
Asbestosi
300 bare. 300 nomi.
Uccisi, ma non dal terremoto. Dalle
case assassine. Costruite rubando sui materiali, rubando sulla sicurezza. Uccisi dall'edilizia selvaggia, da
parcheggi sotterranei ricavati erodendo le fondamenta degli edifici. Da chi doveva
vigilare e non ha vigilato. Da chi doveva
fermare i lavori e non è intervenuto. Da una causa rimasta pendente, da una condanna che non è mai arrivata.
300 cadaveri, disposti in
file ordinate davanti al Presidente del Consiglio. 300 altri, disposti
alla rinfusa,
sotto alle macerie. In Irpinia furono coperti da colate di cemento, per evitare epidemie. Verranno fuori tra
duemila anni, come a Pompei.
Nel frattempo,
altri se ne andranno. Molto prima, forse tra venti o trent'anni. Quando meno se lo aspettano, implacabilmente, inesorabilmente. Con tutta probabilità,
inspiegabilmente. Noi invece il perchè lo conosciamo già...
L'
eternit è un materiale isolante fatto con l'
amianto. L'amianto è un minerale fibroso, i cui filamenti sono così leggeri da restare
in sospensione nell'aria per molto tempo, e sono così piccoli da avere un diametro inferiore a quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di filtrare. Basta inalarne uno,
uno solo. Poi, non resta che aspettare. Le patologie connesse si sviluppano anche dopo venti o trent'anni. Si chiamano
asbestosi,
mesotelioma,
carcinoma polmonare, e sono tutte
mortali.
Nei giorni successivi al sisma, i comuni colpiti erano
polveriere di calce ed altri materiali finemente triturati. A fine giornata, il sapore di calcinacci e muratura rimaneva nella gola e nei polmoni. Quanti degli edifici crollati avevano un
tetto in eternit? Almeno il 20,
30%. L'aria era satura di
amianto.
Dal momento del crollo in poi,
ogni respiro a L'Aquila e dintorni è stato una probabile
condanna a morte. I sopravvissuti, i soccorritori, i giornalisti, gli operatori, le forze dell'ordine e i parenti accorsi alla disperata ricerca di notizie dei loro cari, ...
tutti.
Saranno i prossimi a morire.