
Balle nucleari
Oggi parliamo di
nucleare. Lo facciamo partendo da uno studio del
CNR datato 20 marzo 2008, eseguito da
Francesco Meneguzzo, ricercatore del CNR, al quale hanno collaborato un team di esperti, gli stessi che decidono le politiche energetiche ed ambientali nazionali. Lo studio traccia una mappa del territorio in base a fattori quali la densità di popolazione, il rischio franoso e alluvionale e quello sismico. In base a questa mappa sono state identificate le location adatte ad ospitare una centrale nucleare.
A parte la Sardegna, che risulta essere il territorio ideale, tra le localizzazioni utili c'è
San Benedetto del Tronto, nelle Marche. Ma siccome San Benedetto sorge in un'area densamente popolata, dove la cementificazione è selvaggia, l'unica possibilità è quella di costruire una centrale nella riserva naturale regionale della
Sentina. Parliamo di un'area a sud di San Benedetto del Tronto, che inizia a soli tre metri dalla fine delle case, larga trenta ettari che ospita molte specie vegetali che stanno sparendo dal litorale adriatico. Nella Sentina si può trovare perfino una varietà di liquirizia autoctona che qualcuno suggerisce di esportare.
In tutto il mondo ci si rivolge alle
energie rinnovabili come unica fonte alternativa per la produzione di energia elettrica. Pensate alle dichiarazioni programmatiche di Mr.
Obama, o alle fattorie solari spagnole, che entro un paio d'anni -
2010 - raggiungeranno i
20 GigaWatt di installazione coprendo oltre il
15% del fabbisogno energetico. Il costo di generazione elettronucleare è comparabile con quello degli impianti alimentati a
gas naturale, ad alcuni tipi di
biomasse e alle
fattorie eoliche. Ma soprattutto, è superiore a quello vantato dalle
centrali idroelettriche. Un chilowatt prodotto dall'uranio
costa di più rispetto a un chilowatt generato da una cascata. C'è di più: se un terrorista fa scoppiare una diga, i danni sono contenuti entro la vallata sottostante. Se un'aereo tira giù una
centrale nucleare, dite addio a tutto, ovunque voi siate. Questo implica l'esigenza di proteggere adeguatamente gli impianti nucleari da qualsiasi tipo di attacco, via mare, via terra o via aria. I
maggiori costi derivanti da questa necessità rendono già oggi la tecnologia nucleare di terza generazione
antieconomica rispetto alla sua capacità di generare corrente elettrica se paragonata alle tecnologie concorrenti.
Non è finita. Le
438 centrali nucleari attualmente a regime consumano
65.000 tonnellate di uranio all'anno. La produzione mondiale è di
40.000 tonnellate. Da dove arrivano le
25.000 tonnellate mancanti? In parte dallo stoccaggio avvenuto in precedenza, in parte dallo smantellamento delle testate nucleari dell'ex unione sovietica. Ma quanto pensate che possa durare? Tra quindici o vent'anni, quando le nostre ipotetiche quattro centrali dovessero entrare in funzione, il prezzo dell'uranio potrebbe essere lievitato a tal punto da rendere la produzione elettro-nucleare
troppo costosa e di conseguenza inutilizzabile. Il tutto senza risolvere il problema della
dipendenza dai combustibili fossili: la Francia, la nostra vicina di casa simbolo del nucleare,
consuma più petrolio dell'Italia, e consuma anche ingenti quantità di gas naturale. Nè avremmo eliminato la
spada di Damocle che oggi ci lega mani e piedi ai fornitori da cui
dipendiamo energeticamente, come la Russia. L'uranio non è una risorsa di cui l'Italia dispone: la deve
importare. Da chi? Dal Canada, dall'Australia e... dalla
Russia. Altro giro, altro regalo.
Fin'ora abbiamo scherzato. Ora parliamo di cose serie. Attualmente nessuno nel mondo, e dico nessuno, sa ancora dove collocare le scorie radioattive. Stiamo ancora sbattendo come mosche impazzite dentro un bicchiere perchè non sappiamo a chi rifilare
20.000 tonnellate di
caramelle radioattive frutto delle nostre centrali dismesse. Lo stato dello
Utah, cui abbiamo chiesto di fare indigestione al posto nostro, ci ha appena
chiuso la porta in faccia. Obama stesso
non sa che farsene dello scorie accumulate da 35 stati americani. In una pozza d'acqua che dista neppure un campo da calcio dal
lago Michigan, ci sono oltre mille tonnellate di
bidoni della morte che aspettano un biglietto qualsiasi per una vacanza di qualche migliaio di anni. Ma c'è crisi, si sa. Partire costa. Del resto, non è facile trovare un posto garantito per
diecimila anni, soddisfatti o rimborsati. Voi vi ricordate cosa facevate diecimila anni fa?
Tutto questo è chiaro a tutti. La famosa
boutade propagandistica dell'accordo italo francese sul nucleare è un semplice
memorandum of understanding, qualcosa di simile a una stretta di mani dove le parti esprimono interessi comuni e un'intenzione di collaborare senza alcun
vincolo contrattuale. Tanto più che in Italia sembra davvero impossibile superare il fenomeno del cosiddetto
Not in My Backyard -
non nel mio giardino. In Sardegna il Presidente
Ugo Cappellacci, che non è esattamente un avversario politico dell'
esperto di campagne elettorali fraudolente, ha dichiarato che sarà necessario passare sul suo
cadavere prima di costruire una centrale nucleare sulla sua isola. Essendo già un
fantasma politico di suo, non mi sento più tranquillo. Inoltre si fanno i conti senza l'oste. L'oste è il
referendum dove gli italiani hanno sancito la volontà di non ospitare centrali nucleari nel loro paese. Fare un accordo in tal senso senza prima superare il referendum con una legge, o indirne un secondo, è come progettare un
omicidio senza prima rendere legale assassinare qualcuno. Con queste premesse, sembra più probabile che l'accordo sia
funzionale all'ENI e ai suoi contratti all'estero, che implicano conoscenze nucleare di cui non dispone.
Sono andato al comune di San Benedetto del Tronto a parlare con l'
Assessore Paolo Canducci alle politiche ambientali. Nel video, dopo il mio intervento, uno stralcio dellì'intervista. Il resto domani.