Siete tutti deficienti

Tutti parlano di libertà. Chi perché va di moda, chi per sembrare liberale. La libertà non è qualcosa che si ha, ma qualcosa che è. Dove c’è gerarchia, dove c’è chi decide e chi esegue, non ci può essere libertà. Viceversa, dove chiunque può dire quello che vuole, dove chiunque può leggere e ascoltare chi gli pare, allora la libertà emerge, appare spontanea come all’alba la rugiada sulle foglioline.
 Internet è la libertà, ma chi è abituato alle correnti politiche, alle strategie, agli opportunismi, chi è stato educato ad una concezione strumentale dell’informazione, come parte della catena di potere che dai vertici si propaga verso il basso, giù nella melma, fino al popolo, colonia di larve cui va centellinata una conoscenza premasticata, predigerita, priva di rischi, chi crede di avere un mandato divino a discriminare tra notizie buone e notizie cattive, la libertà proprio non la riesce a tollerare.

Per Gianni Riotta, abituato com’è al culto del megafono, alla relazione uno a molti, al mito del predicatore e della comunicazione unilaterale, questa rete che da a tutti la possibilità di esprimersi proprio non va giù. Se non c’è più qualcuno che ha il monopolio dell’informazione, di quale marionetta il burattinaio dovrà tirare le fila? Troppe le marionette, troppo pochi i burattinai: è un mondo spaventoso, per il povero Gianni, che proprio in rete decide un’improvvida sortita, aprendo un blog, ma batte in ritirata appena si rende conto che qui da noi non è come in tivvù!

Aiutami a continuare a fare informazione libera

«Sono stato il primo giornalista italiano ad aprire un blog, sono stato il primo giornalista italiano a chiuderlo. Non so di quale delle due cose io vada più fiero. Forse della seconda. Si è molto inaridito il linguaggio del blog, questi diari su internet che la gente tiene. E’ come se andassimo verso un mondo dove ci sono 6 miliardi di abitanti, e 6 miliardi di blog. Ognuno si scrive il suo. Io mi scrivo il mio, voi vi scrivete il vostro e non ci leggiamo più. E’ una relazione assolutamente monogamica.»

C’è da capirlo. E’ mai possibile che uno debba stare a confrontarsi con ogni singolo cittadino su qualsiasi questione? Andiamo: a un certo punto la verità va stabilita. Se non c’è, se non è così chiara, se ne decreta una, la si diffonde, e per favore tacete. Che quando parlate, manifestate tutta la vostra ignoranza.

«Andate su qualunque sito di qualunque giornale italiano: il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Libero. Guardate i commenti dei lettori: sono tutti deficienti. Sono commenti scemi, perché l’anonimato tira fuori il peggio in ognuno di noi, come quelli che vanno al bagno nella stazione e scrivono quello che pensano. Questo è il rischio enorme di internet, che è diventato una specie di grande camera oscura dove, siccome non sei responsabile di quello che dici, tiri fuori il peggio di te, usi la pancia anziché la testa. Si è molto abbassato il livello del dibattito. Dopodiché internet è straordinaria. Se ti viene in mente di leggere una cosa, ad esempio a Cortina, non avete il libro, non avete il documento, andate su internet: dopo 15/20 secondi lo avete sullo schermo, e questo è rimasto un fatto di liberazione straordinaria.»

Per Gianni Riotta, internet è straordinaria perché se cerchi un documento ti compare in 15 secondi. La rete va bene come archivio, ma utilizzare i dati ivi contenuti è altro. Ha ragione. Vanno elaborati in una versione opportuna e vantaggiosa, vanno sottoposti al committente, vanno raffinati, semmai corretti, approvati e infine diffusi, sparsi sopra i cieli di città e paesi, lanciati da un velivolo che sorvola i centri abitati a bassa quota. Il popolo deve raccogliere, leggere, mandare a memoria e sentirsi rassicurato, che va tutto bene. Non deve mettere becco nelle cose che non capisce. Per discutere di un’informazione c’è bisogno di una licenza, un bollo papale, un decreto regio che certo non viene rilasciato al volgo. Il panem et circenses, gentilmente concesso dall’oligarchia di governo, è più che sufficiente per condurre una vita tranquilla e al riparo dal peccato mortale del desiderio di conoscenza, la presuntuosa fame di sapere che già una volta precipitò l’angelo più bello nelle fiamme dell’inferno, e Adamo giù dai boccaporti del Paradiso Terrestre.

