Memorie di un partigiano

  Il futuro non c’è ancora. Tutto quello che abbiamo è il passato. La storia ci ha fatti come siamo. La storia ha creato i nostri pensieri, ha deciso perfino il nostro nome. Eppure, la storia non interessa a nessuno. Forse per questo stiamo perdendo il senso delle cose. Se non sappiamo più chi eravamo, come possiamo capire chi siamo?

Molti di noi si definiscono partigiani della rete. Ma chi erano davvero i partigiani? Cosa pensano dell’Italia di oggi, loro che l’hanno costruita con le loro stesse mani? E cosa pensano della Costituzione, loro che l’hanno vista scrivere con i loro stessi occhi?

Il blog ha intervistato Massimo Rendina, presidente dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

MEMORIE DI UN PARTIGIANO

Intervista di Helene Benedetti

H.B. «Buonasera Massimo Rendina, ci vuole raccontare per un partigiano cos’è stata la guerra?»

M.R. «Io pensavo che la guerra partigiana fosse perduta, che vincessero i tedeschi, che Hitler avesse veramente l’arma segreta. Per poco non l’ha avuta perché, perseguitando una ricercatrice di fisica ebrea, che fu fatta scappare dalla Germania, si privò della possibilità di avere la bomba atomica prima degli americani. Il nostro destino era un destino che vedevamo segnato. Avevamo detto: “Beh, vinceranno, ci uccideranno. Cerchiamo di non farci torturare.“. Dicevamo ai nostri garibaldini: “Se vedete che io casco nella mani dei tedeschi sparatemi addosso, perché io non voglio essere torturato!». Procedevano con sistemi talmente barbari e disumani nei confronti dei prigionieri, che tutti noi avevamo questo senso della disperazione, in qualche misura. Nello stesso tempo non potevamo dirlo, perché dovevamo rassicurare i nostri garibaldini e la popolazione civile. Dico garibaldini perché i miei partigiani erano garibaldini. Dovevamo rassicurarli che ci sarebbe stata questa vittoria, dare questa speranza, e quindi tenerci per noi l’ansia e la paura che questo non avvenisse.»

H.B. «Quanti anni aveva lei quando siete partiti?»

M.R. «Avevo 23 anni.»

H.B. «Durante la guerra, si aveva il tempo di avere paura?»

M.R. «Beh… La paura è connessa alla guerra. Il problema è che se tu hai delle responsabilità, cioè se sei un comandante di reparto, anche di quello più piccolo, non puoi mostrare di averne. Anzi: ci montavamo, io facevo anche un po’ lo spaccone per non dimostrare di avere paura. Guai se tu mostri ai tuoi sottoposti di avere paura. Devi essere sicuro di quello che fai, e sicuro di quello che fai fare a loro. E delle volte, quando poi i soldati muoiono, quando dei garibaldini, dei partigiani morivano, e sono morti in tanti, ti viene un’angoscia spaventosa, perché pensi che avresti potuto agire diversamente. Pensi che forse doveva toccare a te piuttosto che a loro, a dei ragazzi che nella guerra partigiana avevano 15 o 16 anni addirittura. Li ho visti morire e sono ancora davanti a me. Uno, tra l’altro medaglia d’oro, mi fece ripiegare. Volle stare alla mitragliatrice e farci sganciare, cioè rientrare nel nostro territorio di fronte ad un attacco nazista. C’era poi un soldato tedesco, non giovane, avrà avuto una quarantina d’anni, anzi noi lo qualificavamo molto anziano. Non sapevamo neanche il suo nome, lo chiamavamo il tedesco. Era venuto con noi, era un disertore. Mi ricordo che fummo attaccati al bivio del Gallareto, in Piemonte, da un reparto di SS tedesche. Lui aveva il suo fucile e non voleva sparare contro i tedeschi. Diceva “Questi sono i miei fratelli“. Io ero indignato, gli dissi che era un vigliacco, che era una carogna, glielo dissi anche in tedesco. Lui mi disse: “No, io non sono un vile. Ti mostrerò come sa morire un tedesco“. Si alzò in piedi e gli andò incontro urlando: “uccidete un tedesco per la libertà“. E morì in quel modo. Non saprò mai come si chiamava perché non avevamo i suoi documenti e il suo nome vero.
Questi sono piccoli episodi che possono però dimostrare quale era il nostro sentimento. Qual era questa guerra molto personale. La guerra partigiana è una guerra fatta di piccole storie di ciascuno, che si uniscono per questa idea di dignità della persona e della libertà. Senza tanto pensare a un futuro, anzi: ci difendevamo da questa idea di immaginare un futuro politico del nostro paese, anche perché i comunisti – e ce n’erano tra noi, ma non così tanti come si dice – temevano che si potesse accostare la loro ideologia a quella sovietica, mentre i cattolici pensavano che si potesse definirli clericali. Ognuno pensava realmente a un futuro soprattutto di libertà e di dignità della persona, che poi ritroviamo nella stessa Costituzione. La Costituzione tiene conto proprio di queste aspirazioni non definite. Noi non sapevamo neppure se sarebbe stata repubblica o monarchia, e ci fu chi – soprattutto tra gli azionisti lombardi – nell’ultimo periodo prima della guerra di liberazione diceva: “ma perché non continuiamo un po’ con questa esperienza del comitato di liberazione nazionale, in modo che ci sia un avvio lento alla democrazia, quando saremo veramente sicuri che ci potrà essere una responsabilità civile delle persone?». Invece i comunisti e i democristiani dissero: “no, diamolo al popolo questo potere. Sarà il popolo che deciderà, attraverso un organismo – che poi diventerà la Costituente”. Vinsero questa battaglia ideologica per poter affidare alla gente il proprio futuro. Questo lo troviamo nella Costituzione, laddove c’è scritto che la sovranità è del popolo

