
Asbestosi
L'
INAIL è l'
Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.
Come ogni compagnia assicurativa che si rispetti, non muore di fame. Il suo bilancio annuale è in
attivo di quasi
2 miliardi di euro. Le sue
disponibilità liquide nel 2008 erano pari a
14.632.288.833 €.
I quasi
15 miliardi non servono a pagare stipendi, bonus e uffici: l'INAIL è in perfetta salute. I 15 miliardi, se necessario, vanno
resi ai lavoratori. Sono stati pagati da loro, e devono servire a loro.
Mario Barbieri ha lavorato nel cantiere navale di Marina di Carrara per 27 anni, dal 1966 al 1992. Nel cantiere si lavorava l'
amianto. Mario si ammala nel 2002 e muore nel 2006. Muore di
asbestosi. Nel frattempo, nel
cantiere della morte si ammalano altri 36 operai. Si ammalano di asbestosi, mesotelioma pleurico e carcinoma polmonare, malattie terribili che non distruggono solo le loro vite, ma anche le loro famiglie. Secondo l'INAIL,
non c'è nesso tra la malattia di Mario e le diverse mansioni che ha ricoperto nel tempo: addetto allo spostamento di lamiere sottoposte a sabbiature, distruzione di materiale di fibro-amianto e magazzino.
Se
sparisce il nesso, come per magia non c'è liquidazione del danno. Forza, aiutiamo l'INAIL a ritrovare il
nesso perduto.
Dal post "
I prossimi a morire",
pubblicato su byoblu.com il 12 aprile 2009: «
L'amianto è un minerale fibroso, i cui filamenti sono così leggeri da restare in sospensione nell'aria per molto tempo, e sono così piccoli da avere un diametro inferiore a quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di filtrare. Basta inalarne uno, uno solo. Poi, non resta che aspettare. Le patologie connesse si sviluppano anche dopo venti o trent'anni. Si chiamano asbestosi, mesotelioma, carcinoma polmonare, e sono tutte mortali.»
Lo sappiamo noi, e
non lo sa l'INAIL? L'unico nesso che non vedo è tra le
finalità dichiarate dell'istituto -
tutelare il lavoratore contro i danni derivanti da infortuni e malattie professionali causati dalla attività lavorativa - e i suoi
15 miliardi di cassa. Delle due l'una: o l'INAIL chiede
troppi soldi alle aziende, elevando il costo del lavoro senza una reale necessità, oppure
lucra sulla pelle dei lavoratori, evitando di risarcire chi ha perso la vita come Mario.
Ridate ai lavoratori il loro tesoretto. Così saranno liberi di investirlo in
misure di sicurezza, oppure di spenderselo tutto andando a puttane. In ogni caso, non c'è nessun motivo perché resti in tasca a voi.
Pubblico la lettera di Federica Barbieri, figlia di Mario.
MI SENTO TRADITA DALLO STATO
Lettera di Federica Barbieri
Mio padre, Mario Barbieri, ha svolto attività continuativa per 27 anni (dal 1966 al 1992) nel Cantiere Navale di Marina di Carrara (MS), dove si lavorava l'amianto. In funzione di questo sono stati riconosciuti benefici previdenziali fino all'84 a tutte le figure professionali con curriculum di continuità nell'azienda.
Nel 2002 a Mio Padre viene riconosciuta un'insufficienza respiratoria e una TAC evidenzia una situazione molto grave. Viene ricoverato all'ospedale San Bartolomeo di Sarzana (SP) e successivamente viene affidato alla famiglia, perchè non esistono strutture ospedaliere attrezzate, un'ossigeno-terapia di 24 ore e una ventilazione meccanica notturna per aiutare mio padre a compensare una disumana insufficenza respiratoria. Per l'ospedale di Sarzana mio padre sarebbe stato morto da tempo.
Facciamo causa all'INAIL di Carrara (MS) per il riconoscimento della malattia ma con esito negativo, ci opponiamo chiedendo il riconoscimento giudiziale e il diritto alla rendita per la malattia professionale.