Riotta dice che internet è una grande camera oscura, il luogo degli anonimi che scrivono sui bagni della stazione, dove nessuno è responsabile di quello che dice e dove si usa la pancia anziché la testa. Ancora una volta ha ragione. Invece il TG1, la webcam personale del Presidente del Consiglio e del Papa, non è la grande camera oscura dove si sviluppano fotomontaggi convenienti. Non è il luogo dell’anonimato per eccellenza, dove si nominano direttori fantasma che non si assumono nessuna responsabilità delle notizie, in quanto non sono loro a deciderle. Non è una grande latrina dove le notizie scomode vengono gettate, smembrate con lo spazzolone e fatte defluire con una tirata dello sciacquone. E soprattutto, non è il luogo dove si usa la pancia: infatti non sono né la pancia né tantomeno la testa a farla da protagonista, ma quella parte del corpo più naturalmente esposta quando si vive e si lavora perennemente disposti a 90 gradi. Ho un vuoto di memoria, non ricordo come si chiama…

Ma la vera natura del Riotta pensiero circa l’utilità di internet, per fortuna, viene svelandosi via via che la lectio magistralis prosegue.

«Mio padre mi prendeva sempre in giro, negli anni del boom di internet. Mi diceva: “io non capisco. Quando nessuno parlava di questa internet, tu parlavi di internet. Adesso tutti hanno fatto i soldi con internet, ma proprio tutti tutti tutti, e tu sei l’unico che non ha fatto i soldi con internet”».[ndr:  No, Riotta: siamo in due. Ma tu almeno li hai fatti in un altro modo.]

Tutto nella vita è merce. La merce si scambia ed ha un valore. Internet ha valore solo quando la si può mercificare. Del resto, anche la conoscenza, l’informazione è una merce. E una merce la confezioni a seconda del compratore. E’ un concetto così naturale per il buon Riotta… E del resto, per fare il direttore di una grossa testata, oggi devi essere un abile mercante. Ci vuole stoffa. Devi saper vendere quella di buona fattura, e contrabbandare quella contraffatta.

Un giornalista presente in sala è in vena di scherzi. Rivolgendosi all’ex direttore del TG1 gli pone una domanda cui l’animale politico dall’esoscheletro corazzato, che ha soffocato nella culla ogni residuo di spontaneità, ovviamente non risponde. Un giornalista che non risponde a una domanda che gli fa un altro giornalista. Con quale coraggio farà a sua volta domande scomode ai suoi intervistati? E infatti le domande sono una specie in via d’estinzione.

Domanda: «Come valuta il comportamento di Minzolini come direttore del TG1 nei giorni incandescenti in cui stava esplodendo lo scandalo Berlusconi? Lei si sarebbe comportato diversamente?»

Risposta: «Mi creda, non mi prenda per reticente. Io ho sofferto in varie fasi della mia vita della petulanza di chi stava a misurare il mio lavoro con il centimetro, e non voglio peccare della stessa mancanza di rispetto che ho subito perché, se posso fare una critica, è molto italiano, quando si subisce una cosa, dire “ah… fai schifo”, e poi quando la si può restituire, restituirla elegantemente. Io amo molto il pubblico del TG1, ho rapporti di affetto e di rispetto fraterno per la redazione del TG1 e auguro al suo nuovo direttore ogni fortuna. Se poi lei mi chiede qual è la mia filosofia del giornalismo, le rispondo con le parole del mio grande maestro Ugo Stille, che era da poco arrivato al Corriere della Sera. Il Corriere della Sera come tutti i giornali italiani è popolato da una specie molto italiana, che è il furbo, e peggio ancora il suo scudiero, che è il furbetto. Il furbo mandò il furbetto da Stille. C’era il congresso di un partito e lui aveva la fama di essere americano, di capire poco di politica italiana come io ho la fama di essere americano e di capire poco di economia – nel mio caso è vero, nel suo non era vero. E allora il furbo mandò il furbetto da Stille che gli chiese: “Direttore, quale è la linea politica del giornale sul Congresso del Partito vattelapesca?”. Stille scosse la cenere della pipa, non mosse i piedi dalla scrivania e disse, allargando le braccia: “Dare notizie“. E mentre il furbetto, che capì di essere stato massacrato, piano piano usciva verso la porta, facendosi piccolo piccolo, affrettandosi per uscire, Stille gli puntò il dito, con quei suoi occhi intelligenti che mi mancano tantissimo, e disse: “Dare tutte le notizie”.
Quindi la mia filosofia giornalistica è veramente banale, ed è copiata dai grandi maestri: dare le notizie, dare tutte le notizie

