Lo scudo di Beppe

Lo scudo della rete

Lo scudo della rete


 L’Italia è un paese in guerra. I giornali sono aerei da combattimento che colpiscono obiettivi strategici, seminando lo scompiglio e preparando l’avanzata dei carri armati di regime: le televisioni. Eserciti di avvocati di ogni risma compiono raid intimidatori lanciando denunce per diffamazione come granate, indeboliscono le difese e fiaccano la determinazione di chi vuole fare informazione.

 L’Art.21 è carta igienica. Chi fa domande non riceve risposte: riceve querele. Chi si permette di dissentire, viene esposto alla gogna mediatica ed è costretto a dimettersi. I politici che non rispettano il Piano di Rinascita Democratica vengono minacciati in perfetto stile mafioso. Il dittatore viene accolto dai cortigiani in pompa magna, incedendo su tappeti di velluto rosso. Al suo cospetto, i sudditi vengono costretti ad inchinarsi. La democrazia è sospesa!

 In tutto questo, la rete è come cenerentola: se non lava i piedi alle sorellastre maggiori, viene rinchiusa a pane e acqua in un buio, freddo ed umido ripostiglio. Per intervistare qualcuno bisogna chiedere il permesso agli avvocati. Chi sgarra, chi crede che tutti abbiano diritto ad esprimersi e, diversamente da quanto accade nei grandi media, concede la parola a chi vuole gridare la sua verità – non necessariamente quella giusta, ma comunque garantita dall’Art.21 della Costituzione -, viene immediatamente minacciato di ripercussioni legali e subisce pesanti intimidazioni per rimuovere i propri articoli. Qualcuno cede e cambia versione dei fatti. Qualcuno resiste, ma vive nel costante pericolo di essere spazzato via da esose richieste di risarcimento per diffamazione aggravata a mezzo stampa. Il bavaglio alla rete, composta da anelli deboli e vulnerabili, si stringe intorno al collo dei blogger, che non sono espressione di alcun potere forte e quindi non sono tutelati da nessuno. Un link di troppo e puoi essere colpito da ordinanze di sequestro o, peggio ancora, essere querelato.

 In questa atmosfera horror, si capisce ad esempio perché vengono pubblicate lettere anonime, ma non vengono pubblicate le risposte, firmate con tanto di nome e cognome: il diritto di rettifica vale solo per alcuni? Si può rischiare di essere denunciati per diffamazione solo per avere osato partecipare ad una conferenza stampa ed averne messo a disposizione i contenuti, per loro natura pubblici, in rete? E’ possibile fare una diretta streaming senza finire in tribunale? I tribunali stabiliscono verità processuali; l’informazione invece è lo strumento, il braccio disarmato della libertà di pensiero, di parola, di espressione. E’ possibile processare l’informazione per aver fatto il suo dovere?

 I blog sono sotto il tiro di un plotone di esecuzione. I fucili sono carichi, puntati e sono pronti a sparare. Nessuno sembra avere più il coraggio di muovere un muscolo. Beppe Grillo è lo Spartaco dell’informazione in rete. Ha condotto un popolo di navigatori verso una nuova consapevolezza. Ha insegnato a tutti che internet non si imbavaglia, che le notizie vanno date, senza manipolazioni, senza mediazioni, senza paura. Ha creato lo scudo della rete, affinché tutti i blogger querelati possano essere difesi gratuitamente dai suoi avvocati.

 Tuttavia, dopo avere recentemente pubblicato un’intervista a Stefano Montanari, Il Microscopio Maledetto, mi sorge un dubbio. Lo scudo della rete difenderà anche chi, in qualità di inviato della rete, dovesse andare a  riprendere la conferenza stampa indetta per il 22 settembre p.v. presso la Nanodiagnostics di Modena?
Forse è solo una questione di insicurezza personale, ma vorrei che Beppe ribadisse che tutti hanno diritto di parola e che l’informazione va tutelata, sempre, anche quando non si tratta di quella che va contro ai soliti Berlusconi, Minzolini, Feltri, D’Alema, Veltroni, Fassino, Ghedini e compagnia bella…

 Nell’attesa di sapere se in Italia la difesa dei blog e della libera informazione è una solida realtà su cui contare, pubblico la rettifica di Stefano Montanari alla lettera anonima (* considero anonima una lettera in cui il pubblico non conosce le generalità dell'intervistato) del dipendente della Nanodiagnostics. 

RETTIFICA ALLA LETTERA DEL SIGNOR GIANNI.
di Stefano Montanari

 Notifico che “Gianni”, che ebbe un contratto a termine non con noi ma con il Laboratorio di Biomateriali dell’Università, fu ospite del nostro laboratorio perché mia moglie, la dott.ssa Gatti, mi chiese, a titolo di favore, che i nostri ragazzi lo istruissero un po’, vista la sua totale ignoranza nel settore di ricerca che a noi è proprio. Bastò qualche giorno perché tutti ci accorgessimo che il problema non era tanto quello culturale, pure evidente, ma era altro: “Gianni” era un misto di presunzione e d’insoddisfazione nei riguardi della vita “com’avesse l’inferno a gran dispitto” (scusi se cito tale Alighieri) e l’impressione di tutti è che fosse il peggior nemico di sé stesso. Al di là della poca simpatia che il personaggio inevitabilmente induceva, era impossibile, comunque, non provare commiserazione nei suoi riguardi. Insomma, un infelice.  Così, vista l’inadeguatezza del soggetto, pregai mia moglie di riprenderselo.

 Purtroppo al laboratorio universitario la cosa non migliorò affatto e “Gianni” si rivelò peggio di un peso morto. Di seguito, uno scritto di mia moglie in proposito:

Si informa che il dott. XXXXXXXXXX è stato oggetto d’investigazione da parte dell’Università di Modena per uso improprio di strumentazione universitaria in orario di lavoro. Le prove hanno evidenziato anche un uso non autorizzato di attrezzature per uso personale a fini politici [tra l’altro, il ragazzo spediva, ovviamente di nascosto, pacchi di lettere personali dal fax del Laboratorio di Biomateriali]. È stata chiesta un’azione disciplinare nei suoi confronti, poi archiviata per l’immediato autoallontamamento del soggetto, peraltro senza il preavviso di legge. Si sta inoltre verificando se il guasto ad uno strumento in dotazione universitaria sia dovuto ad un sabotaggio da parte del soggetto in questione. Per quanto attiene alle capacità del XXXXXXXX, si è evidenziato che le capacità logico-cognitive e culturali lo rendevano non idoneo alla mansione che era chiamato a svolgere. Il soggetto non è stato nemmeno in grado di produrre una relazione del proprio operato”.

 Personalmente avrei altro da aggiungere, ma lo riservo per sedi più opportune..



Tags: , , ,
Categorie: Inchieste, Informazione, Scienza