione. Ianes scuote la testa, «sono presidente del corso di laurea in Scienze della formazione primaria, ma noi stessi non sappiamo ancora che percorso debbano seguire gli studenti». Il punto è che sì, «c’è un titolo che si ottiene con 400 ore di specializzazione, ma dato che di docenti formati non ce n’è abbastanza, si prende chi capita». E la formazione in itinere? «L’aggiornamento, oggi, non è obbligatorio né retribuito», spiega lapidaria la Villanis. L’unica indagine nazionale sul tema, realizzata dal-l’Invalsi nel 2005-2006, rivela dati sconcertanti: quasi un istituto statale su 3 non ha docenti curricolari con formazione sulla disabilità. Nelle private, si sale al 68%. Con buona pace del lavoro di squadra.
    Soldi che non ci sono, numeri che non tornano: come quelli del monte ore di sostegno, «sempre troppo poche — sospira la prof —. Allora si fa richiesta di integrazione, che a volte viene soddisfatta, altre no. E i genitori, disperati, fanno causa». Ne sa qualcosa Nocchetti, che con la sua associazione ha portato 280 casi davanti al Tar: tutti vinti. Perché «è vero che il bambino disabile va preso in carica da tutto il team. Ma la situazione è tale che l’unico modo per arginare la falla è mettere le mani sugli insegnanti di sostegno ». Il 5 ottobre, Ianes e Canevaro hanno lasciato l’Osservatorio ministeriale sull’integrazione: «Questa nuova politica scolastica fatta di tagli, economie presunte (…) — si legge nella lettera di dimissioni — produce in tutti ulteriore insicurezza, diffidenza e conflitti». «Nella scuola italiana — chiude Nocchetti — ci sono ormai 600mila bimbi migranti, che sommmati ai disabili fanno quasi 800mila bambini. E i fondi? E la formazione? Altrimenti, trovino il coraggio di ammetterlo: la scuola pubblica deve diventare il ricettacolo dei paria ».

    Gabriela Jacomella

    lettura.agevolata@comune.venezia.it

     

    http://www.santeramolive.it/news/news.aspx?idnews=1559

    http://petizioni.tiscali.it/sign/list/bastaaitaglisulsostegno
    La promessa di Vendola ed Emiliano: "In Puglia nessuna scuola chiuderà"
    Il governatore ha confermato che la Regione Puglia impugnerà il decreto legge 154 davanti alla Corte Costituzionale in quanto lesivo delle prerogative delle Regioni

    di Paolo Russo

    (16 ottobre 2008)

    3

    "Voglio guardare la Gelmini negli occhi"
    "Tagliare sui disabili è un furto ai cittadini, lo Stato che non ha il concetto del bene comune non può dichiararsi democratico"

    di Isabella Difonzo

    (16 ottobre 2008)

    4

    Quel sorriso che la Gelmini ha tagliato
    Pubblichiamo la lettera della maestra di Rosanna, una bambina down che, con la riforma della scuola vedrà dimezzate le sue ore di sostegno

    di Olimpia Riccio

    (16 ottobre 2008)

    5 Scuola, appello della Regione "Fermiamo il massacro"
    Lomelo: questa è macelleria. La Regione ricorre alla Consulta

    di Piero Ricci

     

    Mimmo Lomelo non esclude nulla: «Contro questa macelleria non c´è altro da fare che ricorrere alla Corte Costituzionale». L´assessore regionale alla pubblica istruzione della giunta Vendola prepara il campo di battaglia contro i tagli alla scuola pubblica.

    Ieri in una conferenza stampa con i capigruppo del centrosinistra ha spiegato la cura tutta lacrime e sangue disegnata dal ministro dell´istruzione Mariastella Gelmini che rischia di cancellare con un tratto di penna 383 plessi pugliesi, quelli con meno di 50 alunni. E per oggi ha radunato sindaci, presidenti di Provincia, sindacati, convincendo anche il governatore Nichi Vendola a presentarsi al Polivalente di Japigia a Bari.

