State lontani dal Premio Borsellino

 

Il 19 luglio 1992 è morto un uomo. Ne muoiono tanti, tutti i giorni, chi di vecchiaia, chi per una tragica fatalità, chi di tumore. Questo uomo è morto di onestà.

Era uno di quegli uomini che non hanno vie di mezzo. Quelli che tra un uovo oggi o una gallina domani scelgono il pesce. Uno che dava colpi al cerchio oppure li dava alla botte, e la botte doveva restare piena, che di mogli ubriache ce ne erano fin troppe. Era un uomo che chiacchierava poco. Alla fine, quando seppe che il tritolo era arrivato, chiacchierava ancor meno, specialmente con Fiammetta, sua figlia, perché si abituasse a non rivederlo mai più. Paolo Borsellino non era un uomo che amava il compromesso, neppure quando fu il momento di scegliere se vivere o morire.

In un’intervista rilasciata il 21 maggio 1992, due mesi prima di saltare in aria con la sua scorta, Borsellino parlò di legami tra i mafiosi di Cosa Nostra e i ricchi imprenditori, facendo anche riferimento alle indagini in corso sui rapporti tra Silvio Berlusconi e Vittorio Mangano, che definì con assoluta certezza una testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia.

Chi ha definito Mangano un eroe, non ha titolo alcuno per commemorare, celebrare, onorare il sacrificio di Paolo Borsellino. Chi siede a tavola con i ricchi imprenditori che hanno definito Mangano un eroe, chi respira il puzzo di compromesso morale e non sente il bisogno di aprire le finestre non ha titolo alcuno per invocare, acclamare, chiosare la memoria di chi è morto per amore di giustizia.

Questa mattina alle 11, nella sala della Provincia di Pescara, nel corso delle celebrazioni per il XIV Premio Borsellino, Maurizio Gasparri è stato invitato a parlare di giustizia e di verità. Gasparri è il presidente dei senatori del PDL. E’ il portavoce di Marcello Dell’Utri, condannato l’11 dicembre 2004 dal tribunale di Palermo a nove anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. A che titolo Gasparri parla di giustizia e di verità in memoria di Paolo Borsellino?

Ecco cosa pensava Borsellino stesso di partiti come quello di Gasparri e La Russa:  « L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto.
E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati?
»

Il popolo delle agende rosse è stato convocato dall’associazione culturale Espressione Libre per contestare la presenza di Gasparri al XIV Premio Nazionale Paolo Borsellino. L’appuntamento è alle 11.00 del mattino davanti alla Sala Consiliare della Provincia, a Pescara.

Il blog ha raggiunto il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, a Milano. Ecco il suo accorato messaggio.

MESSAGGIO DI SALVATORE BORSELLINO


Fu una Strage di Stato

Il 19 luglio di quest’anno alcune centinaia di persone, giovani e non, convenuti a Palermo a proprie spese da ogni parte d’Italia, armati soltanto di un’Agenda Rossa, della loro rabbia e della loro voglia di Verità e di Giustizia hanno impedito che in Via D’Amelio, in quel luogo reso sacro dal sacrificio di Paolo, di Antonino, di Claudio, di Emanuela, di Vincenzo e di Walter ci venissero imposti per l’ennesima volta quei funerali di Stato che la famiglia Borsellino aveva rifiutato 17 anni fa nella consapevolezza che, se non altro, lo Stato aveva omesso di proteggere in maniera adeguata il Giudice Paolo Borsellino e la sua scorta.
E’ bastata la notizia che quelle persone avrebbero presidiato sin dalla mattina di quel giorno Via D’Amelio per far sì che, per la prima volta in 17 anni,  nessuno degli avvoltoi che usavano, il 19 luglio, volteggiare sul luogo di quella strage, si presentasse con le sue ipocrite corone di fiori, le sue finte lacrime e i suoi falsi discorsi di circostanza, a profanare ancora una volta Via D’Amelio.
In quella via era stata preparata da uno di quei giovani la riproduzione di una lapide a Vittorio Mangano, l’eroe di questa disgraziata seconda repubblica, proclamato tale da Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi per indirizzare su questa lapide eventuali rappresentanti delle Istituzioni che avessero tentato di deporre i loro simboli di morte davanti all’olivo che, come simbolo di pace e di speranza, la mamma di Paolo ha fatto piantare nel luogo della strage.

