Il protezionismo degli inglesi.

Sangue, sudore e lacrime
L’incubo degli immigrati nel Golfo (in inglese)

Segnalazioni:

  Dubai è venuta su grazie a un esercito di schiavi provenienti dal Pakistan, dal Nepal, dal Bangladesh, dall’India… Per anni, oltre la metà della produzione mondiale di cemento è stata destinata alla capitale dell’omonimo emirato, per colonizzare una striscia di sabbia dove fino a trent’anni fa c’era solo qualche comunità di beduini pescatori di perle. Lo scopo era farne un luogo elitario, un paradiso fiscale dove gareggiare per la struttura più fantascientifica, la residenza più elitaria. Dietro ai ricchi sceicchi, ben pasciuti ma con scarse conoscenze, la mano degli inglesi colonialisti, che pur avendo formalmente abbandonato la guida del paese in favore degli arabi locali, hanno di fatto sempre esteso la loro longa manu dietro a tutte le scelte strategiche e le manovre economiche.
Nel Golfo Persico, presidiato dalle portaerei americane, hanno costruito isole a forma di palma, collegate alla costa grazie a tunnel sotterranei e disseminate di ville lungo le fronde artificiali, ognuna con il suo piccolo porto, ognuna con la sua piccola barchetta per andare a lavorare remando. In soli 18 mesi – il tempo che in Italia ci si mette per richiedere una visura catastale –  sorgevano interi quartieri. Vere e proprie mini città composte da decine di grattacieli, attraversate da canali ispirati a Venezia per andare a lavorare in gondola.
Ora a lavorare non ci si va più neppure là, nè in barchetta nè in gondola. Il prezzo delle case è crollato, gli investimenti hanno perso oltre la metà del loro valore. Chi ha speso un milione di dollari per avere l’ultimo appartamentino dell’ultimo grattacielo nell’ultimo quartiere a tema, oggi non riesce a venderlo neppure per 500.000 miseri dollari.

Gli schiavi asiatici venivano pagati pochi dirham. Un dirham corrispondeva a circa venti centesimi. Al loro arrivo all’aeroporto, veniva sottratto loro il passaporto e venivano condotti in zone residenziali protette, ai margini della città. Veri e propri ghetti dove si dorme tutti in una stanza, con lunghi ballatoi comuni, dai quali uscire solo per andare a lavorare. Questo, nei depliant delle agenzie di viaggi non ve lo faranno mai vedere. Io invece, ho visto mille volte il sorgere del sole dietro alle dune del deserto, mentre lunghe file di operai pakistani, nepalesi, del Bangladesh in tuta blu ed elmetto giallo, attendevano silenziosamente e ordinatamente l’arrivo del loro autobus. Un autobus con le inferriate alle finestre. Lavoravano 24 ore su 24, divisi in turni massacranti di 12 ore l’uno, a qualsiasi ora della notte e del giorno, anche  sotto un sole spietato che da maggio a novembre porta la temperatura a non meno di 50 – 60 gradi centigradi. Riunirsi in sindacati era illegale. Chi lo faceva, andava in galera. Ogni tanto qualcuno moriva, ucciso da un colpo di calore. Così noi occidentali potevamo andare a lavorare in gondola.
Era il 2005. Il protettorato inglese sfruttava gli schiavi dell’Asia. Privandoli di ogni diritto. Pagandoli meno di un tozzo di pane.

Oggi, nel 2009, L’Irem Spa ha vinto un appalto nel Lincolnshire per effettuare dei lavori in una raffineria della Total, la Lindsey Oil Refinery. Ha battuto diversi competitor locali e un paio di sfidanti europee. Per Giovanni Musso, vicepresidente della Irem Spa di Siracusa, si tratta di un piccolo lavoro. 17 milioni di euro per una società con un volume d’affari da 22 milioni. Quattro mesi di tempo per terminare i lavori. Nel contratto, firmato con la Jacobs, è specificato che Irem deve avvalersi del suo personale specializzato.