    Un´altra manifestazione è in programma al "Lenoci" di Bari, coi professori delle elementari, medie e superiori: lezioni interrotte alle 11, quindi, a metà mattinata per partecipare all´assemblea convocata da Cgil, Cisl, Uil e Snals e con il personale Ata, contro i quasi duemila tagli che piegheranno il sistema scolastico pugliese. «Nel frattempo bisogna prepararsi – spiega Lomelo – e sulla base dei criteri esistenti, ridimensionare la rete scolastica limitando i danni».

    L´incertezza domina le prospettive del prossimo anno scolastico, quello che comincerà nel settembre del 2009. «Il ministro ci impone, entro il 30 novembre, anticipando di un mese la scadenza che ci aveva indicato in precedenza – spiega Lomelo – di rivedere secondo nuovi parametri la rete scolastica minacciando la nomina di commissari ad acta. Ma noi sfidiamo il ministro, ricorreremo alla Corte Costituzionale, per avere più tempo e per difendere le nostre scuole. Non lasceremo nulla di intentato».

    Lomelo sta lavorando sui numeri per costruire un´ipotesi per limitare il più possibile i tagli delle scuole pugliesi. «Per ora stiamo lavorando – spiega – sui parametri che ci impongono di accorpare i plessi con meno di 300 alunni. Così in Puglia rischiamo di cancellare 38 scuole, ma sulla carta». C´è, infatti, un piano alla Regione che, pur applicando lo stesso criterio, permetterà di chiudere realmente non più di 10 plessi: «L´operazione è possibile – spiega l´assessore regionale – se si lavora tutti quanti per ridimensionare gli istituti con più di 1.100 studenti».

    In Puglia ce ne sono 86: rimarrebbero gli stessi ma con meno studenti. Il saldo sulle direzioni scolastiche, in questo modo, è il meno negativo di tutti. «A meno che non arrivino nel frattempo altri criteri», sbotta Lomelo. E i boatos ministeriali dicono che la soglia di chiusura sarà elevata a 400 alunni. E la faccenda si complica: perché su 116 plessi interessati il taglio, alchimie anti-Gelmini comprese, non sarà inferiore a 30. «Scelte scellerate quelle che ci vogliono imporre – conclude Lomelo – perché se chiudi una scuola con pochi alunni in una zona disagiata, puoi risparmiare sul bidello che non assumi, ma non sulle spese di trasporto visto che l´alunno a scuola deve comunque andare».

    (16 ottobre 2008)

     

    Famiglia Cristiana boccia le classi-ponte per stranieri proposte dalla

    Lega. Nell’editoriale d’apertura del numero in edicola il settimanale

    delle edizioni Paoline si scaglia contro la Lega affermando che "la

    ‘fantasia padana’ non ha piu’ limiti, ne’ pudore" e parla di vere e

    proprie "classi ghetto". Si danno "risposte sbagliate a problemi reali

    di inserimento", dichiara Famiglia Cristiana e "la questione

    dell’italiano e’ solo una scusa: tutti sanno- si legge nell’editoriale-

    che le cosiddette ‘classi di inserimento’ non sono efficaci. I risultati

    migliori si ottengono con classi ordinarie e con ore settimanali di

    insegnamento della lingua". In Italia questo, in parte, avviene. Lo

    prevedono le "Linee guida" (2006) dell’allora ministro Moratti per

    l’accoglienza degli alunni immigrati, approvate anche dalla Lega. "La

    mozione della Lega, poi, va letta fino in fondo- spiega l’editoriale-

    prevede che i bambini immigrati, oltre alla lingua italiana, debbano

    apprendere il ‘rispetto di tradizioni territoriali e regionali’, della

    ‘diversita’ morale e della cultura religiosa del Paese accogliente’, il

    ‘sostegno alla vita democratica’ e la ‘comprensione dei diritti e dei

    doveri’. Qualcuno sa dire come spiegarlo a un bambino di 5-6 anni, che

    deve ancora apprendere l’italiano?". Insomma, sottolinea con forza

    Famiglia Cristiana "si dice ‘classi ponte’, ma si legge ‘classi ghetto’.