H.B. «Il valore della Costituzione: molti ragazzi non riescono a capirlo

M.R. «La Costituzione dopo tanti anni è ancora un documento straordinariamente attuale, anche perché non è stata del tutto attuata. Quindi occorre realmente pensare alla sua attuazione, al diritto al lavoro per tutti, a un’uguaglianza non utopistica. Il mondo è fatto di differenze, anche tra le persone. L’uguaglianza deve essere soprattutto un’uguaglianza di opportunità: dare a ciascun bambino che nasce la stessa opportunità al di fuori del fatto che sia una famiglia ricca o povera. Il diritto allo studio per tutti, il diritto di affermazione, il diritto di sopravvivenza, con una remunerazione decente. Queste sono le grandi battaglie. Forse per questo mi dicono comunista, ma non so se questo sia comunismo o non forse pensare al Vangelo, come penso io che sono cattolico.»

H.B. «A noi ragazzi, che siamo molto preoccupati per tutto quello che sta succedendo in Italia, per il governo, per tutto quello che non abbiamo più – non abbiamo più una Costituzione, perché anche se è scritta non viene più rispettata – cosa consiglia lei?»

M.R. «Dobbiamo fare una riflessione sul pericolo che ci sia domani non più un governo parlamentare, ma un governo di élite. Questo è il sogno del presidente del Consiglio, di Berlusconi, che non è solo suo: si allaccia si Bush, si allaccia a una situazione di politica internazionale. I governi devono essere diretti da persone capaci, che hanno dato dimostrazione nell’industria, nella finanza e così via di essere capaci. Per cui, ecco il governo azienda, con il capo dell’azienda che può nominare, licenziare, stabilire le remunerazioni, dare i premi… Siamo veramente in uno stato azienda, ma un’azienda che non rispetta i diritti della persona umana. Nel momento in cui siamo in una crisi così profonda del capitalismoper carità, io non voglio fare un discorso contro o pro capitalismo -, decidiamo di salvare un capitalismo che ha dato queste prove, di farlo in modo soft, riformista solo di alcuni lati mentre il problema è globale. Bisogna invece assumersi delle responsabilità di cambiamento che deve essere un cambiamento radicale. Non parliamo mai o quasi di quello che sta accadendo nel mondo. Un terzo dell’umanità vive in una situazione straordinaria di benessere, anche se ci sono delle sacche di povertà, mentre tre quarti dell’umanità sta soffrendo, e moltissimi muoiono di fame, tanti bambini, i più deboli… Allora il discorso della globalità va visto anche in questo senso, non soltanto come globalità di comunicazione, di cultura o finanziaria. Poi c’è anche il problema della risorse: abbiamo risorse sufficienti per stabilire uno standard di vita così elevato in tutto il mondo? Gli economisti dicono di no. C’è proprio una scuola di economisti della decrescita che dicono che non si può più dissennatamente sfruttare le risorse di un pianeta perché ce ne vorrebbero quattro, di pianeti, per elevare lo standard di vita di tutti. Allora stiamo assistendo a un neo-colonialismo molto grave e pesante, come se questi tre quarti dell’umanità dovessero stare in soggezione per sempre.
Siamo di fronte a una società dominata dalla politica teatrale, imposta anche da questo governo attraverso i sistemi audiovisivi di massa, che sono assolutamente deleteri perché fanno diventare reale una società che non è reale. Per esempio, questi giochi di prestigio di certi spettacoli che mostrano situazioni, anche sessuali, esasperate, che non sono nella normalità ma che fanno diventare normali. L’automobile simbolo, il vestiario simbolo, la marca. E’ tutto un mondo sfacciatamente bugiardo che la televisione accredita come vero, naturale e praticato da tutti, e che tutti devono praticare: chi non lo pratica è fuori, diventa assolutamente emarginato da una sottocultura alla quale non opponiamo una cultura seria di solidarietà, e anche di crescita della persona umana. La persona umana ha anche bisogno proprio di una nuova filosofia, mi pare. La filosofia sta diventando storia della filosofia, e non sta diventando un dibattito etico sull’avvenire, sui perché che ancora ci tormentano: chi siamo, perché viviamo, perché moriamo. Queste grandi domande sembrano assolutamente essere rinchiuse in un privato e non essere elemento di meditazione collettiva