 Quasi tutte, caro Gianni, quasi tutte. Non eri tu che il 25 aprile 2008, quando centinaia di migliaia di persone si riunirono in piazza San Carlo, a Torino, dedicasti tre minuti alle traversie dell’orango Petronilla dello zoo di Roma, e neppure un secondo a tutti questi tuoi connazionali che manifestavano il loro pensiero?

Ah già, dimenticavo: erano tutti deficienti anche loro.

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22 risposte a Siete tutti deficienti

  • 12
    Piergiorgio
    Illuminante (dico davvero) Enrico Mentana a Otto e mezzo.
  • 11
    Piergiorgio
    Comunque, al netto del mio pessimismo sul futuro della cyberdemocrazia, cerchiamo di essere un po’ più educati. Non lasciamoci vincere dala rabbia.
  • 10
    Singsonghio
    Io ero uno dei deficienti che era in Piazza S.Carlo…..
    E quelli come Riotta  si vedono chiaramente  che si accomodano….
    Comunque forza Messora  , buon proseguimento 
  • 9
    candy
    per me non ragiona cosi’ male in questo specifico contesto, nel senso : e’ vero che spesso i blog vengono assediati da commenti assurdi e pesanti, di una volgarità allucinante. La rete non va certo sminuita nella sua importanza per questo ma le persone dovrebbero imparare a moderarsi anche quando l’anonimato da loro "piena libertà" d’espressione. Per quanto riguarda il resto (la sua linea politica ecc) non commento poiche’ non conosco bene…
  • 8
    "… vanno sottoposti al committente, vanno raffinati, semmai corretti, approvati e infine diffusi, sparsi sopra i cieli di città e paesi, lanciati da un velivolo che sorvola i centri abitati a bassa quota. Il popolo deve raccogliere, leggere, mandare a memoria e sentirsi rassicurato, che va tutto bene".
     
    Questo passaggio è adatto ad un articolo sule scie chimiche, meglio tossiche. Va tutto bene: sono solo fantasie…
     
    Riotta è omuncolo del sistema plutocratico-luciferino: che cosa gli si può chidere. Sostiene anche la versione ufficiale del 911. Non sarà facile liberarsi di questi Telchini malefici, ma, prima o poi, ci riusciremo.
     
    Saluti
     
  • 7
     Ora ho capito perchè ha chiuso il blog. Sono convinto anche io che abbia fatto la cosa migliore. Un individuo così tanto generalista come fa a scrivere seriamente su un blog?
  • 6
    Piergiorgio
    Sinceramente credo che Riotta (studi alla Columbia e docenze a Bologna e Princeton) qualcosina sulla materia la sappia. Io, senza falsa modestia, e con modesti, questi davvero, studi alla Sapienza e alla Lumsa, condivido molte delle sue valutazioni.
    • 6.1
      Fab
      Probabilmente "sa", ma certamente non "fa". Non mi scorderò mai quando non disse nulla a Berlusconi dopo che quest’ultimo, ospite in studio, si permise di offendere il defunto di Enzo Biagi.
       