E qui casca l’asino. Per fare manutenzione nell’aeroporto di Dubai, sulle piste infuocate di asfalto che raggiungono temperature da altoforno, ci si manda un operaio indiano, dopo avergli fatto firmare un contratto dove egli dichiara sotto la sua responsabilità di rischiare la pelle per sua scelta. Nessuno, in fondo, gli chiederebbe mai di andare a riparare un flap sotto l’ala di un aereo con una temperatura di 60° all’ombra. Se lo fa, se l’è cercata! Se invece bisogna lavorare in una moderna raffineria nel Lincolnshire, con tutte le tutele del caso, allora si diventa improvvisamente protezionisti e non si vogliono extracomunitari intorno. Gli extracomunitari siamo noi. Chiunque sia stato in Inghilterra anche solo in vacanza sa di quale reputazione godiamo. Una volta, in un Mac Donald all’aeroporto di Stansted, dimenticai di lasciare una lauta mancia. Il cameriere se ne andò stizzito, bofonchiando italiano bastardo. Secondo alcuni operai inglesi, gli italiani “fanno errori e ignorano le norme di sicurezza“. Siamo i terroni d’Europa, e non solo per gli inglesi.

Da noi invece c’è chi fa il protezionista con i nordafricani: i pomodori vogliamo raccoglierceli da soli. Roberto Cota, capogruppo della Lega alla Camera, non ha dubbi nel merito: «Hanno ragione gli operai inglesi a scioperare contro gli italiani, è solo questione di tempo e poi accadrà anche in Veneto».
Dopo le dichiarazioni di Cota, negli empori da Mestre a Pordenone hanno già iniziato a vendere il kit per bruciare extracomunitari sulle panchine. Sta negli scaffali insieme agli insetticidi e al veleno per topi.
Lo slogan è: Nettuno ti può giudicare.

Ricevo e pubblico la lettera di Franco, dall’Inghilterra.

Caro Claudio,

io sono un italiano che vive in Inghilterra e vorrei spiegare qualcosa circa ciò che sta avvenendo qui in questi giorni. I lavoratori inglesi protestano (e la cosa si sta diffondendo parecchio) contro il fatto che alcuni lavoratori italiani verranno a lavorare per la Total togliendo il lavoro agli inglesi. Vorrei spiegare come secondo me i media (sia qui ma sopratutto in Italia) stiano alimentando una guerra tra i poveri (i lavoratori) nascondendo il vero problema: IL LAVORO SOTTOPAGATO IN ITALIA! Questa è infatti la mia esperienza; io ho dovuto venire a lavorare qui in quanto nel mio lavoro in Italia (sono un tecnico impiegato) guadagnavo LA META’ (con tutte le compensazioni ed il cambio attuale con la sterlina) di quanto guadagnassi qui per fare lo stesso lavoro!!
Questo è il vero problema: gli inglesi sono pagati il giusto, ma alla Total trovando manodopera come minimo dello stesso livello pagata molto meno, faranno lavorare gli italiani. Così gli inglesi protestano e fanno scioperi (adeguatamente appoggiati dai loro sindacati al contrario di quanto avviene in Italia). Certo il loro slogan è “british job for british workers” (slogan che piacerebbe tanto a bossi and company) ma il problema vero è che I LAVORATORI ITALIANI DOVREBBERO GUADAGNARE COME QUELLI INGLESI (e non viceversa come preferirebbero le multinazionali tipo la Tolal…). Il problema al contrario di quanto pensano i lavoratori inglesi è in Italia (grazie a mafia, istituzioni mafiosizzatesi, casta politica ecc. ecc.) e noi lo stiamo esportando in maniera tale che anche gli inglesi non arrivino alla quarta (o terza) settimana. Bisognerebbe che qualche migliaio di questi lavoratori che scioperano, incazzati e consapevoli, vadano in Italia ed insegnino (o rinfreschino la memoria) ai nostri sindacalisti.
Ma soprattutto bisognerebbe risvegliare gli italiani dalla loro ipnosi media(se)tica; e siccome è provato essere impossibile dall’Italia propongo di RIPRISTINARE “RADIO LONDRA”; come durante la guerra la BBC dovrebbe insinuarsi tra le frequenze, stavolta televisive, italiane e dare un pò di informazione libera (facendo per esempio vedere come si fa uno sciopero).

Franco

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18 risposte a Il protezionismo degli inglesi.

  • 18
    Guastatore1986

    Grande Byo! Ma ti posso chiederti come ci trattano i Britannici? Come dei c*****nazzi che votano un criminale?

  • 17
    beppe

     Questa volta non sono d’accordo.

    Primo. Gli Inglesi hanno tutto il diritto di scioperare e il loro sciopero non è affatto razzista, ma è protezionista. Non penso proprio che cel’abbiano con noi perché siamo (proprio) italiani. Cel’hanno con chiunque gli toglie il lavoro. Come biasimarli del resto: lavoro = mezzi di sussistenza e benessere. E pensi che con quanto costa il lavoro di un inglese possano ricambiarci il favore e vincere un appalto da noi (o peggio in Romania, Bulgaria, Lituania, Estonia, Lettonia o Polonia)?

