In mezzo alle gambe

Berlusconi Sesso

 C’era una volta il sesso, o meglio, la libido. Era un’area sacra ed inviolabile, l’ultimo baluardo di un es freudiano ingabbiato dalla paura, vituperato dalla morale, imprigionato dalla legge in nome proprio di quella libertà che esso rivendica per natura.
 La società imponeva compromessi, moderazioni, autocensure, castrazioni chimiche e mediatiche, creando maschere pesanti e deformanti da indossare ovunque: al lavoro, con gli amici, in chiesa, perfino in famiglia. Ma in camera da letto, una volta chiusa quella maledetta porta che ci separa dal resto del mondo, almeno lì!, la maschera cadeva e tra le lenzuola comandava un unico dio: il fallo ctonio, quello primordiale, l’istinto primario ed insopprimibile che nessuna cintura di castità è mai – fortunatamente – riuscita a debellare, a ridurre in schiavitù, a piegare alle regole della buona creanza, del bon-ton, sul quale nessuna accademia ha mai pubblicato un galateo perché il fallo solare (il logos, la parola, il membro che si evolve da quello ctonio e che ha come fine penetrare la società) non vi ha alcun dominio.

 Ora il fallo solare si avventa su quello ctonio e cerca di manipolarlo, strumentalizzarlo. Una masturbazione metaforica autocannibile, dato che la libido è la pulsione originaria e principale – addirittura l’unica secondo Freud –, ovvero quella forma di energia junghiana dalla cui sublimazione nasce l’interesse verso scopi solari, come l’arte, la ricerca, la politica. Insomma, il desiderio sessuale ci mette sia il carbone che il fuochista, mentre la mente ci mette il macchinista che guida il treno facendogli svolgere servizi utili alla collettività. Adesso, è come se il macchinista si rivoltasse contro il fuochista e gettasse tutto il carbone giù dal treno.

 Il logos rinnega le sue origini e dopo avere abdicato alla sua vocazione espansionistica, adesso vuole svuotarsi di ogni contenuto per afflosciarsi su se stesso come una bell’aquilone senza l’anima di metallo. La politica dei velinisti, dei tronisti, della televisione urlata, dei ministri che si turano le orecchie di fronte a milioni di italiani, dei senatori che lanciano libri al presidente della camera ha ridotto l’arte della parola a quella della mimica circense. L’erezione del fallo solare che, come un grattacielo, di piano in piano punta ad innalzarsi verso cieli spaziosi dove le evoluzioni e le acrobazie degli intelletti catturano gli sguardi meravigliati dei popoli a terra, spalancando loro le bocche, è stata sostituita da quella fisica e primitiva del fallo ctonio, al quale si è permesso di saccheggiare, stuprare, dare alle fiamme anche il domino dell’arte, della filosofia, della retorica. La dialettica non è più basata sulla logica, ma sulla contrapposizione pornografica, sulla rappresentazione strumentale di totem e spaventapasseri assurti a icone della libido selvaggia ed incontrollata: il trans è l’ultima frontiera dello scontro politico.

 Marrazzo è andato con un trans.

 Se fosse andato a puttane come tutti gli altri, adesso sarebbe un eroe. Sarebbe l’emblema del maschio italico di Tariconica memoria, la trivella perforante dalla punta in diamante puro che riempie di buchi qualsiasi tipologia di suolo, che feconda con la sua compulsiva, insaziabile, cieca e brutale virilità ogni terreno fecondo, ogni cavità uteriforme, ogni vagina deambulante, il maschio dominante, il maschio alpha che nella gerarchia di un gruppo di scimmie può disporre di qualsiasi femmina. Sarebbe come Berlusconi per l’immaginario dei suoi elettori: il simbolo della potenza sessuale, del raggiungimento dell’eden maschile ove si accede solo dopo avere onorato, pregato e servito con ostinazione ed efficienza le tre divinità assolute: potere, ricchezza, sesso.

 Se invece fosse andato con un gay, rivelando una natura omosessuale, ora sarebbe l’uomo coraggioso, quello che si è affrancato dalla retorica catto-farisaica confessando alla sua famiglia l’intima natura delle sue inclinazioni spirituali e sessuali. Sarebbe l’icona dell’orgoglio omosessuale, il vessillo, la bandiera del prossimo Gay Pride. Avrebbe un posto in parlamento per difendere i diritti delle coppie di fatto, dei matrimoni-gay, delle adozioni gay. Sarebbe un più che strategico antagonista della teodem Binetti per un PD a vocazione maggioritaria che deve dimostrare pluralismo di posizioni.

 Invece è andato con un transgender, ovvero un esponente di quella cultura che propone una visione dei sessi e dei generi fluida, rivendicando il diritto di ogni persona di situarsi in qualsiasi posizione intermedia fra gli estremi maschio e femmina stereotipati, senza per questo dover subire stigma sociale o discriminazione.
 Il povero Piero non può essere orgoglioso di essere soggetto passivo di penetrazione perché non è gay, né può giocarsi la carta dello stallone italiano perché non è andato con una donna, quindi non rientra in nessuna delle categorie culturalmente protette, o forse rientra in entrambe! Non è una posizionescusate il gioco di parole - socialmente facile. Non lo invidio.