      E in generale, rispondere non nel merito, ma rimbalzando le proprie (o altrui) referenze è alquanto commiserevole.
    • 6.2
      Piergiorgio
      Caro Fab, lo stesso Enzo Biagi, da ottimo giornalista, non avrebbe, a parti invertite, detto nulla. Forse tu apprezzi un giornalismo alla "Lucia Annuniziata" (scherzo, naturalmente).
  • 5
    Ivan
    Ciao Claudio.
    Parto subito dal punto fondamentale: l’anonimato su internet. Intanto, un’idea si può esprimere con o senza anonimato senza che questa perda efficacia. Il voto alle elezioni o ai referendum mi sembra sia anonimo, almeno per ora, no? Mica i partiti politici (almeno, così dovrebbe essere) passano di casa in casa a pretendere una scritta autenticata e firmata su quale confraternita/fantoccio/marmaglia si è deciso (onestamente, diciamocelo, col cuore che piange e la mano che tremola dal ribrezzo). Oppure, per fare un altro esempio, mica ai manifestanti di un corteo vengono chiesti i documenti prima di farli sfilare? (anche se ricordo con orrore un filmato in cui a dei giovani che volevano partecipare ad una non ricordo quale conferenza del nostro presidente del consiglio in un luogo pubblico è stato precluso l’accesso perché non erano lì per applaudire il Silvio nazionale) .Il tutto perfettamente legale. E allora cos’è la mania di richiedere l’identità a chi usa internet? Per identificare chi carica video su Youtube in cui mostra di guidare in autostrada a 300 km/h? Oppure i ragazzini che si comportano da bulli? Di certo non sto assolvendo questi soggetti, sia ben chiaro, ma qui si compie uno dei tanti miracoli al contrario di cui l’Italia si rende sempre più spesso attrice e spettatrice: fare una cosa e darne a vedere un’altra. Identità su internet a tutti i costi? Una specie di carta di identità su internet? Sembra quasi che ogni persona che usa internet in modo rilevante tanto da essere soggetta a certi tipi di richieste da certi tipi di autorità sia un terrorista, che va controllato e schedato e, se possibile, censurato. È proprio vero che Riotta & Co. hanno paura di veder cessare il loro monopolio sull’informazione, dato che, sfido chiunque a contraddirlo, internet è l’unico strumento di informazione ancora libero, anche se già si iniziano ad intravedere nubi all’orizzonte a tal proposito.
    Per assurdo, estremizzando, possiamo ipotizzare un sistema più semplice: iscrivere tutti i cittadini e i loro dati in un elenco di "futuri delinquenti", cioè assumere dall’inizio che ognuno di noi prima o poi si macchierà di qualche crimine. Sarebbe più semplice, no? Le autorità sarebbero già preparate, con una tabella con varie colonne indicanti tutti i crimini, e man mano mettere una crocetta in quella giusta affianco al nome giusto! :D Si risparmierebbe tempo nel discutere se sia giusto o meno questo, imputabile quest’altro, e via così. L’identificazione a tutti i costi di tutti gli internauti mi puzza molti di "principio di colpevolezza fino a prova contraria". 
    Buona serata :D
  • 4
    Rebel
     Il dott.Riotta conosce davvero poco di internet cosi’ come la sua architettura. Non immaginavo fosse cosi’ ignorante, oltre che ipocrita e qualunquista. Come puo’ pensare di rilasciare una tale quantita’ di informazioni prive di ogni fondamento? "chi scrive su internet gode dell’anonimato"?? Ogni commento e’ seguito da un indirizzo IP che fa capo ad un provider che fornisce il servizio agli utenti.L’IP e’ la nosta carta di identita’ sulla rete e tutti si prendono la responsabilità di cio’ che scrivono e la legge parla chiaro. Che cosa significa il padre che gli diceva che lui non aveva fatto i soldi con internet? Ma che c**zo vuol dire? Ma poi.. "6 miliardi di abitanti e 6 miliardi di blog,alla fine ci scriviamo tutti e ci leggiamo tutti? Alla fine non si legge nulla".. ma dai Riotta, ti prego e ti supllico… Su internet scelgo cosa leggere anche se ci fossero 6 miliardi di blog.Per fortuna in rete ti vedo per quello che sei. Vergognati. Sei ridicolo e imbarazzante.
    • 4.1
      Gea
      Caro Piergiorgio, mi sa che purtroppo il "processo editoriale (notizia, verfica della fonte, validazione, approfondimento)" non lo segua quasi più nessuno… soprattutto nella carta stampata
       