H.B. «E a chi dice “Scendiamo in piazza per protestare”, cosa dice?»

M.R. «Io credo che sia una cosa giusta. Io sono contro il populismo, influenzato anche dai mass-media ecc. La piazza, però, assume un valore di testimonianza: l’essere insieme. Diamo voce a chi non ha voce, e a chi non si sa servire della voce diciamogli che deve servirsene. Dobbiamo avere questa compartecipazione di gruppi, di una società che probabilmente non conosciamo, perché passiamo sempre per i partiti politici, per i sindacati, per le associazioni culturali, però non sappiamo che la società vera è anche un’altra. la piazza si dimostra in questo momento come un elemento essenziale di protesta, perché con una stampa così malata come è la nostra, che è sempre stata malata fin dal dopo guerra, perché in mano ai gruppi economici che se ne sono serviti come ricatto, o come appoggio, con tutt’altro scopo – sono stati i giornalisti che hanno dato dignità alla stampa, francamente non il sistema – con una stampa così malata, la società ha perso potere. Io mi ricordo che non molti anni fa, quando Camilla Cederno scrisse delle cose che probabilmente non erano vere sui figli del presidente della Repubblica, il presidente della Repubblica si dimise. Quando si parò del delitto Montesi, il povero Piero Piccioni non c’entrava assolutamente niente. Fu dimostrato. Ciononostante il padre si dimise da vicepresidente del Consiglio. Oggi puoi dire qualsiasi cosa, non si dimette nessuno. Questo è anche grazie all’opinione pubblica, che è diventata un’opinione pubblica malata, come sono malati i giornali. Ringraziamo che ci sia qualche giornalista, che nel bene e nel male fa sentire una voce dissidente, e che si cerca di opprimere fino in fondo, adeguando la stampa ai desideri di un potere che poi è un potere scollacciato, un potere anche volgare, un potere che finisce nelle alcove e nell’uso della cocaina. Con tutta franchezza, che lezione diamo ai nostri nipoti, ai nostri bambini che crescono e che sanno tutte queste cose, perché capiscono molto di più di quello che pensiamo che sia possibile capire a una certa età. Che cosa diciamo loro? Qual è l’esempio, il modello che noi offriamo alle nuove generazioni? Ecco perché dico che i giovani hanno una responsabilità enorme anche in questo, nell’aggregarsi tra di loro, nell’esprimersi, nel fare politica e dare alla politica un nuovo senso. Quando i ragazzi dell’Onda sfilano per le strade, giustamente, contro dei provvedimenti assurdi, sbagliati, di un Ministro della Pubblica Istruzione, dicendo “non vogliamo sapere niente dei partiti“, è un gravissimo errore. Lo capisco anche, ma è un gravissimo errore. Modifichiamo i partiti, però è attraverso le aggregazioni politiche che esprimiamo la democrazia, attraverso il confronto democratico, come diceva Moro il quale non pensava assolutamente al compromesso storico ma al confronto tra due forze rivali che si univano nel bene del paese.

