L’era dell’informazione di Neanderthal

 


Chi l’ha detto che in Italia la cultura non sia valorizzata? Disponiamo della rete di micromusei più diffusa e capillare del pianeta. Ogni mattina, piccoli monumenti alla storia, delle dimensioni di un chioschetto, aprono i loro cimeli allo sguardo incuriosito dei passanti, sotto la supervisione di un guardiano che all’occorrenza fa anche da cicerone. I manufatti esposti sono stupefacenti, laboriosamente realizzati con la dedizione e la meticolosità tipiche di un amanuense. Come ogni museo che si rispetti, anche qui è possibile acquistare una copia dei reperti da portare a casa e guardarsi comodamente sprofondati sul divano.
Questi piccoli monumenti a Gutenberg, come si conviene per ogni tempio della memoria dedicato a un pubblico anziano, estraneo ai clamori della contemporaneità, aprono molto presto la mattina. E’ possibile visitarli già verso le sei, quando sono disponibili gli ultimi rinvenimenti degli scavi archeologici del giorno precedente. La sovrabbondanza dei reperti disponibili, la loro sostanziale uniformità e l’apparente mancanza di qualsiasi valore letterario ed economico, che solo l’unicità e la rarità dei contenuti sanno conferire, rendono possibile e addiritura legale il mercato nero degli originali. Un pezzo viene via a prezzi stracciati. Si parte da un euro e si può arrivare ad un euro e mezzo, massimo due. Sono un po’ come le pietre raccolte sul monte Sinai, o come i frammenti del muro di Berlino. Tutti possono averne in casa qualcuno. Spesso sono addirittura finti, prodotti di contraffazione che non si distinguono dall’originale per via del fatto che esso stesso è totalmente anonimo e incolore.

Vengono mostrati ai bambini, che sgranano gli occhi  per lo stupore. Non riescono a credere che una volta l’informazione si facesse così. I genitori sorridono teneramente. Anche loro, un tempo, assistitettero all’incredula meraviglia dei loro nonni, quando Antonio Meucci inventò il telefono, abituati com’erano a scrivere lettere che per essere recapitate impiegavano mesi. Ascoltare quelle storie di ordinaria manipolazione, di censura dei fatti, di distorsione percettiva resa possibile dall’organizzazione mediatico-militare di tante piccole teocrazie prostrate innanzi alla divinità del potere, richiama alla memoria quelle storie che si insegnano al primo anno di medicina, di antichi egizi dalle progredite conoscenze che trapanavano le scatole craniche per curare il mal di testa.
Ora va’, su!“, dice il padre al figlio dopo avere fantasticato su un mondo popolato da dinosauri di carta. “Richiudi questa perfetta riproduzione di  giornale, torna su internet e dammi un’occhiata alla rassegna blog“.

Si dice che l’Uomo di Neanderthal non si sia davvero estinto. In realtà non si sa bene che fine abbia fatto. Un’ipotesi accreditata vuole che fra i 30 e i 40.000 anni fa abbia finito per essere geneticamente assorbito dall’Homo Sapiens Sapiensnoi, con l’eccezione di La Russa e Calderoli. Se avete qualche amico con la testa grossa, probabilmente è tutto ciò che resta dell’incrocio fra le due razze.
Oggi l’editoria è in via di estinzione per lo scontro con una civiltà dalla tecnologia superiore: la rete. Probabilmente anche l’Uomo di Neanderthal ha provato a ribellarsi, a promulgare la sua Dichiarazione di Amburgo per cercare di confinare il Sapiens al suo insieme ristretto di regole e convinzioni. Questo non ha fatto altro che accelerare gli effetti dello scontro a anticipare la sua caduta.

Internet non è stata inventata dal Gruppo L’Espresso o da RCS Quotidiani. Sarei curioso di chiedere a Carlo De Benedetti o a Giorgio Valerio cos’è un permalink, ma sarebbe troppo comodo per loro trovare quest’informazione su Wikipedia, gratuitamente.
Come i dinosauri hanno dominato la loro era, così loro hanno dissanguato e inaridito le loro terre fino a renderle totalmente infruttuose. Adesso vogliono invadere e conquistare nuovi territori, imponendo i loro codici e le loro usanze.