    Negli anni Sessanta- chiude l’articolo- quando bambini napoletani,

    calabresi o siciliani andavano a scuola a Novara, nessuno s’e’ sognato

    di metterli in una ‘classe differenziale’ perche’ imparassero italiano,

    usi e tradizioni del Nord, ne’ di far loro dei test d’ingresso. Perche’

    ora ci pensa il novarese Cota?".

     

     

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    Sociale-edscuola e’ una delle Mailing List di Educazione&Scuola© – La Rivista telematica della Scuola e della Formazione (http://www.edscuola.com http://www.edscuola.it)

    TOSCANA
    "Salve. Sono una studentessa del liceo (e isituto tecnico) Russel-Newton di Scandicci, Firenze.

    Le scrivo poichè avendo letto l’incoraggiamento ad inviare materiale sulle occupazioni o comunque su ciò che sta accadendo nelle nostre scuole ho ritenuto opportuno inviarvi un video, realizzato dal nostro "cameramen" Julien (un ragazzo della scuola appassionato di video che durante l’occupazione- che si è svolta in contemporanea ad altre 25 scuole della provincia senza che nessuno ne facesse parola- si è aggirato per gli istituti della città raccongliendo interviste). Spero che lo ritenga interessante"

    A Grosseto, gli studenti dei Licei Classico, Scientifico ed Artistico faranno lezione nella piazza della città dello Studente per i prossimi tre giorni.

    > EMILIA ROMAGNA

    "Il liceo scientifico E.Fermi di Bologna ha iniziato l’occupazione lunedì 14 ottobre e l’ha conclusa il sabato 19 ottobre alle ore 23,50. Durante l’occupazione è stato redatto un documento di richieste da inoltrare al ministero e la richiesta di aprire un tavolo di confronto con le parti che devono essere coinvolte nella realizzazione di una riforma e che il governo ha completamente trascurato.
    Gli studenti in questo frangente si sono dimostrati molto responsabili, per il modo in cui hanno gestito l’occupazione: tutti i giorni i ragazzi hanno sottoscritto la partecipazione all’occupazione, firmando all’ ingresso e all’uscita, e di contro la scuola ha telefonato a tutte le famiglie dei minori per avvisare che i ragazzi erano a scuola e partecipavano alle attività di occupazione. Ai ragazzi esterni alla scuola sono stati presi i documenti ad ogni ingresso
    Il comitato di occupazione ha monitorato costantemente la partecipazione dei ragazzi, dichiarando che qualora si fosse approfittato dell’occupazione della scuola per dedicarsi ad altre attività e non si fosse raggiunto un numero di partecipanti congruo e costante l’occupazione sarebbe stata terminata immediatamente, senza produrre alcun risultato.

    Queste azioni, forse apparentemente eccessive, sono state scelte dai ragazzi del comitato di occupazione per non dare l’impressione che la protesta si riducesse al solito "episodio folkloristico di inizio d’anno" come sono stati apostrofati i primi segnali di rivolta studentesca.
    Questo ha avvalso loro la collaborazione del corpo docente, del comitato genitori, e per alcuni aspetti anche della dirigenza, oltre che una vasta e consapevole partecipazione dei ragazzi.

    E’ stato richiesto anche un coordinamento con la Presidenza della Regione Emila Romagna di cui il presidente Vasco Errani è anche presidente della conferenza della Regioni.
    Lo stesso Vasco Errani ha preso pubblicamente posizione contro il governo per le modalità di attuazione del decreto, dandogli carattere d’urgenza, e ignorando completamente le Regioni che invece in materia di scuola hanno competenza. Le ragioni della protesta sono già state assunte ora bisogna passare ad azioni concrete che costringano il governo e il ministro a rivedere le posizioni prese.
    il coordinamento a questo punto è essenziale." INForma, Servizi per la Formazione – Bologna.