Per la prima volta in 17 anni quei politici che oggi  governano il nostro paese grazie agli equilibri politici nati dal sangue delle stragi del ’92 e del ’93 hanno avuto forse vergogna di se stessi oltre che paura  della rabbia di poche centinaia di persone, anche se armate solo di Agende Rosse, e nessuno di loro ha avuto il coraggio di presentarsi in Via D’Amelio.
Quelle poche centinaia di giovani sono diventati migliaia il 26 settembre a Roma in una manifestazione che, benché occultata dai quasi tutti i mezzi di informazione, ha riempito le vie di Roma, da Piazza Bocca della Verità a Piazza Navona, di migliaia di Agende Rosse levate in alto al grido ripetuto ed assordante di “Fuori la mafia dallo Stato“.
Scacciati da Via D’Amelio, quei politici vogliono domani, 2 Novembre, sfruttare la possibilità offerta loro da un premio intitolato a Paolo Borsellino per andare a Pescara a lustrare la loro squallida immagine accostandola a quella di un nome che non sono degni neanche di pronunciare.
Oggi sappiamo che non di mancata protezione si è trattato 17 anni fa in Via D’Amelio, ma di una vera e propria Strage di Stato, purtroppo l’ennesima nel  nostro paese. Strage organizzata da pezzi deviati dello Stato stesso per eliminare quel magistrato che si era opposto a quella scellerata trattativa avviata tra lo Stato e l’antistato che oggi  le rivelazioni di collaboratori di giustizia e la improvvisata ritrovata memoria  di membri delle Istituzioni, che mi auguro siano chiamati a rendere conto del loro prolungato silenzio, stanno in maniera sempre più chiara portando alla luce grazie all’opera di magistrati coraggiosi che finalmente stanno per squarciare il velo che per anni ha coperto i veri responsabili di quella strage.

Io e tutto il Popolo delle Agende Rosse che mi sostiene nella mia lotta di RESISTENZA per la Verità e la Giustizia, abbiamo appoggiato quella manifestazione a Roma, inserita nell’ambito dello stesso premio, in cui è stato conferito il premio ad una persona come Giovanna Maggiani Chelli, della Associazione Nazionale Familiari delle Vittime di via dei Georgofili, che di un  premio intitolato a Paolo è sicuramente degna. Due ragazze, membri del nostro movimento, hanno personalmente consegnato il premio alla Sig.ra Maggiani Chelli.
Contesteremo però nella maniera più dura chi vorrà strumentalizzare il nome di Paolo Borsellino utilizzando un premio a lui intitolato per tentare di ripulire la propria immagine mentre nei discorsi e nelle azioni quotidiane legate alle proprie responsabilità di parlamentare o di membro del governo contribuisce, attaccando anche e demonizzando la magistratura allo scopo di tutelare gli interessi del proprio padrone, ad alimentare il puzzo del compromesso morale, della contiguità e della complicità che ammorba l’aria del nostro paese.
 Clemente Mastella ha già avuto la decenza di rinunciare a partecipare all’incontro previsto nell’ambito del premio, lo stesso chiediamo che facciano altri rappresentanti delle Istituzioni, quali Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, altrimenti non potremo fare a meno di contestare la loro partecipazione a questo premio levando in alto le nostra Agende Rosse e gridando la nostra rabbia e la nostra indignazione.
Invito personalmente a Leo Nodari, che mi risulta essere tra gli organizzatori nel Premio e con il quale ho partecipato in passato a incontri per la Legalità e per la Giustizia, a non volere, per il futuro, inseguire riconoscimenti da parte delle Istituzioni mescolando per questo il sacro con il profano.

Dove si ricorda , si commemora o si onora il nome di Paolo Borsellino vogliamo che si possa sentire solo un “fresco profumo di libertà” e niente altro.

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14 risposte a State lontani dal Premio Borsellino

  • 8
    Ricardo Reis

    Fateci casi, nei comizi pubblici o nelle tramissioni televisive, i membri del governo, Silvio Berlusconi in primis, non prununciano mai, o quasi mai, il nome MAFIA. Sembra che si trovino un tantino in difficoltà nell’annunciare la lotta alla MAFIA. Loro, la chiamano CRIMINALITA’ ORGANIZZATA. Ora, non voglio dire che la MAFIA non sia un’organizzazione criminale (altrimenti sarei da appendere a una corda), ma dire di voler combattere la criminalità organizzata è piuttosto generico. Anche una banda di bulli di quartiere può formare un organizzazione criminale. Il punto è che bisogna estirpare questo cancro dal nostro paese. Estirpare la MAFIA, la MAFIA , LA MAFIAAA. PErchè non lo dicono? Si smarcano da veri campioni dall’impegno concreto nella lotta anti-MAFIA con due parole: CRIMINALITà ORGANIZZATA.

     

  • 7
    Emanuele Mancinelli

    Dai ragazzi,

    tra poco in provincia…uniti e compatti!

     

    P.S. – telecamere a go go! Ci sono esponenti del “regime” la digos lavora per loro…

  • 6
    uluc

    ho pianto

  • 5
    mranto66

    ….mi ha veramente commosso…  

  • 4
    Laura

    hanno tenuto lontane le agende rosse e hanno insistito per tenere Gasparri che si è permesso, come al solito, di dare fiato alla bocca e di ruttare!  