Ma non è educato. Non trovate?

INTERVENTO DI STEFANIA PACE ALLA NOTTE BIANCA
trascrizione del video allegato al post

Mi chiamo Stefania Pace, sono una cittadina di Poggio Picenze, un piccolo comune a 15 km da L’Aquila, circa 1000 abitanti, 5 morti per il terremoto del 6 aprile di cui 3 bambini. Ho raccontato i fatti che ho vissuto la tragica notte del 6 aprile in una intervista di Claudio Messora poi pubblicata sul suo blog byoblu e su youtube.
In questo video ho detto che verso mezzanotte e mezza a Paganica girava una persona della protezione civile locale che diceva a chi aveva deciso di trascorrere la notte fuori di rientrare nelle case perché non c’era nessun pericolo ma nel frattempo la prefettura veniva evacuata.
Ho raccontato delle telefonate e degli SMS che ho scambiato con Giampaolo Giuliani , il tecnico di laboratorio, dipendente dell’istituto di astrofisica di Torino che autonomamente conduce ricerche sul radon come precursore sismico. nelle ore che hanno preceduto il terremoto delle 3.32 ci siamo più volte sentiti al telefono e Giuliani mi aveva allertato con largo anticipo che ci sarebbe stata una forte scossa.
L’intervista è stata censurata da youtube per violazione della policy subito dopo la messa in onda di un servizio realizzato da chi l’ha visto il programma di raitre condotto da Federica Sciarelli… di cui parlerò dopo, quando si tentava di aprire il file appariva il messaggio: “questo video è stato rimosso a causa della violazione dei termini e condizioni d’uso”
In che modo ho violato i termini e le condizioni d’uso? Non ho offeso la morale non credo di aver offeso alcun principio religioso o fatto discriminazioni … forse ho offeso la sensibilità istituzionale, non era mia intenzione, era invece mia intenzione raccontare la verità, la mia verità su quello che ho visto e sentito prima e durante quella maledetta notte.
L’offesa alla mia dignità di cittadina invece inizia a dicembre, quando la terra comincia a tremare frequentemente e l’unico provvedimento preso è stato la disinformazione che si è servita di un efficace serpentone ipnotico che ha permesso al terremoto di entrare nella nostra quotidianità, umanizzandolo. Qualunque tentativo di cercare di capire qualcosa in più veniva interpretato come un tentativo di colpevole allarmismo.
Questa è la verità: nei giorni precedenti il sisma su tvuno, emittente aquilana, ma anche su tgr di raitre passava il serpentone: i terremoti non si possono prevedere, non c’è nessun allarme, la situazione è sotto controllo e mio figlio di 10 anni mi diceva: ma se i terremoti non si possono prevedere, come fanno a dire che non c’è pericolo…non ho saputo trovare una risposta allora e non so trovarla neppure adesso.