    > FRIULI VENEZIA GIULIA
    Le associazioni studentesche hanno annunciato che anche Trieste diversi istituti (Oberdan, Nordio, Savoia, Preseren, Stefan, Carducci, Dante, Fabiani, Volta, Petrarca, Sandrinelli, Carli, Ziga Zois, Deledda) sono stati occupati per protesta contro i tagli alla scuola. Mobilitazioni anche a Gorizia, dove è occupato l’Ist. D’Annunzio, e a Monfalcone, dove lunedì si terrà un’assemblea pubblica studentesca presso l’Area Verde.

    > LIGURIA
    Ad Imperia è stato occupato il liceo scientifico Viesseux.

    > LAZIO

    "Salve, sono una studentessa di V del liceo E. Amaldi di Roma. Anche nella mia scuola sono in corso assemblee straordinarie circa la nuova riforma (sconcertante) approvata contro la scuola.
    Il giorno 30 ottobre scenderemo tutti in piazza a manifestare contro questa riforfa fatta da una donna che si è scordata cosa significhi studiare ed avere uno stipendio normale di circa 1200000 euro mensili. Il giorno sabato 25 è in programma un sit in di fronte i cancelli della nostra scuola. Saluti, e a presto perchè se l’andamento resterà tale ci sentirete molto spesso..La scuola è un nostro diritto!!!!!!!!!!!!!!!!!!"

    "La scuola Giovanni da Verazzano di Roma (Cinecittà) sta per assere occupata, mentre giorgio de chirico, scuola che sta affianco è stata già occupata".

    A Roma dal 15 ottobre è stato occupato il Mamiani, liceo classico di Viale delle Milizie. Sempre nella capitale è iniziata l’occupazione al Liceo Ettore Maiorana di Spinaceto e all’Augusto di via Appia mentre nello storico liceo Tasso oggi si riunirà il collettivo per votare l’occupazione. Qui le posizioni degli studenti sono diverse e vanno quindi valutati tempi e modi della protesta. Assemblee anche al De Chirico e all’Orazio. In agitazione anche le scuole di provincia: ad Anzio, in provincia di Roma, mobilitazioni al Marco Polo e all’Innocenzo XII mentre a Frascati e Monterotondo alcune scuole hanno sfilato in un corteo di protesta. Secondo l’Unione degli Studenti nei Castelli Romani si stanno svolgendo assemblee straordinarie in tutte le scuole e si stima che oltre 4000 studenti della zona siano entrati in mobilitazione. Sono in programma azioni dimostrative per domani e un corteo a Frascati per giovedì 23.

    > SARDEGNA

    "Salve, scrivo dal liceo scientifico Giordano Bruno di Muravera, in provincia di Cagliari. Nella nostra scuola stiamo organizzando giornate di occupazione dopo il fallimento dell’autogestione, che è stato sedato dal nostro preside, dopo averci minacciato con 5 in condotta e assenze. Ora speriamo di andare avanti nonostante i consensi,anche tra noi studenti,siano sempre meno…Se è possibile,ci farebbe piacere avere dei suggerimenti su come procedere…Grazie,ciao!!!!"

    "Ciao io sono nell ‘istituto tecnico commerciale "Primo Levi" di Quartu Sant’Elena in provincia di Cagliari e dal 22 ottobre faremo autogestione; sempre a Cagliari c’ è autogestione nell’ istituto professionale Pertini e al Meucci che è sempre un professionale ma maschile… se avrò altre notizie vi farò sapere…".

    > CAMPANIA
    A Napoli -secondo quanto dichiarato dall’Uds- la maggior parte delle scuole sono in agitazione con autogestioni, occupazioni e scioperi bianchi.

    > CALABRIA

    "Anche a Catanzaro ci stiamo muovendo: l’ITG "Petrucci" ed il Liceo Scientifico "Siciliani" sono in regime di autogestione nei giorni 21-22-23 Ottobre. L’IT per Ragionieri manifesta in piazza nei giorni 20-21 c.m. Il Liceo Magistrale "De Nobili" è in regime di autogestione nei giorni 21-22-23-24 c.m. L’IT Industriale "Scalfaro" manifesta nei giorni 22-23 c.m. e occuperà la propria scuola a partire da giorno 27. Fate sentire la voce di Catanzaro. Grazie per l’attenzione."