 Cos’è che rende ricattabile un politico in base ai suoi gusti sessuali? Non certo l’esistenza di un video e neppure l’esistenza di un ricattatore. La disponibilità a pagare il ricatto dipende dalla sussistenza di un interesse da tutelare. Quale interesse deve tutelare un politico che è stato ripreso da un videofonino mentre il suo fallo ctonio se la spassa alla grande? L’onorabilità, la reputazione. Ma l’onorabilità dipende da ciò che la cultura dominante ritiene essere onorevole o disonorevole. Se la nostra fosse una società scandinava come quella dei vichinghi - non a caso definiti barbari dai monaci amanuensi che detenendo il monopolio della cultura tramandavano ai posteri quali popoli erano da considerarsi civili e quali no – la sera anziché andare al cinema saremmo tutti insieme, riuniti davanti al focolare, impegnati ad amarci appassionatamente e collettivamente, con serenità e allegria.
 Invece non siamo incivili. Al contrario, apparteniamo ad una società civile, il che tra le altre cose significa crescere con un’idea del sesso come quell’unica nota stonata all’interno di quel meraviglioso, sublime, perfetto e ampiamente decantato marchingegno che è il corpo umano. Insomma si può mangiare in pubblico, si può dormire in pubblico, si può perfino urinare in pubblicoprovate a entrare nei bagni di un autogrill – ma non ci si può accoppiare in pubblico. La sessualità dequalifica il possessore, l’utilizzatore finale del corpo che la esercita. Il fallo ctonio è ridotto a mero cane da passeggio, svilito ed umiliato per lunghi anni anche all’interno dello stesso ambito familiare: non lo fo' per piacer mio ma per dare figli a Dio, era la giustificazione delle donne per aver dovuto cedere alla debolezza della carne. La stessa parola debolezza è significativa. E’ come se uno dovesse parlare di debolezza dell’intestino se cede all’istinto più o meno quotidiano alla defecazione, o di debolezza dello stomaco se è sopraffatto dalla fame. Poi c’è la debolezza della vescica, ma anche l'impertinente debolezza dei piedi che deambulano senza posa, quella delle mani che non sanno resistere ad esercitare la loro prensilità, la debolezza del dito che desidera una narice, quella degli occhi che cedono al sonno e così via. E’ quantomeno curioso e necessita di approfondimento.
 Ancora più curioso è che, nonostante la libido sia segregata nei sotterranei cupi della nostra intimità, al riparo da occhi indiscreti, la società civile rivendichi a sé il diritto di carpirla e svelarla allo sguardo collettivo con un atto violento, perentorio, d'uffio, in aperto contrasto con la forza moralizzatrice che prima intima di seppellire il cadavere e poi viene di notte con una pala per dissotterrarlo e farne scempio. E' la società di chi ti offre un piacere privato e poi ti riprende con un videofonino per renderlo pubblico.

 Cos’è, dunque, che rende ricattabile un politico in base ai suoi gusti sessuali? Noi. Il nostro giudizio. In un mondo dove la sessualità non fosse demonizzata, verrebbe a mancare l’elemento fondante per la riuscita di qualsiasi rapimento: l’ostaggio. Se chi entra in possesso di immagini che testimoniano niente più che la libera espressione della sessualità non avesse in ostaggio la nostra onorabilità - e questo può accadere solo in una cultura dove la sessualità non riceve un trattamento speciale rispetto alle altre manifestazioni naturali del corpo -, non avrebbe nessuna merce da scambiare, nessun segreto da svelare, alcun bene da restituire, e con l’auto blu ci si potrebbe andare dall’avvocato, come al ristorante per una veloce pausa pranzo, così come a casa o alla ricerca di un bar se la debolezza della vescica chiama, o dal nostro amante – transessuale o meno - per mezz’ora di relax in un’agenda fitta di impegni di lavoro.

 E nel caso ve lo domandaste… sì: vale per Marrazzo come per Berlusconi. Vale per chiunque. Non ho mai abbracciato la campagna sul giro di escort a palazzo Graziolise ti do una casa in affitto poi non vengo a sindacare cosa fai di notte –, per il semplice fatto che ci sono argomenti più seri e definitivi da mettere in campo. Ci sono domande vere, che le domande inutili coprono quasi volutamente. Ci sono documenti storici che nessuno contesta e di cui nessuno rimarca la strabiliante corrispondenza con quanto accade in questo paese. Ci sono dimissioni da chiedere per evidenze giuridiche che proiettano ombre di proporzioni mostruose sulla legittimità del governo.

 Quando la dialettica politica e le sue radici millenarie si riducono ad un confronto sul numero di eiaculazioni - e di palle -, significa che al posto delle meravigliose circonvoluzioni che le idee superiori disegnano in cielo, tenendo costantemente il popolo a testa alta, si preferisce fare in modo che la gente si guardi in mezzo alle gambe, per non vedere quello che succede intorno.

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Categorie: Politica, Società, Sessualità