L'INAIL contesta l'esposizione a rischio. La causa viene discussa e nel luglio 2006 il giudice
condanna l'INAIL di Carrara a costituire e liquidare una rendita per
asbestosi polmonare, grado invalidante 80%. Mio padre purtroppo
muore nel novembre 2006 causa: coma carbonarcotico e ,come scritto nell'atto nosologico ,
ASBESTOSI. Altri 36 operai di questo cantiere nel frattempo si ammalano di asbestosi e mesotelioma pleurico e carcinoma polmonare, lasciando famiglie distrutte data anche la sofferente patologia. Ad alcuni e' stato riconosciuto il prepensionamento, ad altri il rischio ad atri ancora nulla.
A gennaio 2007 l'INAIL versa alla mia famiglia, composta 3 figli e la moglie di Mario, gli arretrati e la reversibilità mensile ma subito dopo fa
appello dicendo che
non c'e nesso fra la malattia e l'esposizione al cantiere, date le diverse mansioni che ha svolto mio padre: addetto manovre gru, addetto allo spostamento di lamiere sottoposte a sabbiature, distruzione di materiale di fibro-amianto e magazzino. Il giudice di Genova accetta e noi
perdiamo la causa. Tutto questo s
enza richiedere ulteriori verifiche o indagini ambientali.....NULLA! Ci arriva una lettera di
richiesta restituzione all'INAIL di quanto ci avevano riconosciuto, più gli interessi legali, più le spese, entro 30gg, rifiutandoci anche una rateizzazione.
Ora l'INAIL di Carrara ,dopo numerose richeste, ha accettato questa rateizzazione in 36 rate più gli interessi legali del
2,5%... parliamo di una somma pari a
100.000 euro circa. Non siamo ancora andati a firmare per accettare questa rateizzazione, in quanto non nascondiamo le nostre perplessità al riguardo. E' come se accettassimo di perdere.
Abbiamo deciso di andare in Cassazione a Roma, ma i tempi sono lunghi e il terzo grado di giudizio non ci permette di aggiungere atti o prove. Ho consegnato la documentazione ad una ricercatrice scientifica dell' Università di Pisa, la dottoressa Elena Bacci, e la conclusione della sua perizia mi certifica ancora che mio padre e' morto
a causa dell'amianto!
Il direttore dell'INAIL di Carrara, Dr. Carmine Cervo, ha il potere di
rinunciare all'appello di questa causa assurda, il che mi permetterebbe di avere riconosciuta finalmente la
malattia professionale e rendere così giustizia alla morte di mio padre. Inoltre, ha il potere di decidere di aspettare il giudizio della Cassazione per richiedere il rimborso. Mi ha contattato dicendomi di essere assai dispiaciuto dagli eventi e mi sembra una persona
con un'anima e abbastanza disponibile. Nonostante sia stata l'INAIL a fare appello, basterebbe che leggesse attentamente questa storia come quella di tutti gli altri operai del Cantiere Navale e si mettesse per un attimo nei loro e nei nostri panni in quanto familiari per capire che non ha veramente senso questa battaglia legale, perché l'asbestosi è una malattia professionale riconosciuta che si prende solo lavorando l'amianto.
Ho ascoltato in una trasmissione le parole del ministro del Lavoro, Damiano: l'INAIL accumula ogni anno quasi 2 miliardi di euro! Mi chiedo se il
compito istituzionale dell'INAIL sia quello di rispondere alle necessità di riconoscimento di infortuni e malattie professionali dei lavoratori e di pagare rendite ed indennizzi, oltre che di operare per la prevenzione oppure se il suo compito sia quello di riconoscere
il meno possibile, indennizzare
il meno possibile, accumulare
il più possibile.
Per aiutarmi in questa protesta vi chiedo di mandare un vostro parere o la vostra disapprovazione a uno o più dei seguenti indirizzi:
carrara@inail.it
segr.ministro@lavoro.gov.it
DGTutelaLavoro@lavoro.gov.it
e, per conoscenza, a
byoblu@byoblu.com.
Vi ringrazio anticipatamente per ogni vostro pensiero
Federica Barbieri