Questa era la strada: rimanere quello che si è, però trovare insieme quei motivi per il bene comune, ed è una cosa che vale per i cattolici ma anche per i laici, francamente.»

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20 risposte a Memorie di un partigiano

  • 15
    Singsonghio
     Quest ‘Uomo  è  una  guida  per  tutti  noi. <
    Grazie  per  questa  testimoniaza.   Una boccata  d’aria  pura.
     Buon Proseguimento 
  • 14
    1vo
    prezioso
    bisognerebbe che chiunque abbia sottomano una videocamera e un nonno o semplicemente un vicino di casa con cose da raccontare che lo registri e lo posti su youtube di modo che chiunque si possa fare una playlist
  • 13
    stizza
     Sappiamo ancora metterci in gioco per la nostra libertà come hanno fatto i padri di questo nostropaese?
    Oppure lo lasceremo andare ( il paese) alla deriva in attesa dello sfascio totale?
     
  • 12
    Santiago
    Persone come Rendina dovrebbero essere a capo del Governo o perlomeno della Repubblica. Purtroppo ha ragione nel dire che l’opinione pubblica è malata tanto quanto i media, oggi vengono commesse cose abonminevoli e ci si passa sopra come niente. L’italiano medio è il classico contadino arricchito senza cultura, ha raggiunto il benessere (quel poco che gli consenta di vivere nell’opulenza) e se ne frega di quello che succede, tanto non capita a lui.
    Un giorno però  gli equilibri potrebbero (speriamo) rompersi e allora saranno dolori.
    • 12.1
      Francy
      che bello questo commento, complimenti, condivido pienamente quanto hai scritto
       
      scusate la risposta leggera ma la musica aiuta sempre….
      mi ricorda tanto Gli spari sopra
  • 11
    beppe
     Cioè non sei più solo?
    Grande Claudio!
  • 10
    Helene
    Ne hai fatto un capolavoro, sei unico, è un orgoglio immenso averla qui!!!
    Spero che tutti ne facciate buon uso, i Partigiani sono anziani… documenti del genere in rete sono rarissimi… 
     
    GRAZIE CLAUDIO
  • 9
    giunano
    che belle parole quante storie e quanta amarezza che mifanno venire nel cuore.Ma le avete viste le ultime statistiche fatte vedere a BALLARò,roba da disperarsi(un piccolo industriale che dice "io non sono schiavo dello stato,per tanto non pago le tasse")Miverrebbe da dire cose di qui ho paura io stesso.
  • 8
    fansss
    Grazie
  • 7
    Guastatore1986

    Byo, Questo Signore ha detto una grande cosa sul mondo di oggi. Anche io ho qualcuno che mi può raccontare della Guerra: I miei Nonni. Il mio Nonno Paterno, Celso. é deceduto due anni fa per vecchiaia e per malattia. Aveva i suoi difetti, ma lui è stato uno dei sopravvissuti alla campagna i Russia. Avrei voluto essere io al suo posto perché io ne i confronti dei miei nonni mi sento un VERME che non capisce nulla e non sa cosa significhino la guerra e la Miseria. Vorrei tanto intervistare i mie nonni e mandare l’intervista su YT, ma non vogliono, sia per Privacy sia per gente esaltata e Lobotomizzata dal Nano. Sarebbe bello che venissi a casa dei miei nonni a parlare un po’ con loro, anche se a causa dell’Età cominciano a non essere poi così in “gamba”. Quando muore un tuo Nonno, non solo muore un tuo Caro ed Antenato, ma muore un pezzo della tua COSCIENZA!!!!

  • 6
    L0cutus
    porca trota! ecco cosa dovrebbero diffondere ovunque ed in ogni
    maniera! Questo distinto signore, che ha una pacatezza esemplare
    ed a tratti pacificatrice, lo eleggerei a filosofo , razza che si e’
    chiaramente ed assolutamente estinta da ogni dove :(
    Grazie Claudio per questo scorcio di storia che vorrei vedere nel
    presente…
     
    Diffondete il piu’ possibile se potete.
  • 5
    Melly
    Queste cose dovrebbero girare per le scuole, bisogna costruire la coscienza sociale, totalmente, o quasi, assente nel nostro paese… grazie per questa testimonianza… la passo a chiunque, soprattutto ai miei figli…
  • 4
    Harlock
    La parte fantastica è questa:
     
    "i comunisti – e ce n’erano tra noi, ma non così tanti come si dice – temevano che si potesse accostare la loro ideologia a quella sovietica, mentre i cattolici pensavano che si potesse definirli clericali."
     