    • 4.2
      Piergiorgio
      Credo che Gianni Riotta volesse sottolineare che la "Rete", i blog, non seguono il tipico processo editoriale (notizia, verfica della fonte, validazione, approfondimento) di una qualsiasi redazione sia di un webmagazine, sia di un giornale a stampa.
      Un blog, salvo quelli più "strutturati", per non dire commerciali, sono "one man band".
      Peraltro, giova citare l’immarcescibile Guzzanti (figlio):
  • 3
    savi
    f***ulo riotta, idiota e rotto in c…
    lecchino, viscido, untuoso.
    i suoi figli si vergogneranno di avercelo come padre.
    che ti venga un cancro
  • 2
    maghirko
     
    ma guardatelo bene, con quella fisionomia e quello sguardo da nerd ("NevER-deaD"), la sua postura subdola, i modi al contempo laidi e sbrodolanti, lo sproloquio che può convincere si e no un ragazzino rintronato dai grandifratelli, l’architettura concettuale progettata pensando di trovarsi di fronte il vuoto di coscienza critica…tanto son tutti deficienti…
    qualcuno crede seriamente che un simile individuo possa dirigere, negli USA o in Germania o in qualsiasi altro stato che stia un pò sopra la 72esima posizione nella classifica della libertà di informazione (http://www.freedomhouse.org/uploads/fop/2009/FreedomofthePress2009_tables.pdf), qualcosa di diverso dal giornalino della parrocchia?
    per quanto riguarda il suo "spessore" accademico, messo in rilievo in un’altra risposta a questo post, posso solo suggerire a chi non lo sapesse che è possibile misurarlo in modo piuttosto preciso (il cosiddetto "indice h") utilizzando il programmino publish or perish scaricabile a questo indirizzo http://www.harzing.com/pop.htm
    (per fare un paragone a caso l’indice h di paul krugman è 104, quello di riotta 2… :-) 
    • 2.1
      maghirko
      se l’uva fosse tutta come riottino ci sarebbe da diventare astemi in modo semplice e naturale…un pò come ha già fatto la rai che pure è di bocca buona quando trattasi di paraculi  
    • 2.2
      Piergiorgio
      La volpe, non arrivando all’uva, disse…
  • 1
    Guastatore1986
     Riotta è il classico servo lecchino del padrone che non ha ancora capito il motivo per cui è così tanto sp****nato, oppure è lobotomizzato come gli altri fan del Silvio nazionale, il cui è esmpio è questo video qua: http://www.youtube.com/watch?v=qJU4C04OP7w.
  • 0
    Duffman
    Ho scoperto questo sito da qualche giorno e lasciami dire: Continua così! i miei complimenti!
  • -1
    max66
    fuori tema :
     In Sudafrica Woolworths elimina l’aspartame
     
    Food Democracy, il movimento dei consumatori che sta facendo pressione sui grandi produttori e distributori di alimentari, ha trovato un punto d’appoggio in Sudafrica: la grande catena di supermercati Woolworths è stato il primo rivenditore ad aver seguito la volontà dei consumatori e ad aver eliminato l’aspartame dagli alimenti di propria produzione. E non è stato l’unico dolcificante a essere rimosso dai cibi targati Woolworths; è toccato anche alla saccarina e al ciclamato.
     
    “Molti dei nostri clienti erano preoccupati degli effetti di questi dolcificanti e hanno fatto sapere di non volerli nel loro cibo”, spiega il direttore del settore alimentare, Julian Novak. “Uno dei nostri obiettivi è quello di utilizzare meno additivi possibili. Qualche anno fa abbiamo iniziato a non utilizzare più il giallo tartrazina (E102) e il glutammato monosodico. Nel 2008 abbiamo eliminato gli zuccheri aggiunti dai nostri succhi di frutta, sempre in risposta alle richieste dei consumatori. Questo è stato un altro passo logico. E siamo lieti di annunciare che tutte queste misure non hanno avuto effetti sui prezzi dei prodotti.”
     
    L’aspartame è ora prodotto dall’azienda giapponese Ajinomoto, uno dei maggiori produttori di additivi alimentari (produce un terzo di tutto il glutammato monosodico prodotto nel mondo.
     
    A fare pressione sull’FDA (l’ente americano per gli alimenti e i medicinali) per l’approvazione del dolcificante è stato Donald Rumsfeld, che in quel periodo era presidente della ditta G.D. Searle, l’azienda produttrice della sostanza, poi venduta alla Monsanto nel 1985.
     
  • -2
    Ciao.
    Bravo Claudio. Mi pare d’averla scritta io, ‘sta pagina… ;-))
    Un solo appunto: siamo almeno in TRE, mi ci metto anch’io, a "non aver fatto i soldi con Internet".
    Che ci vuoi fare…
     
    Ciao, e continua così.
    Tiziano, un non reticente.

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