    Secondo. Da quando c’è l’UE e con essa le varie libertà di circolazione dei lavoratori si ha ben poco da protestare. Io mi aspetto un’invasione dei lavoratori dall’oriente europeo (o una esternalizzazione del lavoro) selvaggia da qui ai prossimi anni se non si avrà una disciplina del “diritto secondo” comune. Senza questi correttivi tra poco gli appalti saranno tutti vinti da imprese UE di paesi con un sistema che permette il costo del lavoro ben più basso che il nostro. Ti immagini cosa succederà con l’alitalia, la telecom, la fiat, la ferrero ecc.. che non assumono più gli italiani, ma si rivolgono ad agenzie interinali portoghesi o dell’est europa? Pensi che gli italiani sarebbero smidollati al punto di morire di fame e stare a guardare? Forse.

    Terzo. Non dirmi che ci sei cascato anche tu in questa panzana del movente razziale per gli eventi di Nettuno! Suvvia! Sono tre ragazzotti, forse drogati e/o ubriachi che hanno fatto un gesto di imbecillità estrema che pagheranno per tutta la vita. Poteva esserci anche un italiano su quella panchina.

  • 16

    Grande Claudio!!! Il tuo video sulla grande balla in Abruzzo è fantastico!!! Aiutaci ad aiutare i Sardi a capire..prima che sia troppo tardi..Una Veneta trapiantata da 30 anni in quest’isola meravigliosa..Grazie!!!

  • 15

    Marco com’è andata poi con i giornali sardi? Aggiornaci sull’inondamento di mail… :)

    http://nelregime.splinder.com/
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  • 14

    Di sud in sud del mondo si va sempre peggio… Inghilterra – Italia – Libia – Madagascar!… Nel più totale silenzio mediatico, si cassano le notizie "scomode"… La storia del sindaco di Antananarivo, <b>Rajoelina</b>, per esempio, mi appassiona da qualche giorno…

    Riguardo alla questione della Total… in una situazione di declino dell’Occidente, avrebbe senso (in Inghilterra come in Italia) chiedere (solo) aumenti salariali e politica difensiva "autarchica" del lavoro? Ma, mi chiedo, cosa crediamo che sia il capitalismo, una mamma buona? Io ci vedo solo <b>ferocia senza frontiere</b>… Non c’è scampo se non si spinge verso una politica globale di decentramento (intendo: smantellamento dei poteri centrali egemoni e militarizzati) e valorizzazione delle realtà singolari e locali… dunque verso la <b>fine della "globalizzazione"</b> e dell’incantesimo che rappresenta per tutte le coscienze.

    Diversamente dovremmo tenerci col sorriso ebete dell'<b>ottimismo da Mulino Bianco</b> il razzismo e le violenze dentro i confini di casa e le dittature, gli indebitamenti, gli sfruttamenti e i genocidi silenziati (modello Gaza) fuori dei confini nazionali e dalle nostre orecchie… e pensare a guardarci le partite col digitale terrestre e gli stupri degli attuali porno per poi urlare al linciaggio dell’extracomunitario stupratore di tanto in tanto… Pare che questa sia la nuova mentalità che va di moda…

  • 13

    Perchè ci si lamenta degli stranieri ?? Ci si deve ricordare che tante aziende sono anchesse straniere ! quindi è sbagliato voler cacciare i lavoratori regolari stranieri perchè se no dovrebbero scacciare anche le aziende straniere : rubano posti alle aziende italiane !!
    Quindi credo che le due cose si possano compensare.

  • 12

    Claudio ha quella verve da servizio delle Iene che ti appassiona, quella correttezza di dati che sai non ti può ingannare e quella costanza che ti permette di poterlo seguire ogni giorno, anche perchè vedere è molto meglio che leggere :) grande

  • 11
    Elena

    lo sapevo , lo sapevo …. non mi convincevano gli articoli sulla stampa nazionale. Troppi filmi di Ken Loach aveva descritto la società inglese per convincermi che discriminassero i lavoratori italiani per motivi futili.

