Convenzioni che uccidono

Dio ha creato il male?

Dio ha creato il male?


 Facciamo la guerra per le convenzioni, e ci dimentichiamo della sostanza. A Natale bisogna essere buoni, lo dicono la pubblicità e le musiche dei centri commerciali addobbati a festa. Peccato che questo significhi più che altro la licenza di essere cattivi nei restanti giorni dell'anno. Ci scambiamo un segno di pace tra le panche di una chiesa e, con estrema nonchalance, ci schieriamo al fianco di chi invade l’Iraq, tortura i prigionieri e usa le bombe al fosforo. Ci riempiamo la bocca con il nome di un uomo che distrusse le bancarelle dei commercianti davanti al Tempio, gridando “La casa mia sarà chiamata casa di preghiera; ma voi ne fate una spelonca di ladri!”, poi andiamo in pellegrinaggio a Pietrelcina, facciamo shopping e torniamo con le nostre Orecchiette di Padre Pio come si torna da Berlino con un pezzo di muro in mano.

 Abbiamo perso il senso, il significato reale delle cose. Siamo farisei: esattamente come loro siamo più interessati al rispetto formale delle scritture che allo scopo per cui sono state formulate. Siamo ottusi bigotti che sacrificano l’uomo al sabato anziché il sabato all’uomo. Non ci importa che il mondo sia giusto, ma di essere chiamati giusti. Difendiamo con la spada chi dalla spada si è fatto trafiggere senza opporre resistenza. Imponiamo con la forza chi è morto per insegnarci che l’unica forza che vale la pena di usare è la forza delle idee. Stabiliamo artificialmente cosa dobbiamo considerare vero e cosa no, imponiamo una mera convenzione e poi ne facciamo una rivelazione divina, un’ideologia per cui si può arrivare a morire, un’ideologia per cui si può arrivare a uccidere.

 La Costituzione Italiana non è tanto diversa dai vangeli. I padri costituenti si riunirono nel 1948 e decisero in cosa i cittadini avrebbero dovuto riconoscersi. Nacque la Costituzione. Allo stesso modo, fu solo con il Concilio di Roma del 382 che all’interno della Chiesa iniziò il percorso di selezione che avrebbe portato alla canonizzazione dei quattro vangeli ufficiali, considerati ispirati da Dio. Chiamiamo Vangelo di Marco, di Luca, di Matteo e di Giovanni libri che non furono scritti né da Marco, né da Luca, né tantomeno da Matteo e da Giovanni, ma sono il frutto di rielaborazioni letterarie successive a partire dal 65 d.C. fino a oltre il 150 d.C. Prendiamo altri testi, li chiamiamo apocrifiovvero letteralmente da nascondere - e li destituiamo di ogni valore. Così si fonda una religione, a partire da un atto umano, una convenzione. Una convenzione che prende il sopravvento sulla sostanza delle cose, una convenzione che uccide. Definiamo una verità assoluta, la distilliamo mediante un processo politico collegiale, la imbracciamo come un cannone e partiamo alla conquista di popolazioni indigene, di chi chiamiamo barbaro perché non ha le nostre stesse credenze, degli studiosi che chiamiamo eretici perché si permettono di avere idee nuove, di donne che chiamiamo streghe perché non sono sposate e amano i gatti.

 La Costituzione e i Vangeli. Due convenzioni contrapposte ma ispirate dagli stessi valori di fratellanza, giustizia, eguaglianza, ma anche due convenzioni violentate da chi le vuole utilizzare per giustificare la propria bramosia di potere, di impunità, di ricchezza. Qualcuno è perfino capace di sventolarle con rabbia, stringendole forte nei pugni chiusi: una nella mano sinistra, l’altra nella mano destra.

 A Galzignano Terme, il sindaco Riccardo Roman ha disposto che i crocifissi debbano essere esposti in tutti gli edifici pubblici, per legge. A far rispettare la norma ci penserà la polizia. Chi verrà trovato sprovvisto di croci al muro, si prenderà una multa di 500€.

 A Cicciano, nell’entroterra napoletano, lo stesso ha fatto il sindaco Giuseppe Caccavale, questa volta imponendo con un’ordinanza il crocifisso in tutte le aule scolastiche. Anche in questo caso, 500€ di multa a chi non è d’accordo.

 Massimo Bitonci, parlamentare leghista e sindaco di Cittadella (Padova), ha annunciato che controllerà « personalmente la situazione nel polo scolastico cittadellese, per accertarsi che nessun insegnante troppo ze­lante si azzardi a togliere il cro­cifisso ». Rigurgiti di Santa Inquisizione.

 Un gruppo di autorevoli teologi e costituzionalisti, su mandato del movimento Italia Nuova, presieduto da Gilberto Di Benedetto, sta studiando una proposta di legge di iniziativa popolare per rendere obbligatorio il crocefisso nelle scuole. Dice Di Benedetto: « l'unico vero sistema per evitare gli attacchi al nostro amato crocifisso è renderlo obbligatorio con una legge, dobbiamo raccogliere 50.000 firme per rendere inattaccabile il simbolo delle nostre radici ». [ndr. la proposta di legge di iniziativa popolare “via i condannati dal parlamento”, portata avanti da Grillo, ha raccolto tutte le firme necessarie ma langue da anni a Montecitorio. Se le firme eventualmente raccolte da Italia Nuova dovessero essere subito prese in considerazione, ci sarebbe di che affilare i forconi…]

 Gli unici altri esempi di imposizione del crocifisso si hanno, storicamente, guarda caso solo nel ventennio fascista: due regi decreti del 1924 e del 1928 nei quali si sancisce l’obbligo di esposizione del crocifisso negli uffici pubblici. Sinistre assonanze.