Finalmente il 31 marzo, dopo la scossa del giorno precedente di magnitudo 4, si riunisce a l’aquila la commissione grandi rischi e dopo una lunga estenuante e difficile discussione delibera: “La comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, perché c’è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole. Questa vicenda deve insegnare due cose: convivere con territori fatti in questo modo, cioè a rischio sismico; mantenere uno stato di attenzione, senza avere uno stato di ansia”
Andiamo per ordine, convivere con territori fatti in questo modo, cioè a rischio sismico che cosa significa? Secondo il serpentone l’unico rischio era l’allarmismo secondo me invece il rischio più grande è stato quello di non essere informati e per saper vivere serenamente in un territorio rosso sulla mappa della sismicità bisogna sapere cosa fare in caso di sisma. Per mantenere uno stato di attenzione senza trascendere nello stato d’ansia bisogna essere educati all’emergenza e soprattutto per questo occorre una corretta informazione, l’improvvisazione in questi casi, aimè non paga.
Ma dopo 5 giorni lo scarico di energia è enorme e sapete tutti quello che è successo.
Ma non tutto il male viene per nuocere…le macerie sono una ghiotta occasione per i nostri politici, un palcoscenico irrinunciabile dove potersi esibire in grandi sceneggiate, quando si ripresenterà uno scenario così? …trecento bare su cui piangere, meglio approfittare, tanto gli aquilani sono forti e gentili e anche un po’ smemorati, dimenticheranno presto tutte le dichiarazioni e i giuramenti fatti in quell’occasione.
L’informazione però ha fatto un gran bel lavoro, non si è limitata a raccontare i fatti, li ha anticipati. Per esempio la tiritera dei terremotati fieri e dignitosi, la glorificazione del carattere degli abruzzesi…non è una constatazione della realtà ma un’anticipazione di essa e un modo di indirizzarla, è un modo per dire a tutta questa gente che ha il sacrosanto diritto di lottare per il proprio futuro, non reclamate, non fate baccano, comportatevi con dignità che equivale a dire non rompete le scatole…anche se le promesse fatte non saranno mantenute.

L’attività dei media prima durante e dopo il terremoto si è sviluppata su due fronti: il primo quello classico dell’omissione, della forma di censura che tutti conosciamo, “patrimonio” che ci è stato tramandato dal ventennio fascista: un esempio eclatante di cui posso darvi testimonianza diretta è la mia esperienza ed in particolare l’atteggiamento dei giornalisti che mi hanno contattato perché ritenevano importante la mia testimonianza. Ogni richiesta di intervista era accompagnata sempre dalla stessa premessa cioè quella di dover rendere conto prima al proprio direttore e puntualmente dopo qualche giorno arrivava una telefonata imbarazzata di scuse che mi informava che per motivi non meglio specificati non era possibile fare l’intervista, un esempio per tutti il quotidiano La Stampa. La televisione poi non ha fatto di meglio, sono stata contattata dalla redazione di chi l’ha visto, sono venuti da me due giornalisti e ho rilasciato loro un’intervista di circa 40 minuti ridotta a un minuto di messa in onda ed anche in questo caso sono seguite telefonate e scuse ormai di rito, in cui con una certa frustrazione mi veniva detto che il servizio era stato rimontato per ben tre volte subendo diversi tagli altrimenti non lo avrebbero trasmesso. Un altro esempio di questo tipo di censura anche abbastanza subdolo , a mio avviso è quello che riguarda il 32enne Marco Giancarli, volontario della protezione Civile del posto, che pur avendo perso tutto si è messo al lavoro nelle tendopoli di Sassa, una località che si trova poco distante da L’Aquila, e si è suicidato i primi di giugno…ma i giornali non ne hanno parlato se non un piccolo trafiletto sulla cronaca locale de “il tempo” , lascio a voi l’interpretazione che preferite riguardo a quest’ultimo fatto.