    Ed è proprio quello che è avvenuto!
    I grandi gruppi di potere ed i flussi di denaro (ricordo che USA e URSS finanziavano le rispettive forze politiche italiane) sono alla fine quelli che decidono le nostre sorti.
    Bisognerebbe tenerlo presente, anche se non ci fosse più il Berlusca a comandare.
  • 3
    Ciao.
    Sono contento di poter offrire un file audio del recentemente scomparso "Comandante Vanni":
    Giovanni Padoan)
    Una applicazione pratica di "Resistenza", al giorno d’oggi, accomunerà i "Cittadini della Memoria" il 3, 4 e 5 ottobre nella V edizione della annuale "Veglia in diga" a Erto. Tra i 1917 caduti (in tempo di PACE!) nella guerra di MAFIA di cui la strage del 9 ottobre 1963 costituisce il CULMINE, ( http://www.youtube.com/vajont2003 e http://www.vajont.info/vittime.html ) ci sono anche 40 ex partigiani locali. Quelli che protessero colle armi la SADE (la centrale elettrica di Soverzene) per evitarne la distruzione dai tedeschi in ritirata dall’AlpenVorland. E che perirono – grazie alla stessa SADE/ENEL degli anni ’60 – per un progetto che nasce e si sviluppa come il più grande e sanguinoso ABUSO EDILIZIO della storia del ns. "Paese" fasciopositivo. CONDONATO da Einaudi e foraggiato (tuttora!) dalla omonima accisa sui carburanti, sebbene la "ricostruzione" sia terminata nel 1976.
    Ultima nota, il PRIMO nucleo partigiano della zona delle "prealpi venete" nacque a ERTO, sopra Longarone, e precisamente in Val Mesazzo (affluente del torrente Vajont). Tina Merlin – che molti confondono colla senatrice socialista Lina…) ed ex staffetta partigiana "Joe", fu l’unica a denunciare le mosse MAFIOSE della SADE, inascoltata.
     
     
     
    Ciao!
  • 2
    Marco B.
    Questa intervista è un prezoso documento della memoria di un paese come l’Italia. Come dice qualcuno dovrebbe fare il giro delle scuole e delle università per ricordare agli studenti, ai giovani e ai loro insegnati cosa è significato la Resistenza, perchè chi combatteva per la Libertà NON lo faceva per un tornaconto personale ma per dare ai figli, fratelli, nipoti e tutti i conoscenti un FUTURO migliore di quello che stavano vivendo. Un sentito GRAZIE al presidente ANPI per quello che anche lui ha contribuito a fare per l’Italia e gli ITALIANI.
  • 1
    fabio.cherchi
    Vogliamo ribellarci a questo sistema? Incominciamo così:
     
    • 1.1
      Francy
      guarda quali sono le notizie:
      http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_ottobre_01/giornale-legge-sulla-tv_28f26478-ae97-11de-b62d-00144f02aabc.shtml
       
      portare il web in tv… qual’è il senso? che la tv la sanno usare tutti e non necessitano di imparare un nuovo strumento… nel paese più anziano del mondo, il giappone, lo inventano, e noi che siamo subito dopo di loro quanto a natalità zero, ne riportiamo la notizia come una supermeganuova invenzione rivoluzionaria
      se maometto non va alla montagna, cerchi di portare la montagna in tutti i modi da un maometto riluttante ad averla…
       
    • 1.2
      Francy
      metodo simpatico ma sono dubbiosa sui suoi frutti
      l’italiano medio di mezza età (più mezza che età! visto che a 40 anni senti gente che si definisce "noi giovani" mica adulti…), una volta che ha il pc per "svago", va solo ad ingrossare la fetta dedita a youporn e alla gazzetta
      gli insegni ad usare uno strumento ma non lo educhi, e il risultato è lo stesso che abbia in mano un telecomando o una tastiera; anzi ti chiamerà più volte perchè avrà pc e posta intasata dai virus presi nei più svariati modi… perdona il disfattismo ma è esperienza diffusa e vissuta…!
      credo e spero di più nelle nuove generazioni, che il mouse lo sanno usare a un anno e mezzo (verificato!), con genitori che lo educhino in modo diverso da un futuro di veline e calciatori, son quelli che si approssimano a votare che cambieranno l’equilibrio, una volta terminato il berlusconismo ci sarà un’italia da ricostruire
  • 0
    Lalla70
    Bellissima testimonianza, grazie.
     
