I danni della disinformazione

Pubblico l’intervista estesa che ho realizzato a Carlo Vulpio e Clementina Forleo. Il format del video è quella del canale YouTube di Italia Dei Valori, che ha pubblicato il servizio.

Claudio Messora: “Oggi andiamo a Catania. L’occasione è quella della presentazione del libro “Roba Nostra”, dello scrittore giornalista Carlo Vulpio, che ha pagato a caro prezzo la sua determinazione nel non lasciarsi imbavagliare circa le indagini denominate Why Not e Poseidon. Ha pagato con la rimozione dal suo incarico presso il Corriere della Sera, il giornale diretto da Paolo Mieli dove lavorava. Oggi Carlo Vulpio si candida da indipendente nelle liste dell’Italia Dei Valori per le prossime elezioni europee.

Carlo Vulpio: Mi è stata proposta questa candidatura da indipendente affinchè continuassi a fare, con un impegno politico diretto, un lavoro da indipendente, che era quello che facevo fino a qualche settimana fa, per il giornale dove lavoro. Adesso sono in aspettativa perchè ho accettato questa candidatura, che è appunto indipendente perchè nessuno mi ha chiesto nulla in cambio, se non l’impegno a portare un valore che in Italia è un valore scarso, quello della libertà di informazione che non è garantita, quello di un’informazione vera che è un valore non ancora garantito e che ci vede collocati negli ultimi posti in Europa e nel mondo.

Claudio Messora: All’incontro partecipa anche Clementina Forleo, un magistrato che a sua volta ha pagato a caro prezzo la sua determinazione nel portare avanti il caso dei “Furbetti del quartierino”, che coinvolgeva tra gli altri anche Fassino e D’Alema.
Per ogni cittadino italiano uno dei diritti fondamentali è partecipare alla vita politica della polis decidendo attivamente leggi e regole comuni. Sembra però che oggi ci sia qualcuno che contesta che questo diritto possa applicarsi anche ad un magistrato
.”


Clementina Forleo: Un magistrato, come tutti i cittadini, può scendere in politica, e può fare della sua esperienza un patrimonio fondamentale per partecipare attivamente alla politica, intesa con la ‘P’ maiuscola. Ritengo però che nel momento in cui un magistrato decida di scendere in campo, debba essere necessariamente una scelta irreversibile, non può tornare a prendere la toga perchè ne verrebbe intaccata la sua immagine di imparzialità e indipendenza. Questo è un principio che io ho sempre affermato. Devo dire che mi meraviglia che solo alcuni giorni fa, con la discesa in campo di Luigi de Magistris, il problema sia stato sollevato da vertici della magistratura quali Nicola Mancino, e si sia gridato allo scandalo da parte di grossi esponenti della politica e del giornalismo. Ritengo che queste persone abbiano poca memoria e che questa discesa in campo sia pericolosa.

Carlo Vulpio: Le parole sono importanti, e con le parole ci imbrogliano. Un esempio è questo continuo utilizzo della parola legalità, trasformata immediatamente in giustizialismo. Cioè chiunque di noi, chiunque di voi chieda l’applicazione della legge per quel famoso Articolo 3 della Costituzione, perchè ritiene che la legalità è il potere dei senza poteri, per ciò stesso evocherebbe un intervento giustizialistico, un dispiegamento di forze giustizialiste che godono al tintinnar di manette. Ecco il primo imbroglio.
Noi che stiamo qui a parlare adesso, siamo dei sovversivi. Se venisse qualcuno di questi tempi in Italia ad osservare un incontro di questo tipo e avesse sentito l’intervento della dottoressa Forleo, dedurrebbe che qui si sta lavorando alla costruzione di un covo di sovversivi, perchè si sta addirittura ponendo il problema della vigenza dell’articolo 3 della Costituzione. Niente di meno! Io l’altro giorno ho letto sul mio quasi ex giornale una filippica contro l’articolo 3 della Costituzione, e piano piano mi andavo convincendo che effettivamente anche io fossi dalla parte dei sovversivi, laddove arrivato al commento dell’articolo 3, secondo comma, della Costituzione, cioè quello che materialmente dovrebbe rimuovere gli ostacoli che si frappongono ad un’uguaglianza effettiva, diceva il commentatore di cui non farò il nome per non fargli pubblicità, che era troppo generico quest’articolo 3 della Costituzione, era troppo ampio, era troppo! E’ fondamentale questo passaggio. Si comincia così. Si comincia a gettare il sasso nello stagno. Si comincia con il grande giornale, il grande commentatore magari un tanto al chilo, che propone un articolo di questo tipo, si dice tecnicamente ‘detta l’agenda’, detta l’agenda politica, del dibattito pubblico, e una volta dettata l’agenda le pecore, il pubblico, l’opinione pubblica che non esiste, è un’invenzione, l’opinione pubblica non c’è, segue.
E’ proprio internet, è proprio la rete che in qualche maniera ci ha salvati. Ha salvato quelli come noi: giornalisti, magistrati, lavoratori comuni che non avrebbero più potuto far sentire la loro voce, sarebbero entrati definitivamente in un cono d’ombra, se non ci fossero stati i blogger, i blog, il cosiddetto popolo della rete. E grazie alla rete si è formata un’opinione pubblica nuova, con caratteristiche totalmente inedite, che ovviamente hanno allarmato i tradizionali poteri, anche quelli che editano i giornali. Se una nuova opinione pubblica si forma sulla rete, e se la rete ci salva, allora la rete diventa pericolosa. Se la rete non ci fosse stata noi non avremmo potuto parlare adesso, così, a centinaia, migliaia, milioni di persone, e probabilmente le nostre storie sarebbero state storie eccellenti, ma sarebbero deperite in questa loro eccellente solitudine.