A mio avviso esiste un altro tipo di censura, più ambigua e poco riconoscibile: la censura dell’iper informazione, quella della schizofrenia mediatica, della valanga di notizie contrastanti tra loro che hanno riempito le pagine dei quotidiani in modo da coprire, da camuffare, da nascondere i fatti e le notizie vere.
Il centro (quotidiano dell’abruzzo gruppo l’espresso) 11 giugno (subito dopo le elezioni, dalle mie parti in questi casi si dice che non hanno fatto neanche raffreddare il morto) titola Respinte dalla maggioranza anche le modifiche preannunciate da Berlusconi, Terremoto, mancano i soldi … sempre il centro 12 giugno titola: Bertolaso: ecco casa faremo “i soldi ci sono, in autunno niente più tende” . Il quotidiano riporta dichiarazioni contrastanti imboccato da chi consapevolmente le ha rilasciate…ma chi dice la verità? Berlusconi o Bertolaso? Anche questo è controllo dell’informazione.
E per finire, i nostri giornali non usano l’errata corrige.
Il mio amico Mario voleva donare il 5 per 1000 della sua dichiarazione dei redditi per la ricostruzione dopo aver letto sul corriere della sera dell’11 aprile che riportava l’annuncio roboante di tremonti : “Destinare il 5 per mille della propria Irpef ai terremotati dell’Abruzzo sarà molto semplice. Con tutta probabilità basterà indicare nella dichiarazione dei redditi un codice numerico. ..un numero d’ufficio di 11 caratteri che sarà reso noto nei prossimi giorni”.il suo commercialista però a fine maggio gli ha fatto presente che non è stato attivato nessun codice per la donazione, nessuno ha smentito la dichiarazione di tremonti
Oggi possiamo stare tutti più tranquilli, nei campeggi a 5 stelle (come li ha definiti rotondi) si sta benissimo, alcune persone della tendopoli di Pile hanno chiesto la connessione internet ma si sono sentiti rispondere: ” a cosa vi serve internet tanto avete la televisione!” Ma cosa vogliono di più gli aquilani? Saranno pure disinformati ma una vacanza così non la dimenticheranno mai! ….io invece ho cercato invano informazioni circa la possibilità di alloggiare con tutta la mia famiglia in una delle famigerate ville…almeno ci si divertiva un po’, ma niente, nessuno è stato in grado di dirmi come fare …e pensare che Berlusconi in lacrime, dopo i funerali di Stato aveva detto che avrebbe messo a disposizione le sue ville per i terremotati, sarà perché ho due figli maschi o forse perché ho superato da un pezzo i sedici anni.

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Martedì 4 agosto sarò ospite di “Alza la voce! Quando la notizia si fa azione.”, a Carrara.

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3 risposte a L’era dell’informazione di Neanderthal

  • 2
    Tendopoli all’Aquila, la testimonianza di una volontaria
     
    Una volontaria, che ha preferito rimanere anonima, ha raccontato ai microfoni di Ecoradio come si vive nel campo Globo dell’Aquila, e quello che secondo lei va e non va.
     
    "La gente si sveglia con l’inno nazionale cantato dai militari, alle 8. Poi magari ti abitui e non ti svegli neanche più. Subito dopo c’è la lotta ai bagni, e può succedere che finisce l’acqua calda".
    La domenica c’è poi un momento chiamato "la ricrescita dell’Abruzzo", con l’arrivo dei parrucchieri, che costituisce un momento di socialità per le signore.
    La fascia di persone tra i 40 e 50 anni è "quella che sta peggio – continua la volontaria – perché mentre i bambini reagiscono e i vecchi hanno una certa loro saggezza, i quarantenni si sono visti distrutto tutto ciò che avevano costruito".
    Nel campo si trovano attualmente 1.200 persone, "sono 1.200 storie diverse: alcune erano magari ricche e hanno perso quattro proprietà, c’è il signore che stava in affitto, o c’è ad esempio la sede del Centro di igiene mentale che è crollata, per cui i pazienti hanno una loro fila di tende". Realtà diverse che cercano di convivere, ma non sempre riescono a farlo bene.
    Si rischia anche di "formare una quotidianeità che non domini – sempre secondo la volontaria – perché dalla colazione alla cena tutto ti è servito".
    Ci ricorda poi come non venga più dato cioccolato e vino a mensa, e allo stesso siano vietate le assemblee non autorizzate e il volantinaggio. Questo, secondo la sua opinione, "perché altrimenti le persone rischiano di imparare ad autogestirsi, la comunicazione è difficile tra le persone, una lamentela singola la protezione civile la gestisce, una protesta comune non la regge".
     
     
  • 1
    tejal
    Grazie Claudio per aver trascritto l’intervista
    Grazie Stefania per portarci la tua verità
     
    Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.
    Bertolt Brecht
     
    Ci sono due errori che si possono fare lungo la via verso la verità…non andare fino in fondo, e non iniziare.
    Confucio
     
     
  • 0
    acimoto
     io amo leggere il blog di Claudio!

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