    "Gli studenti del liceo R.L Satriani di Mesoraca in provincia di Crotone ci hanno inviato il video dell’assemblea autonoma del 18 ottobre, occasione in cui hanno discusso sull’opportunità di aderire allo sciopero del 30 ottobre.

    Obiettivo di questo video, come ci scrivono, è "far vedere che anche nel Sud Italia si sta muovendo qualcosa…".

    > PUGLIA

    "A Gallipoli da lunedì il liceo Quinto Ennio è stato occupato dopo 4 ore di ‘trattative’ con i dirigenti. Puntiamo di tenere la scuola occupata fino a sabato. Da martedì anche il resto delle scuole di Gallipoli sono state occupate: Il Professionale,lo Psico-Pedagogico e il Nautico."

    A Brindisi si starebbero svolgendo occupazioni ed autogestioni in 16 scuole della Provincia, in particolare Monticelli, Fermi, Majorana, Alumbo, Pepe-Calamo, Simone, Carnaro, Salvemini.

    > SICILIA

    "Ciao sono G. B. uno dei capi d’istituto del Liceo “Bisazza” di Messina. Ho dato un occhiata al sito e vedo che molte scuole sono state occupate per quanto riguarda la Gelmini , ma noi abbiamo un altro problema interno cioè quello della carenza di aule e siamo costretti a fare pomeriggi perche un politico x non vuole fare il suo lavoro. Lunedì abbiamo fatto una gran bella manifestazione d’avanti la provincia per farci sentire a gran voce e di lamentarci delle promesse che non hanno mantenuto, adesso veramente siamo arrivati all’apice della sopportazione ci hanno dato un ennesima data quella del 27-10-2008 dove ci hanno promesso che ci daranno delle aule tampone “sinceramente ci credo poco!” Quello che voglio denunciare è che noi come istituto “Liceo Bisazza” occuperemo se questa ennesima promessa non verrà mantenuta e di conseguenza occuperemo anche per andare contro la Gelmini perche questo sarà un altro problema che affronteremo non appena riusciremo a conquistare le aule. State certi che il “Liceo Bisazza” di Messina è anche con voi!!!!"

    "In tutte le scuole siracusane, a partire dal 22 ottobre ci stiamo mobilitando in quanti più possiamo per occuparle e organizzare assemblee straordinarie per discutere e protestare il decreto 133."

    "Il Liceo Quintiliano di Siracusa occupa per far sentire la propria voce e e per non far decidere agli altri il nostro futuro, per una scuola più seria e con più fondi, per un’istruzione dignitosa. A Siracusa occupano il Liceo Quintiliano, il liceo classico Tartagallo, il liceo scientifico Corbino, l’Istituto tecnico ragioneria Rizza, istituto tecnico commerciale ragioneria Insolera, liceo scientifico Einaudi, liceo artisti Gagini." <guarda la foto>

    Il blog della protesta
    Per informare, proporre, discutere….

     

    I video delle mobilitazioni studentesche nelle città

    Regolamento occupazione scolastica
    La discussione nel forum di Superiori

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    INEGNAMENTI DISPERSI
    di Sauro Mocetti 21.10.2008

    Il ritardo della scuola italiana nei confronti di quella degli altri paesi europei, e del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord, non si limita ai livelli di apprendimento degli studenti, ma riguarda anche la dispersione scolastica. Che si concentra per lo più tra la fine della scuola media e l’inizio della secondaria superiore. Un background familiare meno agiato aumenta le probabilità d’insuccesso, ma anche l’offerta educativa locale conta. Il tempo lungo riduce sia la dispersione sia il condizionamento della famiglia d’origine sui risultati scolastici.