     
    La memoria è una cosa importantissima, va coltivata con la consapevolezza che questo ci permetterà di vivere meglio, ricordare gli orrori del passato ci dovrebbe permettere di non ripeterli, avere memoria delle conquiste sociali ci fa capire che possiamo ambire e lottare per ottenere più diritti per tutti.
    Essere smemorati e ignoranti serve solo a chi vuole imporre il suo punto di vista, la sua forza e il suo volere, contando sul fatto che chi subisce tale forzatura non si rende conto della bugia e dell’ingiustizia.
    I pericoli che derivano dalla perdita della memoria e dalla manipolazione degli eventi passati andrebbero sempre tenuti a mente, occorre ricordare.
     
    Per chi non lo ha ancora fatto mi permetto di consigliare la lettura di “1984 di George Orwell” di cui metto un passaggio.
     
    <<…l’azione fondamentale del Partito consiste nel fare uso di una forma consapevole di inganno…
    …Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva, negare l’esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile.>>
     
    Questo fa sì che la popolazione non sia più in grado, dopo anni di sistematica manipolazione dei fatti attraverso l’inganno, di avere una visione globale delle cose, di come andavano i fatti prima e di non avere più la consapevolezza dei propri mezzi per elevarsi.
    Perché la perdita della memoria, unita all’abbassamento culturale generale, imbarbarisce tutto e tutti a esclusivo vantaggio di chi ha vita facile solo di fronte alla massa ignorante e dimentica del suo prezioso passato.
  • -1
    hakunamatata
    Perchè nn si ascoltano persone così piene di senso e di espierienza? quanta indifferenza c’è intorno per non dar peso alle parole di un uomo così lucido che nella pienezza della vita ci sta mandando un mssaggio fondamentale: non arrendetevi alle influenze negative, siate coraggiosi…Lui come quelli della sua generazione lo è stato, e noi?
     
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    m5s-conferenza-stampa-iconaLa conferenza stampa del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati dopo la vittoria del No al Referendum Costituzionale. Davanti ai giornalisti, a tarda ora, dopo le dimissioni di Matteo Renzi, si sono presentati Vito Crimi, Danilo Toninelli, Alessandro Di Battista e Giulia Grillo, per dire al Presidente della Repubblica...GUARDA

    Brunetta canta vittoria: Renzi ora si dimetta!

    Renato Brunetta Brunetta canta vittoria: Renzi ora si dimetta!...GUARDA

    Galloni e Rinaldi al Quirinale: ora Mattarella stralci il Pareggio di Bilancio

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    Salvini referendum La prima dichiarazione dopo gli Exit Poll che danno la vittoria del No a 55%-59% è di Matteo Salvini, che parla testualmente di "una vittoria del popolo contro i poteri forti di gran parte del mondo"....GUARDA

    Film, libri e Dvd

    Il ritorno alla bellezza passa anche dall’acquisto di un oggetto di design

    Design e bellezza Ci sono oggetti che devono semplicemente funzionare, non importa quanto siano brutti. E, soprattutto, devono rompersi in fretta, in maniera da poter essere acquistati nuovamente, e poi ancora, e ancora, infinite volte. Tante quante bastano a soddisfare le esigenze del sistema produttivo. Altri devono semplicemente essere...==> GUARDA TUTTO ==>

    Le cuffie migliori per la musica

    Cuffie Pryma C'era un tempo in cui il mangiadischi la faceva da padrone. La cosiddetta alta fedeltà era un lusso per pochi, spesso riservata agli studi di registrazione dove le celebrità registravano le loro nuove hits. Poi vennero gli Hi-Fi, prodotti consumer ma con la capacità di riprodurre un'ampia...==> GUARDA TUTTO ==>

    Lights Out: Terrore nel Buio – Trailer Hd ITA ufficiale #NonSpegnereLaLuce – film horror

    LIGHTS OUT TERRORE NEL BUIO TRAILER ITA HD UFFICIALEIl trailer HD ITA (in italiano) di Lights Out: terrore nel buio. #NonSpegnereLaLuce I migliori film horror a casa tua: Film Horror al Cinema. Dal produttore James Wan (“L’evocazione-The Conjuring”), è in arrivo il racconto di un terrore sconosciuto in...==> GUARDA TUTTO ==>