Clementina Forleo:Io credo che se siamo qui, se siamo qui questa sera a parlare di queste cose, che poi sono i temi fondamentali del libro Roba Nostra, è perchè ci sentiamo un poco intrappolati, perchè purtroppo la trappola, senza accorgercene, è scattata sulle regole, sulla democrazia, sulla legalità, sulla giustizia, sull’etica… cioè è scattata su quelli che dovrebbero essere i termometri di una democrazia moderna. E allora dobbiamo cercare di evitare di fare la fine appunto di quel famoso topolino di un altrettanto famosa metafora, il quale appunto preso in una trappola, ai suoi amici intenti a liberarlo diceva che non si lamentava poi della trappola, ma si lamentava della cattiva qualità del formaggio. E allora leggendo i giornali, soprattutto negli ultimi tempi, io ho paura appunto di questo, del fatto che ci stiamo convincendo che tutto sommato stiamo meno male di quanto si può stare.
La rete ci salva e ci salverà. Io fino a poco tempo fa avevo una speranza. Avevo la speranza che alcune testate conservassero dei margini di libertà. Purtroppo mi sono resa conto che anche in questo campo sono stata un po’ ingenua, e che ultimamente le testate più libere si sono un po’ asservite, probabilmente perchè i tempi sono difficili e bisogna assecondare i poteri forti, dove per poteri forti in questo caso intendo i potentati economici e politici che sorreggono le grosse testate. Quindi i blog, internet e la rete, nell’immediato quanto meno (mi auguro che nel medio e lungo termine le cose possano cambiare) sono destinati a sostituire la classica informazione, che è un’informazione deviata, un’informazione deviante, un’informazione che non ci passa le cosiddette notizie.

Carlo Vulpio: In Italia siamo, per libertà di informazione, agli ultimi posti in tutte le classifiche europee e mondiali. Questo non è un fatto grave in sè, è un fatto grave perchè attraverso l’informazione che è uno snodo strategico, passano mille altre cose, alcune delle quali fondamentali per il destino di un paese. Pensate a come è stata trattata la giustizia.

Clementina Forleo:Sul caso Salerno – Catanzaro, per esempio, è stata forse volutamente fatta passare l’opinione, attraverso un’informazione non sempre fedelissima, l’idea di questo scontro, di questa guerra tra Salerno e Catanzaro. A mio avviso non si è trattato di uno scontro, perchè uno scontro presuppone due corpi in movimento. In questo caso Salerno aveva legittimamente, come è stato appurato dal Tribunale del Riesame, disposto una perquisizione e un sequestro di atti nei confronti appunto di Catanzaro. Catanzaro non poteva replicare con un contro-sequestro per il semplice motivo che i reati ipotizzati da Catanzaro dovevano essere denunciati all’autorità competente, cioè appunto un’altra autorità, perchè evidentemente i magistrati di Catanzaro non potevano autodifendersi. Quindi non tanto la politica ma la stessa magistratura ha voluto consgnare al potere dei magistrati che stavano facendo onestamente il proprio lavoro e avevano toccato, come aveva toccato poi in fondo Luigi de Magistris, dei nervi scoperti che toccavano anche lo stesso potere giudiziario in Calabria, e che avevano aperto uno squarcio sul terzo potere dello Stato, e che poteva poi far saltare dei nervi anche in altri territori dello Stato.

Carlo Vulpio:Pensate a come è stata trattata l’economia, pensate a come è stato trattato il lavoro dall’informazione. Un’informazione addomesticata, un’informazione orientata non serve. Per entrare davvero in Europa noi abbiamo bisogno di una informazione a livelli europei. L’Italia ai livelli europei, da questo punto di vista, non è ancora arrivata.
Tutto quello che accade nella sfera pubblica è affare nostro. Se noi non ce ne occupiamo, qualcun altro farà in modo di occuparsene al posto nostro.

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4 risposte a I danni della disinformazione

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