    Nel tuo articolo ho trovato tutte le conferme ai miei sospetti. Speriamo che l’Europa faccia muro contro il malcostume Italiano e forzi il nostro sistema (non so come) a intraprendere una strada virtuosa (compito molto arduo)

  • 10

    thumbs up per la prospettiva che ci offri con fatti e riflessioni ….io spammo

  • 9

    bell’articolo Claudio molto interessante!!
    buona giornata a tutti ;)

  • 8

    Complimenti per il tuo blog. Me lo aveva segnalato un amico dell’IDV e devo dire che ha fatto proprio bene. Sei forte, hai argomenti molto interessanti e precisi. Bravo! Continua così, faro propaganda e verrò spesso a leggerti. Buon lavoro ed a presto!

  • 7

    Stefano Montanari commenta questa faccenda così:

    Rule, Britannia!

  • 6

    >Primo. Gli Inglesi hanno tutto il diritto di scioperare
    >e il loro sciopero non è affatto razzista, ma è protezionista.

    Bravo. Infatti l’articolo si chiama "Il protezionismo degli inglesi", e mette in luce uno strano modo di avere due pesi e due misure nell’"appaltare o rivendicare per sè il lavoro, a seconda dei rischi e della geografia. Da una parte si fa colonialismo sfrenato e si sfruttano orde di orientali come facevano i faraoni con i costruttori delle piramidi, nè più nè meno. Dall’altra parte, dove conviene, il lavoro è sacro e deve restare entro i confini nazionali.

    Io credo che ci sia di che riflettere.

    Per quanto riguarda il presunto "razzismo" degli inglesi… prova a farti un giro da quelle parti. Vedrai come siamo considerati.

    Ultimo: bruciare un indiano solo perchè "capita per caso su una panchina di notte", sia per gioco che per discrinazione razziale, non fa molta differenza. "Capita" che sulle panchine di notte ci siano facilmente gli extracomunitari, un po’ come "capita" che sugli aeroporti di Dubai vadano a morire per fare manutenzione operai asiatici.

    Non è razzismo… "capita" che ci siano sotto loro. Ma poteva esserci un nostro manager, magari Marchionne. Non trovi?

  • 5
    Mario

    Ciao Claudio,

    seguo da un pò il tuo blog e il più delle volte, sono d’accordo con te ( e come si fa a dire no? la giustistia è come la verità: ne esiste una sola).

    a volte ho fantasticato nel voler creare finalmente un partito di tutti noi ( noi che ci siamo "ortti le palle" di come vanno le cose), visto che nessuno lo vuole fare concretamente…

    ma non scrivo per questo, bensi per chiederti di eliminare lo slogan "NETTUNO ti giudica".

    ok, fara figura e richiamo al casino razzista che è successo.

    ma fa di tuttun’erba un fascio.

    Come forse avrai capito io vivo in questa città che ha tanti problemi, e tanti casini gia di suo (infiltrazioni mafiose, comune sciolto due volte, commissari arrestati per appropriazione indebita(!), un a città  distrutta da otto anni di nullafacenza…

    ma la gente di qui, per quanti difetti possa avere, e per quanto anche io che non sono originario del posto possa a volte essere irritato dal loro costume; non merita d’esser bollata cosi.

    non è una città di giovani delinquenti ( cosa che alcuni tg hanno sostenuto).

    certo che sarai d’accordo con me ti saluto, e chisa che un giorno non ci si incontri davvero per fare una nuova Italia :-)

  • 4

    Grande Claudio, sempre interessanti i tuoi articoli. Stai facendo davvero un grande lavoro :)

  • 3
  • 2
    Mario

    p.s. Nettuno, oggi ridotta a un groviera informe di inviabilità e disservizi, una volta era chiamata "la perla del tirreno" per la sua bellezza e la popolazione sempre festosa, ricca di folklore e storia (la sua fondazione risale a Nerone!)

    p.s.2

    okkio che è la tv, ad incentivare questi attti di violenza enfatizzando troppo, carcando troppo sui singoli fatti invece di dare un quadro generale della situazione.

    lo stato fa la parte sua, non ponendo fine a questa spirale di violenze da ambo i lati.

    oggi, gli stranieri, sono temuti si per il pericolo che gli è stato associato, ma ancor dippiù per il "furto" del lavoro e per la loro disponibilità eccessiva a svolgere mansioni a volte pericolose in regime sottopagato, inficiando cosi il costo del lavoro e costringendo tutti ad "accontentarsi dell’offerta di salario".

     

    mio dio, cade tutto a pezzi :-(

  • 1

    Bravo BYO sempre a ….SPADA TRATTA!!!!!!!!!!

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