    Salvatore dovrebbe fare qualcosa perché venga disconosciuto il “premio Borsellino”! Se ne facessero uno più consono a loro e intitolato a un loro eroe, per esempio “Premio Mangano”. Tanto la gente mentecatta parteciperebbe lo stesso, basta che ci sia un premio e che si vinca qualcosa!

     

  • 3

    RISPOSTA data da MAURIZIO GASPARRI ad una resistente del Popolo delle Agende Rosse che oggi a Pescara gli ha ocnsegnato BREVI MANU una lettera autografa di SALVATORE BORSELLINO: “TANTO NON LA LEGGERò E SAPPI CHE PAOLO BORSELLINO DISISTIMAVA IL FRATELLO SALVATORE”.

    che dire…DISPREZZO PROFONDAMENTE QUESTO TIZIO E NON DI MENO COLORO CHE LO HANNO VOTATO

  • 2
    teleabuso

    Questo governo è un misto di forti contraddizioni, considerata l’eterogeneità delle sue componenti. Una volta mi chiedevo da inesperto della politica: ma sono deficiente io, o questa coalizione politica è proprio un’accozzaglia indescrivibile senza capo né coda. Come fanno a sopportarsi tra di loro, ad essere pertinenti alle loro ideologie e ai loro programmi?… Poi l’informazione di regime amalgamava il tutto facendomi arrivare alla conclusione che il deficiente ero proprio io che non riuscivo a capire questa nuova forza vitale progressista. Ecco il minestrone ministeriale…
    – La lega vuole l’Italia spaccata in due
    – Fini è per il nazionalismo e l’integrità del sacro suolo
    – Berlusconi amalgama e maschera il tutto con le sue pretese autoreferenziali (in c**o all’Italia e agli italiani)
    Un’accozzaglia che non fa altro che ribadire il concetto politico machiavellico: il fine giustifica i mezzi. La mafia non è altro che una componente democratica del paese, abbastanza estesa sul territorio sì da poter avere i suoi sacro-santi rappresentanti in parlamemento. Siamo o non siamo in un paese democratico? Le p****ne hanno anche la loro giusta rappresentanza e il loro ministerio. Mi consenta, cribbio! Che vogliamo di più?… Meravigliarci forse?…

    Borsellino era uno stravangante, un antidemocratico, come il dittatore Falcone, e tanti altri che non vogliono o fingono di non vedere questo sano processo democratico che si sta attuando nel paese.

    Berlusconi ha ragione riguardo all’antidemocraticità e antistoricità di coloro che lo attaccano e sul fatto che sono degli eversivi. La democrazia è il governo di una maggioranza eletta democraticamente dal popolo e inoltre la nostra costituzione tutela per giunta anche le minoranze; non possiamo puntare l’indice accusatore su questi poverinetti che fanno di tutto per governarci nel pieno rispetto della costituzione, che tentano affannosamente di migliorarla e renderla più democratica.

    Solo eludendo il pensiero eversivo minoritario che è in noi si diventa democratici.

  • 1
    Superkon

    .. agende rosse….il mio animo si riempre di rabbia  mista ad una forte emozione rispetto per i caduti…non so se potrei egualiare tanto coraggio, ma non provate a propormelo…non riuscirei a tirarmi indietro.

    le tue parole non mi  fanno più sentirmi solo ma come testualmente  scrivi parte della liberta e giustizia….non è bello avrei voluto conoscere tale persona…la sua morte egualia i miei anni”17 anni di truffe e morti assurde”

    se solo avessimo un organo di anti mafia libero dalle mani luride del governo….indipendente, nell’ombra che pensasse lui a rispondere  della giustizia di questi bastardi….nessun uomo merita di morire, ma ancora di più nessun uomo ha il diritto di far morire un altro uomo

    non è vero che ormai le droghe ci sono e ce le dobbiamo tenere….chi sta male  verra disintossicato…accontentatevi delle canne e  tutto quello che una società e un mondo civile  può offrire….anzi studiando le varie droghe  rendendole meno nocive forse altre di queste emozioni potrebbero essere provate

  • 0
    Helene

    Sto partendo e sono armata di agenda rossa!!!

  • -1
    l'aquila vola

    claudio ma cosa hai fatto…. ci hai abbandonati…?

  • -2

    Bravo Salvatore, che nessuno si permetta di usare il nome di Paolo Borsellino per fare politica, come stai facendo tu.

    Del resto antimafioso, così come idraulico, o tubista, non ci si improvvisa.

  • -3

    Chiaro e conciso Salvatore, nessuno deve permettersi assolutamente di strumentalizzare il nome di Paolo che è nei nostri cuori, e di cui la maggior parte delle persone non merita nemmeno un unghia, tanto meno possono permetterselo i politici che sono lo scempio di questo paese, terribile sarà l’ira del mansueto recita la bibbia.

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