Eccoli, i camping Berlusconi

Fine insurrezione nel ghetto

Le tendopoli sono recintate. Manca solo il filo spinato. Per entrare e uscire è necessario esibire il numero di matricola. Questioni di sicurezza.

Dentro, il clima è arroventato, si litiga. Per la fila, per i letti, per ogni cosa. Una signora minaccia di fare una denuncia. Ha un'ernia al disco e le hanno dato un lettino. I letti, quelli comodi, se li sono accaparrati i giovani. A un'altra signora spariscono i piumoni dalla tenda. Se li era portati da casa, erano i suoi. Anche lei minaccia di fare una denuncia. Un'operatore della protezione civile glieli rende. Li aveva caricati sul camion.
Regna un clima di assistenzialismo. Nessuna autogestione. In tutti i campi i ritmi sono scanditi dai pasti. La mattina scorre aspettando che arrivi il pranzo. Il pomeriggio scorre aspettando che arrivi la cena. Il pranzo e la cena sono sempre uguali. Il pesce e la carne sono ricordi lontani. Arrivano camion di mozzarelle abruzzesi. Arrivano di notte. Qualcuno che non riesce a prendere sonno sente una voce dire al camionista di andarsene. Arrivano camion di carne dal Salento. Nessuno al campo ne sa più niente. Chi osa lamentarsi viene isolato. Aggredito. C'è molta paura. Omertà. Paura di non essere più accuditi, di essere lasciati al freddo, di mordere la mano che ti da il cibo.

La gente pensa ai bisogni immediati. Tutto il resto è inutile, dannoso. Dall'esterno, qualcuno riesce ad entrare nei campi. Distribuisce alcuni volantini che spiegano il piano C.H.I.E.S.E. Quando va bene, le reazioni vanno dall'indifferenza totale ai sorrisi di scherno. Quando va male si viene aggrediti, minacciati, cacciati.

L'informazione nelle tendopoli è un lusso che non ci si può concedere. Davanti gli altarini della televisione si prega San Bertolaso. Qualsiasi altra notizia è vissuta come una minaccia alla propria sopravvivenza. Viene isolata e neutralizzata.

Eccoli,  i camping Berlusconi.
Posti dove molti, forse, sarebbero disposti ad accettare anche un tatuaggio su un braccio.


Lettere dai ghetti
L'umiliazione più grande

 Vorrei denunciare il comportamento di un rappresentante delle istituzioni e della maggior parte della comunità della tendopoli di Fossa.
E' un mese che vivo nella tendopoli di Fossa in quanto la mia casa è inagibile. Io e mia madre non siamo orginari di questo paese ma della frazione di Sassa (AQ). A causa dei seri problemi di salute di mia madre, abbiamo deciso di stabilirci a Fossa per avere la possibilità di stare con persone fidate.

 Purtroppo, non essendo del paese, immaginavo che prima o poi qualcuno avrebbe storto il naso per il nostro arrivo. Avere un regolare tesserino è stato alquanto complicato. Sono stato persino aggredito verbalmente senza motivi apparenti.
Ad un mese dal dramma, dopo la prima emergenza, ci si trova a convivere con tutta una comunità ma evidentemente è proprio in queste situazioni che la vera natura delle persone si disvela.

 Grazie alla protezione civile del Lazio e all'impegno di tutti siamo riusciti ad avere acqua calda, assistenza, servizi, coperte e vestiti. Purtroppo diverse persone ultimamente hanno notato come i pasti stessero diventando troppo - diciamo così - standard. La carne è rara e difficilmente si mangia qualcosa di diverso dal passato di verdure, insalata, pastina e scatolette di carne.
 La mia ragazza si è permessa di avanzare un'osservazione al sindaco del comune. Nonostante avesse premesso di avere l'intento di aiutare e non di creare polemica sull'attuale gestione della cucina, tutto questo non ha fatto altro che scatenare le ire del sindaco e delle persone a lui vicine. Sono volate parole molto pesanti, che non è il caso di ripetere. Evidentemente si è fraintesa l'osservazione.

 Di lì a poco, molti nella comunità hanno iniziato ad avere reazioni strane. Il padre della mia ragazza è stato quasi aggredito fisicamente ed è stato offeso verbalmente anche dallo stesso sindaco. Di fronte a decine di persone mi viene intimato di tornarmene a casa mia. Ma quale casa? Non è evidente che se siamo lì, è perchè una casa non ce l'abbiamo più?

Questa è stata l'umiliazione più grande che potessimo mai ricevere. Non tutta la comunità del paese fortunatamente è coivolta e alcuni sono solidali, ma è doloroso constatare come anche ai giorni nostri, e senza alcun motivo, si possa essere trattati come ebrei al tempo dei nazisti.

Sono molto preoccupato. Se restiamo in questa comunità, temo ritorsioni su di me e sulle persone che conosco.

Vincenzo

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Categorie: Società, Sicurezza