    Nel 2007, un ragazzo su cinque tra i 18 e i 24 anni aveva conseguito solo la licenza di terza media e non frequentava alcun corso di formazione, un’incidenza tra le più elevate a livello europeo. I tassi d’abbandono sono abbastanza eterogenei sul territorio italiano, con valori più contenuti nelle regioni centrali e superiori al 25 per cento in Campania, Sicilia e Puglia. Tra il 2004 e il 2007 il fenomeno si è ridotto in tutte le aree del paese. Se le diminuzioni fossero confermate anche nel successivo triennio, tuttavia, il Mezzogiorno continuerebbe a registrare un’incidenza media dell’abbandono superiore al 20 per cento, lontano dagli obiettivi fissati in ambito europeo.

    DOVE NASCE LA DISPERSIONE SCOLASTICA

    La dispersione scolastica è il risultato di una varietà di anomalie del percorso scolastico, che vanno dagli abbandoni prematuri alle ripetizioni dell’anno e che si verificano in prevalenza tra la fine della scuola media e l’inizio della secondaria superiore.
    Prendiamo, ad esempio, un gruppo di cento quindicenni. Se in regola con il percorso scolastico, hanno già conseguito la licenza media e sono iscritti al primo anno della secondaria superiore. In realtà, 4,6 di loro sono già fuori dal sistema scolastico e 8 hanno accumulato un ritardo, essendo ancora iscritti alla scuola media. Anche il percorso dei quindicenni regolari può, inoltre, presentare delle anomalie. L’anno successivo, ad esempio, 6 di essi cambiano il tipo di scuola e 3,4 abbandonano gli studi dopo appena un anno di superiori. (1) Quali fattori spiegano la dispersione scolastica? (2)

    IL RUOLO DEL BACKGROUND FAMILIARE…

    I fenomeni di irregolarità del percorso scolastico sono fortemente correlati allo status socioeconomico dei genitori e al loro livello di istruzione. Avere i genitori laureati, piuttosto che con la sola licenza media, allontana di circa dieci volte la probabilità di essere in ritardo o di abbandonare gli studi. Il fatto che la “selezione sociale” inizi già a questa età, meriterebbe una maggiore attenzione nel dibattito sulla scuola. Ai divari del grado di alfabetizzazione della popolazione adulta è anche riconducibile parte del differenziale Nord-Sud in termini di tassi di abbandono scolastico.
    Anche l’offerta educativa locale conta. L’efficacia del sistema scolastico nel ridurre le disuguaglianze di partenza dei giovani e, più in generale, la dispersione scolastica, non sembra tuttavia dipendere dalla quantità delle risorse impiegate, quali il numero di docenti per alunno o la numerosità delle classi. Appaiono, invece, più significativi la composizione del corpo docente, le modalità con cui opera nella scuola, la qualità delle strutture scolastiche dove si svolge l’attività didattica.

    …E QUELLO DELLA SCUOLA

    Il rischio di ripetere l’anno è minore dove è più bassa la percentuale di docenti a tempo determinato. A questo contribuirebbero alcuni aspetti negativi della precarietà quali un elevato turnover del corpo docente, la discontinuità dell’attività didattica, le inefficienze nell’adozione dei libri di testo, il disincentivo dei docenti a investire nella relazione con la classe. Inoltre, l’assenza di meccanismi di valutazione degli insegnanti fa sì che non vi siano alcuni degli aspetti positivi del rapporto a termine quali la possibilità di screening dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, e l’incentivo dell’insegnante a impegnarsi per segnalarsi positivamente per

  • 8

    Claudio ma perkè tua mamma non ha partorito 5 gemelli…invece che solo te? ;-)
    Sei un grande!!

  • 7

    caro claudio, allora dovresti venire nel mio paesino dove il sindaco si è sparato parte dei soldi del comune per comprare il mercedes al figlio…
    comunque, complimenti cominciavano a mancarmi i video di etica.

  • 6

    Bè.. Penso che al politico non gli frega un c***o di chi l’ha votato, tanto dati i media chi ha votato saprà pressocchè nulla di cosa farà il politico.

    Il politico non segue gli interessi dell’elettore, ma quelli dell’amico dell’amico……..

    For example le selezioni del pdl sono stata fatte da dell’utri do you comprende..