 La Costituzione Italiana, quella che secondo Il Giornale èun modesto compromesso realizzato in un’Italia ancora impregnata di fascismo, e per giunta dominata da democristiani solidaristi e da social-comunisti che guardavano a Stalin come al proprio messia”, si occupa dei rapporti tra Stato e Chiesa agli articoli 7,8,19 e 20.

  Art.7
   Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

  Art.8
  
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

  Art.19
 
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

  Art.19
 
Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

 La Costituzione Cattolica, ovvero i Vangeli, nulla dicono rispetto al crocifisso, anche perché questo simbolo millenario delle nostre radici è a sua volta una convenzione. Fu solo nel 692 d.C., infatti,  che « il Concilio in Trullo impose di rappresentare direttamente la crocefissione con valore di emblema del culto, e fu scelto di ricordarla figurativamente nella forma del crocifisso, con un Cristo calmo, sereno, vincente. Fra i simboli accessori della rappresentazione, figuravano il teschio di Adamo (significando che ivi moriva l'uomo, ma non la divinità), gli angeli o solo gli arcangeli, l'agnello sacrificale, Satana, la Chiesa, la Sinagoga e il pellicano. Quest'ultimo esprimeva un richiamo simbolico al sacrificio, poiché al tempo si riteneva leggendariamente, ma erroneamente, che questo uccello usasse trafiggersi il petto col becco per nutrire i figli col proprio sangue: in realtà era mal compreso l'atto del volatile, che reclina il becco per rigurgitare il cibo che vi stiva».

 Difficile considerare un simbolo designato ufficialmente ad essere emblema di culto come un simbolo laico, espressione di valori trasversali della società. Né ha senso parlare di radici, perché le nostre sono lunghe, molto lunghe, e tutto dipende da dove vogliamo tagliarle. Ci fermiamo dunque al 692 d.C.? Possibile, ma forse eccessivamente comodo. Vogliamo proseguire ad una più consona antica Roma, visto che abbiamo conquistato il mondo, e parlare di tradizioni ludiche come cristiani contro leoni, lotte all’ultimo sangue tra gladiatori, pollice verso e pollice su? Vogliamo riesumare i cari vecchi riti pagani e tutte le divinità del caso? Perché non pescare qualcosina anche dalle invasioni vichinghe in Sicilia, o dalle influenze arabe nel sud Italia? E non vorremo mica essere così scortesi da rinnegare la fiorente civiltà villanoviana? In fondo, se la lingua italiana autentica è quella toscana, allora perché gli Etruschi non dovrebbero essere i veri padri fondatori della patria?

 La Sentenza della Corte Europea che ha volutamente destato tanto scalpore, in questo paese di pensatori corrotti e venditori di demagogie un tanto al chilo, è stata redatta in risposta ad una richiesta di una cittadina italiana, la signora Soile Lautsi, che adduceva che l’esposizione del crocefisso nell’aula della scuola pubblica frequentata dai suoi bambini era un’ingerenza incompatibile con la libertà di pensiero e di religione e con il diritto a un’istruzione e a un insegnamento conformi alle sue convinzioni religiose e filosofiche. Dunque, tale pronunciamento non asserisce che tutte le scuole debbano togliere il crocifisso, ma solo che se un cittadino subisce come un atto discriminatorio un simbolo con il quale non vuole educare i suoi figli, ha titolo costituzionale per chiederne la rimozione. In quella scuola. In quell’aula. La legge, almeno all’estero, è ancora uguale per tutti.

 Il crocifisso non ha valore di tradizione culturale, e non deve stare nelle aule per quel motivo. Questa è solo un’insalata di retorica ipocrita pensata come il Lodo Alfano fu pensato per salvare Berlusconi dai suoi processi. Provate ad andare a chiedere a Cristo se sia morto in croce per una tradizione culturale e non piuttosto perché credesse fortemente in un Dio Padre, Creatore del Cielo e della Terra.

 Il crocifisso è un emblema di culto. In base alle convenzioni che questa società civile ha scelto di darsi non può essere oggetto di imposizione, né per la Costituzione Italiana, né per i valori espressi nella Costituzione Vaticana. Viceversa, chiunque scelga di identificarsi con la figura di un uomo che muore sulla croce ha il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, portarne con sé il simbolo, mostrarlo con orgoglio e confrontarsi in un clima dialogante con quanti portano con sé convenzioni diverse, frutto di tradizioni lontane spesso molto più simili alle nostre rispetto a quanto questo approccio da crociata in terra Santa non abbia mai permesso di appurare.

 Allah non è una divinità capricciosa, crudele, vendicativa. Non più di quanto lo stesso non si possa dire di un Dio che chiede ad Abramo di sacrificare il suo unico figlio, così, solo per vedere se avrebbe ubbidito.

 In arabo, Allah significa semplicemente Dio. Chi prega Allah, non sta facendo altro che pregare Dio. Se pensate che esista un unico Dio, beh, allora fidatevi: state pregando tutti dalla stessa parte. E’ un po’ come se ci fosse in campo una sola squadra, ma sugli spalti due tifoserie distinte continuassero a darsele di santa ragione.

 Così, per... convenzione!



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