     

    Un consiglio per l’ergonomia del sito :

    hai fatto un botto de video, quando c’hai tempo, nell’icona "video"

    metti l’elenco di tutti i video fatti:

    TITOLO       e        DATA

    (cliccandoci si apre il collegamento)

     

  • 5
    OmarValente

     E pensare che i politici d’oggi l’etica non sanno neanche dove stia di casa…. ce li vedete bossi e calderoli che affrontano un discorso del tipo di quello in oggetto al video?

    Adoro i tuoi video di "etica", ossigeno per il cervello

     

    Omar

  • 4
    beppe

     sulla scia di Claudio ho pubblicato un commento sul blog di Carlo Costantini, lo riporto qui, così mi dite che ne pensate:

    "Buon giorno, sono un lombardo, ma credo che solo l’idv possa attuare la mia idea, e spero che ne sia capofila.
    Il mio pensiero è semplicissimo: pubblicare una sommatoria delle entrate (contribuente per contribuente, con i nomi non in chiaro, ma comunque in modo che il contribuente possa riconoscersi e allo stesso tempo non essere riconosciuto, quindi utilizzando per esempio il codice fiscale o il numero della carta d’identità ecc..) sul sito della regione e, a seguire, un elenco delle spese in maniera precisa ed ordinata, con menù a tendina che aprendosi scendono nel dettaglio delle spese, fino ad arrivare al costo delle matite e delle gomme, passando dai soldi spesi per le varie consulenze, per gli stipendi dei dipendenti pubblici o delle società con partecipazione pubblica ecc.. ecc.. .
    Idem si può dire per le gare d’appalto, per i concorsi pubblici e così via, tutto quel che riguarda la p.a. deve avere un controllo via web in tempo “quasi” reale e un consuntivo periodico (una volta ogni due mesi, per esempio), su giornali locali o nazionali.
    Se alle stesse operazioni si obbligano province e comuni il gioco è fatto.
    La mia proposta è molto, ma molto facile da realizzare e soprattutto economica.
    Sarebbe un insulto all’intelligenza del lettore elencare i benefici di una simile iniziativa.
    Grazie per l’attenzione."

  • 3

    Ben ritrovato, Claudio!
    Stai bene col baffone alla Charles Bronson (anche se un po’ ti invecchia…), Rachmaninov è sempre un piacere, ed il servizio -come al solito- è ottimo!
    Vai così, ma con comodo!!! ;-)

  • 2

    Grande Claudio, ci vorrebbe uno come te in ogni comune alla vigilia delle amministrative di molti comuni italiani. L’altra volta PBC ha preso veramente poco, se ci fosse una corretta informazione scommetto sull’integrità morale del mio popolo che li voterebbero quasi tutti, anche quelli che intervistati dalla Rai fuori dalle scuole hanno detto che Saviano meriterebbe la morte… che detto tra noi sono le persone che ritengo meno degne di rispetto nell’intero paese. E so bene che non è colpa loro se sono così ma dalla totale assenza di modelli civili che hanno dovuto patire crescendo.

    Ecco, per come la vedo io tu sei un esempio di persona civile e corretta, nonchè profondamente altruista. Proprio come Saviano. Scava, Claudio. Cerchiamo di trovare un po’ di terreno fertile sotto a queste montagne di m**da a getto continuo che ci propina la politica di maggioranza ed ignoranza.

  • 1

    Ma se non sbaglio, molte delle persone che lavorano nei ministeri non cambiano mai. I ministri italiani sono solo dei fantocci (potenti, ma sempre fantocci) e oggi addirittura delle pop-star dagli stipendi favolosi: chi conta davvero nei ministeri noialtri di solito non lo vediamo. Molti ministri probabilmente non hanno manco la minima competenza per capire le leggi e i decreti varati.

  • 0

    Questo si che si chiama giornalismo!

  • -1
    massimiliano ge

    COSTANTINI Vs CHIODI…LE FORZE DEL BENE CONTRO LE FORZE DE ER PENE…i cortigiani berluscones hanno tutti i calli alle ginocchia  !!!

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